Posts Tagged ‘Game of Thrones’

FUMETTAZIONI – PUNTATA N°2

Nuova infornata di letture recenti:

I MIGLIORI ANNI DISNEY – 1968

L’antologica ‘anno per anno’ giunge al fatidico ’68, omaggiato da un Paperino ‘hendrixiano’ in copertina, accompagnato da un variopinto van della Wolksvagen… guidato – e non poteva essere altrimenti – da Paperoga.
La selezione disneyana del 1968 tuttavia appare essere un po’ più debole rispetto alle precedenti: il pezzo forte dell’albo è una lunga storia in cui Topolino torna ad avere a che fare con il Dr. Enigm, nemico di turno Gmbadilegno.
Intendiamoci, l’albo è forse meno ‘forte’ di altri, ma parliamo comunque di un rooster di autori che include Scarpa, Cavazzano, Carpi, i fratelli Barosso, Bottaro, Dalmasso: siamo comunque nell’eccellenza. Voto: 7

 

SECRET WARS N.6

L’universo Marvel è collassato; i pochi ‘cocci’ rimasti sono stati riassembalti alla meglio dal Dottor Destino, che si è autoproclamato monarca, nonché ‘dio’ di un mondo organizzato secondo un sistema feudale, ma un manipolo di buoni e cattivi sopravvissuti alla catastrofe si sta preparando alla riscossa…

Nonostante i disegni ineccepibili (per quanto ‘freddini’) di Esad Ribic, i dialoghi discreti e qualche ‘trovata’, come la ‘fine’ fatta fare da Destino ad almeno un paio dei suoi ex nemici storici dei Fantastici 4, Secret Wars si sta rivelando una modesta variazione su un tema già visto in cui Jonathan Hickman
(lo scrittore di fumetti più sopravvalutato degli ultimi dieci anni) ha scopiazzato fin troppo Game of Thrones, in una storia che si sta sviluppando secondo moduli già visti, inserita in una cornice veramente povera di idee. Voto: 5,5

La breve storia in appendice (l’ennesimo scontro tra Silver Surfer e Galactus) è se non altro resa godibile dal tratto ultraparticolareggiato di Jmes Stokoe. Voto: 6,5

 

THE BOYS 40

Una sorta di ‘prologo’ prima dell blocco di storie che porteranno al finale della serie. I ‘ragazzi’ asfaltano l’ennesimo gruppo di cialtroni in calzamaglia mandatogli contro, ma capiscono che è il momento di agire, per mettere definitivamente a tacere la minaccia dei ‘super’. Voto: 6,5

 

GLI INCREDIBILI X-MEN 309

Proseguono, senza sussulti, le miniserie legate a Secret Wars: sia Anni di un futuro passato – voto: 6 – che E come Extinzione – voto: 6 – una volta esaurito l’effetto – sorpresa legato all’ambientazione alternativo – futuristica, si dimostrano opere tutto sommato trascurabili.
Ambientata invece poco prima dell’implosione dell’Universo Marvel è la serie di Magneto, che continua a raccontare l’estremo tentativo del protagonista di impedire la catastrofe: ma anche in questo caso, la necessità narrativa di legare la serie al contesto più generale ha fatto più danni che altro.
Voto: 6

 

IL NUOVISSIMO OCCHIO DI FALCO 2

Il titolo dato alla testata (alla Marvel ormai stanno esaurendo gli aggettivi), oltre a sfiorare il ridicolo risulta pure del tutto fuorviante, visto che di ‘nuovissimo’ c’è ben poco… A dirla tutta c’è ben poco pure di ‘nuovo’: questi due episodi proseguono la saga a base di ragazzini dotati di poteri straordinari e per questo usati come armi dal Governo, mentre in parallelo si ripercorre l’infanzia del protagonista e del fratello… mamma mia, che originalità. Gli ottimi disegni di Ramon Peréz non bastano a salvare una storia deludente soprattutto perché a scriverla è Jeff Lemire, nome di punta dell’attuale fumetto americano, il quale si mostra poco o nulla a suo agio con un personaggio ‘mainstream’. Voto: 5,5

 

AGE OF ULTRON VS MARVEL ZOMBIE 3

La serie che dà il titolo alla testata continua ad essere fiacca: i disegni pur convincenti di Steve Pugh non riescono a compensare una storia che sembra scritta con lo stesso estro con cui si compila la lista della spesa da un James Robinson che ormai appare lontano anni luce dai fasti di metà anni ’90 – inizio ’00. Voto: 5,5

