Posts Tagged ‘Losburla’

LA PLAYLIST DI OTTOBRE

Benvenuti nel mondo che non c’è     Metaphora

Come si fa?    Gomma

Esserci    Riforma

Chiedi Chiedi    Buzzy Lao

Le promesse    Losburla

Nuovamente essente    Monica Pinto

Craco    Pin Cushion Queen

Captivity Walts    The Giant Undertow

Universale    Mercuri

Plaza Victoire    Bea Zanin

LOSBURLA, “STUPEFACENTE!” (INRI / ALABIANCA)

Secondo disco per Roberto Sburlati alias Losburla, chiamato alla prova del secondo disco che, come diceva qualcuno, è sempre il più difficile; opera ancora più complicata, se si vuole, dato che c’era in un certo senso da rispondere alle attese createsi col primo lavoro, ottimamente accolto dalla critica.

E forse l’unico modo per alleggerire la pressione di un riscontro almeno in parte inaspettato, era quello di affidarsi alle proprie sicurezze, almeno in parte di ritrarsi in sé stessi, riducendosi all’essenziale, nelle parole (marcando magari l’impronta autobiografica) e nei suoni, agendo in larga parte per sottrazione, con l’aiuto in fase di produzione di Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi, col quale qui viene inaugurata la collaborazione.

Undici pezzi, che veleggiano dall’insospettabile title track messa in apertura, un parlato su base elettronica che sfiora l’hip hop e il brano dal vivo che chiude il disco, una cover dei poco conosciuti Truzzi Broders; nel corso della navigazione, si toccano lidi new wave e fiordi stoner, la tradizione cantautorale stella polare di una rotta che attraversa in ugual misura acque rock e pop, mari mossi dall’elettricità, tranquilli specchi d’acqua acustici.

Il cantautore, astigiano di nascita, ma da tempo trapiantato a Torino, racconta sogni, riflette sul proprio essere musicista, sugli errori compiuti che alla fine non si sono rivelati tali, su ciò che si vuole e non vuole essere; si sofferma sui ‘massimi sistemi’: essere / apparire, la smania che spinge tanti alla ricerca compulsiva del riempimento di ogni spazio / tempo disponibile, la Storia e la memoria; trova lo spazio per una parentesi sentimentale e per una dedica – commiato da chi se n’è andato.

L’umore ondeggia costantemente tra malinconia e ironia, all’insegna un certo disincanto: a tratti ci si figura un Rino Gaetano cresciuto tra le nebbie delle Langhe e all’ombra delle Alpi.

Losburla riesce così a superare la difficile prova del secondo lavoro, giocando per lo più la carta delle atmosfere raccolte, ma pronto – come testimonia più di un brano – a riaprirsi al mondo esterno.

CIRCOLO LEHMANN, “DOVE NASCONO LE BALENE” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Nel 2011 il musicista Ghego Zola e lo scrittore Marco Magnone danno vita al primo nucleo del Circolo Lehmann, nome ispirato al “Il signor Lehmann”, libro dello scrittore tedesco Sven Regener; il progetto si caratterizza inizialmente per un mix tra reading, canzone d’autore, improvvisazioni; nel 2013, la mutazione definitiva in band, un trio formato dallo stesso Zola, e in seguito la stabilizzazione nell’attuale formula a cinque membri, che qui arriva all’esordio discografico.

Banalmente, dando seguito al titolo, si potrebbe affermare che le balene nascono nel mare… l’affermazione diventa forse un po’ meno anonima, considerando che il mare appare il filo conduttore di questi undici brani (uno dei quali ‘dono’ dell’amico- collega LoSburla): è un mare che di volta fa da teatro al minimo quotidiano di relazioni sentimentali, usato come metafora della condizione dell’animo umano, ed evocato, come una sorta di ‘altra dimensione’ nel lungo strumentale dedicato a Ulisse.

Insieme a ‘mare’, la seconda parola che forse meglio descrive il disco del Circolo Lehmann è ‘ellisse’: e non è forse un caso, se proprio questo termine è trai primi pronunciati nel disco: nello scorrere dei brani, spesso dedicati ai rapporti sentimentali, tra episodi di serenità e piccoli – grandi scontri quotidiani, si fa spesso strada l’impressione di non detto – accresciuta anche dal frequente ricorso a metafore, quando non ad allegorie – c’è sempre una sorta di spazio ‘bianco’, magari accecante come quello di certe case inondate dal sole, spazio il cui riempimento è lasciato alla libera interpretazione e sensibilità dell’ascoltatore….

Il paesaggio sonoro dipinto dal Circolo Lehmann è più che mai variegato: da momenti di ‘elettricità’, anche intensa, vicina magari allo shoegaze, a dilatazioni dal sapore psichedelico, sconfinamenti quasi ambient ed episodi caratterizzati da un’impronta più spiccatamente cantautorale; una varietà di paesaggi frutto dell’analoga ampiezza della gamma strumentale: chitarra, basso e batteria, con ampi interventi di piano, tastiere e fiati, il contributo occasionale della sezione di archi degli Archimedi, della voce femminile di Susy Amerio, del produttore Andrea Bergesio.

