Posts Tagged ‘John Carpenter’

LA PLAYLIST DI GENNAIO

Escape from New York Theme                 John Carpenter
Widow’s Wall                                                    Hammers Of Misfortune
Cliff Diver                Via The Sun
Montevideo            Youarehere
Source & cordes & Tags              …And You Will KnoW Us By The Trail Of Dead
Midnight eyes          The Doggs
Speed Control          Low-Fi
Ultratrash                  Crisix
D.O.A.                         Havok
Bron to party          Municipal Waste
I love you it’s cool         Bear In Heaven
Lei                              Penauts78
Disegna                    Lorenzo Calvani
Pachuco                   Maldida Vecindad
In to the blue         Klaus Shulze

Pubblicità

STARMAN

Qui, la recensione di questo film del 1984, protagonista Jeff Bridges (che venne candidato all’Oscar)  firmato da John Carpenter: sicuramente un ‘minore’ nella cinematografia del regista, oltre che un poco riuscito tentativo di riproporre, in chiave più ‘adulta’, le tematiche che portarono al successo planetario E.T.

ROLL THE DICE, “IN DUST” (THE LEAF LABEL)

Secondo lavoro per il duo elettronico formato dagli svedesi Malcolm Pardon e Peter Mannerfelt: undici composizioni interamente strumentali che coniugano avanguardia minimalista e suggestioni cinematografiche (e ciò non meraviglia, dal momento che Pardon vanta già qualche esperienza nella composizione di musiche da film. “In dust” finisce così per porsi a metà strada (o se vogliamo all’incrocio) tra Philip Glass e John Carpenter: le atmosfere futuristiche, a tratti tinteggiate di oscurità (quando non di una certa inquietudine), ricordano infatti le colonne sonore del regista di “1999 e affini”; qua e là, si intravedono squarci teutonici (pur se abbastanza banalmente, è almeno il caso di citare i Kraftwerk).

L’ora e passa di durata garantisce un ascolto ricco e anche abbastanza variato sotto il profilo delle atmosfere ‘emotive’, in qualche caso c’è anche spazio per un pizzico di ‘energia’ in più, pur in un quadro votato alla rarefazione e a tonalità ambient che, complice la ripetitività ‘microvariata’ tipica di certo minimalismo (procedendo magari per arricchimenti sonori progressivi) dà spesso e volentieri un effetto ipnotico, finendo per portare a ‘galleggiare’ sulle musiche del duo scandinavo.

Un lavoro suggestivo e a tratti anche intenso, che forse però nei meno avvezzi potrà talvolta indurre un pizzico di noia strisciante e stimolare uno sbadiglio: un disco quindi consigliato soprattutto agli amanti del genere e agli ascoltatori più ‘propensi’ a certe suggestioni sonore.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY