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HOUSE OF CARDS

ovvero: l’inutilità di raccontarci ciò che in fondo già sappiamo.

Ho visto i primi quattro episodi, più metà del quinto, di House of Cards, pluriosannata serie d’oltreoceano che racconta di che ‘belle persone’ gravitino nella politica americana… a un certo punto ho piantato lì perché ne avevo abbastanza; voglio dire: in fondo cosa ci dice “House of Cards”? Che i politici sono degli str***i. E grazie al ca**o, aggiungerei io… ma c’era bisogno di una serie per dircelo?

Insomma, che la politica sia fatta da stro**i non è certo una novità: lo sappiamo tutti che diciamo 9 persone su 10 tra quelle che ‘fanno politica’, la fanno per ragioni di potere e prestigio personale; i più ‘pragmatici’, come racconta anche Frank Underwood, protagonista di H.O.C. – interpretato alla grande da Kevin Spacey – per denaro, quelli più scaltri per il ‘potere’, potere che si traduce in quel particolare godimento che si trae quando, parlando con qualcuno, si ha la certezza di poterlo schiacciare come un insetto in qualsiasi momento…

In fondo, Underwood, Matteo Renzi e il ‘Califfo’ Al Baghdadi (quello dell’ISIS) si somigliano, appartengono alla stessa tipologia antropologica: sono persone che pur di conquistare e mantenere il potere farebbero carte false… certo, i metodi sono diversi: Underwood preferisce manovrare le persone come marionette (e quando ciò non è più possibile, togliersele dai piedi fisicamente, come ho letto andando a sbirciare tra le trame delle stagioni successive) Renzi se ne frega di chiunque altro che non sia sé stesso e va avanti, sicuro dell’appoggio dell’opinione pubblica e della sua capacità di comunicazione; Al Baghdadi va per le spicce e scanna i suoi avversari; chiaramente sono ‘metodi’ molto diversi, ma se entriamo nel merito, gli individui in questione appartengono alla stessa ‘schiatta’, hanno la stessa mentalità.

House of Cards in fondo afferma nient’altro che ‘il più pulito c’ha la rogna’, come diciamo a Roma: il protagonista Frank Underwood non si ferma davanti a niente, usa le debolezze degli avversari per distruggerli o metterli al proprio servizio, non si fa scrupolo di usare tragedie umane o mandare sul lastrico migliaia di persone per ingrossare il proprio potere… lo facesse, magari, per far stare meglio i propri elettori, per inseguire qualche tipo di ideale, all’insegna del classico ‘fine che giustifica i mezzi’… macché: le mire di Underwood sono squisitamente personali: siccome il neo eletto Presidente degli Stati Uniti (uno che appartiene al suo stesso partito) lo ha privato all’ultimo momento dell’incarico di Segretario di Stato, allora, dal giorno immediatamente successivo all’elezione, briga per distruggerlo.

Sostnzialmente, chi fa politica la fa per farsi i ca**i suoi, e sai che novità… ancora peggio, tra l’altro, è la moglie di Underwood, interpretata da Robin Wright: un autentico monumento di ipocrisia che porta avanti un ente di beneficenza, ma poi non si fa scrupolo di licenziare decine di collaboratori, anche di lunga data: si fa del bene a chi abita a migliaia di chilometri di distanza e manco si conosce, non ci si fa scrupolo di mettere nella m***a persone con cui per anni si è lavorato quotidianamente.

Insomma, House Of Cards è l’ennesima serie a base di personaggi negativi e detestabili che in fondo finiscono per essere simpatici al pubblico che, al di là di ogni ipocrisia, sa che al loro posto si comporterebbe allo stesso modo: una serie che, come tante negli ultimi anni, stimola e titilla i peggiori istinti delle persone, solleticando la propria propensione al Male… Frank Underwood in fondo piace perché lo invidiamo, perché vorremmo essere tutti al suo posto e sapere di poter schiacciare come un verme chi ci troviamo di fronte, così come vorremmo tutti avere la faccia tosta di un Renzi od essere spietati come il ‘Califfo’: il problema è che per esperienze di vita, ambiente famigliare o semplicemente per indole la maggior parte delle persone non è ‘come loro’ e allora a noi ‘gente normale’ non rimane che abbozzare, invidiare o magari detestare il protagonista di House of Cards, il Presidente del Consiglio italiano o l’autonominato capo dell’Isis…

