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DIRITTI, FIGLI, ADOZIONI E QUANT’ALTRO

Se non ci fossero di mezzo i diritti e la vita delle persone, ci sarebbe da sottolineare come tutta ‘sta storia della legge sulle coppie di fatto e sulla loro figliolanza abbia ormai sfondato i confini del ridicolo.

L’Italia è l’Italia: una Nazione in cui da svariati decenni (secoli?) vige la legge del ‘si fa ma non si dice’, dei vizi privati e delle pubbliche virtù… se ci pensiamo, in fondo qualche secolo fa i Papi non si facevano tanti problemi a fornicare e sfornare marmocchi, tanto poi quello che contava era ‘l’ufficialità’… In fondo tutto il problema dei diritti affonda le proprie radici nella Riforma e nella Controriforma: chiedetevi perché oggi le Nazioni più progredite sotto il profilo dei diritti sono proprio quelle dove nacquero e si diffusero Protestantesimo e annessi, e perché invece nelle Nazioni a maggioranza cattolica non si riescono a fare passi in avanti…

Storia a parte, il lato ridicolo di tutta questa faccenda è che anche l’introduzione della legge più largheggiante e permissiva di questo mondo, non cambierà di una virgola i ‘massimi sistemi’: diciamocela tutta, il punto è proprio questo, stiamo parlando di norme che riguardano una minoranza di persone, la cui introduzione di certo non sancirà la fine del genere umano…
Quello che dico io è: diamo a queste persone tutti i diritti che chiedono e poi continuiamo a campare tutti quanti serenamente.
Sono ormai decenni che si parla di queste cose e ogni volta qualcuno trova il pretesto per buttare tutto all’aria e far si che tutto resti com’è: a questo giro, ‘l’incaglio’ è quello dell’adozione dei figli dei conviventi, che secondo alcuni aprirebbe la porta all’utero in affitto… e allora, dico io?

Il problema dell’utero in affitto non è nella pratica in sé: secondo me ognuno dovrebbe essere libero di fare del suo corpo il ca**o che gli pare; il punto è se questo sia frutto di una libera scelta o di una costrizione sociale: il problema non è l’utero in affitto in sé, ma le possibili condizioni di povertà ed emarginazione che conducono alla scelta; il modo migliore di combattere il fenomeno è combattere la povertà.

La lotta contro i metodi diciamo ‘alternativi’ di procreazione è un’emerita scempiaggine: nel momento in cui la scienza fa delle scoperte e in forza di queste escogita delle invenzioni, la questione è chiusa: si potrà berciare quanto si vuole… Se dipendesse da tutti coloro che oggi sbraitano contro certe metodiche, oggi staremmo ancora col fuoco acceso nella caverna.

Siamo di fronte a norme che riguardano un numero esiguo di persone: anche se si introducesse una legge che permettesse alle coppie omosessuali di adottare dei figli o ricorrere alle pratiche di procreazione assistita per averne, non assisteremmo certo al crollo della società… la stragrande maggioranza delle persone continuerà a procreare col ‘metodo tradizionale’.

Il nodo vero è, certo, la tutela dei minori, ma i minori vanno tutelati a prescidere: la paura che l’introduzione di certe leggi porti alla riduzione dei bambini allo status di oggetti;  che, per dirla esplicitamente, avere un figlio diventi un capriccio, ha una sua motivazione e un suo radicamento; però allora il discorso diventa complessivo e riguarda tutti i tipi di coppie e si estende anche alla famiglia ‘tradizionale’, come tra l’altro la cronaca nera insegna; la possibilità ‘tecnica’ di procreare ha bel poco a che fare con la crescita e l’educazione dei figli. Il problema non è tanto quello di avere o no la possibilità di procreare, il problema è quello di avere la capacità di crescere un figlio: di fronte a certi ‘fattacci’, io dico spesso che non tutti possono permettersi di avere dei figli, che – paradossalmente – bisognerebbe prima superare un esame; insomma, ci sono persone che procreano essendo del tutto inadatti alla paternità / maternità e ci sono persone che per vari motivi non possono avere figli che invece sarebbero degli ottimi genitori ed educatori.

Io capirei anche certe posizioni, se fossero sincere: ma mi chiedo quanti di coloro che in Parlamento stanno conducendo certe ‘battaglie’, lo facciano per reale convinzione e quanti stiano cavalcando l’onda per puro calcolo politico: i cambi di idea dell’ultimo minuto insospettiscono; si parla genericamente di ‘cattolici del partito x o y’, ma poi la religione viene tirata in ballo solo quando fa comodo… trai difensori della ‘famiglia tradizionale’ c’è gente che di famiglie ne ha costruite due o più, avendo ogni volta figli, senza alcuna apparente preoccupazione riguardo la creazione nei fatti di famiglie ‘allargate’.

