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DOMANI AVVENNE

Febbraio – Marzo 2013. Elezioni: si vota col ‘porcellum’  PD primo partito, MoVimento 5 Stelle al secondo posto; nelle elezioni locali, il MoVimento conquista Roma e la Regione Lazio. Entrano in Parlamento PD, MoVimento 5 Stelle, PDL, Sel e Lega; ce la fa per il rotto della cuffia anche la lista messa insieme da Casini, Fini e Montezemolo. Il PD offre qualche seggio anche ai ‘reduci’ dell’IDV, a Emma Bonino e altri due radicali. Napolitano  dà l’incarico a Bersani, che forma un Governo assieme a Sel con l’appoggio esterno dei centristi.  Il PDL, dopo il ritiro di Berlusconi  e la vittoria di Alfano alle primarie, vede l’ascesa di Giorgia Meloni.

Aprile – Maggio 2013. Monti viene eletto Presidente della Repubblica; Casini e i suoi passano all’opposizione, il Governo è sempre più in difficoltà, anche a causa dei parlamentari centristi del PD; il MoVimento Cinque Stelle riesce a fare passare una serie di provvedimenti in tema di ambiente e banda larga.

Giugno. Crisi di Governo: dopo una serie di bocciature in aula, Bersani dà le dimissioni; Monti offre l’incarico all’ex Ministro Riccardi, che riesce a formare un Governo con l’appoggio di PD, PDL, centristi, Sel e Lega; unico partito di opposizione, il MoVimento Cinque Stelle.