Intendiamoci, tecnicamente House Of Cards è ineccepile: ottimamente scritta e girata, interpretata in modo magistrale da Spacey e Wright; il fatto però è che alla fine ci racconta ciò che già conosciamo: a che serve assistere alle gesta fittizie di Frank Underwood quando sappiamo benissimo che i Renzi, gli Alfano, i Salvini e forse – lo dico da elettore di M5S – pure i Grillo (o chi per lui) si comportano allo stesso identico modo?

House of Cards ci dice che i politici sono degli str***i che si fanno i ca**i loro alle spalle nostre: embè? Non c’è certo bisogno di una serie tv per farmi rodere il fegato e salire il fiele contro i politici: con tutto il rispetto, molto meglio NCIS.

FUORI TEMPO MASSIMO

La mia sensazione è che ormai siamo fuori tempo massimo: ciò che si poteva – che si doveva fare – doveva essere fatto non settimane, non mesi, ma anni, forse decenni fa… La nostra tanto decantata ‘civiltà occidentale’ se n’è fregata di quello che succedeva altrove, cullandosi nella presunzione della propria superiorità, radicata nella cosiddetta ‘democrazia’ che a ben vedere oggi, A.D. 2015, ha portato solo alla creazione di vari potentati sovranazionali (FMI, Banca Mondiale, Multinazionali Assortite), che prendono decisioni per tutti e che di ‘democratico’, hanno ben poco.

Succederà? Succederà, non se, ma quando… probabilmente, nel giro di due, tre, massimo cinque anni, avremo un attentato in grande stile qui da noi: per ‘grande stile’, non intendo una dozzina di morti come quelli di Charlie Hebdo, intendo qualche decina, se non centinaia di migliaia di morti: missili, probabilmente, oppure qualche arma batteriologica: se, come ritengo ormai quasi certo, l’Isis, conquisterà la Libia, allora ci sarà da preoccuparsi sul serio, spero che qualcuno si stia cominciando a chiedere che fine abbiano fatto gli arsenali di Gheddafi.

La Libia, credo, va considerata persa: l’Isis è forte, determinato, ed ha una grande capacità di fascinazione nei confronti di un mondo islamico che alla fine, se si fa così facilmente irretire dall’ideologia della conquista e dell’annichilimento del nemico, è caratterizzato dalla stessa debolezza dell’Occidente: in fondo, c’è ben poca differenza trai fedeli islamici che ingrossano volentieri le fila dell’Isis e i cittadini tedeschi che negli anni ’30 andavano volentieri appresso ad Hitler sposando in toto il suo progetto di annullamento degli ebrei.

Ormai è tardi: prima che l’Onu, la Nato, chiunque altro, decida qualcosa, l’Isis farà in tempo a prendersi tutta la Libia, temo… e allora, saranno solo ed esclusivamente ca**i nostri: non penserete mica che la Francia, la Germania o chi per loro si scomodernno a darci una mano? Non l’hanno fatto fino ad adesso, lasciando esclusivamente a noi di sobbarcarci la questione dell’immigrazione, figuriamoci se lo farebbero in condizioni peggiori. Naturalmente quando le cose si faranno veramente serie, ‘chi di dovere’ se la darà a gambe: Berlusconi per dirne una ha varie case ai Caraibi; dubito che gente come Renzi, Alfano, Salvini, Boschi, Madia, Grillo o Vendola se ne resterà qui a rischiare la pelle… scapperanno tutti, lasciando ai comuni cittadini di sbrigarsela da soli.

L’avvenire è fosco: abbiamo pensato che la ‘libertà’ risiedesse in smartphone, PC, connessioni veloci, porno su Internet a qualsiasi ora del giorno e della notte, tv satellitari, automobili, chiacchiere pallorane, etc… Abbiamo perso di vista tutto il resto, abbiamo lasciato che si creassero istituzioni sovranazionali a decidere il destino di interi popoli mentre a noi continuava ad essere raccontato che mettendo una scheda in un’urna potessimo decidere qualcosa.

