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MONÊTRE, “MONÊTRE” (LIBELLULA MUSIC)

Quintetto con base a La Spezia, i cui elementi vantano già altre esperienze alle spalle (il chitarrista Mauro Costagli ad esempio suonava nei Lo-Fi Sucks!).

Nati dapprima come un trio strumentale, ampliatisi poi a quartetto, per trovare infine anche una ‘dimensione vocale’, grazie all’arrivo di Federica Tassano.

Obbiettivo dichiarato della band in questo esordio è quello di ripercorrere certi sentieri sonori a cavallo dell’inizio degli anni 2000, al cosiddetto ‘post rock’, alle soluzioni sonore di band come Tortoise, Karate e tante altre, magari con un maggiore sguardo verso un indie – pop non troppo ammiccante.

Il risultato sono dieci pezzi dominati dal costante dialogare delle due chitarre che disegnano trame sonore spesso accidentate, non lineari, caracollanti, che a tratti si fanno dissonanti e talvolta flirtano col noise, trovando sull’altro piatto della bilancia la dolcezza, a tratti una tenerezza quasi infantile, della voce di Federica, con un finale che rievoca i Sigur Rós, con la sua lingua ‘inventata’ e le atmosfere rarefatte.

Brani per lo più intimisti, riflessioni su di sé e sulle relazioni interpersonali, un omaggio a chi non c’è più, una parentesi dedicata a chi muore cercando di attraversare il mare

Un disco avvolgente, a tratti emotivamente intenso.

THE HANDS OF THE WRONG PEOPLE, “PROPORTIONS” (PEAPOD)

Allora, ci sono uno scozzese, un tedesco e un belga… che, cresciuti a ‘pane-e-rockalternativoUSA-anni’90 -’00’… La fine è prevedibile e, in buona parte, scontata.

Gli Hands Of The Wrong People (qui al secondo full length, dopo il buon risconto ottenuto col precedente) “Spring Flakes” tornano, per il piacere degli appassionati di certe sonorità a cavallo low-fi e distorsioni che hanno caratterizzato il rock ‘indipendente’ d’oltreoceano, quello celato al di sotto dei roboanti fasti del grunge e le sue successive derivazioni.

Fin dall’inizio, la formula è chiara, con sonorità ‘ruvide’ che rimandano direttamente ai Dinosaur Jr e un pò di ‘zoppia’ à la Pavement. Un disco che si dipana tra momenti ‘allegri con brio’ e ‘andanti poco mossi’, e che nel corso del suo svolgersi affianca, a momenti di impatto più immediato, alcune discese in territori più accidentati, con qualche suggestione post-rock (pur non arrivando mai alle ‘complicazioni’ di band come Karate o Tortoise). Le tredici tracce presenti si mantengono sempre su un livello discreto, pur non mancando qualche episodio in cui si avverte un certo senso di incompiutezza, fino al farsi strada di un pizzico di noia.

“Proportions” è comunque nel complesso un disco riuscito, nel quale la band, di stanza a Berlino, mostra di aver imparato bene la lezione dei propri punti di riferimento, anche se magari finendo per ripeterla un pò troppo ‘a memoria’, senza troppi spunti di originalità: un disco che finisce insomma per assumere il sapore di una ‘variazione sul tema’ che, per quanto riuscita, nulla aggiunge al campionario del genere.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY