Posts Tagged ‘informazione’

GLI ITALIANI SE NE FREGANO

La speranza è l’ultima a morire, ma alla fine non c’è da stupirsi se il referendum sia fallito.
Se il quorum non viene raggiunto, significa una cosa sola: che il tema del referendum a quasi il 70 per cento degli elettori interessava poco o nulla.
Non è solo la questione della ‘tecnicità’ del referendum, né degli inviti al non voto; il problema di fondo è che la maggior parte degli italiani è più o meno totalmente priva di una coscienza ambientale.
A parte il fatto che non si vede perché un elettore debba rinunciare ad andare a votare perché un referendum è ‘troppo complicato e tecnico e queste cose deve deciderle il Parlamento’: poteva essere vero una volta; oggi, con Internet, era possibile informarsi, capire le ragioni del ‘Si’ e del ‘No’ e farsi un’opinione; uno potrebbe anche pensare che i cittadini si siano comunque informati, decidendo di abbracciare le ragioni del ‘non voto’; possibile, ma secondo me improbabile, se si pensa al livello di consapevolezza e coscienza ambientale dell’italiano ‘medio’.
Diciamocela tutta: molti italiani, specie i più anziani – e l’Italia è una Nazione di vecchi – hanno grosse difficoltà a raccogliere la cacca del loro cane; fanno la raccolta differenziata di malavoglia, spesso e volentieri solo se non c’è altra strada e quando possibile non la fanno proprio; se trovano un cassonetto pieno, buttano la spazzatura lì dove capita; se trovano un volantino sul parabrezza dell’auto, lo accartocciano e lo buttano per terra; abbandonano sui marciapiedi materassi, frigoriferi, mobilio assortito.
Allora ‘perché meravigliarsi?’ diventa una domanda scontata dalla risposta ancora più banale, rispetto al fallimento di un referendum che, considerando il livello di alfabetizzazione ambientale della maggior parte degli italiani, era obbiettivamente complicato.
Il tema non interessa, né appassiona: la campagna referendaria è servita forse ad accrescere la consapevolezza che al largo delle coste dell’Adriatico sorge una serie di potenziali ‘bombe ecologiche’: che finora non sia successo nulla è affermazione veritiera, ma che non elimina i rischi, anzi: l’esperienza e la statistica ci dicono che ovunque sono sorte piattaforme di trivellazione, prima o poi qualcosa di grave è successo: non è questione di sé, ma di quando…
Poi vabbé, ognuno ha detto la sua: ho sentito parlare di inutilità del referendum, del fatto che ‘a prescindere’, quelle piattaforme sarebbero comunque restate attive per trent’anni e passa… Aggiungiamoci pure che, anche se avesse vinto il ‘Si’, prima o poi qualcuno avrebbe surrettiziamente cercato di inficiare il risultato con leggi ad hoc, come è sempre successo in Italia ogni volta che i referendum hanno dato risultati indesiderati, come sta succedendo per la privatizzazione dei servizi idrici, tra l’altro.

Il referendum quindi forse non era nemmeno importante in sé e per il risultato che avrebbe offerto: il referendum invece ha offerto un ottimo quadro della coscienza ambientale degli italiani, e il risultato è ineccepibile: alla maggioranza degli italiani dell’ambiente non gliene frega nulla; viene da pensare di cosa gli freghi: sostanzialmente, del portafoglio: anche il referendum sull’acqua è stato ‘vinto’, non per la questione ‘di principio’ dell’acqua pubblica: è stato vinto perché la maggioranza degli italiani ha avuto paura che con il via libera dato ai privati la bolletta dell’acqua esplodesse; per il resto, la maggioranza degli italiani dell’acqua se ne frega: si spreca acqua a tonnellate, dalle abitazioni private ai campi; la rete idrica è un colabrodo ma alla fine a nessuno importa più di tanto.