Forse quando davvero cominceremo a vedere in Sicilia sventolare le bandiere nere, cominceremo a renderci conto di quanto tempo abbiamo buttato: in fondo, se dopo le ripetute minacce e dichiarazioni di guerra, si continua a parlare di Nazareno, legge elettorale e riforme fasulle, mentre Gentiloni, Alfano e compagnia rilasciano dichiarazioni e Renzi twitta, l’Isis ce lo meritiamo.

IL TEMPO DEI PAGLIACCI (E QUELLO DEI LADRI)

 “Caro Beppe-gufo, il tempo dei pagliacci è finito” (Matteo Renzi)

Diciamo pure che da una parte ci siano i pagliacci; dall’altra chi c’è? Quelli che rubavano prima, rubano adesso e continueranno a rubare, quelli del ‘Compagno G’ che ancora stava nel PD e delle Coop rosse; i ‘nipotini di Craxi’, che hanno imparato bene la lezione del ‘nonno’, quello che si riempiva la bocca col PSI, “Il partito dei lavoratori e delle gente onesta”, e poi s’è visto com’è andata a finire; trai ladri e i pagliacci, preferisco i secondi.

LE ESPULSIONI DAL MOVIMENTO CINQUE STELLE: CONSIDERAZIONI A LATERE

1) Considerate il momento storico in tutto ciò accade;

2) Considerate come, nonostante la popolarità di Renzi, il centrodestra sia in testa nei sondaggi;

3) Considerate come, nonostante ciò che ci dicono, anche il nuovo progetto di legge elettorale, dà un certo peso alle alleanze;

4) Considerate come l’esperienza abbia insegnato come le coalizioni prendano più voti dei grandi partiti ‘accorpati’;

5) Considerate come, in forza di quanto esposto al punto 4, il centrodestra italiano si è ampiamente attrezzato: Forza Italia, NCD, FDI,  più probabilmente Lega e Casini; e infatti i sondaggi gli danno ragione;

6) Considerate come il PD al momento possa contare sulla sola alleanza – ipotetica – con SEL, più, forse Scelta Civica.

Ne consegue che il PD ha la stretta necessità, in vista delle elezioni che si terranno probabilmente  a primavera 2015, di avere un qualche ‘terzo pilastro’ nella propria alleanza; in questo quadro si inscrive la ‘diaspora’ dal MoVimento Cinque Stelle, che ovviamente era in preparazione da tempo, organizzata sottobanco con tutta probabilità da Civati e dallo stesso Renzi, al fine di creare una sorta di nuovo ‘gruppo’ (e più in là, partito), capace di ‘attrarre’ sia l’elettorato del PD civatiano e deluso dal modo in cui Renzi è arrivato al Governo, sia l’elettorato deluso dal MoVimento Cinque Stelle; non è per niente un caso che tutto ciò succeda quando Renzi sale al Governo e quando Civati esprime tutto il suo malumore. Dietrologia? Forse, ma la tempistica è sospetta. Mi pare evidente che si sia aspettato il ‘casus belli’, che i quattro espulsi per mesi abbiano continuato a ‘tirare la corda’ , con distinguo, contestazioni, prese di distanza fino a farla spezzare, creando poi a catena tutta la situazione attuale, ben sapendo che se fossero stati ‘cacciati’, la cosa non sarebbe finita lì.

Tutto ciò va derubricato come ‘strategia politica’ e in fondo in tutto ciò non c’è nulla di male (Berlusconi ha creato la scissione con Fratelli d’Italia con lo stesso fine: fare in modo che i voti dell’elettorato di destra deluso da lui, restino comunque nell’orbita della coalizione); in tutto questo, non c’è peraltro nulla di male in fondo; l’unica cosa su cui avrei da ridire è anche ancora una volta tutto ciò viene propagandato come ‘mancanza di democrazia’ all’interno del MoVimento, quando hanno votato 40.000 persone, con lo stesso metodo attraverso cui ad esempio Grillo e Casaleggio sono stati smentiti più volte in passato dalla base; ora: non è che se la base vota contro Grillo e Casaleggio è libera e se invece vota come la pensano loro, allora non c’è democrazia… attenzione, peraltro, a riempirsi la bocca con la parola ‘democrazia’, visto e considerato che i fatti mostrano come in Italia a potersi definire realmente ‘democratici’ sono in pochi: di certo non il PD, che ha deciso di cambiare il Governo dell’Italia attraverso il voto di meno di 200 persone.

