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CALCIO E SPORT

E’ ormai conclamato che, almeno in Italia, c’è il calcio e poi c’è lo sport. Altrove, le due cose coincidono (e non credo sia un caso se, alle Olimpiadi in via di chiusura, l’Italia sia ancora distante da gente come Francia e Germania, non solo, ma pure Corea del Sud e Giappone – che per inciso ha lo stesso problema di essere un paese ‘anziano’, e sia ormai insidiata da Olanda e Ungheria, ma di questo parlerò in altra sede), in Italia, no. In Italia il calcio ormai da tempo non è più uno sport; non è nemmeno un ‘gioco’ come tanti lo definiscono. In realtà, non so nemmeno bene cosa sia: porcheria è il termine che mi sembra più adatto. Siamo reduci da una settimana in cui l’ennesimo scandalo scommesse ha prodotto le prime condanne, tra tutte la più clamorosa, quella dell’allenatore della Juventus  Conte che sostanzialmente è stato ritenuto colpevole di aver saputo, quando era allenatore del Siena, di una ‘combine’ e di aver sostanzialmente girato la testa dall’altra parte. Incidentalmente il caso vuole che la settimana scorsa sia stata anche quella del caso Schwazer; ebbene, capita di sentire per radio Italo Cucci, decano del giornalismo sportivo italico che, dopo aver lanciato strali contro Schwazer dopato, certo, ma pur sempre reo – confesso, si è profuso in una difesa d’ufficio di Conte, perché ‘lo conosce e non lo ritiene capace di fare una cosa del genere”… alla faccia dell’obbiettività giornalistica: siccome lo conosco ed è amico mio, allora le sentenze non hanno alcun valore: evviva la deontologia professionale. I soliti due pesi e due misure, insomma… Comunque, non fosse bastata una settimana in cui l’allenatore della squadra Campione d’Italia è stato praticamente accusato di aver tenuto un comportamento ai limiti dell’omertà: non so niente, non ho sentito niente, non ho visto niente, ieri abbiamo avuto un fulgido esempio della qualità del calcio italiano. In 120 minuti di partita, l’incontro Juventus – Napoli che assegnava la Supercoppa Italiana, abbiamo assistito a tutto il campionario che il nostro ‘pallone’ ha da offrire: arbitri incompetenti, sceneggiate in campo, col Napoli che non si presenta alla premiazione e va ‘a piagne da mamma’ e sugli spalti, con centinaia di decerebrati che sembravano essere a Pechino solo per sbandierare dei cartellini con scritto ’30’ (rivendicando così il numero di scudetti che loro ritengono che la Juventus abbia vinto, ancora una volta mettendosi sotto i piedi delle sentenze sportive che hanno stabilito come due di quegli scudetti fossero fondati sull’imbroglio). Uno spettacolo di cui ho visto solo alcune scene, che tuttavia mi sono bastate per nausearmi; tra due settimane comincia il campionato: se queste sono le premesse, mi chiedo cosa ci aspetterà e, ripeto, ho già la nausea…

UN CAMPIONATO MEDIOCRE

E’ un campionato strano, quello in corso, il cui unico filo conduttore sembra essere quello della mediocrità; fatti due conti, la Spagna porta due semifinaliste in Champion’s e tre in Europa League, la Germania una semifinalista in Champion’s, dopo aver portato due squadre nei quarti di Europa League; anche l’Inghilterra (una semifinalista in Champion’s) e il Portogallo (una in Europa League), fanno meglio di noi. Eppure parliamo del Milan come una squadra di fenomeni, cosa che tutto sommato non è, o meglio: di fenomeno ce n’è uno, si chiama Ibrahimovic e senza di lui il Milan chissà dove stava. Se penso che la Roma con tutti i problemi (di impostazione tattica, di giovane età della squadra, di riassetto societario, di infortuni) che ha avuto,  e con risultati più che mai altalenanti, si è ritrovata a  lottare per il terzo posto fino a ieri (e non è detto che non rientri nelle prossime partite), mi dico che si, il campionato italiano è evidentemente mediocre. La partita di ieri non l’ho vita, o meglio: ho visto il primo tempo, e più che altro ascoltato l’inizio del secondo, fino al 4 – 0, andandomi ad occupare d’altro. La Roma ha mostrato una volta una fragilità psicologica disarmante: se si va sotto, specie fuori casa (diverso quando succede sul proprio campo, forse davanti ai propri tifosi scatta qualcosa in più), non si recupera. Ieri però a impressionare negativamente è stato l’atteggiamento fin dai primi minuti: indolente, quasi disinteressato, ben diverso da ciò che ci si potrebbe aspettare da una squadra che vincendo la partita si manterrebbe in piena corsa per il primo posto… Chissà cosa gli gira in testa… Poi vabbè, ti guardi t’intorno (ci si riconsola con l’ajetto, come si dice a Roma) e vedi che ognuno ha le sue: la Roma soffre di sindrome bipolare, l’Inter tira a campare (il ‘fenomeno’ Stramaccioni ha rimediato sei gol in due partite); non parliamo del Napoli, che aveva tutte le carte in regola per lottare per lo scudetto e adesso si trova lì, quasi allo stesso punto della ‘barcollante’ Roma; l’Udinese può essere soddisfatta così, allo stesso modo della Lazio, i cui tifosi incomprensibilmente non sono mai contenti; del Milan ho già parlato, la Juve continua a fare sfracelli: certo Conte è stato bravo, ma non si può non pensare che la concorrenza è poi modesta, e si limita al solo Milan… anzi, al solo Ibrahimovic. Nel frattempo c’è un altro scandalo scommesse in vista, che potrebbe mandare a carte quarantotto tutto quanto, scombinando mezza classifica e rendendo sostanzialmente inutile quanto successo fino ad adesso…

JUVENTUS – ROMA 3 – 0

(Coppa Italia, Quarti di finale, gara unica)

Diamo un pò di voti…

STEKELENBURG: 6 Nessuna colpa sostanziale sui gol: nel caso del primo, forse, l’uscita ‘alla disperata’ non è stata la scelta migliore, nulla poteva su Del Piero. Evita più volte il terzo gol, capitolando sul tocco ‘traditore’ di Kjaer

JOSE ANGEL: 5,5 Impalpabile o quasi in fase propositiva; contiene, come può, Liechsteiner.

