Posts Tagged ‘Jester At Work’

LA PLAYLIST DI LUGLIO

…in anticipo? O è quella di giugno in ritardo? Mah…

 

Plasters Inc.   Hyris Corp. LTD

Anything goes    Dropp

La cicala e la formica   Luca Burgio & Maison Pigalle

Direzione opposta   Cappadonia

Abbraccio vago   Azimut

Hurry & Fall   Sir Rick Bowman

V per settembre   Daniele Celona

Bold    Jester At Work

Di sana e robusta Costituzione    Le3corde

Le giovani coppie     Bifolchi

Ask yourself    Fratelli Tabasco

La grande beffa     Carlo Conti Trio

Fantacoscienza    Fabrizio Tavernelli

La nostra guerra   Circolo Lehmann

Gatti Neri          DieciCento35

Tristi tropici (Infinita Nostalgia)     Supermarket

 

JESTER AT WORK, “A BEAT OF A SAD HEART” (M.I.L.K. – MINDS IN A LOVELY KARMA)

Terzo lavoro per la creatura ideata dal pescarese Antonio Vitale: il titolo lascia già intuire ciò cui l’ascoltatore si troverà di fronte nei sei brani presenti, una mezz’ora circa la durata complessiva: una lunga, lenta cavalcata nei territori più aspri e crepuscolari dell’anima. Un lavoro raccolto, nato e sviluppatosi nell’isolamento della propria stanza, in una dimensione che, come in un ossimoro, accomuna il senso di protettivo calore domestico a quello di un freddo isolamento, rotto in questo caso solo dall’intervento occasionale di una seconda chitarra (quella di Alessio d’Onofrio) e quello, completamente casuale della cagnolina Gracie, che col suo abbaiare ‘arricchisce’ il brano che poi le è stato dedicato.

Un disco per sole voce e chitarra: dominato da un cantato quasi sempre sottotraccia, sussurrato, a tratti sospirato, cui si aggiungono tessiture sonore spesso dalla consistenza serica, pronte talvolta a colorarsi di toni più accesi.

Il mood è in gran parte dimesso, talvolta dolente, pronto comunque ad aprirsi a parentesi più ‘concilianti’ verso il ‘mondo fuori’.

L’impressione finale è quella di un disco che racconta la necessità talvolta di astenersi da ciò che è al di fuori delle quattro mura domestiche, di trovare momenti e luoghi di raccoglimento per fare i conti con sé stessi per (si mi rendo conto che l’affermazione suona scontata) poi trovare modi nuovi e diversi per riuscire a rapportarsi con l’esterno.

Un disco la cui trama flebile, a tratti evanescente, richiama la continua attenzione dell’ascoltatore, nel procedere con gli ascolti, alla ricerca e alla scoperta di nuovi dettagli.