“Dove nascono le balene” è uno di quei dischi che cresce al susseguirsi degli ascolti: rivelando progressivamente nuove sfumature, sia sonore che di senso; un disco evocativo, il cui pregio maggiore è forse quel richiedere uno sforzo in più, un contributo all’ascoltatore, portato in più di un occasione a dare ai brani il proprio significato, al propria lettura emotiva.

AA.VV., “TRA LE PALE DEI MULINI” COMPILATION (LIBELLULA MUSIC)

Libellula Music è una delle tante etichette che affollano il sottobosco sonoro italiano, quello che va comunemente sotto l’aggettivo di ‘indipendente’; per presentare Ronzinante, la propria divisione booking, viene pubblicata questa compilation, scaricabile gratuitamente online.

Otto pezzi per otto tra cantautori (la maggior parte) e band: nomi ancora ben al di là dal raggiungere l’audience del ‘grande pubblico’, ma nemmeno dei perfetti esordienti: autori che con i loro primi lavori hanno già offerto prove di livello: dall’attitudine ludica di Losburla, all’ironia disincantata di Edoardo Cremonese, passando per l’ispirazione folk di Nicolas J. Roncea (questi già recensiti in questo blog) fino al cantautorato di stampo un filo più ‘classico’ di Marco Notari.

Gli Eugenio in Via di Gioia ripercorrono i sentieri della musica popolare e gli Etruschi from Lakota alzano il ritmo e offrono il loro contributo in termini di ‘far casino’; le suggestioni vagamente jazz dei Med in Italy si affiancano alla solarità southern dei Solotundra.

Ce n’è, insomma, per tutti i gusti o quasi: una nuova, ottima occasione, per scoprire nomi fuori dai soliti circuiti del pop di consumo nazionale.

LA PLAYLIST DI OTTOBRE

Dopo mesi di assenza, torna la playlist…

 

 

A word up there   Pellicans

Ostacoli da abbattere   Soci Alla Pari

La rotonda della memoria   Prophexy

I’m here   Dotvibes

Phoenix for the Sunrise   Forest Field

Il mio processo di beatificazione   Losburla

Joy    Neko At Stella

Insieme a te   Federico Cimini

4th Day Prey   Eskinzo

Siamo il remix dei nostri genitori   Edoardo Cremonese

I’m a Zombie for you!   Galapaghost

Il ministero dell’amore   Fiori di Cadillac

LOSBURLA, “I MASOCHISTI” (LIBELLULA MUSIC / AUDIOGLOBE)

Losburla, ovvero: Roberto Sburlati che, dopo la consueta gavetta e una collaborazione di lungo corso con Marco Notari, giunge con “I Masochisti” alla prima prova solista.

Il giovane (ma non troppo: classe 1981) cantautore originario dell’astigiano ma torinese d’adozione appare essere un nuovo (ed ormai cominciano ad essere parecchi) esponente di quella nuova generazione che, tenendo conto degli illustri predecessori, declina la tradizione attraverso sonorità vicine all’indie rock, attente al lato melodico della questione, ma senza negarsi ogni tanto qualche abrasione, qualche stridio, tra allusioni post  punk, accenni stoner e qualche suggestione psichedelica, spinta fino al tentativo vagamente sperimentale della title track conclusiva, che sfora gli otto minuti di durata.

Le tematiche trattate sono quelle consuete: sprazzi di quotidianità tra riflessioni sul sè e sui rapporti interpersonali al tempo dei blog, dei social network e dell’immancabile brusio di sottofondo proveniente da televisori perennemente accesi. Uno sguardo volto al disincanto, tra malinconia e un pizzico di cinismo, tradotto attraverso un cantato dai toni spesso dimessi, ma pronto ad assumere note di derisione da un lato, o colorarsi di rabbia (comunque mai sopra le righe)dall’altro.

Tessiture chitarristiche tenui ed avvolgenti, che come detto non si negano qualche frustata elettrica, dominando l’ensemble strumentale, arricchito dalla profondità sonora conferita da piano e tastiere: ne sono ‘responsabili’ Luca Cognetti per le prime e Andrea Bergesio per i secondi, ad accompagnare la voe e i bassi di Losburla, collaborazione che si è estesa alla fase di produzione, registrazione e mixaggio.

Per Losburla / Sburlati un esordio convincente, che si lascia ascoltare in modo abbastanza piacevole, anche se per certi versi sembra ancora mancare di un’impronta stilistica maggiormente marcata, che lo differenzi in maniera più decisa dagli altri lavori del filone del cantautorato – indie di ultima generazione.