A me, più che l’ipotetico ‘mercimonio’ derivante dalla presunta apertura delle porte al cosiddetto ‘utero in affitto’ che deriverebbe dalla possibilità di una persona di adottare il figlio precedentemente avuto dal proprio compagno / a,  spaventa il mercimonio che in queste ore sta venendo praticato coi diritti delle persone.

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R.I.P. PHILIP SEYMOUR HOFFMAN (1967 – 2014)

La notizia, mi ha lasciato basito, un po’ come – credo – gran parte degli appassionati di cinema… mi rendo conto che è banale sottolinearlo, ma Philip Seymour Hoffman decisamente non dava l’idea di un ‘tossico’, grazie all’aspetto corpulento e a quel sorriso sempre un pò beffardo sulla faccia… Della sua passata – a questo punto, non superata – tossicodipendenza, non sapevo nulla… al cinema, l’ho visto solo in “The Master”, l’anno scorso: mi sembrarono sopravvalutati il film e la sua interpretazione, troppo ‘calligrafica’ e ‘gigionesca’. Ne ho un ricordo decisamente migliore in “Onora il padre e la madre”…

Eppure, eppure in questi casi c’è qualcosa che stona, che stride, che mi porta in un certo senso a prendere le distanze… non è il solo dato ‘biografico’, non è il fatto che ‘lui era un tossicodipendente e io no’; non è nemmeno quel pensiero che viene quasi sempre in questi casi, che porta a chiederti come si possano ridurre così persone che vivono vite che la maggior parte dei comuni mortali si sogna, soldi e successo, un mestiere gratificante e danaroso… Te lo chiedi sempre: ma possibile che alzarti la mattina con l’incertezza del futuro sia meglio che svegliarti in una bella casa, con la serenità finanziaria e la prospettiva di andare sul set? Non è solo questo, è altro: sto parlando di responsabilità. Ora, io posso capire se hai 40 anni e sei solo, la vita è la tua, se non ne sopporti il peso, può dipendere da tanti fattori, compi scelte che alla fine toccano solo te; il problema per quanto mi riguarda è che Philip Seymour Hoffman aveva tre figli, tutti piccoli tra l’altro, ed è qui che entra in gioco la ‘responsabilità’; perché finché sei da solo, puoi anche autodistruggerti: la tua scomparsa farà probabilmente soffrire parenti e amici, ma se ne faranno una ragione; coi figli, specie se piccoli, no. Se hai dei figli non sei solo: hai delle responsabilità nei confronti di altri, non puoi più permetterti il lusso di pensare e agire come se la vita fosse solo la tua e non ci fosse nessun altro… è una responsabilità ancora maggiore di quella che hai nei confronti del tuo partner, perché lui ti ha scelto, i tuoi figli, no.  Hai deciso di avere dei figli, ma quei figli non hanno scelto di ‘arrivare da te’, la differenza sta tutta qui, e tu hai la sacrosanta responsabilità, almeno per i primi 18 – 20 anni della loro vita, di campare tenendo conto della loro esistenza. Non si può fare finta di niente, si deve agire sempre ‘tenendo conto che’; sei tossico? Ti disintossichi. Ci ricaschi? Cerchi d ri-uscirne; altrimenti il discorso è semplice: se sai di essere un debole, incapace di uscire definitivamente dalle tue dipendenze, molto semplici: figli non ne fai; resti solo, o con chi ti ha scelto, con tutti i tuoi pregi e difetti, forze e debolezze, ma non metti al mondo delle creature che dipendono in tutto e per tutto da te, rispetto alle quali, ripeto, tu hai delle sacrosante responsabilità.

Non capisco Hoffman come non capisco i militari con prole che vanno volontari nelle ‘missioni di pace’ o di guerra all’estero, o i reporter ‘d’assalto’ che partono per i luoghi pericolosi, sapendo di lasciare dei figli a casa: non c’è un ideale che uno, per quanto alto e ‘nobile’ che possa essere anteposto alle responsabilità che si hanno nei confronti dei propri figli. Perché lo ripeto: si sceglie di avere dei figli, ma loro non ti scelgono.

Non capisco Hoffman, così come ai tempi faticai a capire Cobain, per cui avevo molta più ammirazione. Poi per carità, noi non conosciamo le situazioni, né cosa girasse nella testa di quelle persone, ma in fondo, io non riesco a capire.