Posts Tagged ‘Fugazi’

EXSPECTANS VER, “IN LIMINE” (SEAHORSE RECORDINGS)

Disco d’esordio per i senesi Exspectans Ver. Cinque pezzi (inclusa la traccia di apertura, praticamente un intro), meno di venti minuti la durata, per quello che si presenta sostanzialmente come un ‘assaggio’ delle idee e delle capacità del gruppo.

Siamo dalle parti di quello che qualche annetto fa fu ribattezzato post-hardcore, che vide come alfieri i Fugazi e tra i principali esponenti gli At The Drive In.

L’attitudine, la grinta, i suoni pesanti dell’hardcore, inseriti in un contesto più ‘pensato’, alla ricerca di soluzioni più complesse, ritmi a tratti quasi sincopati, che procedono a strappi un occhio al lato melodico della questione.

Il quartetto mostra di aver imparato la lezione: l’esito è gradevole nei suoni, accompagnati da una vocalità che giostra tra un mood ‘arrabbiato’ e momenti di tranquillità un filo dolente.

La brevità del tutto non può portare a un’impressione compiuta e d’altra parte il gruppo sembra ancora troppo vicino a certi modelli di riferimento, ma la strada sembrerebbe quella giusta.

THE INCREDULOUS EYES, “RED SHOT” (AUTOPRODOTTO)

Protagonisti della scena indipendente abruzzese a cavallo tra gli anni ’90 e gli ’00 con la loro creatura Bebe Rebozo, i fratelli Claudio e Danilo di Nicola hanno in seguito proseguito il loro cammino sonoro, continuando nell’esplorazione di territori poco agevoli, all’insegna di sperimentazioni rumoristico – psichedeliche.

Prima o poi nella vita di un’artista viene la voglia di cimentarsi con qualcosa di diverso: senza snaturarsi, sia chiaro, ma comunque cercando di allontanarsi almeno un po’ dal porto in cui si è buttata l’ancora: mollare gli ormeggi, insomma, andare a vedere se, al di là del promontorio più vicino, ci sia qualcosa di interessante da vedere.

Gli Incredulous Eyes nascono un po’ così, dalla necessità di vedere se per caso, mettendo tra parentesi lo sperimentalismo e spostando un po’ il focus dalla propria identità noise, si potesse magari combinare qualcosa avvicinandosi maggiormente alla forma – canzone, alla ballad e, mettendo da parte un po’ di diffidenza, anche al ‘pop’. Ecco allora “Here’s Tempo”, primo capitolo del progetto, che vede coinvolto anche Andrea Stasi al basso e, dopo tre anni passati tra scrittura e attività dal vivo, il successore “Red Shot”.

Curioso notare come il significato delle parole cambi a seconda del contesto: prendiamo ad esempio il ‘pop’: per i fratelli Di Nicola, gli Incredulous Eyes hanno rappresentato un avvicinamento alla canzone – pop… il fatto è che poi se al termine si dà il significato comune di ‘brani di facile consumo atti a dominare le classifiche’, “Red Shot” è tutto fuorché un disco – pop, anzi: qualcuno potrebbe venire seriamente urtato da questi tredici brani dominati da chitarre sferraglianti, ritmiche sincopate e un cantato che spesso e volentieri non la manda a dire… pensando: se questo per loro è avvicinarsi alla pop song, figurarsi cosa facevano prima…

Insomma, è interessate notare come per il progetto dei Di Nicola e Stasi, mutare in un certo senso pelle abbia dato vita ad un formula sonora che ricorda da vicino certo post-hardcore newyorkese degli anni ’90 (leggi alla voce: Fugazi), con una spolverata dello sperimentalismo dei Tortoise e l’ombra lunga di Lou Reed ad aleggiare lungo tutto il lavoro; suggestioni blues, in controluce, qua e là la tentazione della deriva psichedelica.

Efficace nella sua compattezza – i pezzi raramente superano i quattro minuti: in questo si: l’attitudine pop è pienamente rispettata – “Red shot” offre all’ascoltatore una quarantina di minuti di ascolto avvolgente e a tratti trascinante: magari tutto il pop fosse così…

 

 

BUILDINGS, “MELT, CRY, SLEEP” (DOUBLE PLUS GOOD RECORDS)

Secondo lavoro sulla lunga distanza per questo trio di Minneapolis. Nulla di nuovo sotto il sole, ma almeno eseguito con cura e tempra: i Buildings rileggono il catalogo ‘sferraggliante’ che va dai Jesus Lizard ai Fugazi, buttando uno sguardo alle esperienze successive (leggi At The Drive In & soci) e corroborando il tutto con una spezia di math rock. La formula della band ha in effetti poco o nulla di stupefacente o innovativo ma, ripetiamo, la differenza qui sta nei modi: il trio si mostra capace di sviluppare un volume sonoro pachidermico, con un’attitudine priva di qualsiasi compromesso, tutta orientata a prendere a sberle l’ascoltatore. Stop & go, ritmi tortuosi, chitarre più che mai urticanti e un cantato esacerbato, debordante, che intona testi  colorati di sarcasmo: incuranti di qualsiasi conseguenza del loro ‘far casino’ i Buildings assemblano così un disco vincente ed efficacissimo: per una volta, le innovazioni si possono tranquillamente accomodare fuori dalla porta.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY