Posts Tagged ‘John Strada’

LA PLAYLIST DI DICEMBRE

Dunes    Asymmetry

Baci vs Morsi    Big Bang Muff

Who’s gonna drive    John Strada

Sul bordo di una scatola    Natura Surf

Angeli Fantasmi     Umberto Ti.

Marinaleda    Via Lattea

Salgo a prendermi una stella    Massimo Torresi

La galleria del vento Antonio    Firmani

La spesa    Distinto

JOHN STRADA, “MONGREL” (NEW MODEL LABEL)

25 anni di carriera alle spalle, John Strada – concedeteci il gioco di parole – di strada ne ha percorsa un bel pezzo… l’avevamo lasciato, un paio di anni fa, col suo “Meticcio”; lo ritroviamo oggi con “Mongrel” che di quel disco prosegue il discorso, fin dal titolo.

L’inesausta spinta a ‘vagabondare’ (e con un nome così, non poteva essere altrimenti), di qua e di là da dall’Oceano, ha portato nuovamente strada in territorio americano, a partecipare al festival benefico “Light of Day”, in quel di Asbury Park, patrocinato da Springsteen.

Esperienza che appare aver marcato indelebilmente tutto il lavoro, su cui forse più che in altre occasioni aleggia, anche in modo un filo troppo ingombrante, l’ombra del ‘Boss’.

Quindici pezzi (includendo le tre bonus tracks), che in alcuni casi riprendono, aggiornandolo, materiale precedentemente pubblicato, all’insegna di rock, blues, country: trascinanti episodi elettrici, ballad ‘strappacore’, momenti giocosi che sfiorano ambientazioni da saloon: nel campionario presentato da Strada e i suoi Wild Innocents non manca praticamente nulla di quanto gli habitué del genere si aspettino.

Suoni pieni, corposi e avvolgenti, frutto di una produzione di livello internazionale, cui si sono aggiunti gli interventi di un manipolo di ‘ospiti’, per un lavoro che si snoda tra ‘inni esistenziali’, racconti, pezzi di vita, fughe, storie d’amore e cuori infranti…

Un disco che non si ‘risparmia’, dato che non è poi così frequente trovarsi di fronte a lavori che sforano l’ora di durata è che è pronto a conquistare l’ascoltatore soprattutto con la sua onestà, con la sua mancanza di filtri, con la sua immediatezza… poco importa – forse – che a tratti le atmosfere e l’interpretazione riconducano in maniera forse un po’ troppo diretta a territori springsteeniani

A ricordaci (se ce ne fosse il bisogno) che, al di là delle ‘etichette’ e delle ‘fanfare mediatiche’, c’è chi in Italia un certo rock continua a saperlo fare, meglio di altri, lontano dai riflettori.

LA PLAYLIST DI LUGLIO (E GIUGNO)

Riviera               Portfolio

Utopia Pt. I – II – III (Baggio)   Veivecura

Romagna mia           Saluti da Saturno

Se i posaceneri potessero parlare  Gasparazzo

La fuga del cervello   Dagomago

Silenzio Parole        Gray

Gigante                I Giorni dell’Assenzio

Minestrone             Cecco e Cipo

Children Of Greece     Oceans On The Moon

Rido                   John Strada

Look after me          Kein

Addio alle armi        Mario Venuti

JOHN STRADA, “METICCIO” (NEW MODEL LABEL)

Emilia, terra d’elezione del rock italiano… peccato solo che, vuoi il classico provincialismo all’italiana, vuoi per i soliti meccanismi dell’industria discografica, a potersi fregiare del titolo di rocker italico sono sempre i soliti due… il resto è costretto ad accomodarsi negli angusti spazi delle retrovie, continuando il proprio mestiere, più o meno solo grazie alla passione.

E’ il caso di John Strada: una carriera ormai ventennale, una manciata di dischi all’attivo (tra cui una collaborazione con lo scrittore Gianluca Morozzi), parentesi negli States e in Inghilterra, che aggiunge ora un nuovo tassello alla propria biografia musicale con “Meticcio”; titolo che appare la classica dichiarazione di ‘diversità’ di fuga dalle classificazioni di un mondo che appare voler fin troppo sistematizzare…

Dodici brani all’insegna di un rock dalla forte ispirazione d’oltreoceano che si fa volentieri corroborare da accenti southern: chitarroni come se piovesse, sezione ritmica arrembante, l’hammond a fare da ulteriore rinforzo; scorribande elettriche cui si aggiungono le immancabili ballate acustiche. Parentesi blueseggianti ed episodi dalla matrice folk, fino ad un pezzo cantato in dialetto bolognese.

Una scrittura diretta, che qualcuno potrebbe definire anche semplice (nel senso positivo del termine) per la sua immediatezza, che affonda le proprie radici nel quotidiano e racconta storie, romantiche o a tratti tragiche, o si affida a riflessioni, a tratti anche taglienti, sul mondo che ci circonda, cui si aggiunge un filo di ispirazione immaginifica. Un disco onesto; verace soprattutto , caratterizzato dalla vena di chi in fondo vuole suonare e cantare per il semplice gusto di farlo.

Non è un campione, John Strada; non un fuoriclasse misconosciuto, né uno splendente segreto riposto in angoli nascosti del panorama musicale italiano; ma ascoltando “Meticcio” ci si chiede alla fine perché ‘certi altri si e lui no’, visto che nulla ha da invidiare a coloro che finiscono sulle prime pagine o monopolizzano l’etere ad ogni nuovo singolo; nulla in meno di sicuro, e forse in più una certa ‘genuinità’ che altri hanno irrimediabilmente perso cammin facendo, fatta evaporare dal calore dei riflettori.