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GIBILTERRA, “ALCUNE PICCOLE VERITA'” (AUTOPRODOTTO)

Gibilterra, ovvero: Riccardo Ruggeri (voce) e Martino Pini (chitarra) i quali, dopo varie singole esperienze in disparati generi, dalla canzone d’autore all’elettronica passando per progressive e jazz-rock, uniscono le forze per un progetto più orientato verso territori cantautorali e ‘pop’

Le ‘piccole verità’ scandagliate dai Gibilterra nei cinque brani che qui si susseguono sono quelle che emergono dal quotidiano, attraverso riflessioni, ammissioni, momenti in cui si fanno i conti coi propri limiti e le proprie debolezze, nei rapporti con sé stessi e con gli altri; si finisce, quasi inevitabilmente, per sfiorare i ‘massimi sistemi’, il paradosso ricorrente di una società in cui la ‘connessione’ è divenuta un bene di prima necessità, mentre la ‘comunicazione’ con l’altro appare sempre più difficile.

Ruggeri e Pini, coadiuvati da Andrea Baccaro alla batteria e Maurino Dellacqua al basso, scelgono la strada di un pop che coniuga ‘agevolezza’ di ascolto con una certa ‘eleganza’ dei suoni, riservando spazi a brevi derive blues o accenni di flamenco, all’insegna di un riuscito incontro/dialogo tra voce e chitarra.

GIANMARCO BASTA, “SECONDO BASTA – 12 CANZONI TRAGICOMICHE” (FonoFabrique / Libellula Press)

Secondo Basta: ‘secondo’ come il lavoro n° 2 e secondo come ‘l’opinione di’. Le intenzioni del disco si intuiscono già dal titolo, ulteriormente chiarite dalla sua estensione: 12 canzoni tragicomiche, e infatti l’ironia, il disincanto, un filo di amarezza costituiscono la cifra emotiva, il filo conduttore dell’intero lavoro.

Fidanzate che cambiano sesso od ex che restano incinte; storie quotidiane di varia umanità che si incrociano per le strade di Bologna; l’ossessione per il denaro, che sfocia nelle (presunte) facili scorciatoie del gioco d’azzardo, o peggio in ‘fattacci’ da talk show pomeridiano, l’eterna povertà degli artisti, il male di vivere che può sconfinare nella disperazione, l’amicizia come ancora di salvezza, in alternativa alla dipendenza dai farmaci, novelle ‘ostie’ per gli adepti del ‘dio-Antidepressivo’.

Il cantautore bolognese parla di microcosmi umani e ‘massimi sistemi’ sociali, lasciando aleggiare nell’aria l’interrogativo sul se e quanto di autobiografico vi sia alla base dei suoi testi.

I suoni compongono un mosaico variegato e variopinto: blues, accenti spagnoli, la tradizione popolare, il reggae e il jazz.

Un lavoro che molto deve a una nobile e lunga tradizione, quella dei Gaber e degli Jannacci, condita per il gusto nell’uso delle parole di un Palazzeschi, nomi che lo stesso Basta cita trai propri riferimenti.

“Secondo Basta” è soprattutto un disco divertente, che nel suo snodarsi fa nascere la curiosità per cosa avrà da offrire nel prossimo pezzo, dietro la prossima curva; ma allo stesso tempo è un lavoro che lascia un che di amaro, una vaga ombra di malinconia, come quando per strada si incontrano certi casi umani che strappano una risata, ma lasciano un filo di tristezza per ciò che si potrebbe nascondere dietro alla loro apparente comicità.

 

 

ROCIO RICO ROMERO, “ROCA BASICA” (LIQUIDO RECORDS)

Andalusa (di Huelva) di nascita, ma ormai da tempo ‘trapiantata’ in quel di Bologna, Rocio Rico Romero ha intrapreso un percorso musicale all’insegna di continue deviazioni, svolte, escursioni, sperimentazioni, dalla musica lirica al canto tibetano fino a questo tuffo in sonorità più squisitamente pop.

Pop, certo, ma dalla confezione elegante e l’attitudine sofisticata; pop, ma di quello di classe, pronto a rivelare, tra le pieghe di ognuno dei nove brani presenti, sempre qualcosa di inaspettato, che rende il tutto meno archiviabile, meno facilmente incasellabile.

Brani che spesso si fanno dilatati, rarefatti, in cui Rocio Rico Romero mostra le sue capacità tecniche, ma senza cadere nell’asettico esercizio di stile. Suoni spesso scarni, a lasciare sempre in primo piano l’interpretazione emotivamente intensa dell’autrice, per pezzi dalla veste spesso acustica, non di rado arricchiti da tappeti sonori dal sapore ambient, senza dimenticare echi della propria tradizione, con suggestioni che rimandano al flamenco.

La cantautrice del resto mostra un forte radicamento alle proprie origini, cantando la quasi totalità del disco in spagnolo (con un episodio in italiano): scelta ‘difficile’ e se vogliamo anche coraggiosa.

“Roca Basica” è un disco che vive in gran parte sull’interpretazione cristallina della cantante andalusa, cui le sonorità di accompagnamento si affiancano in maniera efficace; per Rocio Rico Romero forse l’inizio promettente di una nuova fase della propria vita artistica.