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QUALCHE CONSIDERAZIONE SUI FORI ‘PEDONALIZZATI’

A Roma è la notizia del giorno:  da ieri, su iniziativa del neo-Sindaco  Ignazio Marino, trai primi atti della sua gestione, è stato ‘pedonalizzato’ (o meglio, chiuso al traffico ‘privato’)  un tratto di via dei Fori Imperiali: si tratta alla fine di ben poca cosa, 3 – 400 metri di strada (da Largo Ricci al  Colosseo, basta guardare su Internet per rendersi conto di distanze e quant’altro)  per quello che sembra essere soprattutto una sorta di ‘biglietto da visita’ con cui il sindaco si è voluto presentare alla cittadinanza.

Come tutte le iniziative di questo tipo, la scelta è stata accolta con applausi più o meno uguali alle proteste: da un lato c’è chi sottolinea che, finalmente, si ricomincia un discorso ‘serio’ riguardo la ‘fruibilità turistica’ di tutta l’area, magari cogliendo l’occasione di rilanciare le attività di scavo archeologico, impedendo, si spera, che la zona si trasformi in un ‘mercato’ fatto di furgoni per la vendita di cibarie assortite, di venditori abusivi, di centurioni che spennano i turisti con le foto, di mimi, giocolieri e quant’altro, che vabbè, fanno ‘colore’, ma a un certo punto diventano molesti; dal lato opposto c’è chi sottolinea come le conseguenze della scelta ricadano sulle zone circostanti, coi prevedibili disagi per i residenti in termini di congestione del traffico, rumore, inquinamento. Ciascuna delle posizioni ha un suo fondamento: da un lato, si può affermare senz’altro che ‘era ora’, che non era possibile andare avanti con una sorta di autostrada a pochi metri dal Colosseo; dall’altra, è altrettanto vero che non si può certo immaginare che la sola chiusura di quel tratto di strada porti automaticamente ad una riduzione del traffico: quelle auto da qualche parte dovranno pur passare.

La questione secondo me va vista da un’ottica diversa e se vogliamo più ‘alta’, rispetto agli effetti immediati: c’è da capire se l’iniziativa voluta da Marino sia (come lui sembra far intendere) realmente il primo passo di una ‘trasformazione’ del modo di ‘vivere’ la città. Roma è una città ‘a misura di automobilista’: tutto sembra fatto apposta  per incentivare l’uso della macchina: una rete di trasporto pubblico insufficiente e – soprattutto – inefficiente (piccolo esempio: ieri salgo su un bus dopo 20 minuti di attesa, il suddetto bus dopo trecento metri si ferma per un guasto); piste ciclabili che, per lunghezza e sicurezza definire ‘ridicole’ appare un complimento, aree pedonali limitate… a volte viene da pensare che perfino i semafori siano ‘settati’ in modo da agevolare il traffico su automobile, offrendo ai pedoni tempi abbastanza ‘ridotti’ per attraversare…

Quello che c’è da capire, insomma, è se il sindaco Marino voglia veramente cambiare questo stato di cose: io sono un estremista, credo che a Roma andrebbe chiusa al traffico privato (escluse magari le auto elettriche e a gas) tutta l’area all’interno del cosiddetto ‘anello ferroviario’ (per chi vuole basta cercare su Internet, per capire a cosa mi riferisco); tuttavia mi rendo che è una posizione appunto, ‘estremista’… è comunque necessario che iniziative come quella della chiusura di parte dei Fori, siano seguite da una serie di provvedimenti ‘di sistema’, innanzitutto favorendo chi la macchina davvero la prende per necessità, ma ne farebbe volentieri a meno, se ci fosse un trasporto pubblico più efficiente per regolarità e frequenza, o userebbe la bicicletta per spostarsi all’interno di Roma, se questo non volesse dire rischiare la vita. In seconda battuta, bisognerebbe ‘metterla giù dura’ nei confronti di coloro che l’auto la prendono per comodità, quelli che se fosse possibile la userebbero anche per coprire la distanza che va dal divano al gabinetto, quelli che non sono disposti nemmeno a percorrere 200 metri per raggiungere la fermata più vicina: il problema è non dare più alibi a queste persone, che di alibi purtroppo, ad oggi ne hanno fin troppi.

