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THE RADIATA 5TET, “AURELIA AURITA” (DEN RECORDS)

E’ sempre un pò complicato recensire questo tipo di dischi: si è sempre  combattuti tra la consapevolezza di non avere troppi mezzi a disposizione per poterli ‘inquadrare’ efficacemente, e la volontà comunque di dedicargli qualche riga, perché proprio in quanto prodotti ‘di nicchia’, di ‘arduo ascolto’, etc… difficilmente lavori del genere trovano spazi che non siano quelli canonici dedicati ad un pubblico iperspecializzato.

Come il nome suggerisce, il progetto nasce dalla collaborazione di cinque musicisti: il nucleo originario costituito dal tenor sassofonista Stefano Ferrian e dalla violoncellista argentina Cecilia Quinteros; a loro si sono uniti Claudio Milano e Luca Passavini (che da queste parti abbiamo già incontrato col suo progetto Nichelodeon, che ha fruttato loro tra l’altro il Premio Demetrio Stratos) rispettivamente a voce e contrabbasso e il trombettista Vito Emanuele Galante.

Siamo, come forse si sarà capito, nei vasti territori dell’avanguardia, a cavallo tra jazz e musica classica contemporanea. Le dieci composizioni che formano il disco si snodano come un flusso più o meno unitario: difficile parlare di ‘brani’ e di ‘strutture’ in senso stretto: l’improvvisazione appare rivestire un ruolo chiave in questo scorrere sconnesso e frammentario, tra periodi di relativa quiete e improvvise esplosioni sonore, dove un ensemble musicale dagli umori più che mai ondivaghi si accompagna talvolta a una vocalità anch’essa con accenti strumentali, sulla cui interpretazione quasi ‘declamata’ dei testi appare aleggiare il ‘solito’ Schoenberg.

Voce e strumenti dialogano, a volte quasi mimando un sussurrare sottovoce, in altre parentesi dibattendo vivacemente o addirittura ‘litigando’, dando vita a un insieme sonoro inquietante, dai contorni affascinanti e talvolta – perché no – anche disturbanti (senza che questo rappresenti per forza un difetto).

Più di questo, sinceramente riesce difficile dire: si può concludere affermando che si tratta di un disco certo indirizzato ai cultori della materia e più ampiamente a coloro che difficilmente si spaventano di fronte a dischi dall’ascolto arduo e a coloro che si lasciano volentieri guidare dalla curiosità dell’inaspettato e dell’inconsueto.

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