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MATTA-CLAST, “INFERNO” (AUTOPRODOTTO)

Il secondo – e, a quanto mi risulta, al momento ultimo – disco dei perugini Matta-Clast usciva ormai qualche tempo fa, sul finire del 2011.

Il trio umbro confezionava una sorta di concept album, in cui l’Inferno del titolo rappresentava il malessere, interiore od esteriore a seconda dei casi, all’insegna di un’impostazione sonora che appare mescolare un vena da rock ‘arrembante’ a spigolosità indie: un pò come se si fosse di fronte a dei Marlene Kuntz ipervitamninizzati.

Lungo le undici tracce presenti (due delle quali strumentali) la band erige un muro sonoro continuato e mai esausto, per oltre un’ora di saturazioni sonore all’insegna di chitarre urticanti, sostenute da una sezione ritmica martellante, con synth e tastiere a fare da ulteriore sostegno. La scrittura sembra procedere per associazioni di idee, immagini giustapposte, frammenti di pensiero, all’insegna di una certa visionarietà.

Il risultato è un disco apprezzabile soprattutto sotto il profilo della ‘grinta sonora’, ma che trova qualche limite di troppo in uno ‘scenario sonoro’ troppo simile a sé stesso, con scarsi cambi di inquadratura, in pezzi cui talvolta avrebbe giovato una maggiore sintesi. Apprezzabile nella componente testuale la ricerca di una certa ‘suggestione’ che faccia da adeguato contraltare agli scenari vagamente da incubo edificati dagli strumenti, per quanto non sempre il tentativo giunga a buon fine.

I Matta-Clast hanno nel frattempo fatto perdere o quasi le loro tracce; sul loro sito si legge di un Ep in preparazione: l’augurio è di ritrovare un band che abbia compiuto passi in avanti, confermando ciò che di buono era presente in “Inferno”, apportando qualche correzione di rotta alla propria proposta.

METIBLA, “HELL HOLES” (AUTOPRODOTTO)

Nato nei primi anni 2000 da un’idea del videomaker Riccardo Ponis, il progetto Metibla dà finalmente alla luce il primo lavoro sulla lunga distanza, anche grazie alla collaborazione di un un manipolo di musicisti trai quali spiccano Paolo Alvano (già voce e basso e nei Kardia) e Giovanni Bottone (Inferno). “Hell Holes” è disco dalle coordinate evanescenti: in continuo mutamento, la formula sonora della band prende le mosse da un avvio oscuro, dominato da chitarre wave, che nella seconda traccia vira decisamente, esplodendo in un garage-punk rock che ricorda da vicino l’ondata dei gruppi scandinavi a cavallo tra anni 90 e 2000 (Hellacopters, Turbonegro), per poi nuovamente deviare, abbracciando territori più genericamente ‘indie’, ma sempre all’insegna di una certa varietà di suggestioni, tra le leggerezze quasi pop, abrasioni chitarrisitiche più marcate, escursioni in territori elettronici.

Mix sonoro che accompagna brani in cui ricorre un certo ‘male di vivere’ (Crack, Fool, Pain, Grave sweet grave) o caratterizzati da umori malinconici (Cross the rain), per un lavoro che, apprezzabile in più d’uno dei suoi episodi singolarmente presi, soffre di una certa mancanza di omogeneità se ascoltato nel suo complesso: conseguenza prevedibile di un disco che fa  comunque della sua ‘flessibilità stilistica’anche la sua miglior dote.

LOSINGTODAY