RENZI: ED ORA?

Quel che è detto è detto, quel che fatto è fatto… il risultato delle primarie sta tutto nei numeri: 3.000.000 circa di votanti, un plebiscito per Renzi… più che delle analisi sul ‘ciò che è stato’, sono curioso per il ‘ciò che sarà’. Gli analisti sostengono che se Renzi non è stupido, lascerà lavorare Letta, senza rischiare di buttare tutto all’aria… nel suo discorso di ieri, Renzi ha rimarcato ancora una volta l’urgenza della nuova  legge elettorale e di una riforma che semplifichi e renda più agile e meno costosa l’architettura istituzionale italiana. Bene, ma i tempi? Possibile che il solo arrivo di Renzi alla segreteria segni un’accelerazione in tal senso? E se, poniamo, Renzi davvero in uno – due mesi, dovesse raggiungere i due obbiettivi, allora che succederà? Sono abbastanza sicuro che il neo-segretario non abbia intenzione di andare a votare con l’attuale legge elettorale (qualunque essa sia, visto che appurata l’incostituzionalità di quella vigente, non si è ancora capito se, poniamo, ritorni in vigore quella precedente); tuttavia, se Renzi dovesse ottenere in tempi brevi la nuova legge elettorale,  non sono così sicuro che lasci proseguire Letta.

Renzi è ambizioso, e sappiamo bene che ha deciso di fare il segretario solo perché questo è uno step ‘intermedio’ che si è frapposto tra lui e il Governo; altrimenti del PD se ne sarebbe fregato. Ora: attualmente Renzi è il politico più popolare in Italia, a occhio e croce i sondaggi vedranno ad esempio, tornare M5S sotto al 20% proprio per l’effetto – Renzi; la destra è allo sbando, il centro inesistente; Renzi può contare su un vantaggio competitivo allucinante, vantaggio che però è destinato ad assottigliarsi per il solo passare del tempo. Votare nel 2015 per Renzi significherebbe: 1) Esporsi al logoramento del sostegno di un Governo che continuerà  ad operare come ha fatto finora, puntando tutto sul rigore dei conti, con poco o nullo spazio per la riduzione delle tasse; 2) Di conseguenze esporsi alle critiche del MoVimento Cinque Stelle; 3) Permettere al campo del centrodestra di riorganizzarsi.

Domanda: gli conviene tutto questo? La risposta non può che essere negativa, e allora io ho tanto l’impressione che non appena Renzi porterà a casa la legge elettorale, cercherà il ‘casus belli’ per far cadere il Governo, magari prendendo a pretesto la politica fiscale o altro; di tempo ce n’è obbiettivamente poco, ma ce n’è… e davvero pensate che Renzi non sia intrigato dall’idea di presentarsi in Europa come il nuovo Capo del Governo in occasione del semestre di Presidente italiana UE? Lo ribadisco, l’uomo è ambizioso, e a restare per oltre un anno ad occuparsi delle beghe di partito, proprio non ce lo vedo.

PRIMARIE PD: IL MIO VOTO PER CIVATI

Ammetto di essere stato un po’ incerto fino all’ultimo momento, sul se votare o meno a queste primarie: il fatto è che ritengo del tutto sbagliato affidare l’elezione del segretario di un partito a ‘cani e porci’. L’elezione di chi deve guidare un partito non può essere affidata a chiunque, incluso il primo che passa e che magari la domenica pomeriggio non ha nulla di meglio da fare e si ritrova due euro in tasca; l’elezione del segretario di un partito, almeno nel caso di un partito come il PD, che vuole continuare ad essere un partito tradizionale, dovrebbe essere riservata agli iscritti e ai militanti, quelli per intenderci che dedicano alla causa tempo, fatica e soldi; aprirla a tutti, inclusi quelli che il resto dell’anno se ne fregano, mi pare un’enorme mancanza di rispetto nei confronti di chi ‘si fa il mazzo’.

