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ERIN & THE PROJECT, “BIRTHDAY” (AUTOPRODOTTO)

In occasione del loro precedente lavoro, Lindsey Erin e Paul Ezekiel avevano mostrato un’efficace versatilità, mescolando vari generi (blues, soul, jazz, pop) e dando vita ad un lavoro tutto sommato convincente; “Birthday” è il nuovo capitolo della storia, che abbandona in parte quell’attitudine all’insegna della varietà di soluzione per cercare una maggiore focalizzazione stilistica.

Aiutati in fase di missaggio e masterizzazione da Oz Fritz (Grammy Award per “Mule Variations” di Tom Waits), affiancati Jon Axtell a basso e chitarra, i due danno vita ad un lavoro in gran parte incentrato su atmosfere rilassate, spesso malinconiche. Nei sette brani presenti ricorrono atmosfere rilassate che possono ricordare alla lontana certi episodi del cantautorato di matrice celtica di Shinead O’Connor, piuttosto che di quello di Tori Amos; in un paio di casi, il ritmo si alza, e sono gli episodi forse più riusciti (con suggestioni che riportano, come nel precedente lavoro, ad artiste come Feist o KT Tunstall): alla luce di questo, risulta un pò uno spreco l’ampio spazio dedicato a una cover -peraltro non troppo convincente – di Psycho Killer dei Talking Heads: meglio sarebbe stato inserire magari un altro paio di inediti, a rendere la pietanza più corposa.

“Birthday” appare insomma un disco riuscito a metà: apprezzabile per la ricerca di un’impronta stilistica più marcata, un pò meno per gli esiti di tale ricerca; nonostante questo, il lavoro mette comunque in luce le capacità vocali e interpretative della Erin, già messe in luce nel precedente lavoro, così come quelle di Ezekiel: un lavoro di ‘passaggio’, in attesa di vederli nuovamente all’opera.

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