Alla maggioranza degli italiani informarsi sull’ambiente non gli interessa: gli frega tantissimo di squadre di calcio, tablet, smartphone, talent show, parabole, gossip, ma non dell’ambiente. Le città sono fatte a misura di automobilista, non certo di pedone, ciclista o utente dei mezzi pubblici. La maggioranza degli italiani butta il cervello all’ammasso senza farsi mai domande su nulla; anche quando si deve votare, cerca sempre l’uomo forte che pensi al posto loro, che gli eviti la fatica di usare il contenuto della scatola cranica per attività più complicate che non seguire le ricette dei cuochi in televisione.

Quindi alla fine, la speranza c’era, ma la realtà non stupisce: l’augurio è che prima o poi davvero una delle bombe ecologiche che sorgono nell’Adriatico esploda, ma forse nemmeno quello servirebbe: dopo tutto, gli italiani vanno sull’Adriatico per andare in discoteca, non certo per il mare: per quello, alla fine, c’è Sharm…

In conclusione, credo che l’unico modo per tenere in vita l’istituto referendario in Italia, sia l’eliminazione del quorum: ovviamente, anche il ‘non voto’ rappresenta una scelta, che tuttavia credo tradisca nella maggior parte dei casi un sostanziale poco coinvolgimento nei temi trattati; allora, credo che anche la maggior parte degli astenuti sarebbe d’accordo sul fatto che su certi temi possano e debbano decidere coloro che sono informati, a prescindere dal loro numero; anzi, forse il fatto che certe questioni possano essere decise da una qualsiasi minoranza di persone, finirebbe per spingere i poco interessati a informarsi, farsi un’opinione ed esprimerla.

RIFLESSIONI

Gli spunti di riflessione su quello che è successo a Parigi sono tanti; la vignetta del “Charlie Hebdo” che ho postato potrebbe – in qualche caso – essere ritenuta offensiva, ma il punto è proprio questo: difendere la libertà di espressione, che sia essa informazione, satira, o quello che volete voi, quando ci si esprime in modo educato ed in punta di forchetta è troppo facile; non voglio tirare in ballo il solito motto di Voltaire, ma è un fatto che, vivaddio, in Occidente è sempre – o quasi – possibile esprimersi come si vuole: pensate alle prime pagine dell’italiano Vernacoliere, che prende di mira non solo la politica, ma anche il Papa o il Vaticano… pensate alle bordate sparate da certi quotidiani di destra o sinistra, e via dicendo… se poi qualcuno si sente offeso, può sempre ricorrere alla magistratura; pensate a certa satira che, anche a casa nostra, a volte prende di mira i dogmi della religione cattolica; può non piacere, essere ritenuta offensiva e volgare, ma di certo, non si è mai imbracciato un fucile andando a fare una strage nella sede di un giornale…

Non si può ‘limitarsi’: non si può dire in alcun modo ‘eh, però se la cercano’: siamo qui, la nostra cultura è questa; non è possibile stabilire dei paletti, solo perché qualcuno si sente offeso, perché se oggi cominciassimo con la satira, domani diventerebbe l’abbigliamento e dopodomani magari le donne che guidano… chiunque si può sentire offeso per qualsiasi cosa, ma ciò non è sufficiente a imbracciare un fucile; tantomeno è pensabile che si debbano mettere dei paletti alla qualsiasi cosa perché qualcuno si sente offeso… se qualcuno si sente offeso da certi aspetti della società in cui vive, ha varie strade:  protestare civilmente, creare un partito e vincere le elezioni per  cambiare le cose, oppure prendere armi e bagagli ed andarsene altrove, dove la satira religiosa non è ammessa, per esempio; ma romperci le palle per come siamo, quello che diciamo, quello che facciamo, come la pensiamo, proprio no. Tanto meno dovremmo sentirci in colpa noi, perché siamo quello che siamo.