L’iniziativa di Marino comunque mi trova ampiamente favorevole: quelli che si lamentano sono – temo – persone che adesso hanno il terrore di non poter più usare l’auto per percorrere 500 metri o che si vedranno forse costrette a prendere i mezzi pubblici (orrore!!), o in generale gente per la quale qualsiasi cambiamento è negativo per principio… l’opposizione (ma anche una certa ‘informazione’ di estrema sinistra, sempre impegnata a dire male di tutto e di tutti) cavalca la protesta all’insegna del solito slogan del ‘ben altri sono i problemi’. Il fatto però, è che rendere più ‘amichevole’ la zona dei Fori per i turisti è  un problema, e quella di Marino è una soluzione; buona? Cattiva? E’ comunque una soluzione e mostra anche un sindaco dotato di un certo piglio ‘decisionale’ del quale il suo predecessore è stato del tutto privo. Governare significa decidere: non accontentare tutti, ma effettuare scelte che scontenteranno sempre qualcuno; da questo punto di vista, negli ultimi cinque anni non abbiamo visto una decisione che una: un continuo traccheggiare che ha lasciato Roma esattamente com’era, con gli stessi identici problemi; Ignazio Marino, se non altro, sembrerebbe uno che le decisioni le prende: a patto, ribadisco che quei 400 metri di strada lasciata libera per pedoni, ciclisti (si spera, visto che la relativa pista deve ancora essere realizzata) e  trasporto pubblico, costituiscano solo l’antipasto; altrimenti, tutto sarà stato inutile, e avrà ragione chi ha bollato l’iniziativa come un semplice atto di propaganda.

AVREI TANTO DA SCRIVERE…

Su Napolitano (un quasi novantenne che ormai in Italia fa e disfa come più gli aggrada);

su Letta e il suo ‘Governo’ (virgolette volute, visto che ancora nessuno ha capito in cosa il ‘governare’ di Letta consista);

su Epifani e il PD (che fanno la ‘faccia cattiva’, ma poi usano obbedir tacendo ai desiderata di Berlusconi);

su Berlusconi e il PDL (e chi sta meglio di loro?);

su Calderoli (il problema non è ciò che ha detto – dov’è la novità? – quanto il fatto che stia dove stia e che ‘qualcuno’ ce l’abbia messo, tra cui quelli che si sono taaanto scandalizzati);

sul ‘caso kazako’ (al netto dei diritti umani, delle ‘dietrologie petrolifere’, della figuraccia internazionale, alla fine Alfano li è restato e  il PD ha rimediato l’ennesima figuraccia);

su Boldrini e Miss Italia (si vedono donne meno vestite ad agosto nel centro di Roma, e comunque le concorrenti di Miss Italia parlano eccome e il problema spesso sta proprio lì);

su Zingaretti (che come idea nuova e geniale per risanare le casse della Regione Lazio ha proposto di… aumentare le tasse);

su Marino (per il quale pedonalizzare anche solo duecento metri dei Fori Imperiali sembra sia diventato un compito improbo);

sulle finte liti tra partiti e nei partiti, sceneggiate, recite  e commedie organizzate ad uso e consumo di una popolazione narcotizzata che ormai crede a tutto (e magari chi litiga sulle pagine dei giornali e nei programmi tv poi la sera va a cena insieme o si telefona facendosi grasse risate alle spallacce nostre)

sui ‘mezzi di (dis)informazione di massa, ben contenti di proporre tutto ciò alla popolazione… tanto tra poco di un mese comincia il campionato e la vergogna di calciatori venduti per decine di milioni di euro chi se la ricorda più?’;

