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THOR – THE DARK WORLD

Quando l’elfo nero Malekith, portatore di un Male più antico dello stesso universo, torna a farsi vivo minacciando la stessa Esistenza, il dio del Tuono si troverà riunito al suo amore terrestre Jane e costretto dalle circostanze a unire le forze col fratellastro – nemico Loki, mettendo da parte le divergenze e dando modo a quest’ultimo di riscattarsi… forse.

Il secondo capitolo delle gesta cinematografiche dell’eroe marvelliano si snoda all’insegna di moduli tutto sommato consueti: sia nel concetto di fondo (il male ancestrale di fronte al ritorno del quale i precedenti nemici sono costretti a fare fronte comune), sia nello svolgimento, in cui dopo un attacco iniziale che li porta sull’orlo del baratro, con tanto di tragedie personali, i nostri eroi partono alla riscossa fino al debordante scontro finale.

Nulla di nuovo sotto il profilo del ‘cosa’ dunque, e allora conta prima di tutto il ‘come’: Thor – The Dark World è un film che soddisfa pienamente le aspettative, allorché ci si attenda un paio d’ore e passa di sano svago all’insegna di scene roboanti e botte assortite: lo spettatore viene ancora una volta catapultato in scenari mozzafiato, per poi essere sballottato in continuazione trai vari ambienti in cui si svolge la storia, la costruzione immaginifica e le suggestioni sono ottime, abbondanti ed efficaci. Non ci si aspetti però nulla più di questo: gli elementi ‘teatrali’, quasi tragici del precedente episodio, frutto della regia branaghiana, vengono qui ridotti all’osso, a vantaggio di un’azione dagli esiti soddisfacenti, ma anche di un ricorso fin troppo marcato all’ironia, alle battutine, alle ‘situazioni comiche’ (ma questa potrebbe essere un’impressione, dettata dalla lettura della recensione di Leo Ortolani), segno distintivo della ‘longa manus’ di casa Disney che fa sentire sempre di più la sua ‘pressione’ sui supereroi Marvel, al cinema e (purtroppo) non solo.

A fare le spese più di ogni altro di tale situazione è Tom Hiddleston, che comunque ancora una volta risulta essere una spanna sopra gli altri con la sua interpretazione del combattuto dio dell’Inganno Loki; Thor è nuovamente incarnato dalla fisicità prorompente di Chris Hemsworth, a suo agio anche quando il clima si ‘alleggerisce’, avendo modo di abbandonare qua è là la ‘legnosità’ del personaggio; assieme a loro torna il cast al gran completo: Nathalie Portman, Idris Elba, Stellan Skarsgard, Anthony Hopkins, René Russo e soprattuto Kat Dennings, attorno a cui ruotano gran parte delle gag del film e che continua a farsi apprezzare nel suo voler quasi nascondere la bellezza, a favore della propria vis comica. Maggiore spazio avrebbero forse meritato i compagni guerrieri di Thor, trai quali torna Jaimie Alexander – Sif e tra cui si intravede Zachary ‘Chuck’ Levy come Fandral; gustoso cameo per Chris Evans come Capitan America ‘fasullo’; il cattivo è Christopher Eccleston, la cui espressività e limitata dal pesante trucco.

PACIFIC RIM

Pacific Rim, ovvero: il film più atteso dell’anno, almeno per quanto mi riguardava… il film più atteso dell’anno, credo, per tutti coloro che tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli ’80 sono cresciuti a pane-e-robottoni, godendosi la prima e per certi versi tutt’ora insuperata, grande stagione dei cartoni giapponesi a base, appunto, di robottoni che prendono a mazzate mostri giganti.

Fin da quando sono cominciate a circolare le prime indiscrezioni, questo film è diventato subito un ‘cult’, atteso, attesissimo, per certi versi ‘agognato’: dateci Pacific Rim… e per certi versi l’uscita nel pieno dell’estate non gli rende manco completamente giustizia; del resto, diciamocela tutta: questo è più un film da ‘nerd pallidini’ che non da ‘palestrati da spiaggia’.

La trama è più o meno nota: a partire dal 2013, la Terra si trova ad affrontare l’attacco dei Kaiju, enormi mostri che portano morte e distruzione uscendo fuori da un varco dimensionale nelle profondità dell’Oceano; per affrontare la minaccia, il genere umano costruisce degli immensi robot, guidati da due piloti che devono avere particolari affinità (ed infatti sono spesso fratelli) in modo da poter ‘unire le proprie menti’ per guidare i giganteschi robot: la guerra sembra vinta, ma i Kaiju ‘imparano’ e si fanno sempre più minacciosi…

La novità, rispetto ai precedenti del ‘genere’, è che il film non ci racconta l’invasione: ci getta invece, fin da subito, all’interno della guerra, limitandosi a farci un bel riassunto di quanto già avvenuto, per non perdersi più di tanto in chiacchiere… E di chiacchiere, in effetti, in questo film ce ne sono ben poche (e a dire il vero, quelle poche sono anche discretamente apprezzabili rispetto ad altri film ‘di genere’: le ‘storie’ narrate sullo sfondo delle roboanti battaglie sono ben sviluppate, i personaggi discretamente credibili; certo non manca il ‘discorsone’ alla vigilia della battaglia finale, ma diciamocelo, quello è un elemento irrinunciabile); perché il film mantiene esattamente ciò che promette a tutti gli amanti del genere: mazzate, mazzate, e ancora mazzate; mostri a profusione ed armi insospettabili da una parte e dall’altra, distruzione ed esplosioni a raffica, e via dicendo.

Un piacere innanzitutto per gli occhi, perché del Toro, come è già stato sottolineato da altri, è riuscito a rendere intellegibile il tutto: negli scontri all’ultimo sangue tra mostri e robottoni si capisce esattamente tutto ciò che sta accadendo, evitando ad esempio l’esempio caotico dei film dedicati ai Transformers; mostri e robottoni sono immensi e vengono mostrati in tutta la loro magnificenza… e poi, certo, c’è tutto il gusto ‘allusivo’ e ‘citazionista’ di chi si è goduto quei cartoni e vuole dare ai propri più o meno coetanei uno spettacolo indimenticabile: una puntata extralong di uno di quei cartoni che aspettavamo con ansia all’ora di merenda… con la differenza… che è un film… e quindi ogni cinque minuti ti scappa un ‘mamma miaaaaa!!!!’.

Gli attori sono tutti in parte, in ruoli che rievocano efficacemente tutte le figure tipiche del ‘genere’: dagli eroi tormentati al generale tutto d’un pezzo fino agli scienziati, ovviamente venati di follia; si distinguono i principali Charlie Hunnam e Rinko Kikuchi assieme ad Idris Elba, ma non si può non citare la spassosissima interpretazione di Ron Perlman.

Se siete cresciuti a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, andare a vedere Pacific Rim è un obbligo; a tutti gli altri, beh, la visione ne è caldamente consigliate, a patto, ovviamente, di essere in ancora in possesso della capacità di giocare e farsi stupire e trascinare dal ‘sense of wonder’.