Da parte dei rappresentanti delle comunità islamiche, c’è sempre il tenue distinguo: certo si condanna su tutta la linea – e ci mancherebbe pure – ma poi si fa notare, per quanto educatamente e sottovoce, che però per l’Islam certe cose sono offensive… saranno pure offensive, ma non si può ammettere come reazione le sparatorie e gli ammazzamenti… non basta più la condanna: da parte delle comunità islamiche è necessario isolare preventivamente le mele marce e denunciarle. Non so quanto si sia progrediti su questo punto; ho come l’impressione – ma posso sbagliare – che di strada ce ne sia ancora da fare parecchia… Mi chiedo, a proposito di quanto successo in Francia, quanti sapessero o almeno sospettassero: è impossibile che due – tre persone possano caricarsi di armi e preparare una cosa del genere senza che nessuno tra chi li circondava se ne sia accorto… oppure a circondarli erano solo persone che hanno partecipato all’organizzazione, e allora ci sarebbe veramente da preoccuparsi…

Ci sono atteggiamenti cui mi trovo di fronte ogni giorno che trovo francamente intollerabili, ma non ho mai imbracciato un fucile, per dire; poi i pazzi, le menti deboli e facilmente influenzabili ci saranno sempre; il problema nasce quando qualcuno se ne approfitta, facendo dell’islamizzazione dell’Europa e dell’imposizione di certe interpretazioni estreme del Corano un programma politico.
A lungo dopo l’11 settembre ho pensato che tutto dipendesse in ultima analisi dalla povertà e dalle differenze macroscopiche che ci sono nel mondo; ho continuato a ripetermi che se il mondo fosse più giusto, l’odio per chi ‘ha di più’ sarebbe meno diffuso e l’estremismo farebbe meno presa; col tempo però mi è venuto qualche dubbio e dopo ieri i dubbi aumentano: ragionando all’estremo, il World Trade Center poteva essere ritenuto il simbolo delle ingiustizie economiche del mondo; la sede del “Charlie Hebdo” è invece il simbolo della libertà di espressione; non è più uno scontro tra un Occidente opulento e una buona fetta del mondo povera; è diventata la guerra tra chi pensa che ognuno possa dire ciò che vuole e quelli che chi invece che tutti debbano parlare, pensare e comportarsi come dicono loro; il che è tutto un altro paio di maniche.

L’impressione, insomma, è che se anche ricchezza e benessere si diffondessero in quei luoghi del mondo dove l’islamismo radicale fa proseliti, la loro guerra non si fermerebbe comunque: troverebbero comunque un pretesto per attaccarci: oggi è la satira, domani diventerà la concezione della donna, dopodomani perfino le abitudini alimentari… Ho l’impressione che da quelle parti riuscirebbero a trovare qualche fanatico pronto a compiere una strage in un’enoteca in virtù del fatto che l’Islam proibisce gli alcolici.

Purtroppo credo bisogni entrare davvero nella logica di essere sotto attacco: dobbiamo guardarci intorno e capire che c’è in giro gente che non tollera il nostro modo di vivere e che ha come obbiettivo quello di imporci il loro con la violenza e con le armi, e agire di conseguenza.

Ieri quell’infame miserabile urlava per strada che “Charlie Hebdo è stato ucciso”: sappiano loro e tutti quelli come loro, che Charlie Hebdo è vivo più che mai e continuerà a vivere a lungo nel sacrosanto diritto che tutti qui abbiamo di dire e pensare ciò che vogliamo. Non pensino di poterci tappare la bocca.

SENZA TELEVISORE (O QUASI…)

Da circa una settimana sono senza televisore… o almeno: ad essersi rotto è quello che ho in camera (peraltro il guasto è arrivato il giorno dopo aver vinto 15 euro in sala scommesse, quando si dice il Karma…);  in sostituzione, c’è sempre quello in cucina: il tutto si riduce dunque più che altro ad una ‘scocciatura’…  Queste occasioni costituiscono però sempre un’opportunità per riflettere sulla nostra reale o presunta dipendenza dalla tecnologia.