tanto da scrivere (credo di non aver dimenticato nulla)… ma è estate e fa caldo, non mi va  e a dirla tutta mi pare pure una cosa inutile, parole destinate a perdersi nel flusso di miliardi della rete… a che serve? Preferisco parlare di cinema, musica, libri… temi più ‘alti’, insomma, rispetto alle miserie della classe dirigente. Però una riflessione voglio mettercela: una volta lo status di quelli che ‘dirigevano’ dipendeva almeno in parte dal benessere dei cittadini: oggi tutto sembra ribaltato, come se più stessero male i cittadini, più stessero bene loro. Fatevi una domanda: perché in Italia il P.I.L. e il reddito delle persone continuano a scendere, la disoccupazione aumenta, i servizi pubblici e sociali a peggiorare (o come massimo a non migliorare?) e allo stesso tempo il debito pubblico aumenta? Perché i soldi continuano ad essere usati per mantenere lo status sociale, le rendite economiche e di potere, il benessere delle cosiddette ‘classi dirigenti’ e di tutto quel sistema di caste, potentati, cricche e conventicole parassitarie che vi prospera attorno. Certo, alcuni ‘fanno finta di’: si dimezzano magari stipendi faraonici, che poi in valore assoluto restano tali… poche eccezioni, facilmente individuabili coloro che si calano i soldi sul serio, li restituiscono o magari in Parlamento propongono a tutti di rinunciarvi, venendo puntualmente presi a pernacchie dai rappresentanti della ‘strana maggioranza’ che non sono disposti a rinunciare ad un euro… vabbé, mi fermo qui… è estate e fa caldo… e comunque tra poco più di un mese ricomincia il campionato: coraggio, Letta, Alfano, Epifani, Renzi… e tutti gli altri: un piccolo sforzo e poi il calcio, la più potente arma di distrazione di massa sganciata sul popolo italiano, ricomincerà a dare i suoi effetti…

ELEZIONI ROMANE

Cacchio, come passa il tempo… sembra ieri, come citava una canzone di Bennato… e rieccoci qui, cinque anni dopo, a rieleggere il sindaco della Capitale.  Come andarono le cose l’ultima volta, lo ricordiamo un pò tutti: ricordiamo Veltroni ‘il Supersindaco’ specializzato nel tagliare nastri; ricordiamo i problemi sottovalutati o passati in secondo piano, come la più classica ‘polvere sotto il tappeto’; ricordiamo i lustrini della ‘Festa der cinema’, mentre in periferia cresceva il malcontento e l’astio verso ‘l’altro’; ricordiamo la favoletta di ‘Roma città dell’accoglienza’ quando poi bastava salire su un autobus o andare in un mercato per capire che le cose non stavano esattamente così; ricordiamo la scelta demenziale di ricorrere a un cavallo di ritorno come Rutelli… e infine ricordiamo il trionfo di Alè – Magno, con contorno di saluti romani sotto al Marco Aurelio… Tante grazie.

Sono passati quattro anni e a Roma le cose non sono migliorate; a dirla tutta non sono nemmeno naufragate, Roma dà l’impressione di essere un enorme transatlantico che va avanti per conto suo a prescindere da chi la governa; il problema arriva se il mastodontico natante si arena, perché allora disincagliarlo è un bel dito in c**o… Dopo cinque anni Roma non è ‘incagliata’, ma senz’altro non ha cambiato rotta: i problemi sono sempre gli stessi, a cominciare dal traffico e dalla nettezza urbana: questioni che in questi quattro anni sono state bel lungi dall’essere affrontate di petto, ma che sono state lasciate lì a incancrenire… sulla raccolta differenziata qualcosa si è fatto, ma in cinque  anni i risultati sono sotto la media, per non parlare della questione della discarica di Malagrotta;  se poi pensiamo che guarda caso, proprio le due società che gestiscono trasporto pubblico e spazzatura – ATAC e AMA – sono state al centro di scandali riguardanti assunzioni clientelari, il cerchio si chiude.

