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DAVIDE PERON, “INATTESI” (NEW MODEL LABEL / UDU MUSIC)

Gli ‘inattesi’ del titolo possono essere i figli, con tutto il bagaglio emozionale che questi comportano; nelle parole che chiosano il booklet, la necessità di tornare a vedere i nuovi nati come ‘esseri umani’ e non di volta in volta come consumatori, contribuenti o ‘numeri’ buoni per le statistiche.

Il quinto disco del vicentino Davide Peron non è però un disco dedicato ai figli e alla genitorialità: l’inattesa è un concetto che si amplia, abbracciando l’incontro con l’altro (in controluce, il tema delle migrazioni); l’arrivo il ritorno di emozioni nuove o sopite, tra l’amore (l’emozione più inattesa di tutte) e i momenti ‘rivelatori’ che arrivano dal minimo quotidiano: un filo d’erba, un fiore.

Un disco cantautorale, che attraversa scenari di eleganza semiacustica, con ‘derive’ rock, appena accennate. Sette pezzi, meno di mezz’ora la durata complessiva, il contributo recitato di Eleonora Fontana, attrice e compagna del cantautore, che per vocalità può ricordare vagamente Fossati.

Un disco che scorre via un po’ troppo velocemente e che a tratti da’ l’idea di una compostezza formale un po’ eccessiva nei suoni, come se i testi, a tratti anche intensi, avessero meritato una veste sonora più decisa e caratterizzante.

FRANCESCO CERCHIARO, “A PIEDI NUDI” (DISCHISOVIETSTUDIO / AUDIOGLOBE)

Il disco d’esordio di Francesco Cerchiaro è di quelli che mettono un po’ in difficoltà: ineccepibile sotto il profilo formale, ben suonato, caratterizzato da una scrittura discreta (considerando che si tratta di un esordio), appare però mancare di qualcosa.

Gli undici brani di “A piedi nudi” si muovono nei territori della tradizione del cantautorato italiano, con una certa predilezione per sonorità folk, manifestata attraverso l’ampio ricorso ad una strumentazione tradizionale, tra mandolino, fisarmonica e, con un pizzico di esotismo, ukulele. Ricorrono le tematiche amorose / sentimentali: tra storie a distanza, o interrotte e poi riprese, abbandoni (‘Il mio cane in una stanza’ capovolge ‘Il cielo in una stanza’ di Paoli) e complicazioni sentimentali assortite; non mancano episodi all’insegna della poetica del quotidiano (‘Le bugie della domenica’) accenni alla realtà italiana (‘Diario di famiglia’ è uno sguardo gettato sul nordest) e momenti di più intima riflessione.

Predomina la lentezza, con brani dal sapore di ballata, dietro ai quali appare trasparire la lezione di autori di Fossati o Lolli. Il disco scorre tranquillo e agevole, senza apparenti passaggi a vuoto, eppure… eppure, alla fine, sembra mancare qualcosa: come se la compostezza stilistica alla fine si traducesse in una prevedibilità fin troppo spiccata. “A piedi nudi” appare insomma un buon disco di cantautorato italiano, ben inserito nella tradizione, che si lascia ascoltare ma che alla fine manca di un filo di slancio, della capacità di stupire, rischiando così di perdersi un po’

Non si può dire che sia un brutto disco, anzi, anche la durata contenuta è un ulteriore punto di merito, segno di sintesi, ma alla fine forse paga un po’ il prezzo della ricerca di una certa perfezione formale a scapito magari di una maggiore originalità.

Per chi vuole, il disco è ascoltabile qui.