La mia generazione (quella dei nati fino alla prima metà degli anni ’70), è forse l’ultima che può ricordare di quanto i televisori erano in bianco e nero e per cambiare canale ci si doveva alzare e girare una manopola… Ho dei vaghi ricordi dei primi ‘robottoni’ giapponesi visti (male) sullo ‘scassone’ che avevamo in soggiorno… Poi, come un pò tutti, abbiamo seguito l’evoluzione: la finale dei Mondiali ’82 vista su un televisore a colori con telecomando, il secondo televisore, portatile, comprato in occasione di una vacanza, a fine anni ’90 l’acquisto di quello da mettere appunto, in camera mia, che quello è rimasto… La mia generazione ha assistito all’ascesa e il trionfo del ‘televisore’ come elettrodomestico – principe, ed ora probabilmente ne osserverà il crollo.

Non voglio sembrare uno di quegli snob che ‘io il televisore non c’è l’ho più’, ma è un fatto che già in questa settimana mi sono accorto di quanto quello strumento si stia avviando a diventare inutile: per conto mio in una classifica ideale al primo posto c’è sempre lo stereo, o la radio, o comunque uno strumento atto ad ascoltare musica (che poi si potrebbe osservare come, anche in tempi di moltiplicazione dei canali digitali e satellitari, la radio continui ad offrire una varietà di programmi difficilmente eguagliabile), al secondo il computer, strumento di lavoro, svago ed interazione, al terzo il televisore…

Mi sono reso conto che io il televisore ormai lo uso ben poco: per l’informazione ad esempio ci sono la radio ed Internet e quest’ultima offre anche opportunità di svago e divertimento…  cosa guardo in televisione:  la ‘striscia’ di Crozza su Ballarò (ma anche lì, qualche ora dopo la si guarda su Internet), “Ulisse” il sabato sera, qualche ‘serie sparsa’, ma in fondo le uniche alle quali non posso resistere sono I Griffin e Big Bang Theory; per il resto, fondamentalmente, il televisore lo si accende più che altro per abitudine, perché ‘sta lì’… Una volta, sarebbe stato imprescindibile; oggi con Internet diventa sempre più superfluo… nonostante la prima tentazione sia stata di portarlo a far riparare, la seconda addirittura di comprarne uno nuovo, alla fine ho deciso di soprassedere… del resto, ultimamente non lo usavo più nemmeno per vedere dei film su dvd, più che altro per mancanza di tempo. Ho evitato anche un pò per mettermi alla prova: in fondo tra radio e Internet la mia vita è già abbastanza densa di ‘rumore di fondo’ e miei occhi sono già discretamente messi alla prova… per ogni evenienza c’è il televisore in cucina, per il resto, per il momento, se ne può fare  a meno…

CESSATA ATTIVITA’

Credo che ognuno abbia quella che definisce la ‘sua’ edicola; magari più d’una, se la vita l’ha portato a cambiare quartiere o città; ma ognuno ha la ‘sua’, quella dove va tutti i giorni a comprare il giornale…  La mia edicola ha chiuso, o meglio sta chiudendo. Già da qualche anno aveva appeso il cartello ‘cedesi attività’; a dire il vero per qualche mese un paio di anni fa insieme a un amico valutammo anche abbastanza seriamente l’opportunità di rilevarla, ma alla fine il rapporto trai guadagni e l’impegno (fare l’edicolante non equivale certo ad andare in fonderia, ma è comunque un mestiere discretamente ‘pesante’), ci dissuase… Evidentemente, come noi, ha dissuaso tutti gli altri, visto che ha quanto pare l’edicola non verrà rilevata da nessuno.

E così se ne va un altro piccolo pezzo di ‘vita’, dopo la pasticceria “Pinelli” (che all’edicola in questione stava praticamente di fronte), della quale ho parlato qualche tempo fa. Chiude l’edicola davanti cui passavo ogni volta che uscivo di casa, dalla quale compravo Topolino da ragazzino e presso la quale cominciai a comprare fumetti di supereroi, già un pò più grandicello… in cui ho comprato i cofanetti della Newton Compton, riviste musicali, dischi di jazz e libri di fantascienza… l’edicola che come tante altre ha cambiato progressivamente ‘identità’, rimpiendosi di tanto che coi giornali non aveva nulla a che fare…

