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PLAYLIST 4.19

Periodica selezione di brani tratti ai dischi recensiti sul blog.

 

TGM (Thinking Generates Movement)     Juri

Hold On     Pietro Sabatini & Co.

Comunque il sole tramonterà     Il Dinosauro E I Manichini

Costantemente Incostante     Ophelia Lia

The One         Twee

Il Presente     Roncea

Giacomo Giacomo    Sàrgano

Interfoit        Le Piccole Morti

La Nebbia    L’Avversario

O                  Gasparazzo Bandabastarda

NIN (nuove intrusioni notevoli)    Africa Unite e Arhitorti

GASPARAZZO BANDABASTARDA, “PANE E MUSICA” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBE)

Giungono all’ottavo disco gli scavezzacollo della ‘Banda Bastarda‘ che in tempi complicati sembrano voler andare al ‘nocciolo’ alle cose iMportanti: “Pane e Musica”, appunto e tanto basta.

Lo fanno coi loro consueti modi scanzonati, ludici ma senza lasciare a casa l’impegno.

Un disco che ci riconsegna la solita scorribanda tra i generi: reggae, spezie balcaniche, la canzone popolare italiana, funk e calypso.

I sei musicisti che coprono lo Stivale, dalla Puglia all’Emilia passando per l’Abruzzo, omaggiano Scola e il calciatore antifascista Bruno Neri, scrivono odi alla ‘O’ (intesa come vocale) e alla ‘Patata’ (intesa come tubero, ma anche altro volendo) inni allo za’vov, un tributo al poeta curdo Hisam Allawi

Un disco solare e dai colori vivaci, che invita al movimento, coprendosi improvvisamente di nubi minacciose sul finale, quando il preoccupato sguardo sulla realtà quotidiana di casa nostra prende il sopravvento.

LA PLAYLIST DI APRILE

Lontano   Suite Solitaire

Control    Phoenix Can Die

Strawberry Squirt   Noir Project

Boy     Emily Sporting Club

Mechanical Liars    Pin Cushion Queen

French Riviera    Bruno Bellissimo

Sweet motherland    Raphael

Se tu non torni    Deluded By Lesbians (cover Bosè)

Ottogenova    Salamone

Il senso del non senso    Arturocontromano

Io sto da Piero   Marco Bugatti

Lucido     Il Terzo Istante

Mentre dormi    Calavera

Fossato 41     Russo Amorale

Vito il Pistolero    Gasparazzo Banda Bastarda

L’unica      The Black Animals

Tutto strano    Gaben

Cherry Brandy    The Incredulous Eyes

GASPARAZZO BANDA BASTARDA, “FORASTICO” (NEW MODEL LABEL)

Arrivano al disco numero sei, i Gasparazzo: segno di come, pur tra intuibili difficoltà, sia ancora possibile portare avanti una ‘carriera’ lontano dai riflettori e dagli onori delle cronache, mossi più dalla passione che dalla fama, contando su un seguito ristretto ma fedele, più che sui ‘grandi numeri’, facili all’infatuazione e altrettanto rapidi nell’allontanamento…

A sintetizzare l’idea del resto stavolta arriva lo stesso titolo del disco: ‘Forastico”: ovvero un soggetto rude, non facile ai contatti umani non tanto per ostilità quanto per la propria indole selvatica… è così che forse i Gasparazzo hanno deciso di definirsi… confermando forse quell’epiteto autoimposto di ‘Banda Bastarda’ che accompagna il proprio nome.

Un filo ‘forastici’ i Gasparazzo lo sempre stati: non tanto perché i suoni siano particolarmente ruvidi o ‘respingenti’, quanto in un modo forse più ‘ideale’: sono ‘forastici’ perché – pur dando alla propria proposta un’impronta stilistica discretamente definita – non si accontentano di affidarsi sempre alla stessa formula, né all’interno dello stesso disco, né passando da un lavoro all’altro.

In questo caso, si fa in parte il punto della situazione, con una corposa componente live, a chiusura di due anni di concerti, aggiungendovi quattro brani originali.

I Gasparazzo riprendono il discorso portato avanti nei lavori precedenti: un mix di influenze ‘globali’ e tradizione anglossassone, stavolta orientato fortemente ai Caraibi, tra influenze reggae e rock steady, accenni ska e accenti rockabilly.

Il quintetto emiliano coglie però l’occasione anche per una più marcata ricerca delle proprie origini, in particolare quelle abruzzesi (non a caso, il termine ‘forastico’ sembra risalire proprio al centro Italia), inserendo ben quattro pezzi in dialetto, dando maggiore peso a una componente folk e di tradizione popolare che comunque ha fatto sempre parte del loro campionario sonoro, specie attraverso l’inserimento della fisarmonica nella propria struttura sonora.

Forastico è dunque il lavoro, che punta a non dare all’ascoltatore punti di riferimento troppo ‘rassicuranti’, forastici sono i personaggi che lo animano, tra improbabili pistoleri, innamorati più o meno disperati, banditi ottocenteschi e operai del secolo scorso, fino ai giorni nostri, in cui il ‘forastico’, di turno è un cuoco maghrebino, indurito dalle avversità della vita. Una galleria di personaggi nella quale il gruppo finisce per inserire anche sé stesso, con un paio di brani che appaiono autobiografici senza scadere troppo nell’autoreferenzialità.

