Posts Tagged ‘Godblesscomputers’

LA PLAYLIST DI NOVEMBRE

(Anche se ormai specificare il mese è un filo superfluo, visto che ‘ste playlist le pubblico un mese si e tre no…)

Gassman Blues Junkfood + Gabrielli

The Contorsionist    Monobjo

Closer         Godblesscomputers

I’m All Right     The Hangovers

Voglia                Scimmiasaki

L’ultima cena     Cesare Malfatti

The Abacist       Suz

How to erase a plot  Armaud

Art School     Peter Truffa

Across The Universe  Joseph Martone And The Travelling Souls

Uomo con la chitarra Limone

Il Taglia teste   Lebowki

Buco Nero         Teo Manzo

Malaga (un altro Margarita) Bosco

GODBLESSCOMPUTERS, “PLUSH AND SAFE” (LA TEMPESTA INTERNATIONAL / FRESH YO! LABEL)

Si parte da Basquiat: “Plush and Safe”, ovvero: il senso di sicurezza che deriva dalla raggiunta tranquillità economica, quando non dalla ricchezza e dal lusso; sicurezza che l’artista newyorkese inquadrava come ‘nemica’ della creatività, stimolata invece quando si è costantemente sulle spine, privi di certezze…. Godblesscomputers, al secolo Lorenzo Nada, ha ripreso il concetto applicandolo a sé stesso: in questo caso, “Plush and Safe” si traduce soprattutto nell’ossessione per il controllo assoluto, naturalmente una chimera: ecco allora che per il successore di “Veleno” (disco della ‘svolta’, accolto con ampi consensi di critica e pubblico), Godblesscomputers ha scelto di cambiare, in parte, le carte in tavola, lasciandosi magari più andare…

“Plush and Safe” è anche il primo vero disco sulla lunga distanza dell’autore: dodici tracce nelle quali Godbless Computers, pur rimanendo fedele al proprio stile (fondato su un’elettronica con più di un rimando agli anni ’90 e ‘00), e riproponendo composizioni dilatate e rarefatte da un lato, dall’altro episodi maggiormente ritmati, quasi con un’attitudine da dancefloor, finisce per cimentarsi anche con la forma – canzone (sviluppando in un certo senso ciò che già appariva in controluce nel precedente lavoro).

Aiutato da pochi e fidati compagni di strada – Francesca Amati degli Amyncabe alla voce in un paio di episodi, il polistrumentista Francesco Gianpaoli dei Sacri Cuori, Gabriele Chiapparini per la parte fotografica – Godblesscomputers assembla un disco, come il precedente, fortemente suggestivo, in cui la delicatezza sonora e vocale si mescola con rumori d’ambiente, ad evocare spesso e volentieri scenari cinematografici, paesaggi notturni (‘Leap in the Dark’) o autunnali (‘Clouds’). E’ lo stesso Nada a definire il ‘mood’ del disco, riprendendo una citazione di Emil Cioran: la nostalgia di qualcosa di indefinibile, un desiderio inappagato, un vuoto (‘Abisso’) destinato ad essere riempito, talvolta, proprio dalla musica, quando questa apre la vista su squarci di altri mondi.

LA PLAYLIST DI MAGGIO

Canone in D Minor                         Pachelbel

Fight                                                    Grand Magus

The Secret of Gravity                    Vandemars

KABOOM! Chiude la fabbrica              The Gentlemen’s  Agreeement

Le bugie della domenica              Francesco Cerchiaro

Seventh Floor                                   Godblesscomputers

364 giorni di oblio                          Mezzafemmina

Idiosyncrasy                                    Pertegò

Per noi                                                Cesare Malfatti

Veditore di sogni                           Mangarama

E’finito il caffè                                 Gazebo Penguins

1990                                                   Soviet Soviet

Lonely Women                               Laura Nyro

Utopia                                               Goldfrapp

Lust (Angel)                                     Joe Jackson – Suzanne Vega

 

GODBLESSCOMPUTERS, “VELENO” (FRESH YO! LABEL / WHITE FOREST)

Godblesscomputers, alias Lorenzo Nada: italiano di stanza a Bologna, e trapiantato a Berlino, dove ha avviato la propria carriera artistica, che nel 2012 ha cominciato a dare i primi frutti discografici; tra le sue influenze, Nada cita i ‘classici’ del genere: le produzioni di Warp o Ninja Tune, la musica nera, tra funk, soul e jazz, l’hip hop.

“Veleno”, dunque: velenoso è, in questo caso, il territorio immaginario in cui l’autore si muove, alla ricerca di una sorta di purificazione dai ‘miasmi’ della vita quotidiana.

Uno spunto ideale che trova forma sonora in sette composizioni, in cui predominano climi rarefatti, atmosfere calme e rarefatte, con una vaga indolenza da foresta pluviale… ritmi compassati, con qualche accenno jungle, i campionamentii vocali femminili e molto ‘black’ a dare quel tanto di fascino, di vago ammiccamento; all’opposto, suggestioni orientali, suoni e voci di strada provenienti dall’India e dalla Mongolia, conferiscono al lavoro una sorta di afflato spirituale, la meta conclusiva del viaggio disegnato nel disco.

Un lavoro in cui dominano toni soffusi, luci in penombra pronte a fare spazio a improvvisi lampi di sole, come appunto succede nelle foreste, con un sapore vagamente retrò (vengono in mente certe sonorità che nell’Inghilterra degli anni ’90 aprirono nuove strade all’elettronica), con qualche spunto più ‘complicato’, vaghi accenni a più recenti sperimentazioni.

Spesso ipnotico, a tratti sfuggente, “Veleno” è comunque un lavoro che cerca di coinvolgere l’ascoltatore, con pezzi cercano sempre un buona conciliazione tra un ascolto agevole e la fedeltà ad uno stile che non scade mai nello sfacciato ammiccamento.