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THE NEWSROOM: UN’OTTIMA SERIE DI FANTASCIENZA (PER L’ITALIA)

Da un paio di settimana, RaiTre sta trasmettendo in prima serata il giovedì, The Newsroom, osannata serie televisiva americana, che ha fatto incetta di premi. Siamo dalle parti del ‘dietro le quinte’, all’insegna dello stile che sancì il successo di serie come E.R. o The West Wing (e non a caso, alle redini della serie c’è quella vecchia volte di Aaron Sorkin, creatore proprio di The West Wing); in questo caso, ci troviamo nella redazione di un’importante programma di approfondimento giornalistico, in onda su un importante network U.S.A.; al centro della vicenda, il conduttore Will McAvoy, interpretato da Jeff Daniels, ma la serie è improntata al ‘collettivo’, mostrandoci amicizie, amori, rivalità e quant’altro, il tutto scandito dai frenetici ritmi delle notizie che arrivano in redazione, scompaginando in continuazione la scaletta del programma… Il lato intrigante, se volete, è che i fatti coi quali la redazione della serie ha a che fare sono realmente avvenuti: nelle prime puntate della serie, ad esempio, la vicenda ruotava attorno al disastro della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico: trovata senz’altro interessante, per rendere le vicende ancora più vicino alla realtà: si arriva, insomma, ai limiti della docu-fiction.

L’impressione è che per quanto ben confezionata, la serie sia destinata a durare poco, anche sugli schermi di una RaiTre che da qualche tempo sta tentando la carta della ‘fiction di nicchia’; il problema di fondo è che questa serie appare veramente troppo, troppo lontana dalla realtà italiana… A presentarla è intervenuto in diretta addirittura il Direttore di Rete Andrea Vianello, snocciolando la tiritera del ‘la serie vi farà vedere come funziona un redazione, etc…, etc… La questione, però, è che nella realtà italiana entra in gioco un elemento che in America ha una rilevanza non dico minore, ma diversa: la politica.

Non voglio dire che negli Stati Uniti la politica non incida sull’informazione, ma lo fa in modo diverso: il giornalismo americano, pur con tutti i suoi limiti, continua ad affondare le proprie radici in quello anglosassone: da una parte c’è l’informazione, dall’altra la politica; poi chiaramente un giornalista di destra prenderà di mira Obama dalla mattina alla sera, i politici continueranno a esercitare pressioni, tutto quello che volete, ma se vogliamo le regole del gioco sono chiare… In Italia (come al solito), è tutto più sfumato, le ‘zone grigie’ al confine tra informazione e politica sono amplissime e nessuno le limita perché ovviamente fa comodo così. In Italia la proprietà dei giornali fa capo a potentati economici che spesso vanno a braccetto con la politica: non è importante ‘informare’, ma informare in modo fazioso e spesso e volentieri propagandistico, tanto se poi non si vendono i giornali, ecco che arrivano i contributi statali (altra abnorme distorsione al sistema dell’informazione, che dovrebbe essere invece libero, magari pagando meno tasse, ma facendo a meno dei soldi pubblici).

In Italia chi pubblica i giornali in genere di lavoro fa altro: nel cda del Corriere della Sera siedono banche e assicurazioni, La Stampa è di proprietà della Fiat, la Repubblica del finanziere De Benedetti, Il Tempo e Il Messaggero di Roma fanno capo a due costruttori di primo piano e l’elenco potrebbe proseguire. Insomma, quando si legge un giornale in Italia, non si capisce se una notizia venga data perché effettivamente è una notizia, a scopo informativo, oppure perché è volta a fare propaganda a favore o contro qualcuno;  o meglio, a leggere bene, e manco tanto tra le righe lo si capisce benissimo, solo che poi scrive sui giornali sbandiera la propria libertà assoluta di dire ciò che vuole, quando si sa bene che non è così.

Se vogliamo, è il solito discorso dell’onestà intellettuale: negli USA ci sono giornalisti di destra e di sinistra che come tali si presentano, in Italia la gran parte dei giornalisti preferisce sbandierare la propria indipendenza, quando poi in realtà liberi di dire e scrivere ciò che vogliono fino in fondo non sono… Altrove il giornalista fa riferimento solo alla propria coscienza, in Italia si fa riferimento sempre a qualcun altro…  Non parliamo poi della televisione, in cui tutto è amplificato al 1000%, con una tv pubblica in cui i partiti fanno il bello e il cattivo tempo, specie nella nomina dei ‘pezzi grossi’ e un colosso privato che addirittura è di proprietà della famiglia di uno dei principali attori politici degli ultimi vent’anni: nella tv italiana l’indipendenza dell’informazione è una barzelletta, ad esclusione forse di La7, che adesso appartiene a Urbano Cairo, criticabile quanto si vuole, ma che almeno di mestiere fa proprio l’editore di giornali: almeno in questo, c’è una logica e una coerenza.