Le edicole, del resto, credo siano destinate a scomparire: i giornali in Italia si leggono già poco, con l’avvento di Internet si preferisce sempre di più informarsi nel mare-magnum della rete… In molte cercano di sopravvivere con altro: giocattoli, libri, cd, dvd, ricariche telefoniche… In una qualche tempo fa ho visto vendute perfino le sigarette elettroniche. L’altro giorno sul Televideo leggevo di come negli ultimi anni il settore abbia registrato migliaia di chiusure… e forse di mezzo c’è anche il fatto che il gioco non vale più la candela, che quello del ‘giornalaio’ è un mestiere in un certo senso ‘ingrato’, che ti costringe ad alzarti ad orari antelucani e stare lì ora, anche annoiandoti per delle ore, spesso esposto al freddo invernale e alla canicola estiva… Pochi oggi sono disposti a fare un mestiere del genere, specie se poi il rischio è quello di dover chiudere per mancanza di vendite entro pochi anni. L’edicola si avvia forse ad essere l’ennesimo ‘oggetto’ che finisce relegato nel passato, come è successo ai televisori in bianco e nero, ai telefoni in bachelite, alle videocassette e alle cabine telefoniche… lascia un pò l’amaro in bocca, ma i tempi cambiano.

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUI FORI ‘PEDONALIZZATI’

A Roma è la notizia del giorno:  da ieri, su iniziativa del neo-Sindaco  Ignazio Marino, trai primi atti della sua gestione, è stato ‘pedonalizzato’ (o meglio, chiuso al traffico ‘privato’)  un tratto di via dei Fori Imperiali: si tratta alla fine di ben poca cosa, 3 – 400 metri di strada (da Largo Ricci al  Colosseo, basta guardare su Internet per rendersi conto di distanze e quant’altro)  per quello che sembra essere soprattutto una sorta di ‘biglietto da visita’ con cui il sindaco si è voluto presentare alla cittadinanza.

Come tutte le iniziative di questo tipo, la scelta è stata accolta con applausi più o meno uguali alle proteste: da un lato c’è chi sottolinea che, finalmente, si ricomincia un discorso ‘serio’ riguardo la ‘fruibilità turistica’ di tutta l’area, magari cogliendo l’occasione di rilanciare le attività di scavo archeologico, impedendo, si spera, che la zona si trasformi in un ‘mercato’ fatto di furgoni per la vendita di cibarie assortite, di venditori abusivi, di centurioni che spennano i turisti con le foto, di mimi, giocolieri e quant’altro, che vabbè, fanno ‘colore’, ma a un certo punto diventano molesti; dal lato opposto c’è chi sottolinea come le conseguenze della scelta ricadano sulle zone circostanti, coi prevedibili disagi per i residenti in termini di congestione del traffico, rumore, inquinamento. Ciascuna delle posizioni ha un suo fondamento: da un lato, si può affermare senz’altro che ‘era ora’, che non era possibile andare avanti con una sorta di autostrada a pochi metri dal Colosseo; dall’altra, è altrettanto vero che non si può certo immaginare che la sola chiusura di quel tratto di strada porti automaticamente ad una riduzione del traffico: quelle auto da qualche parte dovranno pur passare.

La questione secondo me va vista da un’ottica diversa e se vogliamo più ‘alta’, rispetto agli effetti immediati: c’è da capire se l’iniziativa voluta da Marino sia (come lui sembra far intendere) realmente il primo passo di una ‘trasformazione’ del modo di ‘vivere’ la città. Roma è una città ‘a misura di automobilista’: tutto sembra fatto apposta  per incentivare l’uso della macchina: una rete di trasporto pubblico insufficiente e – soprattutto – inefficiente (piccolo esempio: ieri salgo su un bus dopo 20 minuti di attesa, il suddetto bus dopo trecento metri si ferma per un guasto); piste ciclabili che, per lunghezza e sicurezza definire ‘ridicole’ appare un complimento, aree pedonali limitate… a volte viene da pensare che perfino i semafori siano ‘settati’ in modo da agevolare il traffico su automobile, offrendo ai pedoni tempi abbastanza ‘ridotti’ per attraversare…