Tuttavia, mi sono detto: se al PD hanno deciso che le ‘regole del gioco’ devono essere queste, chi sono io per criticare? Oltretutto ho una sezione sotto casa e versare due euro non è certo un problema, quindi andiamo.

Ho deciso, con pochi dubbi, di votare per Civati; l’ultima volta, a fine 2011, avrei votato Renzi, ma nel frattempo sono successe e cambiate tante cose, lo stesso Renzi, che prima mi convinceva molto di più, adesso mi pare molto meno attraente.

Voterò Civati per poche, essenziali, ragioni:

1) Civati è l’unico che non abbia paura della parola ‘sinistra’: è vero, tutti e tre i candidati la nominano a vario titolo, ma per Renzi  sembra essere più che altro un ‘brand’, un ‘marchio’: diciamo ‘sinistra’ e poi ci mettiamo dentro tutto quello che vogliamo; Cuperlo la nomina, ma la mette al centro di un discorso  che ha molto a che fare con la filosofia e ben poco con la realtà. Civati parla di ‘sinistra’ e accompagna il concetto, per dirne una, citando il rapporto con Sel: non perché con Sel – esperienza nei fatti fallimentare – si debba per forza fare qualcosa, ma perché quanto meno bisogna porsi il problema di come comportarsi nei confronti di chi in Italia vota ancora a sinistra o che non ha votato per la mancanza di alternative plausibili da quelle parti.

2) Civati è l’unico che di fronte a certe questioni, la cui risoluzione è dirimente se il PD vuole definirsi un partito serio, non nasconde la testa sotto la sabbia; ne cito solo due: la prima, è quella dei famosi 101 impallinatori di Prodi. Fateci caso, nel PD non se ne è più parlato: anzi, se qualcuno fa tanto di ritirare fuori la questione le reazioni sono spazientite, nervose, “ancora con quella storia”… è il simbolo del PD da quando è nato: non si affrontano i problemi, si nasconde la polvere  sotto il tappeto: passata la festa, gabbato lu santo, almeno fino alla prossima volta. Credo invece che all’indomani di quella pagliacciata oscena si sarebbero dovuti cercare i famosi 101, prenderli e sbatterli fuori a calci nel c**o dal PD. Punto. Tutto il resto è fuffa. La seconda questione è quella del Governo in carica: Civati è l’unico che dica chiaramente che il PD al Governo con la destra non deve starci; bisogna fare la nuova legge elettorale, e poi di corsa alle urne; sullo stesso tema, Renzi e Cuperlo sono quanto meno ambigui: Renzi la butta sul ‘il Governo se vuole durare, faccia quello che bisogna fare’, concetto a dire il vero generico e lacunoso; Cuperlo è ancora peggio: l’immagine della rassegnazione: “signora mia, bisogna starci”… a sentire Cuperlo sembra quasi che il PD al Governo col PDL ci sia capitato per caso.

3) Civati è l’unico che si pone veramente il problema del rapporto con chi ha votato M5S, e qui il mio discorso si fa molto più di parte. Ora: gli elettori del MoVimento Cinque Stelle in genere sono giudicati come dei gonzi, dei co***oni che ‘si sono fatti fregare’; di conseguenza vengono giudicati alternativamente o come pecore da ricondurre all’ovile (Renzi), o come dei deficienti che vanno ignorati (ciò che sembra pensare Cuperlo, dal quale sulla questione non ho sentito pronunciare mezza parola). L’atteggiamento di Civati mi pare leggermente diverso: ora, io non sono nella sua testa, possibile benissimo che anche lui ritenga chi ha votato M5S un emerito co***one: mi pare però che nel PD sia l’unico che ha comunque mostrato un certo rispetto per la scelta, l’unico a non aver mai insultato Grillo e i suoi, o ad averli trattati con la classica spocchia pseudointellettuale tipica della ‘sinistra storica’ (vedi L’Unità, Gruber, RaiTre e compagnia bella), ma ad aver affermato che con Grillo i suoi ci si debba confrontare, perché i problemi che pongono con la sinistra hanno molto a che fare… atteggiamento che tra l’altro da anni è portato avanti anche dalla brava Debora Serracchiani, guarda caso uno dei pochi esempi di sinistra vincente negli ultimi anni… Serracchiani si è schierata con Renzi, vedremo se riuscirà a portare avanti lo stesso atteggiamento.