Altri quattro anni di Alemanno sarebbero quindi una jattura con pochi precedenti; il problema è però chi mettere al suo posto; il candidato più papabile è ovviamente Marino, sostenuto dal centrosinistra. Ora. Marino è una persona onesta e degna; lascia qualche dubbio il fatto che si intenda più che altro di medicina, per quanto mi riguarda sarebbe stato un ottimo Ministro o Assessore alla Sanità, ma sarà veramente adatto a fare il sindaco? Venisse eletto, mi auguro almeno si circondi delle persone giuste… il problema è che nel caso diventasse sindaco, Ignazio Marino avrebbe le mani legate, ammanettate da un partito che anche a Roma è ridotto ad una serie di bande in lotta tra loro per il territorio. Fosse eletto, Marino avrebbe a che fare con un PD costituito da almeno tre partiti: la base, che l’ha eletto alle primarie, la ‘banda Gentiloni’ (per intenderci il PD che segue la tradizione rutellian-veltroniana) e la ‘banda Sassoli’ (ovvero il PD del versante Bersanian – D’Alemiano); aggiungiamoci Sel e, probabilmente Alfio Marchini che, da uomo sedicente di sinistra, correrà in suo soccorso in un eventuale ballottaggio… Il risultato sarà la solita accozzaglia cui la sinistra ci ha abituato da tempo, con la solita spartizione delle poltrone e risultati nefasti per l’amministrazione cittadina. Iganzio Marino ha la mia stima e il mio rispetto, ma mi dispiace, Roma ha già dato. Basta così, è tempo di provare altro. Alemanno ha avuto la sua occasione e i risultati (non) si sono visti.

Io darò il mio voto al Cinque Stelle Marcello De Vito: il suo programma non è poi così dissimile dagli altri (tutti sono abbastanza dominati da dichiarazioni di principio, ed idee un pò generiche, entrando non troppo nel merito delle questioni), però che devo dire? Mi dà fiducia. Mi dà fiducia per lo stesso motivo per cui mi danno ancora fiducia i Cinque Stelle: sono nuovi, hanno entusiasmo e voglia di fare, non sono legati a logiche vecchie viste fino ad ora; poi per carità, può anche essere che una Roma governata dal MoVimento imploda dopo un anno e messo e si debba riandare ad elezioni, tutto è possibile; la mia impressione è che però per governare bene Roma ci voglia solo un pò di conoscenza e di ‘vissuto’ dei problemi e di buon senso; soprattutto, c’è bisogno di evadere dalle logiche spartitorie, dagli ammanicamenti, dagli ‘aggiustamenti’ con ‘gli amici degli amici degli amici’; c’è bisogno di piantarla di vedere Roma come un trogolo cui si avvicina di volta in volta il branco di chi vince le elezioni… e sinceramente, se penso ad Alemanno od al PD, non sono tanto sereno, a riguardo; Marcello De Vito mi dà più sicurezza (oltre a chiamarsi come me: Marcello, un nome – una garanzia 🙂 ).

Se poi De Vito non ce la farà e si proporrà il ballottaggio che tutti credono, finirò per dare fiducia a Marino, sperando che riesca a svincolarsi dal legame ingombrante con un partito ed un alleanza in cui gli stracci (ed altro) sono sempre lì lì per prendere il volo; ma sarebbe comunque un voto al meno peggio, nella quasi certezza che tutto rimarrà come prima e che ci si debba solo augurare che l’enorme cetaceo capitolino non si areni da qualche parte.

