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TOP 20 DISCHI 2019

Come di consueto, eccovi la mia personale classifica dei migliori dischi dell’anno appena concluso, tra quelli recensiti sul blog.

  1. LAROCCA,  VENTIZEROTRE
  2. ELECTRIC CIRCUS,  CANÍCOLA
  3. GASPARAZZO BANDABASTARDA,  PANE E MUSICA
  4. ANDREA LORENZONI, SENZA FIORI
  5. ARTURA,  MASSIVE SCRATCH SCENARIO
  6. ALEPHANT,  WHOLE
  7. AFRICA UNITE E ARCHITORTI,  IN TEMPO REALE
  8. BOB AND THE APPLE,  WANDERLUST I – II
  9. CRANCHI,  L’IMPRESA DELLA SALAMANDRA
  10. MONÊTRE, MONÊTRE
  11. PAOLA RUSSO,  NON È COLPA MIA
  12. RONCEA,  PRESENTE
  13. ALESSANDRA FONTANA, SEMPLICEMENTE
  14. LATLETA, MIRAGGI
  15. DIECICENTO35,  SECONDO ME
  16. MARELLA MOTTA,  AND EVERYTHING IN BETWEEN
  17. KEET & MORE,  OVERALLS
  18. ROAD OF KICKS, BEFORE THE STONE
  19. LEANDRO, FOSSIMO GIÀ GRANDI
  20. L’AVVERSARIO, SANGUE SANGUE

 

PLAYLIST 1/ 2019

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

Fottuti e Felici    Profusione

Rubicon 11302    Baobab Romeo

Gli umori di te    Lo-Fi Poetry

Love is all     Randevu

Tadaouaha     Spiryt

Discanto    Alberto Nemo

Funk Shui    Francesco Mascio

Pricipianti    Umberto T.

Something Good    Toria

Road of Kicks    Charcoal

Crush on you    Keet & More

Tapis Roulant    Roncea

Eridano    Cranchi

Kinnafunk    Electric Circus

Contorni    Larocca

 

 

LAROCCA, “VENTIZEROTRE” (A PLACE TO BE / LIBELLULA MUSIC)

È un esordio che impressiona, quello del pugliese Larocca: per parole, suoni, voce.

Lavoro che ondeggia tra la riflessione sul sé e lo sguardo verso il mondo: tra amori finiti e ricordi d’infanzia, il sesso ai tempi di Internet e dei ‘social’ e la critica al conformismo, la necessità di vivere la vita come viene e di seguire le proprie aspirazioni, il racconto di una violenza tra le mura domestiche e le sue conseguenze.

Disco in questo simile a tanti altri; a fare la differenza è la forza della voce e della personalità, che ricorda molta tradizione cantautorale italiana senza ricondurre direttamente a nulla: personalmente, mi ha ricordato il Dalla più sentimentale da un lato e dall’altro Gaber, per una certa ricorrente vena declamatoria, percorrendo episodicamente sentieri più rock.

La scelta sonora è all’insegna di una ‘patina di antico’: fisarmonica e hammond, echi e suoni d’ambiente, tra canzone e popolare echi del progressive di casa nostra, suggestioni ‘floydiane’.

Una coscienza di un passato e di un’eredità che si estende anche al puro dato biografico: l’incipit e la chiusura affidati a una voce che viene da lontano, quella della nonna del cantautore.

“Ventizerotre” è un disco ‘pieno’, di suoni e parole, di quelli capaci di sopravvivere anche dopo una manciata di ascolti, di lasciare un’eco, una scia.