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PRISCILLA BEI, “FACCIAMO FINTA CHE SIA ANDATO TUTTO BENE” (LAPIDARIE INCISIONI / LIBELLULA DISCHI)

La cantautrice romana Priscilla Bei ha avviato la propria strada nel 2013; due anni dopo il primo Ep, ora l’esordio sulla lunga distanza, grazie alla collaborazione con Lapidarie Incisioni e la produzione di Lucio Leoni.
La formazione jazz della protagonista si somma alla sua apertura nei confronti di sonorità ad ampio spettro, e quando nelle mani di Lucio Leoni il tutto viene mescolato ad ampie dosi di elettronica, l’esito è costantemente intrigante.
Più di una volta si sconfina in liquidità e rarefazioni dub, non si disdegnano all’opposto mix tra dance e rock, o momenti di essenzialità acustica.
Intatta nei dieci brani presenti (per mezz’ora circa la durata) l’impostazione cantautorale; prevale un mood rilassato, all’insegna di una certa eterea dolcezza, senza negarsi parentesi più accese; interiorità, rapporti con gli altri, relazioni sentimentali.
Dominano da un lato il calore avvolgente i tappeti elettronici, dall’altro la sinuosità dei fiati.
Partecipano, oltre al manipolo di musicisti di accompagnamento, lo stesso Lucio Leoni e Valentina Polinori.
Una voce – e una scrittura – da tenere d’occhio.

ILARIA VIOLA, “GIOCHI DI PAROLE” (LAPIDARIE INCISIONI / AUDIOGLOBE)

Magari sembrerà una considerazione un po’ banale, ma ogni tanto una voce femminile ci sta bene. Non voglio entrare nel merito di questioni ‘di genere’, di ‘quote rosa’ musicali e via discorrendo, ma è un fatto che alla fine ogni tanto una voce femminile che spezzi la monotonia è alquanto gradita…

Specie se poi, come in questo caso, interpreta un disco piacevole; capita a puntino, questo “Giochi di parole”: un disco fresco, leggero senza essere superficiale, anzi, ma cosparso di un clima da inizio primavera… Sarà forse che talvolta il primo brano dà un pò ‘l’imprinting’ al resto dell’ascolto, ma la deliziosa apertura di ‘Come d’estate’ è una di quelle che meglio predispongono all’ascolto, nel suo essere il grazioso quadretto di una passeggiata estiva di prima mattina…

Un avvio che mette di buon umore e invita volentieri a restare in ascolto, a prestare attenzione: ne seguono altri otto pezzi, in cui la cantautrice romana, autentica ‘factotum’ del progetto (seppure accompagnata da una band di cinque elementi), passa agevolmente da territori squisitamente cantautorali a suggestioni sudamericane (argentine e brasiliane), sfiora la nobile tradizione francese, non disdegna territori jazz, anche con qualche derivazione tzigana, qualche vaga dissonanza… il risultato è un disco dinamico nei suoni, abbastanza movimentato, con una sequenza di brani azzeccata, che non annoia. I temi riguardano il quotidiano, spesso i rapporti interpersonali, tra relazioni sentimentali complicate e incapacità di comunicare, ma trova spazio anche la fantasia, tra una rilettura del mito di Arianna e la ripresa de La strega e il capitano di Sciascia, all’insegna di una scrittura (talvolta frutto di qualche contributo esterno) efficace.

L’interpretazione, costantemente orientata una certa ‘teatralità’ (risultato dei trascorsi dell’autrice), appare sempre velata di ironia, pronta a diventare vago disincanto negli episodi più crepusolari, senza sfociare mai nell’autentico dramma, ma piuttosto pronta a colorarsi di un filo di amarezza.

Un disco leggero, che scalda col tepore di uno di quei pomeriggi di primavera / estate in cui però una folata di brezza può causare un improvviso brivido di freddo.

Chi volesse, può farsi un’idea qui.