Quello che c’è da capire, insomma, è se il sindaco Marino voglia veramente cambiare questo stato di cose: io sono un estremista, credo che a Roma andrebbe chiusa al traffico privato (escluse magari le auto elettriche e a gas) tutta l’area all’interno del cosiddetto ‘anello ferroviario’ (per chi vuole basta cercare su Internet, per capire a cosa mi riferisco); tuttavia mi rendo che è una posizione appunto, ‘estremista’… è comunque necessario che iniziative come quella della chiusura di parte dei Fori, siano seguite da una serie di provvedimenti ‘di sistema’, innanzitutto favorendo chi la macchina davvero la prende per necessità, ma ne farebbe volentieri a meno, se ci fosse un trasporto pubblico più efficiente per regolarità e frequenza, o userebbe la bicicletta per spostarsi all’interno di Roma, se questo non volesse dire rischiare la vita. In seconda battuta, bisognerebbe ‘metterla giù dura’ nei confronti di coloro che l’auto la prendono per comodità, quelli che se fosse possibile la userebbero anche per coprire la distanza che va dal divano al gabinetto, quelli che non sono disposti nemmeno a percorrere 200 metri per raggiungere la fermata più vicina: il problema è non dare più alibi a queste persone, che di alibi purtroppo, ad oggi ne hanno fin troppi.

L’iniziativa di Marino comunque mi trova ampiamente favorevole: quelli che si lamentano sono – temo – persone che adesso hanno il terrore di non poter più usare l’auto per percorrere 500 metri o che si vedranno forse costrette a prendere i mezzi pubblici (orrore!!), o in generale gente per la quale qualsiasi cambiamento è negativo per principio… l’opposizione (ma anche una certa ‘informazione’ di estrema sinistra, sempre impegnata a dire male di tutto e di tutti) cavalca la protesta all’insegna del solito slogan del ‘ben altri sono i problemi’. Il fatto però, è che rendere più ‘amichevole’ la zona dei Fori per i turisti è  un problema, e quella di Marino è una soluzione; buona? Cattiva? E’ comunque una soluzione e mostra anche un sindaco dotato di un certo piglio ‘decisionale’ del quale il suo predecessore è stato del tutto privo. Governare significa decidere: non accontentare tutti, ma effettuare scelte che scontenteranno sempre qualcuno; da questo punto di vista, negli ultimi cinque anni non abbiamo visto una decisione che una: un continuo traccheggiare che ha lasciato Roma esattamente com’era, con gli stessi identici problemi; Ignazio Marino, se non altro, sembrerebbe uno che le decisioni le prende: a patto, ribadisco che quei 400 metri di strada lasciata libera per pedoni, ciclisti (si spera, visto che la relativa pista deve ancora essere realizzata) e  trasporto pubblico, costituiscano solo l’antipasto; altrimenti, tutto sarà stato inutile, e avrà ragione chi ha bollato l’iniziativa come un semplice atto di propaganda.

PERCHE’ VOTERO’ MOVIMENTO CINQUE STELLE

(al Parlamento: alla Regione Lazio premierò l’onestà dei Radicali e la loro denuncia dell’uso improprio fatto dai partiti del denaro pubblico).

Alla fine andrà tutto come previsto, nel segno di una posizione che ormai avevo preso già qualche mese fa: da tempo simpatizzo per il MoVimento 5 Stelle, condividendone lo ‘spirito’e in gran parte il programma; a queste ragione di fondo si aggiungono una sorta di ‘tigna’ sorta negli ultimi mesi per il modo in cui il MoVimento è stato trattat, e la questione di fondo di una mancanza di alternative anche abbastanza avvilente.

