Posts Tagged ‘Franco Califano’

LA PLAYLIST DI MARZO

Ci vuole orecchio     Enzo Jannacci
Un’estate fa                 Franco Califano
Il povero fiume         Tenembau!
Replica                         Matta-Clast
My timeless present              The Brain Olotester
La paura                      Gran Turismo Veloce
Geoide                          Davide Viviani
Silver Machine         Hawkwind
Oblivion                     Terrorvision
Nothing arrive         Villagers
I folow rivers            Lykke Li
The Messenger         Johnny Marr
Red Sun                     Thin  White Rope
Pelican Man             Youth Logan
Borther                       The Organ
A Day                           Clan of  Xymox
Cherry – Coloured Funk      Cocteau Twins
Zu Grunde                 Der Weg Einer Freiheit
Iconoclast                 Velnias
Cold grey dawn a new beginning      Germ
La sagra della Primavera –  Danza sacrificale   Igor Stravinsky

R.I.P ENZO JANNACCI (1935 – 2013) FRANCO CALIFANO (1938 – 2013)

Se ne sono andati così, uno appresso all’altro; la morte di Jannacci non è giunta purtroppo del tutto inattesa: nell’estate del 2011 si erano diffuse voci di un suo ricovero; a inizio 2012 l’ultima apparizione televisiva, nel programma dedicatogli da Fazio; di qualche mese dopo l’ultima uscita pubblica; che stesse male non era un mistero, ma in fondo la morte giunge sempre inaspettata. Califano si era esibito al Sistina solo pochi giorni fa: chi gli era più vicino sapeva della malattia, ma le sue condizioni non erano tali da far immaginare una scomparsa così repentina. Si possono fare tante considerazioni, esercitarsi nel gioco delle analogie / differenze, partire dal banale dato geografico di un milanese  e di un romano, per gli appassionati di calcio sottolineare quasi un derby, milanista Jannacci, tifoso dell’Inter il ‘Califfo’. Due personaggi apparentemente non così simili, eppure un parallelo c’è: entrambi, per ragioni diverse, sono stati un pò lasciati ai ‘margini’; sono stati due ‘irregolari’ del mondo della canzone italiana, e per questo, forse, hanno faticato a entrare nell’empireo dei vari Tenco, De André, Battiato, Conte, Paoli, etc… Non che gliene sia mai fregato nulla, probabilmente. La morte di Jannacci è stata accompagnata dalla definizione ”cantante e cabarettista’: in realtà Jannacci ha fatto parte di un filone che nella storia della musica italiana precede, e di molto quello dei cantautori: è il filone che va da Petrolini a Elio e Le Storie Tese, passando per Renato Carosone,  Alberto Sordi, il Quartetto Cetra, in parte Fred Buscaglione; un filone nel quale sono rientrati a buon diritto tanti esponenti della Milano canora degli anni ’60 e ’70: oltre allo stesso Jannacci, Cochi e Renato e, almeno in parte, Giorgio Gaber. Il filone della canzoni ‘fatte per ridere’, della parodia crudele, del riso che nasca da un’ironia spesso corrosiva, da una satira anche violenta e senza sconti della società, dello sguardo disincantato sul mondo. Un filone i cui esponenti sono stati sempre guardati un pò storti, dagli ‘oltranzisti della canzone d’autore’, che la canzone ‘è una cosa seria’ e guai a scherzarci sopra… Jannacci per gran parte della sua carriera ha privilegiato il riso, talvolta il surreale, sebbene si sia mostrato capace anche di testi di una profondità assoluta, ma probabilmente i ‘puristi’ questo suo frequente deragliare, il gusto per il cabaret, per la vis comica, non gliel’hanno mai perdonato. Un destino che ha accomunato Jannacci a Califano… Nel caso di Califano però non era tanto ciò che cantava, era il ‘come si presentava’: a dare fastidio era il fatto che l’autore di Minuetto, La nevicata del ’56, Tutto il resto è noia, etc… fosse anche quello che si presentava in video sempre abbronzato, con un fare da ‘rimorchione’, a vantarsi esplicitamente delle sue conquiste sentimentali, o magari delle sue performance sessuali. L’autore serio si presenta in modo compunto, esegue il suo pezzo e se ne torna a casa… l’autore serio, mi si scusi il francesismo, non scopa e se lo fa di certo non se ne vanta. A dare a Califano il giusto riconoscimento per le sue capacità sono stati soprattutto quelli che hanno cantato le sue canzoni, con l’aggiunta di qualche critico musicale ‘illuminato’, ma mediamente Califano era se vogliamo un personaggio che destava imbarazzo: difficile per molti accettare che lo scrittore autore di Un’estate fa o La musica è finita fosse lo stesso che poi durante i concerti si esibiva in monologhi più o meno direttamente ispirati alla sua vita privata, come la resa di un collezionista di donne di fronte a un abbaglio colossale, raccontata in ‘Avventura con un travestito’,  o  ‘Er tifoso’ ,quel meraviglioso pezzo in cui ‘Er Califfo’ si cala alla perfezione nei panni di un tifoso romanista, dipingendone alla perfezione l’assoluta ‘malattia’ per il pallone. Diversi e lontanissimi, Jannacci e Califano: due ‘casi unici’ nel mondo della canzone italiana, eccezionali in fondo perché cantautori si, ma conservando una spiccata ‘popolarità’, proprio nel senso di ‘predisposizione verso il popolo’.

P.S. Coincidenza vuole che con Jannacci condividessi un particolare: siamo nati lo stesso giorno, il 3 giugno; un caso, ma devo dire che di questo sono sempre stato contento…