Si conferma più convincente la storia inserita come ‘accompagnamento’ e dedicata alla cacciatrice del soprannaturale Elsa Bloodstone: accompagnato dal gradevole tratto di Kev Walker, Simon Spurrier riesce se non altro a dare una discreta tridimensionalità alla protagonista, suscitando inoltre curiosità attorno alla reale identità del suo giovanissimo compagno di strada. Voto: 6

 

INVINCIBLE 27

I rapporti tra fratellastri già non devono essere proprio idilliaci normalmente; figuriamoci se i personaggi in questione sono hanno un padre alieno superpotente e due madri di due pianeti diversi… e questo solo per cominciare…
Nonostante si tratti di storie risalenti a quasi otto anni fa – o forse proprio per questo – Invincible è una delle due – tre migliori serie di fumetti dedicate agli eroi in costume pubblicate al momento in Italia, superiore al 90 per cento di quanto proposto da Marvel ed DC… Voto: 7
In appendice, una salto nel passato di uno dei comprimari principali – Voto: 6,5 – e Wolfman, alle prese con la scoperta delle sue reali potenzialità di licantropo: Voto: 6,5.

 

MIRACLE MAN DI GAIMAN E BUCKINGHAM 4

L’avvento dei superesseri e la vita delle persone comuni; in questo caso, una ‘favola della buonanotte’ come tante altre, se non fosse che il viaggio interstellare raccontato è avvenuto sul serio e che uno dei due bambini ‘messi a dormire’ è capace di muoversi fluttuando nell’aria…
Episodi pubblicati ormai venti anni fa, per dare un seguito a ciò che Alan Moore aveva ideato nella seconda metà degli anni ’80.
L’affermazione sembrerebbe troppo nostalgica, e allora mettiamoci un punto di domanda: ne escono più fumetti così, oggi?. Voto: 7,5.

 

I GRANDI CLASSICI DISNEY 3

Il piatto è come al solito abbondante, pieno di materiale ‘d’annata’, non mancano le ‘chicche’, ma si fa sentire la mancanza di una ‘pietra miliare’, com’era successo nei primi due numeri; il ruolo sarebbe in verità svolto dalla storia in due parti firmata Mezzavilla – Cavazzano che apre l’albo (Topolino rapito e Gambadilegno che s’improvvisa detective per liberarlo), ma si tratta di una buona storia e niente di più. L’albo offre comunque la solita parata di grandi nomi: Kinney, Hubbard, Martina, Carpi, Strobl, Nigro, Asteriti, Cimino, i Barosso e De Vita tra gli altri, con la ‘partecipazione straordinaria’ di Sua Maestà Carl Barks.
Voto: 7

 

CONSIDERAZIONI SPARSE SULLA RAI

La domanda di fondo è: ma siamo sicuri che le nomine Rai siano così importanti? O meglio: la Rai è importante? Quello cui abbiamo assistito in questi giorni era, a posteriori, abbastanza prevedibile: le nomine nel CDA della RAI hanno fornito l’occasione per sistemare portaborse, amici, amici degli amici, giornalisti compiacenti e quant’altro… con l’eccezione forse di Freccero (che detto tra noi sopporto poco: supponente e presuntuoso e troppo incline ad un certo vittimismo quando si parla della sua esperienza in Rai), che sembra essere l’unico del lotto a capire veramente qualcosa di ‘tivvu’.
Il problema è che i ‘partiti’ non capiscono (o fanno finta di non capire), che la Rai non è solo ‘informazione’, anzi, tutt’altro… eppure continuano ad infarcire il cda di giornalisti, peraltro provenienti in genere dalla carta stampata, che rispetto alla televisione è tutt’altra roba.
Il risultato è che ci paga il canone, si trova a finanziare un’anzienda nel cui CDA siedono Diaconale e Mazzucca…

La RAI viene pomposamente descritta come ‘la più grande azienda culturale del Paese’… mah: certo, Rai5 di cultura ne fa parecchia, Rai3 segue a ruota… ma se parliamo di Rai1, 2, etc… Certo, se per ‘cultura’ si intendono anche le chiacchiere pallonare, inutili partite di calcio delle serie minori, programmi di cucina, varietà canterini, allora tutto fa brodo e tutto fa cultura… è un problema vecchio (ricordiamo la famosa polemica Taricone – Cecchi Paone sulla natura culturale del Grande Fratello); ma il problema di fondo resta: nel cda RAI siedono sopratutto ex giornalisti che probabilmente di come si copre un evento sportivo, di quali serie tv promettono bene o di come si costruisce un varietà, capiscono poco o nulla, con tutto il rispetto.

Il problema è che la RAI non riesce ad evolvere: certo, la moltiplicazione dei canali degli ultimi anni è servita a dare spazio anche ad una programmazione destinata ad un pubblico diverso e un po’ più esigente rispetto a quello di Antonella Clerici, ma l’impressione generale è che la RAI continui ad essere un elefante in un mondo sempre più dominato da ‘gazzelle’… A dirla tutta, l’unico vero ‘sussulto’ degli ultimi anni è arrivato con Game of Thrones, ma anche lì, manca il coraggio: la RAI trasmette versioni edulcorata in prima serata e l’integrale a notte fonda… Mediaset per dire non si risparmia dal propinarci in prima serata una serie a tratti veramente ‘borderline’ come Shameless: non dico che la RAI dovrebbe puntare su sesso e sangue in prima serata, dico però che non dovrebbe avere paura di mostrarli, se quelli sono funzionali alla serie; in serie come G.o.T. e Shameless sesso e sangue sono perfettamente funzionali alla storia e per nulla gratuiti (per quanto ovviamente ammiccanti), quindi non vedrei il problema.

Il fatto è che la tv va avanti: se SKY propone un prodotto come House of Cards, la RAI non può continuare a proporre le biografie in odore di santità dei politici e degli sportivi italiani; se Italia 1 ad ora di cena non si fa problemi nel trasmettere gli efferati omicidi di C.S.I., la Rai non può continuare con Don Matteo in bicicletta; se MTV trasmette le vicende della famiglia allargata di Modern Family, la RAI non può continuare ad evitare il problema, trattandolo magari con una condiscendenza irritante in stile ‘poverini sono come noi’.

Televisione che peraltro è in via di superamento: ormai esistono intere trasmissioni basate su video presi da Internet; la stessa Internet propone sempre nuovi modi di fruizione: la RAI trasmette in chiaro le nuove stagioni delle serie in suo possesso con un ritardo medio di un anno rispetto alla messa in onda sulle reti satellitari o a pagamento; all’opposto, Netflix sforna nuove serie a pacchetti di episodi completi che uno si scarica e si guarda quanto vuole… rendiamoci conto della differenza.

Certo, Clerici e Don Matteo fanno ascolti, attirano pubblicità e finché il saldo è positivo non c’è problema… ma per quanto continuerà? Ormai al pubblico degli under 20 la tv interessa poco; il pubblico dei trenta / quarantenni ancora la televisione la guarda, ma quando può si rifugia su Internet; tempo dieci anni, e avremo il pubblico di età  compresa trai 20 e i 50 anni che la tv non la guarderà quasi più.

Dare oggi importanza alle nomine RAI come se si trattasse della Presidenza della Repubblica è per certi versi demenziale: è un atteggiamento tipico dei politici che badano ad arraffare poltrone per qualche anno, senza avere alcuna visione prospettiva.

Io auguro veramente buona lavoro a Maggioni e Campo dell’Orto, che almeno sono persone che conoscono la televisione e la RAI in particolare… certo, ho qualche dubbio, perché Maggioni nella sua gestione di RaiNews ha talvolta esagerato: ricordo certe sue dirette – fiume, in cui più che spiegare ha creato confusione; Campo dell’Orto è quello che per certi versi ha avviato la mutazione che ha portato MTV dall’essere un canale musicale, a diventare un ‘contenitore’ pieno della qualsiasi; ammetto che si tratta di persone competenti, ma mi domando se questo basti… Spero, soprattutto, che nelle produzioni RAI ci sia un po’ più di coraggio, che ci si schiodi dalla formula di certi varietà che sono imbarazzanti per chi ci partecipa e per chi li guarda; che ci sia più coraggio nel confezionare serie tv meno paludate e che almeno saranno scritte, recitate e doppiate in maniera decente.
Spero che, soprattutto nella programmazione sportiva, cinematografica e delle serie tv la RAI smetta di rimanere nelle retrovie, raccogliendo le briciole altrui; anche se temo non sarà un percorso facile, visto anche nel cda siede solo una persona che capisce sul serio di televisione.

Per quanto mi riguarda, continuerò a seguire RaiNews, certi eventi sportivi, i programmi degli Angela, qualche serie tv (specie quelle di Rai2)… con l’aggiunta di “Un posto al sole” che trovo forse la migliore produzione RAI degli ultimi vent’anni: per me un appuntamento fisso, il programma ideale davanti cui sbragarmi dopo cena… Per il resto, sta a loro riuscire a convincermi che la RAI non sia un cadavere ambulante, come quelli di The Walking Dead (a proposito, non sarebbe male se la rai prendesse coraggio e la trasmettesse, in integrale ed in prima serata, magari su una delle tre ‘reti generaliste’); l’impresa non è facile, perché ci vogliono un coraggio ed una mentalità che in RAI è evidente manchino da almeno trent’anni, se non di più…

X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

In un futuro più o meno prossimo, uno sparuto gruppo di reduci mutanti cerca di resistere all’attacco delle ‘Sentinelle’, robot creati per individuare ed eliminare i possessori del gene mutante, in grado di adattarsi ai poteri di coloro che si ritrovano a combattere. In un disperato tentativo di risolvere la situazione, la coscienza del Wolverine del futuro viene mandata nel corpo del Wolverine degli anni ’70, allo scopo di impedire che Mystica uccida il creatore delle Sentinelle, dando il via alla catena di avvenimenti che avrebbe portato a quel futuro apocalittico.  Per raggiungere l’obbiettivo, Wolverine dovrà prima scuotere il professor Xavier dal torpore in cui è caduto dopo che la maggior parte dei suoi studenti è stata costretta  a partire per la guerra del Vietnam; poi, liberare Magneto, tenuto rinchiuso in una cella di massima sicurezza al Pentagono dopo essere stato incolpato dell’assassinio di Kennedy; in seguito, convincere i due, trai quali si è creata una frattura apparentemente insanabile, a tornare a collaborare, e per finire cercare tutti assieme di impedire la catastrofe.

Secondo, attesissimo capitolo della nuova vita cinematografica degli Uomini X, dopo il riuscito “X-Men first class”: stavolta alle redini non c’è più Matthew Vaughn, ma viene richiamato Bryan Singer, già autore della prima trilogia… la differenza c’è e si vede: rispetto al precedente lavoro, molto più incentrato sulle psicologie di Xavier e Magneto, stavolta si punta maggiormente sull’azione, riprendendo la storica vicenda narrata da Chris Claremont e disegnata da John Byrne nel 1981; l’alto livello del materiale di riferimento poteva essere un’arma a doppio taglio per Singer, che tuttavia se la cava egregiamente, trasponendo la storia con modifiche (una su tutte: nell’originale a viaggiare nel passato era la mente di Kitty Pride e non di Wolverine) che però alla fine non disturbano.

Una film fondato sulle fondamenta di una storia ben narrata che trova il compimento della propria architettura in un cast che mescola vecchio e nuovo ciclo degli uomini X: così nel futuro ritroviamo Patrick Stewart, Ian McKellan e Hale Berry come Xavier, Magneto e Tempesta; nel passato riecco i giovani Xavier e Magneto  James McAvoy e Michael Fassbender: il ruolo di trait d’union della situazione lo svolge Wolverine – Hugh Jackman, che completa l’efficacissimo trio di protagonisti: assieme a loro, Nicholas Hoult, Bestia, assurto a quarto membro della squadra, e soprattutto Jennifer Lawrence – Mystica, che ancora una volta ruba la scena con la sua seminudità blu, e la riuscita interpretazione di un personaggio sempre al limite tra bene e male. Il cattivo della situazione ha le fattezze di Peter Dinklage, lanciato dalla notorietà acquisita col ruolo di Tyrion Lannister in “Game of Thrones”: un’interpretazione ‘ordinaria’ forse resa un po’ opaca da un doppiaggio non eccezionale.

“Giorni di un futuro passato”  è dominato da un’atmosfera plumbea, da catastrofe incombente, e non è un caso che il futuro distopico da cui parte il film, trovi le proprie radici in anni in cui negli USA è ancora vivo il ricordo dell’uccisione di Kennedy, in cui la catastrofe del Vietnam è alle battute finali, ma le ferite da essa portata sono ancora tutte aperte, e il cui il potere è detenuto da Nixon, che sarebbe diventato il simbolo della corruzione politica. In questo quadro, l’unico momento di alleggerimento è la sequenza cui partecipa il nuovo personaggio di Quicksilver, che garantisce la scena forse più spassosa dell’intero film e che forse avrebbe meritato un utilizzo esteso a tutta la vicenda: c’è da sperare che nel prossimo film avrà un ruolo più ampio.

Il prossimo capito delle avventure degli X-Men, è già in cantiere, dominato dalla parola Apocalisse, che fa già venire un brivido di attesa a tutti gli appassionati…