E ADESSO CONTRO GRILLO SCENDE IN CAMPO LA RAI

Sicuramente molti di coloro che sono stati ragazzini negli anni ’80 si ricordano del cartone animato Daitarn III (che c’entra con Grillo? Aspettate). Il ‘canovaccio’ del cartone era sempre lo stesso: i cattivi della serie i Meganoidi, provano ad attaccare, arriva Aram Banjo (protagonista della serie) con le sue aiutanti; gli mandano contro i soldati; li sconfigge. Poi entra in ballo il robottone Daitarn III; loro gli mandano contro la Macchina della Morte, una sorta di fortezza volante e lui la distrugge. Poi c’è lo scontro finale col generale protagonista della puntata, che si trasforma in robottone pure lui.
Ecco, lo scontro tra Grillo e le armate dei partiti ‘tradizionali’ assomiglia sempre di più a un episodio di Daitarn III. La questione in realtà poi è semplice: attraverso il suo blog, Grillo evidenzia problemi e propone soluzioni: dal modello di sviluppo all’economia, dall’Europa alla democrazia rappresentativa, dalle ‘grandi opere’ al lavoro. Soluzioni che possono o meno essere condivisibili: io stesso non sono d’accordo con tutto ciò che dice, eppure credo che, se non altro come ‘scossa di sistema’, bisogni dare credito a Grillo e votare le liste del MoVimento.
Poi, certo, ci sono gli insulti; ma gli insulti fanno da sempre parte della politica: insomma, il PD accusa Grillo di fascismo; vabbè, come ho già scritto, questo è il classico atteggiamento da centro sociale di quarta categoria, dove ‘chi non è d’accordo con noi è un fascista’… Che poi a ben vedere, gli stessi che si lamentano degli insulti di Grillo sono quelli che a suo tempo affermarono l’intenzione di ‘mandare Berlusconi a mendicare per le strade’. Il risultato è che Berlusconi è più ricco di prima…
Insomma, alla fine è tutto lì: nella politica italiana ci sono i degni eredi dei ladri dell’ultimo decennio della Prima Repubblica, quelli dei fascisti e quelli degli stalinisti. Possono anche chiamarsi ‘democratici’, ma alla fine l’ascendenza è quella: votateci e poi tacete, noi ‘sappiamo’ e voi no.
Il punto, e mi dispiace sottolinearlo, è che alla guida del PD al momento c’è gente completamente priva di idee, che di Grillo ha una paura fottuta, che rispetto alle proposte del MoVimento Cinque Stelle non sa offrire uno straccio di alternativa e allora – molto comodo – di Grillo prende solo ciò che gli fa comodo, gli insulti (a volte estrapolandoli pure dal contesto) e ‘la butta in caciara’. In questo PD, PDL, UDC e SEL sono più o meno uguali (e guarda caso questi quattro partiti sono gli eredi della ‘nobile tradizione’ della peggiore partitocrazia italiana). L’IDV sta agendo di rimessa, aspettando di vedere che succede, i Radicali sono dialogani, la Lega – sorniona – tace… Tornando al PD, dicevo, mi dispiace: perché anche nel PD ci sono persone, e sono tante, che hanno capito che a insultare Grillo si fa solo il suo gioco, mentre invece sarebbe il caso di scendere nel merito delle questioni; solo che questi nel PD attualmente contano poco o nulla.  Invece il problema principale del PD al momento è quello delle ‘alleanze’, avendo su tutto il resto dato in appalto il cervello al signor Monti.
Detto questo, insomma: i Meganoidi dei partiti ci hanno provato con la comune soldataglia e gli sta andando male. Oggi, è scesa in campo la Macchina della Morte, ossia la RAI. RaiUno, ora di pranzo. Trasmissione di Paolo Limiti, dedicata in genere a canzonette e spicchi di televisione d’epoca. Ospite, il noto massmediologo Klaus Davi, che a un certo punto si esercita in un pistolotto contro la volgarità della tv, tirando in ballo pure Grillo e i suoi insulti. Il pranzo è servito: in una trasmissione che di politica non ha mai parlato per due mesi, il primo accenno è a Grillo, naturalmente per parlarne male. Siamo solo agli inizi, temo: prossimamente partirà la vera offensiva, sentiremo parlare male di Grillo nella trasmissione della Clerici e dalla Venier, a UnoMattina e Cominciamo Bene, magari ci sarà pure qualche accenno nel gioco del preserale e – perché no? Anche alla Domenica Sportiva. Quell’enorme macchina di propaganda, del tutto asservita ai partiti, farà il suo dovere di ‘servizio pubblico’: spalare m***a su Grillo, per poter nascondere la vacuità dei partiti ‘tradizionali’: auguri, perché ne vedremo delle belle…

 