Una chiosa autoreferenziale me la permette anch’io (dopo tutto, questo è pur sempre un blog, quindi un po’ di ‘affari propri’ ci possono stare ogni tanto)… Insomma, mi viene da pensare che passa il tempo, e i Gasparazzo ogni tanto tornare a fare capolino tra le mie recensioni: a conti fatti, questo è già il loro terzo disco che mi capita di recensire e insomma: fa piacere ogni tanto notare come ogni tanto c’è qualcuno che riesce a proseguire il proprio percorso, pur continuando a sfuggire ai radar della discografia mainstream.

 

LA PLAYLIST DI LUGLIO (E GIUGNO)

Riviera               Portfolio

Utopia Pt. I – II – III (Baggio)   Veivecura

Romagna mia           Saluti da Saturno

Se i posaceneri potessero parlare  Gasparazzo

La fuga del cervello   Dagomago

Silenzio Parole        Gray

Gigante                I Giorni dell’Assenzio

Minestrone             Cecco e Cipo

Children Of Greece     Oceans On The Moon

Rido                   John Strada

Look after me          Kein

Addio alle armi        Mario Venuti

GASPARAZZO, “MO’ MO'” (NEW MODEL LABEL)

I Gasparazzo sono una di quelle ‘belle storie’ del mondo musicale italiano ‘alternativo’: oltre dieci anni di attività, concerti in patria e all’estero, una discografia che giunge ora al sesto capitolo… tutto lontano dai riflettori, dal ‘bel mondo’ delle tv e delle radio, sul quale si sono solo occasionalmente affacciati.

“Mo’ Mo'”, ovvero: qui, ora e subito: fin dal titolo la band emiliana mostra la voglia di non perdere tempo, di andare al sodo, ribadendo il principio nella title – track, un ‘inno alla velocità’ piuttosto inusuale, in tempi in quali si invoca la lentezza, ma una velocità se vogliamo creativa, l’invito ad usare ogni momento a disposizione per esprimere sé stessi. Nove brani: su tutti, svettano ‘Cristo è là’, omaggio alla memoria di Federico Aldrovandi e Rovesciala, inno calcistico antirazzista, più che mai azzeccato ora che ci si avvicina ai Mondiali; il disco si snoda poi tra l’osservazione della realtà, come in ‘Se i posaceneri potessero parlare’, brano in collaborazione con Gianluca Conte – Mezzafemmina e il tratteggio di caratteri: il proverbiale Michelazzo (che mangia, beve e non fa un…) a Centopelle (omaggio ad un personaggio di Collodi), parentesi riflessive (Agro, Mimi ), pezzi che riportano direttamente al proprio vissuto musicale (Impulsi Nudi, Fondaco, La Tromba di Eustachio).

Il quintetto emiliano mescola sapientemente un sonorità genericamente rock a un’adeguata dose di spezie etniche, flirtando qua e là col reggae e sfociando volentieri in territori combat rock per un disco abbastanza ben equilibrato, grazie alla riuscita successione dei brani. Una gruppo da scoprire.

 

GASPARAZZO, OBBIETTIVO SENSIBILE (AUTONOMIX / VENUS)

Terzo lavoro da studio per gli emiliani Gasparazzo (nati nel 2003, una fugace notorietà datagli dal passaggio di Siesta, tratto dal loro disco d’esordio, nella trasmissione di Radio2 Caterpillar): da studio, ma con un’attitudine spiccatamente ‘live’, visto che la band l’ha registrato in presa diretta, in parte lasciando spazio all’improvvisazione, o decidendo sul momento quali accorgimenti usare, utilizzando come location una fabbrica abbandonata.

Un dettaglio, quest’ultimo, che potrebbe far pensare a un disco in un certo senso plumbeo, claustrofobico: e invece, “Obbiettivo sensibile” è un disco più che mai ‘solare’, che risente delle molteplici influenze della band che si muove tra tradizionali sonorità del rock italiano ‘mainstream’ (potrebbero per certi versi venire in mente i Negrita), il funk, spore jazz, qualche abrasione vagamente indie, accenni punk e spezie etniche: mediterranee, ma soprattutto africane, complice il consolidato rapporto del gruppo con la Costa d’Avorio.

Il risultato è un disco sicuramente variegato, in cui una scrittura più che discreta varia tra la critica al vizio sempre più radicato al gioco d’azzardo, al tratteggio di figure storiche:  la fotografa Tina Modotti, il poco conosciuto Dietrich Bonhoeffer, esempio di resistenza tedesca al nazismo, le Madri di Plaza De Mayo ; da brani dedicati ai paesaggi o alla fatica del lavoro dei campi al racconto di episodi di vita vissuta (la title track è dedicata a un’esibizione estemporanea alla Stazione Termini conclusasi con l’intervento della polizia), senza tralasciare momenti di introspezione, (nella classica forma della ballata) e trovando il tempo di inserire anche una cover, quella di “Tornerai”, ‘hit’ degli anni ’30.

Pur nell’indubbia gradevolezza dei suoni, “Obbiettivo sensibile” è un disco che alla fine si lascia piacere soprattutto per le idee espresse lungo i tredici brani: sulla lunga distanza si avverte infatti un pò di dispersione, certo nella natura di mosaico sonoro dalle molteplici influenze dello stile della band, ma insomma alla fine si ha spesso l’impressione di trovarsi a brani che galleggiano su una superficie di rock – pop ‘generico’, nei quali si sente spesso l’assenza di una personalità più marcata.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY