Posts Tagged ‘Giosetta Fioroni’

ANNI 70 ARTE A ROMA

Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al 2 marzo

Il titolo spiega più o meno tutto: uno sguardo d’insieme gettato, sulle dinamiche artistiche della Capitale in un decennio forse troppo spesso ricordato, specie proprio qui a Roma, per l’atmosfera plumbea e opprimente, le tensioni sociali, il terrorismo e la Banda della Magliana, etc… E allora l’obbiettivo – raggiunto – di questa esposizione è quella di raccontarci un’altra Roma, vitale e dinamica nell’esplorare percorsi e linguaggi artistici.

La mostra in corso al Palazzo delle Esposizioni parte da quatto grandi mostre che nel corso di quegli anni a loro volta misero in luce le avanguardie artistiche che in quel periodo animavano Roma, delle quali vengono peraltro riprese alcune opere; lo spettatore è ‘accolto’ dall’installazione di Gino De Dominicis, intitolata “Il tempo, lo spazio, lo sbaglio”: gli scheletri di un pattinatore e del suo cane…

Il percorso espositivo si articola nelle consuete sezioni, ma stavolta si tratta dichiaratamente di ‘tracce’ appena delineate, di una ‘sistemazione’ puramente indicativa di un materiale quanto mai eterogeneo. Due tele di De Chirico, esposte nella prima sala, rappresentano le uniche opere che, allo spettatore non appassionato offrono un ‘appiglio’ a qualcosa di ‘noto’; subito però il percorso diventa un autentico ‘turbine’, un gorgo di immagini, suggestioni, ‘trovate’, a volte provocazioni… e lo spettatore prova l’impressione spiazzate di essersi trovato al posto dei personaggi di Alberto Sordi e della moglie nel celeberrimo episodio che li vedeva aggirarsi, perplessi e un pò intimoriti, nelle sale della Biennale di Venezia.

Piroghe, circoli di sassi, oggetti ai quali al visitatore è chiesto di assegnare una funzione ed un nome, schede tratte da manuali di patologia forense, monoliti torreggianti, omaggi all’arte classica, autoritratti che citano Caravaggio, Boccette di veleno che illustrano ‘esperimenti suicidi’… l’elenco potrebbe continuare, così come potrei dilungarmi su una lista dei nomi presenti: oltre ai già citati, potrei menzionare Burri, Capogrossi, Accardi (scomparsa proprio qualche giorno fa), Richard Long o Giosetta Fioroni; qualche nome finirebbe per sfuggire, facendo del torto a qualcuno…

Tutto molto affascinante, a tratti suggestivo o spiazzante, opere di fronte alle quali si rimane affascinati, talvolta si ride, in qualche caso sorgono perplessità o si prova un filo di ribrezzo (come nel caso delle schede forensi di cui sopra)… il limite dell’esposizione emerge allorché, uscendo, ci si chiede: “si, ma cosa mi è rimasto?”: perché forse, nell’obbiettivo, anche lodevole, di essere il più possibile esaustivi (tra l’altro ad un prezzo più accessibile rispetto ad altre mostre), tutto questo è… troppo. Il carattere così eterogeneo delle opere esposte costringe lo spettatore ad un continuo mutamento di attenzione, ad essere costantemente sulla corda, ed alla fine il tutto diventa una sorta di ‘esericizio di resistenza’… un filo estenuante, se vogliamo.

Certo, si può affrontare la cosa con disincanto e passeggiare tranquillamente tra le opere, buttando lo sguardo qua e là, ‘navigando dolcemente’ le mare magnum dell’Avanguardia; se però lo scopo di fondo almeno in parte vuole essere ‘dimostrativo’, ‘illustrativo’, beh allora forse l’esperienza si fa un pò dispersiva e il forte rischio, alla fine, è di uscirne con una discreta confusione in testa…

MARCEL DUCHAMP – RE-MADE IN ITALY

Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, fino al 9 febbraio

Giosetta Fioroni, “L’argento” – “Faience, 1993-2013”  Roma, GNAM, fino al 26 gennaio.

