Posts Tagged ‘Giancarlo Frigieri’

LA PLAYLIST DI DICEMBRE

Si, lo so che siamo al 15 di gennaio, ma mi sono dimenticato…

 

Shadow People Twee

Forse ha ragione Francesco    Il Colle

Vela       Giancarlo Frigieri

Jelly (S)tone       Squid To Squeeze

Profondo Nero   Porco Rosso

Frange        Eugenio Rodondi

La canzone del sorriso     Cinque Uomini sulla Cassa del Morto

Madame    Daniele Maggioli

Social         Sintoh

Vittorio Emanuele    Il solito Dandy

Irene     Joe D. Palma

All my soul    Rigo

La volpe e l’uva     Teo Ho

Anime Semplici     Cristina Renzetti

 

GIANCARLO FRIGIERI, “LA PRIMA COSA CHE TI VIENE IN MENTE” (NEW MODEL LABEL)

 

Giunge all’ottavo capitolo la biografia discografica di Giancarlo Frigieri, già attivo con i Julie’s Haircut.

“La prima cosa che ti viene in mente” è titolo non casuale: la volontà, nelle parole dello stesso cantautore era quella di dare vita a un disco immediato, istintivo, con poche ‘costruzioni’ e ‘ripensamenti’, specie sotto il profilo sonoro.

Il risultato, va da sé, è un disco all’insegna dell’essenzialità, per lo più giocato sulla ‘cellula’ chitarra – voce, cui si aggiunge una sezione ritmica che agisce con discrezione, a tratti quasi sotto traccia: compagni di strada i soli Cesare Anceschi e Simone Gazzetti.

Un cantautorato dalle tinte fortemente folk, che rimanda spesso e volentieri alle melodie popolari, con echi dei canti dei braccianti, che però non disdegna qua e là di dare spazio a venature più marcatamente rock.

“La prima cosa che ti viene in mente”scrive un ulteriore paragrafo nella già ampia ‘biografia dei tempi correnti’ che i cantautori italiani – specie quelli meno conosciuti – stanno ormai scrivendo da qualche anno: a cominciare dal pezzo che dà il titolo all’intero disco, ritratto dell’ossessione del giocatore d’azzardo la cui mente va sempre lì, alla prossima giocata, al nuovo pretesto da trovare per entrare in un bar e infilare gli spiccioli nella fessura di una slot machine.

Brano che, posto a metà dei dieci che compongono il disco, ne costituisce così una sorta di ‘fulcro’, attorno al quale ruota il resto dei temi affrontati: le fabbriche che chiudono, l’incertezza per il futuro e la conseguenze ostilità nei confronti dell’altro, i diritti negati, la fine degli ideali… e l’amore, che inevitabilmente finisce per essere una sorta di salvagente cui aggrapparsi: forse non casuale che in più di un episodio si abbandonino certe riflessioni social / esistenziali per tornare a parlare di rapporti sentimentali, non sempre tutti rose e fiori; più in generale, e in ‘Rischiatutti’ Frigieri lo dichiara esplicitamente, c’è sempre una luce a patto di cercarla e a patto di conservare quell’umanità che spesso, paradossalmente ma non troppo, ci rende impauriti di fronte alla prospettiva della ‘vera felicità’.

Un lavoro che può convincere, nonostante a tratti, forse proprio per il suo essere disco ‘istintivo’, trasmetta una vaga sensazione di ‘incompiutezza’, come se mancasse qualcosa, specie sotto il profilo strumentale, come se la scelta di ‘togliere’ riducendosi all’essenziale avesse privato qualche brano di parte delle proprie potenzialità.

LA PLAYLIST DI DICEMBRE

Il demiurgo sulla soglia del tempo Friedrich Cané & Giacomo Marighelli

Il limite Giancarlo Frigieri

Inverno CRNG

Ritorni Le Mosche

You killed my sun Materianera

Un attimo Na Isna

Il giovane Niccolò e il ritorno dell’uguale Ono

Siringhe (o di una vita) Elpris

Revolver Io e La Tigre

A me mi Lucio Leoni

GIANCARLO FRIGIERI, “TROPPO TARDI” (NEW MODEL LABEL / CONTRORECORDS)

La poetica della sconfitta, variamente declinata: accettazione quasi fatalista, occasione per mettere un punto e ricominciare da capo, annegamento in un mare di rimpianti…

“Troppo tardi” diviene così un titolo che della questione sembra guardare più le luci delle ombre, anche se affrontati con le migliori intenzioni i fallimenti delle vite di ognuno portano con se un qualcosa di ineluttabile, una componente di perdita che non si potrà recuperare.

Viene da chiedersi se e quanto ci sia di autobiografico in questo disco di Giancarlo Frigieri: di certo non è uno che si arrende, considerando che è ormai giunto al settimo lavoro rimanendo sostanzialmente sconosciuto al cosiddetto ‘grande pubblico’; molto più probabilmente, del ‘grande pubblico’ non gli importa un granché e quindi il cantautore di Sassuolo non vive il suo restare nelle ‘retrovie’ come una sconfitta… più probabilmente come una fiera affermazione di indipendenza.

Il campionario è abbastanza ampio: fallimenti sentimentali, quelli di chi mira sempre troppo in alto rischiando puntualmente di cadere, i sogni della gioventù più o meno abbandonati lungo la strada…

Frigieri sceglie di affidare gli otto pezzi presenti (una quarantina di minuti la durata complessiva) al solo abbinamento di voce e chitarra, sebbene ricorrendo ad una certa varietà di soluzione, grazie ad un’ampia versatilità stilistica e all’uso di qualche effetto.

Si passa così da una sabbiosità noise a una dimensione più raccolta, tipicamente cantautorale, da qualche ammiccamento pop (pur se non troppo sfacciato) a citazioni da musica colta.

Il risultato è un lavoro reso un po’ slegato dalla variazione continua di umori e stili, una consistenza frastagliata e ‘interrotta’ che si ritrova anche nei testi, spesso fondati sul susseguirsi e sovrapporsi di immagini, riflessioni, pensieri quasi un flusso di coscienza.

Un lavoro per certi aspetti gradevole, ma che forse trova un limite in una mancanza di ‘corpo’ e di ‘struttura’, nel complesso e a tratti anche nei singoli pezzi.