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LIZZIWEIL, “IN VOLO SOPRA LA POLVERE” (PETIT NOIR)

Liza Minnelli + Simone Weil= Lizziweil, ovvero: l’identità ‘sonora’ dietro alla quale si cela la cantautrice e violoncellista piemontese Laura Vertamy. Minnelli + Weil, l’aspetto ludico e un filo da un lato, quello più ‘pensato’, riflessivo dall’altro…anche se forse, nei dodici brani di “In volo sopra la polvere” sembra prevalere il secondo.

Non è un disco ‘facilissimo’, quello di Lizziweil: non che il suo ascolto sia un arduo esercizio per ‘menti sopraffine’, ma insomma non è uno di quei dischi che puoi mettere lì, in sottofondo mentre fai altro: è un disco che richiede, che ‘pretende’ attenzione: con testi ‘intimi’, espressi con una malinconia vivida al confine con la rabbia, condita con un filo di amara ironia… Un disco ‘denso’, che parla di tanto e in modo non banale: al fondo c’è certo un sguardo verso il sé e verso il mondo, se vogliamo la critica di fondo ad una società poco ‘autentica’, alla necessità di ritrovare un’autenticità di vita, di gesti, di emozioni, magari un contatto più genuino con la natura; ma tutto questo è espresso con una scrittura mai banale: non ellittica od ermetica, intendiamoci, anzi, per certi versi molto piana ed immediata, intensa, ma comunque mai ‘facile’ ed arricchita da citazioni colte (dalla mitologia greca al “Mulino dei dodici corvi” di Preussler).

Il tutto espresso in una forma che, naturalmente deve molto alla più classica tradizione cantautorale italiana, ma all’insegna di un’attitudine ‘cameristica’; Lizziweil sceglie di imbracciare la chitarra e di occuparsi degli archi ‘di contorno’, lasciando spesso e volentieri il compito di curare il violoncello principale a Manuela Mondino; la strumentazione, essenzialissima, è tutta qui: giusto con l’occasionale aggiunta di un flauto, un charango, qualche percussione, all’insegna di un matrimonio, molto riuscito, tra un pop cantautorale elegante e musica ‘classica’.

“In volo sopra la polvere” è insomma un disco efficace nel suo impatto più immediato, nello stabilire un ‘contatto emotivo’ con l’ascoltatore; quanto nella sua profondità, nel ‘richiedere attenzione’ di cui parlavo all’inizio: un lavoro che per questo, riesce nell’intento di andare oltre un ascolto fugace.