 

LO SPIRITO E IL METODO

Il MoVimento  propone  un tipo di politica, che parte dal basso: il principio è che ognuno, presentando una faccia, un curriculum, un’idea, possa aspirare a farsi votare ed entrare in Parlamento; le ‘primarie’ grilline sono state derise e vilipese, anche con una certa violenza e cattiveria di fondo, ma costituiscono un primo passo verso un  più stretto rapporto tra candidato e potenziale elettore. Diverse dal metodo del PDL, che candida in pratica solo danarosi professionisti e da quello del PD, ancorato alla logica del ‘se non fai politica da quando avevi 14 anni stattene alla larga’. Non so se il metodo del MoVimento sia migliore o peggiore, ma è nei fatti che è diverso, e ben vedere i metodi di PD (e predecessori) e PDL negli ultimi non hanno certo prodotto parlamenti riempiti di persone geniali, anzi tutt’altro.
IL PROGRAMMA

Il programma del MoVimento 5 Stelle, l’ho già scritto, non ha nulla di eversivo o rivoluzionario: sono tutte misure di buon senso e in larga parte condivisibili; il reddito di cittadinanza – se dato solo a chi cerca lavoro o a chi l’ha perso, sostituendo il ginepraio di ammortizzatori sociali attualmente esistenti e del tutto insufficienti – è una misura fattibile intervenendo sulle pensioni d’oro e sulle spese dello Stato, a partire da quelle militari. La questione non è il ‘se’, è il ‘come’: si tratta di scelte eminentemente politiche;  allo stesso, modo non credo sia un attentato alla democrazia pensare che il servizio pubblico televisivo debba limitarsi a un solo canale senza pubblicità (in luogo dell’attuale vomitevole lottizzazione delle tre reti principali) o ritenere che i giornali non possano campare solo grazie ai contributi pubblici… e gli esempi potrebbero continuare.
INFORMAZIONE E CENSURA

Domanda 1: sta scritto da qualche parte che un partito per promuoversi sia obbligato ad andare in televisione, specie quando ha scelto altri strumenti di comunicazione, innovativi (Internet) o tradizionali (i comizi) per promuoversi?

Domanda 2: perché il MoVimento 5 Stelle dovrebbe andare in televisione, ben sapendo che la totalità o quasi dei programmi d’informazione e approfondimento politico sono asserviti a partiti che del MoVimento auspicherebbero volentieri la distruzione? Non so se avete notato cosa sui principali telegiornali passi di Grillo: solo spezzoni dei suoi comizi, peraltro scelti ad arte per mostrarne solo le parolacce o le gag ; per non parlare del fatto che, un MoVimento che i sondaggi danno come possibile terza forza politica italiana, viene mescolato nei servizi assieme a Fare, Rivoluzione Civile, la Lega, partiti cui viene accreditato un terzo o anche meno, dei consensi del MoVimento… e allora scusate, perché dovrebbe andare in tv? A farsi prendere a badilate di letame? Non una parola sul programma, presente solo nell’acredine dei commenti degli altri partiti…

Domanda 3: riguardo al PD, non ho capito una cosa: se si parla di Berlusconi, la televisione è il demonio che gli ha permesso di andare al Governo; se si parla di Grillo, improvvisamente la televisione diventa il paradiso della democrazia e se Grillo non ci va è un fascista… naturalmente secondo il PD e Sel tutti quelli che non la pensano come loro sono automaticamente fascisti, è il classico modo di pensare da centro sociale di quarta categoria.

 

LE ALTERNATIVE

Sorvolo su Giannino e Ingroia: il primo continua a sostenere che il liberismo sia la panacea di tutti i mali, come se a causare la crisi fossero state politiche economiche stataliste; il secondo è solo una ‘faccia’, dietro alla quale si nasconde tutta una serie di ‘trombati’ o politici decaduti alla ricerca dello scranno perdute; di PDL e Lega manco ne parlo; poi abbiamo Monti, che sarebbe una degnissima persona, ma che purtroppo ha scelto di accompagnarsi a gente come Fini e soprattutto Casini, uno che da vent’anni in virtù dei quattro gatti che lo votano riesce a tenere per le palle chiunque vada al Governo… restano PD e Sel che sono i meno peggio… però, non possono far finta di essere stati su Marte, né nell’ultimo anno, nè nei venti precedenti: se l’Italia è messa come è messa loro non possono far finta di niente; Bersani è stato pure Ministro. Insomma PD, Sel e i loro predecessori le loro occasioni le hanno avute, perdendole (come canterebbe Battiato): non possono continuare a ripresentarsi col solito ritornello del ‘stavolta sarà diverso’, anche perché a ben vedere certe contraddizioni di fondo – a cominciare dalla ‘doppia anima’ del PD – non le hanno risolte e certi contrasti ritorneranno più forti di prima… senza contare tutti quelli che (come Veltroni o D’Alema) si sono accomodati fuori dalla porta ma sono pronti a tornare… ma per carità.
Per decenza non entro poi nel merito delle inchieste, dell’uso personalistico dei fondi pubblici, dei rapporti torbidi tra banche e partiti politici, perché veramente ci sarebbe da concludere che ‘il più pulito c’ha la rogna’…