ALMENO SI SONO DIMESSI…

E’ il ritornello di questi giorni: almeno, Bossi & son si sono dimessi… Utilizzato per marcare una ‘differenza’ rispetto agli altri e, temo, per ridimensionare tutto ciò che si è venuto a scoprire. Due valutazioni 1) Giusto sottolineare le dimissione come sostanziale segnale di diversità dagli altri 2) Sbagliato utilizzare tale atto per affermare che sono meglio degli altri. Alla fine, fatti i debiti distinguo è un concetto simile a quello propagandato per anni dagli irriducibili berlusconiani: se un qualcosa lo fanno tutti, allora smette di essere reato:  “X ha fatto questo…  eh, beh, però pure VOI…”  Ecco, con Bossi e figlio si vuol far passare lo stesso concetto: cosa dovremmo fare, adesso, metterli su un piedistallo perché loro si sono dimessi e gli altri no? Loro hanno fatto il minimo indispensabile (e manco tutti, visto che la signora Mauro ancora sta lì e sembra non abbia alcuna intenzione di andarsene), ma non sono loro ad aver fatto chissà che… SONO GLI ‘ALTRI’ che non hanno avuto il buon gusto di dimettersi. Ancora una volta, l’Italia sembra un Paese a-normale; chiaramente, l’istituto delle dimissioni non è contemplato, guai… Così, quando qualcuno si dimette, si urla al miracolo… che poi miracolo non è, quanto atto dovuto… Allora chiediamoci perché: forse, e questo è un discorso che ho già sentito fare, la necessità di dimissioni era più sentita da Bossi e figlio che non da altri: perché? Perché, probabilmente, l’elettorato leghista ha una soglia di sopportazione molto più bassa. Il fatto che la Lega abbia fatto del suo essere ‘partito degli onesti duri e puri contro ‘Roma Ladrona” ha fatto si che la scoperta di tale verminaio abbia reso necessari i passi indietro cui stiamo assistendo… Perché altrove non succede? Non perché gli elettori degli altri partiti siano più ‘ben disposti’ verso chi fa qualche ‘malefatta’, ma perché presso quell’elettorato c’è più disincanto, non ci si meraviglia… Per molti elettori leghisti questo è stato una sorta di ‘bruso risveglio’, oserei dire quasi di ‘perdita della verginità’… Per gli altri, per chi vota PDL, PD, UDC, non è così: è come se, in una certa misura, furti, malversazioni, tangenti fossero messi in conto… Allora sorge un’altra considerazione: i leghisti sono stati costretti a prendere certe misure, perché fondamentalmente hanno paura delle reazioni dei loro elettori; cosa che non avviene nel caso degli altri partiti; ne consegue, che forse, c’è una lezione che chi non vota Lega può apprendere: la lezione della paura. Abbassare la soglia di tolleranza, non fargliene passare più una, cominciare fin da adesso a chiedere  a gran voce che Penati, Lusi e chiunque altro venga inquisito molli la poltrona… In parole povere: fare in modo che anche PD, PDL e tutti gli altri comincino ad avere paura delle reazioni dei loro elettori; ci deve essere un nuovo movimento di ribellione e di schifo morale nei confronti di certi comportamenti: bisogna insomma, come hanno sottolineato anche altri, che verso certe pratiche, più che col disincanto che si vede in giro, si cominci a reagire con una sacrosanta indignazione.

LEGA LADRONA…

… Roma non perdona, potrei proseguire… 😉 In realtà la situazione è strana… certo non ci sarebbe nulla da festeggiare… faccio mente locale, e penso a come certe persone nell’ultimo anno se la spassassero, facendosi credere i ‘duri e puri’… C’è da meravigliarsi? Forse no… “Il più pulito c’ha la rogna” diciamo a Roma… eppure, eppure qualcosa di diverso c’è. Risunoano ancora i motti leghisti su ‘Roma ladrona’, e poco importa che poi specificassero di parlare della ‘Roma del Palazzo’, perché alla fine a generalizzare ci si mette poco, e allora giù col luogo comune che il nord è sempre e comunque operoso, e Roma è abitata da ‘fancazzisti’…  Che è un pò come dire che Roma è bella, ha il sole, i monumenti, le vestigia di un glorioso passato, e  al nord ci sono solo le fabbrichètte dei ‘cumenda’ che lavorano tutto l’anno e poi vanno in vacanza a cortina (i tipici personaggi portati sul grande schemo da Guido Nicheli, per intenderci)… ah, dimenticavo… al nord c’è pure la nebbia… Allo stadio in effetti poi si canta: “solo la nebbia, c’avete solo la nebbia”. E a me dispiace, per chi ci ha creduto, per chi ha creduto nella ‘diversità’ leghista fino a mettersi i paraocchi e addirittura dare il proprio voto al figlio di Bossi, solo per il cognome… Mi dispiace per gli elettori, i militanti, gli amministratori e tutti quelli che ci credevano,  e che si sono trovati davanti gente che usava i fondi del partito come Bancomat; che poi al momento sembra che tutto si limiti proprio alla ‘Bossi – family’… Staremo a vedere, la situazione è in via di sviluppo, e che la Lega diventi un partito ‘normale’, che fa i congressi, in cui si confrontano idee diverse, senza che tutto venga riportato al ‘capo’ e a ciò che gli gira per la testa (specie se non si capisce se la capoccia in questioni funzioni bene o male), è una cosa estremamente positiva… certo, se tutto fosse venuto alla luce prima  e i (tanti a quanto pare) che sapevano avessero parlato, sarebbe stato meglio…