Più in generale, Civati mi convince, perché come ha sottolineato lui stesso, combina la novità con l’essere di sinistra. Renzi si presenta come il nuovo, ma è ‘nuovo’ che col passare del tempo sembra sempre più fine a sé stesso, costretto a mantenersi su affermazioni generiche – “bisogna fare quello che bisogna fare e non bisogna fare quello non va fatto” – per piacere a tutti. Cuperlo si presenta come la ‘vera sinistra’, ma è del tutto evidente che rappresenta l’evoluzione del filone dei D’Alema, dei Veltroni e dei Bersani, che ha portato la sinistra italiana allo sfascio: grazie, abbiamo già dato. Se vogliamo, c’è anche un motivo di immagine: Renzi si era presentato come una sorta di ‘ibrido’ tra ‘Pinocchio e il Grillo parlante’: capace di gridare che ‘il Re è nudo’ nei confronti dell’inettitudine del PD… Col tempo, quest’immagine si è affievolita, di pari passo col progressivo imbolsimento e ‘inquartamento’ del sindaco di Firenze, sempre più ‘in carne’: col passare dei mesi, Renzi ha puntato a imbarcare chiunque, nei fatti con un’operazione per certi versi analoga a quella di Veltroni, che ha svuotato progressivamente di contenuti la sua proposta. Cuperlo, non ne parliamo: l’occhi ceruleo che spicca su un volto pallido, ai confini dell’emaciato, l’aspetto perennemente malaticcio di chi non ha visto un palestra manco col binocolo. Civati sembra il meno peggio: certo la barbetta spesso incolta e il capello lasciato scomposto ‘ad arte’, sanno molto di ‘intellettuale da centro sociale’, ma insomma, mi ispira più fiducia il suo aspetto di quello ‘pericolante’ di Cuperlo o di quello fin troppo ‘in salute’ di Renzi… ;-)Per questo, voterò Civati, scelta probabilmente perdente in partenza, ma almeno potrò dire di aver fatto in coscienza ciò che ho ritenuto meglio per il PD.

DI SINISTRA, DESTRA, MOVIMENTO CINQUE STELLE E POLEMICHE ASSORTITE

AVVERTENZA: IL POST CHE SEGUE E’ CHILOMETRICO, E RIBADISCE CONCETTI GIA’ ESPOSTI ALTRE VOLTE SU QUESTO BLOG. PUO’ ESSERE GIUDICATO COME UNA GIGANTESCA PIPPA MENTALE O SESSIONE DI BRAINSTORMING; NON SIETE OBBLIGATI A LEGGERE, TANTO MENO A COMMENTARE, SE NON SIETE D’ACCORDO, TANTO POI IL RISULTATO SONO DISCUSSIONI CHILOMETRICHE SENZA ALCUN RISULTATO TANGIBILE.

