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JUNKFOOD – ENRICO GABRIELLI: “ITALIAN MASTERS – VOL.1: PIERO UMILIANI” (AUTOPRODOTTO)

I Junkfood, quartetto dedito a contaminazioni tra noise, jazz ed avanguardia; Enrico Gabrielli, conosciuto anche come Der Maurer, uno degli artefici dei Calibro 35, band capitolina che omaggia la fertile stagione delle sonorizzazioni del cinema italiano tra gli anni ’60 e ’70; Piero Umiliani di quella stagione è stato uno dei massimi e più prolifici rappresentanti, anche se un filo dimenticato dal grande pubblico, spesso messo in secondo piano rispetto a nomi ben più celebrati.

La scelta di Umiliani per aprire la serie degli ‘Italian Masters’, che dunque è prevedibile proseguirà con altri tributi, dunque non è casuale, ma chiaramente voluta, da parte dei fautori del progetto che hanno in quei ‘maestri’ i punti di riferimento espliciti della loro proposta.

Solo tre brani, il più riconoscibile è senz’altro ‘Gassman Blues’, che riprende il tema portante de “I soliti ignoti” in cui le sonorizzazioni originali vengono filtrate e trasfigurare dalla personalità debordante dei musicisti, trasformandosi in tre brevi cavalcante in cui le melodie originali vengono scartavetrate con schegge noise, i ritmi resi caracollanti da suggestioni free jazz, i climi – originariamente giocosi, rilassati o seducenti, tradotti in scenari da incubo, vagamente ansiogeni.

Se il buon giorno si vede dal mattino, la serie dedicata ai ‘maestri italiani’ promette di essere un progetto suggestivo e divertente; l’unico limite di questo primo volume è l’esiguo numero di brani, che alla fine lascia nell’ascoltatore la voglia, come se tutto finisse sul più bello.

Per chi vuole, il disco è scaricabile qui: https://junkfood4et1.bandcamp.com/album/italian-masters-vol-1-piero-umiliani

mentre qui trovate un videoreportage delle registrazioni: https://www.youtube.com/watch?v=mZvRdgQOjIM

LA PLAYLIST DI MARZO

Orchid                Sin/Cos

La rivoluzione sessuale   Banda Fratelli

Lucio                    The Chanfrughen

Com’è cominciato tutto      Mentivo

Spettri                    Il Cane

Amore da un altro mondo The Nedle

Cono Scomposto Deian e Lorsoglabro

Morricone             Stella Burns

Inferno                   Il Mercato Nero

The Maze               Junkfood

Smart Drug            Shiva Bakta

JUNKFOOD, “THE COLD SUMMER OF THE DEAD” (TROVAROBATO PARADE / BLINDE PROTEUS)

Secondo lavoro per i Junkfood, quartetto di stanza a Bologna che già con l’esordio di “Transience” aveva attirato l’attenzione e riscosso un certo successo di pubblico e critica

La band  prosegue la propria evoluzione stilistica con un concept album che prendendo le mosse dal famoso verso di Pascoli – “E’ l’estate fredda dei morti” (da Novembre) – dipinge un’atmosfera sospesa, come appunto quella della cosiddetta estate di San Martino, caratterizzata da un tepore già innaturale per il periodo, che in se nasconde già le ombre e i primi freddi autunnali.

I quattro danno forma sonora a queste impressioni attraverso otto composizioni, interamente strumentali, che ondeggiano tra rumorismo (il disco è ‘compreso’ tra un intro e una conclusione all’insegna di una ‘cacofonia ventosa), schegge urticanti, momenti di dilatazione. Lungo i poco meno di quaranta minuti del lavoro (prodotto da Tommaso Colliva, già collaboratore di Muse, Calibro 35, Verdena e Afterhours), l’ascoltatore viene gettato in una variegata congerie di suggestioni sonore: jazz d’avanguardia, post hardcore, psichedelia su cui appare aleggiare costantemente l’ombra delle sperimentazioni di Robert Fripp.

Una sezione ritmica che a volte prende le redini dei pezzi con un lavoro percussivo incessante accompagnato da un basso rutilante; chitarre spesso tese, abrase, talvolta lancinanti, fiati che, specie quando il disco si fa più dilatato, gettano sui brani ombre inquietanti: la formula degli Junkfood coinvolge e affascina, destinata agli amanti della sperimentazione o coloro che vengono spinti dalla semplice curiosità ad affacciarsi su territori sempre nuovi, tra discese nell’incubo e scalate verso vastità siderali.