BOSSI

Bossi si è dimesso da segretario: a quanto pare, avrà la ‘presidenza’, incarico che a questo punto credo sia da intendersi come sostanzialmente onorario. Ora, non è ancora il momento di ‘tirare le somme’ su Bossi: personalmente all’inizio (ma inizio – inizio, avrò avuto 16 anni) mi era pure simpatico… ma alla fine è diventato una persona capace solo di spargere odio (sui meridionali, su Roma, sugli immigrati e via dicendo…).  Gli snodi sono stati due: il primo, quando dopo aver detto per anni peste e corna di Berlusconi (dopo la prima esperienza di Governo), riformò con lui un sodalizio durato poi fino a pochi mesi fa: a quel punto, la Lega già stava smettendo di essere un movimento ‘di ideali’ (sul ‘quali’ fossero, sorvolo, ci vorrebbe troppo tempo), per diventare un ‘partito di potere’; il secondo è ovviamente il malore che lo colpì qualche anno fa… Da allora l’interrogativo, mai risolto, è stato: “ma Bossi ci fa o ci è?”. Certo, vederlo circondato di tutti quei personaggi (a cominciare da Rosi Mauro e Reguzzoni) già diceva molto… Il ‘lancio’ del ‘Trota’, un caso di fronte al quale le tante accuse lanciate a Berlusconi di aver portato in Parlamento gente improponibile impallidiscono (e la cosa più grave è che il figlio di Bossi non è stato ‘nominato’ ha ottenuto voti veri, il che la dice lunga sull’elettorato leghista), è stato un ulteriore passo verso il baratro. Quello che sta succedendo in questi giorni dopo tutto non stupisce, e sembra un film già visto. I partiti ‘personali’ soffrono di una fondamentale mancanza di ‘strutture’ di controllo, in sintesi: ognuno fa come gli pare, e non stupisce che la famiglia Bossi, o i membri del ‘cerchio magico’ usassero (secondo quanto ipotisserebbero le indagini) la cassa del partito come un Bancomat; allo stesso modo non stupisce che Lusi appozzasse le mani nelle casse dell’API, senza che nessuno se ne accorgesse (o che nessuno avesse nulla da ridire); e ricordiamoci anche la famosa questione della casa di Fini e della ‘casa di Montecarlo’ che pur non essendo sfociata in nulla di penalmente rilevante, ha lasciato comunque una certa impressione di uso disinvolto dei beni del partito… Per il resto, la vicenda è ancora ‘calda’, quindi non si può dire nulla di conclusivo… non si sa manco come andrà a finire… fa specie che in questi minuti si stia parlando di Bossi come se fosse passato a miglior vita, mentre in fondo s’è solo dimesso… un altro segno dell’anormalità della Lega, e di buona parte del sistema politico italiano… Chiudo tornando sulla questione dei ‘partiti a gestione personale’, temendo (ma spero di no) che anche altri partiti del genere, come IDV o SEL possano diventare le prossime tessere del domino; e sottolineo le eccezioni: da una parte il PDL, dove insomma il ‘capo’ è anche quello che ci mette gran parte dei soldi, e quindi il sistema è rovesciato; e il PD, che con tutti i problemi che ha, sembra essere l’unico esempio di partito ‘normale’, al punto di essere l’unico a certificare i propri bilanci (forse per evitare che un giorno si e l’altro pure vengano sollevati dubbi e polemiche); anche di questo gli si deve dare atto… C’è comunque da sperare che il tramonto politico di Bossi e della Lega, primo modello di questi partiti – persona (unico precedente, forse i radicali di Pannella, che hanno avuto però una storia del tutto diversa e separata), segni anche l’inizio della fine di questo modello: non me ne vogliano Di Pietro e Vendola, ma i partiti che si identificano con una persona sono un’abberrazione, tanto almeno quanto le famose ‘correnti’ della DC…