Quando ho cominciato a interessarmi vagamente di politica, come molti della mia generazione, ad inizio anni ’90, con Tangentopoli e via dicendo, mi definivo esplicitamente di destra: mi piacevano Fini e il suo ‘spazziamoli via tutti’ (credo lo votai anche come sindaco di Roma, in contrapposizione a Rutelli che già allora aveva mostrato la sua indole di voltagabbana),  avevo anche una certa fascinazione per la Lega e il concetto di Federalismo… non nascondo, ma non credo sia una colpa, o qualcosa per cui mettermi in croce, che ammiravo Berlusconi, per tutto quello che aveva fatto fino a quel momento… poi col passare degli anni, ai tempi dell’Università, ho un pò cambiato opinione… alla fine, tutta una questione di ‘cosa viene prima’, se i ‘diritti’ o i ‘doveri’.  Per chi è di destra, vengono prima i ‘doveri’: il dovere di servire e onorare la Patria, il dovere di costruirsi una famiglia, il dovere di trovarsi un lavoro, anche umile, per contribuire allo sviluppo della Nazione; per la sinistra, vengono prima di diritti, ovvero, prima lo Stato deve mettere in condizione i cittadini di avere un lavoro che risponda alle proprie aspirazioni, di raggiungere il proprio benessere a prescindere da dove si parte. Poi vabbè, in mezzo c’è un oceano di differenze, ma in fondo secondo me la differenza di fondo tra destra e sinistra è questa: per la destra viene prima il singolo con le sue capacità e doveri nei confronti della società, per la sinistra i doveri sono innanzitutto della società nei confronti del singolo.

Sono di sinistra? Credo. Almeno, penso che le organizzazioni ‘sociali’, la società, lo Stato, chiamatelo come volete, esistano in quanto garantiscano al cittadino di accedere a diritti che altrimenti se fosse solo, non gli sarebbero garantiti. Intendiamoci, credo in un certo senso lo stesso singolo sia ‘artefice del proprio destino’ (concetto eminentemente di destra), ma se uno Stato deve esistere, la sua funzione è proprio quella di fare in modo di garantire un insieme anche limitato di mezzi, anche ai più deboli o  meno ‘forti’. Sono di sinistra quando penso che ognuno pagando le tasse debba contribuire al benessere sociale, divento di destra quando le tasse pagate vengono sprecate o usare per mantenere gli apparati burocratici dei partiti come succede in Italia: a quel punto, meglio che ognuno si tenga il proprio e aiuti il prossimo con la beneficenza. Sono di sinistra quando dico che bisogna aprire le porte  a chi scappa dall’Eritrea o dalla Siria, o da posti dove rischiano la vita, divento di destra quando certi immigrati pensano di potersi comportare in Italia come facevano a casa loro, e addirittura insultano gli italiani..

In fondo, non ho mai creduto che si possa essere completamente di destra o di sinistra: prendete il più ardimentoso difensore dei principi comunisti, mettetegli a rischio casa e risparmi in virtù del ‘bene superiore della società’ e vede come diventa subito uno strenuo difensore della proprietà privata; prendere uno che in casa tiene il busto di Mussolini, e magari scoprite che poi  nel tempo libero fa del volontariato a favore degli immigrati… Insomma, se a una persona chiedono ‘sei di destra o di sinistra’, la risposta più onesta dovrebbe essere ‘dipende’. In Italia, e questo è uno dei problemi di fondo, c’è invece questa luogo comune secondo cui se si è ‘di parte’, lo si è fino al midollo, e a mancare è soprattutto il rispetto per l’altro: per chi è di sinistra, chi non la pensa come loro è automaticamente un fascista; per chi è di destra, chi non è come loro, è automaticamente uno stalinista. Sotto questo punto di vista, l’Italia, fa schifo.

Dai primi anni ’90 in poi, questa situazione si è incancrenita: per gli elettori di Berlusconi, chi votava altrove era un pericoloso liberticida; per gli elettori di sinistra, chi votava Berlusconi era un ignorante, uno indottrinato dalla tv… le persone di buon senso e gli intellettuali? Tutti sinistra. Gli str***i fascisti, adoratori del ‘dio denaro’? Tutti a destra… Che schifo, ribadisco.  Lo stesso trattamento sta venendo riservato al MoVimento Cinque Stelle; il principale argomento di discussione è ‘Grillo è un fascista’. Se Grillo chiede il reddito di cittadinanza o si schiera contro la TAV, è populista; se le stesse cose le dicono SEL o il PD, allora è buon senso. Poi mi viene detto: eeeeh, ma Grillo certe cose le dice solo per prendere i voti… Perché, gli altri no???? Insomma, la questione qual è? Grillo è in malafede e invece Epifani, Letta, Renzi, Civati, Cuperlo, Monti, Casini, Alfano e Brunetta sono tutti santi che hanno a cuore le sorti degli italiani? E comunque, quale altro scopo ha una forza politica che si presenti alle elezioni se non quello di prendere i voti per andare al Governo (o piuttosto, salire al potere)?

