Posts Tagged ‘Giorgio Canali’

THE GIANT UNDERTOW, “THE WEAK” (IN THE BOTTLE RECORDS)

E si torna ancora una volta a parlare della Pianura Padana come una sorta di contraltare italico alle grandi distese americane… spazi aperti, strade lunghe e dritte che sembrano non portare da nessuna parte, a tratti un paesaggio monotono che spinge la mente a ‘viaggiare’… fino a quando le lagune di Comacchio finiscono per non essere così distanti dalle paludi della Lousiana…Un ambiente che Lorenzo Mazzilli, alias The Giant Undertow, conosce bene, lui padovano di nascita e bolognese di adozione.

Il gioco delle ‘corrispondenze’ finisce laddove si incontra il vissuto: perché a leggerne la biografia, poi si scopre che Mazzilli ha iniziato, come tanti, con le cover di Neil Young, americano fino al midollo e nel frattempo lavorava in una più che mai italica cantina sociale…

Dopo la consueta gavetta, fatta di partecipazioni a vari e progetti ed esperienze dal vivo in Italia e fuori, arriva il grande passo del progetto personale: otto i pezzi che compongono “The Weak”, esordio di The Giant Undertow: folk, alt.country e quant’altro si può trovare nelle sonorità che nei tempi attuali continuano a omaggiare la tradizione d’oltreoceano; sonorità per lo più acustiche, cui si aggiunge qualche effetto elettrico qua e là; Mazzilli a curare gran parte della strumentazione, con un manipolo di collaboratori arrivati a dargli una mano. Chitarre e banjo, percussioni ridotte all’osso, ma anche tromba e fisarmonica, a contornare un cantato che può ricordare Mark Lanegan, ma anche Giorgio Canali.

Disco che guarda oltreoceano, ma che non poteva non riflettere le influenze di casa: e tra una ballata country, una deriva dal sapore desertico e una marcia vagamente funebre, si fanno strada echi lontani delle balere di casa nostra: ‘The Captivity Waltz’ è forse il brano che più di ogni altro chiude il cerchio della doppia anima del disco, col suo mescolarsi di sapori americani e di un ritmo di valzer che finisce per riportare le atmosfere da locale di liscio.

Un disco di esordio, ma anche il lavoro di un cantautore già sufficientemente rodato, in cui domina una costante atmosfera di sospensione, di ‘vago non detto’, che lascia forse all’ascoltatore il compito di dare il proprio senso compiuto.

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IL CANE, “BOOMERANG” (MATTEITE / AUDIOGLOBE)

Matteo Dainese alias Il Cane, giunge con “Boomerang” al terzo capitolo della sua biografia discografica. La formula appare ormai più o meno definitivamente codificata: un pop abbondantemente condito di elettronica – che rispetto al precedente episodio in questo caso prende decisamente il sopravvento su certe ruvidità indie – ad accompagnare testi solo apparentemente ‘leggeri’.

Il Cane continua a guardare il mondo circostante con aria disincantata e a tratti un filo cinica, prendendo appunti e riasseblandoli in testi che mescolano considerazioni varie ed eventuali su comportamenti, caratteri umani, rapporti interpersonali e affettivi. L’interpretazione è sempre leggera, come se ci fosse costantemente un sorriso (magari un filo sardonico) sulla faccia.

Gli undici brani  del disco (più una ‘ghost track’  posta in chiusura, al termine di una lunga pausa silenziosa) come detto, veleggiano su un gradevole mix di pop elettronico, magari con qualche vaga ‘obliquità’; predominano colori luminosi, pur se in tonalità pastello, a dipingere atmosfere sempre un pò soffuse, quasi indolenti, anche se non mancano episodi più riflessivi e ombreggiati.

Come nel precedente disco, Dainese non è solo, ma si fa accompagnare da un numero (stavolta assai consistente), di ospiti, trai quali per brevità si possono citare Ilaria De Angelis (…A Toys Orchestra), Egle Sommacal (Massimo Volume) e Marco ‘Testa di fuoco’ (Giorgio Canali e Rossofuoco).

Un disco che si lascia piacevolmente ascoltare, forse anche grazie alla maggiore brevità e compattezza rispetto al precedente lavoro.