HEINZE: 5 Solita partita ‘di sostanza’: quando non riesce con le buone, passa (rischiando) alle maniere forti; condivide col resto del reparto la responsabilità di far trovare la Roma sotto di due reti dopo mezz’ora.

KJAER: 4 Impreciso nei contrasti, fuori tempo nei fuori gioco, insicuro nei disimpegni;  prova a riscattarsi in avanti – un suo colpo di testa avrebbe meritato più fortuna – ma ‘corona’ la prestazione con lo scriteriato intervento che mette fuori tempo Stekelenburg in occasione del terzo gol.

TADDEI: 4,5 Un disastro: motore instancabile sulla fascia negli ultimi mesi, comincia forse a mostrare segni di logoramento; ieri una prestazione da dimenticare, col risultato di far sembrare un fenomeno Estigarribia, che fenomeno (al momento) non è…

GAGO: 6 Ci mette come al solito grande impegno: certo operare in un centrocampo affollato di giocatori juventini non è impresa facile, specie se il reparto avanzato non ti offre spunti; prova, con forza di volontà, ma scarsa fortuna, la conclusione personale.

PJANIC: 6 Valga lo stesso discorso di Gago: tanta buona volontà, ma scarso supporto da parte degli attaccanti

SIMPLICIO: 4,5 ‘Rispolverato’ da Luis Enrique, ha spesso ripagato la sua fiducia; non ieri sera però, con una prestazione mediocre. Lo sostituisce
GRECO: 6 che prova a fare qualcosa, ma l’impressione è che sia ormai troppo tardi.

LAMELA: 3 Non c’è dubbio che abbia talento e le premesse perché diventi un campione ci sono tutte; detto questo, dovrebbe imparare che ci sono partite in cui certi ‘colpi’ non ti riescono ed è allora meglio fare un lavoro meno appariscente, ma più essenziale; invece, non riuscendogli praticamente nulla, si fa prendere dal nervosismo e, (non è la prima volta), termina anticipatamente la sua partita con l’inutile fallaccio su Chiellini, mettendo sostanzialmente la parola fine, con la sua espulsione anche alla partita della Roma.

TOTTI: 5 Costantemente neutralizzato dai giocatori della Juventus, mette a nudo le fragilità di una Roma che, almeno al momento, appare dipendere da lui: se Totti gioca bene si vince, altrimenti no… Viene sostituito dopo l’ammonizione per un fallo superfluo su Bonucci, prima di incorrere in episodi più gravi; anche per lui i falli ‘da frustrazione’ non sono una novità. Al suo posto entra, fuori tempo massimo,
PERROTTA: SENZA VOTO

BOJAN: 4,5 Assieme a Kjaer è l’oggetto ‘misterioso’ dell’ultima campagna acquisti giallorossa: arrivati entrambi con grandi speranze, si sono presto persi per strada. Bojan in particolare sembra non vedere la fine del tunnel in cui è entrato nella prima parte del campionato, coi tanti errori sotto porta, culminati con la tremenda prestazione di Firenze. Louis Enrique continua a dargli opportunità, che lui però puntualmente spreca, come ieri sera, vagando per il campo senza idee. Vine sostituito da
BORINI 6 Giocatore al contrario arrivato quasi ‘alla chetichella’, dopo il grave infortunio che l’ha messo out per oltre un mese si sta mostrando giocatore di grande  affidabilità, peccato ieri sia entrato troppo tardi.

LUIS ENRIQUE 5 Gli infortuni e  la necessità di ‘risparmiare’ qualche giocatore l’hanno portato a scelte obbligate ma, purtroppo, scarsamente produttive; qualcosa nell’approccio alla partita è stato sbagliato; la Roma comincia la partita svagata e poco concentrata: il gol a freddo scrive le lettere ‘FI’ e la prodezza di Del Piero quelle ‘NE’ sulla partita della squadra giallorossa dopo appena mezz’ora. Dopo la brillante sequenza di buone prestazioni degli ultimi tempi, la Roma non supera l’importante ‘prova del nove’ contro la squadra juventina che, messo a sicuro il risultato, si limita a controllare affollando la propria metà campo di giocatori e chiudendo qualsiasi strada agli spunti dei giallorossi, giocando di rimessa e arrivando a un terzo gol rocambolesco, ma in fondo meritato. L’impressione è che l’allenatore spagnolo sia stato troppo prudente nei cambi: Simplicio e Bojan potevano benissimo restare negli spogliatoi già dopo l’intervallo e forse la Roma avrebbe avuto qualche possibilità in più. Al di là di questo, la Juventus al momento resta una squadra superiore: per colmare il gap ci vorrà tempo, e di tempo a disposizione la Roma e il suo allenatore ne hanno ancora tanto.

P.S. Questo è un pò un esperimento… in genere non amo parlare di calcio, ma ho pensato di ‘sperimentare’…