Marcel Duchamp è il classico artista che o lo si ama o lo si odia: con la sua famosa ‘fontana’ (leggi: un pitale rovesciato) è stato tra coloro che nel ‘900 hanno mutato radicalmente il concetto di ‘arte’, fino al punto di non ritorno. Un rivoluzionario liberatore dell’espressione artistica dalle ultime catene dell’Accademia per i suoi fa, un barbaro che ha devastato il mondo dell’arte, dando il via alla ‘degenerazione’ di cui oggi si assiste agli effetti più deleteri per i suoi detrattori.

La mostra in corso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna vuole essere una riflessione, nemmeno totalmente esaustiva, sui rapporti di Duchamp con l’arte italiana, usando come materiale l’ampio fondo donato alla Galleria dal collezionista Arturo Schwartz; fulcro dell’esposizione sono una serie di opere appartenenti alla classica e più conosciuta produzione dell’autore, della serie degli ‘oggetti di uso comune che estrapolati dal loro contesto originario, divengono opere d’arte’, a partire, appunto da uno dei tanti e immancabili orinatoi, per passare a portabottiglie, attaccapanni e badili vari.

Il resto della mostra si articola in altre opere dell’autore, soprattutto depliant e manifesti, con qualche ‘chicca’  (ad esempio un quadro dedicato ai giocatori di scacchi – è poco conosciuto il fatto che Duchamp fosse un eccellente scacchista – appartenente alle prime opere dell’autore) e ad un’ampia sezione dedicata agli autori italiani, più o meno coevi, che hanno subito l’influenza dell’artista, talvolta allacciando con lui rapporti diretti:  si possono citare  Enrico Baj, Gianfranco Baruchello, Sergio Dangelo,  Luca Maria Patella;  in mostra anche un’opera di Man Ray, artista che ha con Duchamp collaborò spesso; ultima notazione per la possibilità di assistere alla proiezione di Verifica Incerta, film montato dello stesso Barruchello insieme ad Alberto Grifi, omaggio cinematografico alla poetica di artisti come Duchamp, Ray e Max Ernst: per chi non lo sapesse è un film che assembla, con esiti spesso comici, vari spezzoni del cinema hollywoodiano: il vero antesignano di Blob di Ghezzi e Giusti che infatti hanno sempre riconosciuto il loro debito nei confronti di quel film.

Assieme alla mostra dedicata all’artista francese, è possibile visitarne una seconda, stavolta incentrata sull’italiana Giosetta Fioroni: l’artista romana espone qui tre gruppi di opere: il primo, composto di due serie, appartiene alla sua più recente produzione in ceramica: da una parte una serie di ‘teatrini’, sul tipo di quelli delle marionette per i ragazzini, con scene ispirate a luoghi, esperienze, opere letterarie; dall’altra una serie di ‘manichini’, vestiti con varie fogge, ispirate a personaggi femminili reali o di fantasia. La seconda sezione è dedicata a una serie di quadri, paesaggi stilizzati da pochi tratti di pittura argentata; la terza è invece dedicata a quadri più canonici, ispirati dalla tv o dalla pubblicità: queste ultime due sezioni raccolgono opere un po’ più datate.

Nel complesso, le due mostre (attenzione, quella su Fioroni chiude alla fine della prossima settimana) meritano sicuramente una visita: per conto mio la più interessante è stata quella dedicata a Giosetta Fioroni, artista della quale, ammetto, ignoravo la stessa esistenza; quanto a Duchamp, finiscono per incuriosire più le opere degli italiani che le sue, specie se queste sono già state viste in altre occasioni; in tutti i casi forse una ‘personale’ dedicata a Duchamp è consigliabile solo ai veri appassionati… tutti gli altri si ritroveranno col classico ed irrisolto dubbio del ‘ma è arte?’.