IGNAZIO MARINO

Sarà il candidato del PD al Campidoglio in occasione delle prossime elezioni: Marino ha stravinto le primarie, ottenendo oltre il 50 per cento dei voti.
Alle urne si è presentato un centinaio di migliaia di persone, un dato che considerando il numero di abitanti di Roma e il radicamento del PD nella Capitale appare un po’ bassino. Lasciando perdere le accuse di brogli e la denuncia di anomale code di rom alle urne, viene da fare qualche considerazione: la prima è che i romani, almeno quelli che hanno votato, hanno effettuato una scelta ben precisa e apparentemente molto razionale e ponderata: dalle primarie escono sconfitti Sassoli, il giornalista prestato alla politica che dopo qualche anno al Parlamento Europeo ha ‘scoperto’ un’improvvisa ‘vocazione’ al Governo di Roma e il ‘politico di carriera’ Gentiloni (in quota Renzi). I romani insomma sembrano aver cestinato il ‘dilettante allo sbaraglio e’ il ‘vecchio che pretende di presentarsi come nuovo’ , scegliendo piuttosto la strada del volto (relativamente) nuovo e l’impressione trasmessa da Marino di un maggiore interesse per la città rispetto alla propria carriera
politica.
Io non ho votato,  ribadisco che tifavo per Patrizia Prestipino, l’unica candidata che vantasse una reale esperienza sul territorio, conservo le mie ampie riserve sulle capacità di Marino, che resta un ‘tecnico prestato alla politica’: devo dire però che ‘a pelle’, mi sembra molto meglio lui rispetto a Sassoli e Gentiloni; non resta che augurarmi che si circondi di persone competenti che colmino delle ‘lacune’ inevitabili, vista la completa mancanza di esperienza amministrativa del candidato sindaco.
In ottica elettorale, la scelta di Marino mi pare azzeccata perché se vogliamo è un candidato contro il quale il MoVimento Cinque Stelle non può sollevare troppe obiezioni: Gentiloni sarebbe stato massacrato, Sassoli non credo avrebbe fatto una gran figura; Marino invece appare poco attaccabile, certo c’è il discorso dell’inesperienza, ma ribadisco: il candidato sindaco del PD trasmette un’idea di fiducia, ha l’immagine di un uomo di sinistra che pensa e dice cose di sinistra e perciò capace di conquistare l’ampio bacino elettorale di chi a Roma vota da quella parte, ma non per il PD: insomma, detto più semplicemente: Marino potrà ottenere tranquillamente i voti di tutti coloro che, abituali elettori di sinistra, alle ultime elezioni generali hanno votato MoVimento Cinque Stelle, seguendo un po’ l’esempio di Zingaretti alla Regione.
Presto per fare calcoli, ma l’impressione è che a questo punto sia molto probabile un ballottaggio tra Marino e Alemanno, col candidato 5 Stelle Marcello di Vito che si attesterà a un 10 – 15 per cento.
Per quanto mi riguarda, molto probabilmente voterò MoVimento Cinque Stelle al primo turno, ovviamente votando Marino in caso di un eventuale ballottaggio con Alemanno.