In giro c’è una disonestà intellettuale disarmante: il centrosinistra, nelle sue varie articolazioni, è andato avanti per vent’anni sostenendo che l’unico problema dell’Italia era Berlusconi, salvo poi salvargli le chiappe ogni qual volta è andato (brevemente) al Governo, perché avere il ‘nemico’ contro cui ragliare era molto più comodo che non tirare fuori qualche idea degna di questo nome… adesso stanno ripetendo lo stesso errore con Grillo: la disoccupazione? E chi se ne frega. Le tasse? E chi se ne frega. Le carceri? E chi se ne frega (a parte quando parla Napolitano, se lo stesso problema lo solleva Pannella da dieci anni, stica**i), l’immigrazione? E chi se ne frega (a parte quando ci sono da piangere centinaia di morti); mi si chiederà perché io parli spesso male del PD: perché mi fa inca**are; del PDL che devi dire? E’ coerente, è il partito di Berlusconi e con Berlusconi: le idee sono quelle, lo scopo è chiaro, quindi puoi prendere posizione, pro o contro, il discorso è semplice.  Io Alfano, Brunetta, Santanché, Bondi, Lorenzin, De Girolamo non li sopporto; l’unico per cui ho un minimo di stima è Lupi, ma più che altro perché corre le maratone e questo me lo rende simpatico, a prescindere.

Il PD è una caso diverso, e mi fa inca**are perché il PD che potrebbe essere e che vorrei è molto diverso da quello che è… A me fa inca**are che il PD abbia scelto Epifani come segretario e che abbia Cuperlo come unica alternativa  a Renzi, e che continui a relegare nelle retrovie persone come Debora Serracchiani che se dirigessero il PD o si candidassero alla premiership Grillo lo spazzerebbero via in cinque minuti. A me il PD fa inca**are, perché ha messo a guidare il Governo uno dei suoi che non ha detto mezza parola sull’aumento delle pensioni da 300 euro o sul taglio delle accise sulla benzina, ma in compenso trova il modo di condonare 1,9 miliardi di euro di multa a chi ha frodato il fisco gestendo le slot machine, o quando sostiene che ‘su certe spese’ (leggi caccia F35), purtroppo ‘non c’è niente da fare’.

Dico che è inutile prendersela con gli italiani ignoranti se il MoVimento Cinque Stelle continua ad essere sopra al 20 per cento; non è l’ignoranza degli italiani, è l’inettitudine altrui: quella di Berlusconi che da vent’anni ciancia di ‘rivoluzione liberale’ e che se poi non la porta avanti, la colpa è sempre degli alleati traditori o della Magistratura; e quella del centrosinistra che ogni volta che è andato al Governo ci è andato male organizzato. La differenza tra il MoVimento e gli altri è tutta qui: gli altri hanno provato fallendo. Il MoVimento Cinque Stelle sta in Parlamento da pochi mesi, esiste da pochi anni, ma improvvisamente per alcuni sembra sia diventato l’unico problema dell’Italia.  Boh, se vi fa piacere pensarlo, accomodatevi, ma resta il fatto che dire ‘Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’ non è un argomento, è un modo furbetto per evitare il confronto e una strada comoda per continuare a pensare di avere una superiorità morale e intellettuale che in realtà non avete. Mentre nel MoVimento Cinque Stelle c’è anche tanta gente critica (a cominciare dal sottoscritto) dalle altre parti non c’è nessuno che sia disposto a riconoscere a Grillo un seppur minimo merito, o beneficio del dubbio: “Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’. In fondo è la stessa cosa successa con Berlusconi, che non era la causa, ma il sintomo, lo stesso è il MoVimento Cinque Stelle, risultato degli ultimi vent’anni di malapolitica, ma la colpa invece è degli italiani che – ma che strano – non danno fiducia agli altri.  Continuate così, fatevi del male.