LA FINE E’ NOTA

Dubito che PD e Sel vinceranno e anche se questo avverrà, certe contraddizioni sono destinate ad esplodere; al momento secondo gli analisti l’esito più probabile è un Governo Bersani – Monti – Casini – Fini – Vendola… si, ok, credeteci pure… Probabile che Vendola in capo a qualche mese passi all’opposizione e allora veramente addio, perché con Bersani ostaggio di quegli altri voglio proprio vedere che bel governo ‘di riforme sociali’ avremo. L’alternativa è il ritorno della coalizione PD, PDL, Monti: loro a fare la figura dei ‘responsabili’, Lega e Sel più a loro agio all’opposizione… in tutto questo, il MoVimento 5 Stelle NON andrà al Governo: stiano tranquilli i ‘gendarmi della democrazia’; i rappresentati de MoVimento saranno in Parlamento a rompere le scatole, ricoprendo lo stesso ruolo che nel passato più o meno recente era di Radicali o IDV, con l’unica differenza che avranno a disposizione una forza parlamentare che i loro predecessori si sognavano: avremo un bel gruppo di ‘gente comune’ che non ha fatto mai politica (o se l’ha fatta, non è comunque mai entrata nelle ‘stanze del potere’) che darà battaglia sui temi sui quali da sempre si fonda il MoVimento: politica pulita, ambiente e tutela del territorio, diffusione delle tecnologie digitali, equità sociale… vedremo cosa succederà: potremmo avere sorprese positive o enormi delusioni, come se fossimo di fronte alla famosa scatola di Schroedinger con dentro il celeberrimo gatto che non si sa se sarà vivo o morto: il MoVimento ci offre il brivido della scoperta; gli altri purtroppo, un copione già ampiamente letto e riletto e che negli ultimi vent’anni ci ha portato dove siamo: ovvero, nella M***A.

 

I GIORNALISTI E IL SALTO DELLA QUAGLIA

Negli ultimi tempi latito un pò sulla politica, perché abbiamo ancora davanti oltre un mese di campagna elettorale e di aggiungere un’ennesima voce al chiacchiericcio debordante dal  quale siamo già sommersi (e le cose peggioreranno) proprio non mi va… tuttavia voglio fare una breve riflessione, sul fenomeno, rinnovatosi ancora una volta, dei giornalisti che non si fanno troppi problemi a buttarsi  nell’agone politico:  Mucchetti, Sechi, Mineo, Giannino, Ruotolo (e prima di loro Gruber, Santoro, Badaloni, Mazzucca, Polito, Gambescia, Marrazzo)…. a me i giornalisti che entrano in politica sinceramente danno la nausea; è come se gettassero la maschera, come se rivelassero il loro ‘piano segreto’, quello di usare la ‘professione giornalistica’ come un trampolino per entrare nel palazzo e coronare il sogno di entrare a far parte di quella stessa  casta di ‘mantenuti di Stato’ che magari avevano duramente criticato fino a tre giorni prima. CHE SCHIFEZZA, quanto è lontano Montanelli, che aveva rifiutato perfino l’idea di una nomina a senatore a vita, proprio per continuare a svolgere serenamente la propria professione e non perdere la faccia nei confronti dei lettori…