IL PD E LE PRIMARIE PER IL SINDACO DI ROMA…

…la domanda è la solita: ci si può fidare di un partito che si organizza e si presenta in questo modo? La considerazione che ne segue, anch’essa consueta, è che il PD se continua così di strada non ne farà molta… per chi non sapesse di cosa sto parlando: domenica a Roma ci sono le primarie per scegliere chi sarà il candidato della coalizione di centro-sinistra alla prossima elezione del sindaco di Roma; che poi andrebbe sottolineato che si tratta di ‘primarie di coalizione’, ma dato che il PD è preponderante, si finisce per parlare di ‘primarie del PD’, altro elemento di confusione. I candidati sono sei: quattro del PD, una di SEL, uno del Partito Socialista. Qualcuno potrebbe affermare che l’ampio numero di candidati è segno di democrazia, del resto i candidati sono parecchi anche alle primarie dei Democratici negli USA… solo che,  banalmente, il PD non è il Partito Democratico americano, ma questo discorso ci porterebbe lontano. Il problema non è nemmeno il numero di candidati: se pensiamo alle primarie di PD & Co. per la scelta del candidato Premier alle ultime elezioni, un minimo di logica c’era, perché quei candidati rappresentavano varie ‘anime’ del Partito… Nel caso romano, l’impressione è di trovarsi di fronte a un regolamento di conti tra ‘bande’ interne al partito: in cosa differiscano i programmi delle ‘tre punte’, Ignazio Marino, David Sassoli e Paolo Gentiloni, ancora non s’è ben capito… Dibattiti se ne sono visti pochi, le polemiche non hanno riguardato i programmi ma, per dirne una, il fatto che Sassoli abbia tappezzato la città di manifesti. Il livello generale sembra bassino: Ignazio Marino è una brava persona, competente nel suo campo, la medicina, ma mi piacerebbe capire quali competenze abbia in fatto di trasporti e nettezza urbana, le urgenze più immediate della Capitale. David Sassoli prosegue la ‘nobile’ tradizione dei giornalisti di sinistra prestati alla politica (leggi alle voci: Badaloni, Marrazzo, Gruber, Santor, etc…): il problema è che negli ultimi anni Sassoli ha frequentato più Bruxelles di Roma; certo questo gli sarà servito per vedere come funzionano le cose all’estero, ma non si capisce quali ‘numeri’ possa vantare per poter gestire Roma. Paolo Gentiloni si presenta in ‘quota Renzi’, quindi dovrebbe rappresentare il ‘nuovo’: il problema è che Gentiloni sta in politica da parecchio, ha avuto incarichi nella giunta Rutelli all’epoca del Giubileo (e visti i risultati mediocri già questo basterebbe a lasciarlo a casa), dopodiché si è dato alla politica nazionale, diventando Ministro delle Comunicazioni con Prodi e sollevando un marasma di polemiche quando propose una legge che i più videro come una sorta di tentativo di ‘imbavagliare’ i blog. Gentiloni cerca adesso il rilancio, tentando la scalata al Campidoglio. La quarta candidata del PD è l’unica che può serenamente e onestamente affermare di avere un’esperienza sul territorio che le abbia dato le competenze necessarie a governare una città: è stata Presidente di Municipio, e quindi si è dovuta confrontare tutti i giorni con problemi come traffico, trasporti pubblici, decoro urbano, verde pubblico etc…  E’ stata assessore provinciale allo Sport, Turismo e Giovani;  è stata dirigente dell’Ente Nazionale Protezione Animali;  ha, insomma, percorso tutta la sua carriera negli enti e nelle realtà locali. Prima di entrare in politica, è stata insegnante precaria per 15 anni. Se sento la Prestipino parlare di trasporti pubblici, ho di fronte una che sa di cosa parla; con tutto il rispetto, Marino, Sassoli e Gentiloni non possono affermare lo stesso. Intendiamoci, per fare il sindaco bisogna anche essere dei ‘politici di carriera’, come Gentiloni, o dei ‘tecnici prestati alla politica’ -Ignazio Marino è competente in un settore come la sanità dove Roma non se la passa benissimo – o semplicemente bisogna aver ‘voglia di fare’, come Sassoli… ma se coi problemi di una città come  Roma non ci vivi tutti giorni, è difficile che tu  te possa occupare… Il ‘saper fare politica’, le competenze tecniche o il semplice ‘sapersi presentare’ non bastano, specie al giorno d’oggi. Ovviamente il fatto che Patrizia Prestipino sia una donna, non guasta – assieme a lei va peraltro sottolineato che anche Sel ha candidato una donna, Gemma Azuni – ma ancora più importante mi pare il fatto che sia una persona che ‘sa dove mettere le mani’: gli altri si dovranno per forza di cose affidare ai loro ‘consulenti’, limitandosi (come hanno fatto sia Rutelli, che Veltroni, che Alemanno) ad andare in giro a tagliare nastri e rilasciare dichiarazioni. Io non so se voterò alle primarie; so però che Sassoli, Gentiloni e Marino non corrono per governare Roma, usano queste primarie per il più classico dei ‘regolamenti di conti’ tra le varie correnti del PD (esempio: se vince Gentiloni, Renzi aumenterà ulteriormente il suo peso all’interno del partito); io non voglio che Roma abbia altri anni alla Veltroni, che ha messo i problemi della città sotto al tappeto, pensando che per governare bastasse fare la ‘Festa del Cinema’ e che come risultato hanno avuto solo quello di mettere la città nelle mani di Alemanno (e i risultati si sono visti). Io voglio una persona che corra per diventare Sindaco perché vuole risolvere i problemi di Roma, non fare carriera nel partito. Per questo, mi auguro sinceramente che Patrizia Prestipino vinca le primarie; è molto difficile, ma sperare non costa niente.