Ecco perché  trasmessa in Italia, The Newsroom ha l’effetto di un’ottima serie di fantascienza: perché tra gli Stati Uniti e l’Italia di mezzo c’è un oceano, e non solo dal punto di vista geografico: vederla può essere un ottimo esercizio, ci si può rilassare, venirne affascinati o all’opposto annoiati (per quanto mi riguarda, se si prescinde dall’ambientazione redazionale, il tutto mi pare molto già visto), ma per carità, non pensiamo che quello che succede in quella serie si ciò che avviene in Italia…

NAPOLITANO VS LA MAGISTRATURA VS I GIORNALI VS FATE UN PO’ VOI

Premetto che in tutta questa situazione non ci ho capito nulla, del resto in fatto di ‘diritto’ non ci capisco quasi niente, altrimenti avrei fatto giurisprudenza. Comunque, detto in due parole, da quello che ho compreso, l’ex Presidente del Senato Mancino è stato intercettato mentre parlava col Presidente della Repubblica e col suo assistente giuridico riguardo la questione della famosa trattativa Stato – mafia, sulla quale sta indagando la Procura di Palermo. A questo punto Napolitano s’è inca**ato, perché sostiene che il Presidente della Repubblica non può essere intercettato non solo direttamente (ossia quando chiama lui DAL suo telefono), ma anche quando viene chiamato da altri SUL suo telefono, e così ha tirato in ballo la Corte Costituzionale.  Da qui è scoppiato il casino, la faccenda è diventata politica, si è accusato Napolitano di ostacolare il raggiungimento della verità; la cosa è ovviamente passata sulla stampa, si sono verificate le consuete fughe di notizie sul contenuto delle intercettazioni, con conseguente scambio di accuse, la principale delle quali è stata: quando ad essere intercettato era Berlusconi che parlava dei ca**i suoi al telefono andava tutto bene; se ad essere intercettato è Napolitano che parla con Mancino a proposito delle indagini della Procura di Palermo, allora alzate le barricate…  Personalmente, la cosa ha smesso di interessarmi quando è diventata motivo di lite da cronicario tra Scalfari e Zagrebelski: ritengo alquanto avvilente che non si sia messi di fronte allo squallido spettacolo di due vecchi incartapecoriti che litigano a proposito di un loro coetaneo: siamo a livelli di lite da osteria.  Poi l’altra sera mi è capitato di vedere la trasmissione di Mentana, con un altro vecchio, il giornalista Macaluso, uno che a ottant’anni e passa invece di andare alla bocciofila continua a dirigere un giornale (si capisce che odio i vecchi? Ebbene si, odio i vecchi e credo che al compimento degli 80 anni alle persone dovrebbe essere impedito di avere un ruolo di qualsivoglia rilevanza pubblica: avete dato il vostro, basta); tale Macaluso, dallo spiccato accento napoletano, che non si capiva nulla o quasi di ciò che diceva; poi c’era Di Pietro, poi c’era Ferrara che stava lì col solo scopo di cercare di mettere nel sacco Travaglio, altro ospite e poi c’era Boccia del PD, che vabbè, taccio per carità di patria. Insomma, una trasmissione incasinata in cui nessuno, eccetto forse Travaglio, cercava di far capire qualcosa agli spettatori. Travaglio, avrà ragione? Avrà torto?, almeno parlava agli spettatori, gli altri no, parlavano tra di loro. La mia impressione è che si sia davanti all’ennesimo, macroscopico, diversivo: si parla delle telefonate del Presidente Napolitano, perché non si può parlare d’altro, visto che l’intero sistema politico, o quasi, ha appaltato il cervello a Monti; i minatori sardi che si autorecludono sotto terra, l’ILVA, prossimamente la FIAT, le tante aziende in crisi, la benzina alle stelle, la disoccupazione pure, e LORO (i politici e i loro fogli di propaganda, ossia i giornali) hanno trovato il modo di sviare per l’ennesima volta l’attenzione, di parlare d’altro, di scantonare i problemi veri. Chiaramente, la ricerca della verità sulla trattativa Stato – mafia è sacrosanta; veramente, sarebbe sacrosanto pure dire la parola fine su Piazza Fontana, Ustica e la Stazione di Bologna, ma sappiamo come vanno le cose in Italia. Allora, siccome – non nascondiamoci dietro un dito – la ‘trattativa’ sarà l’ennesima questione irrisolta di questa Nazione, forse sarebbe il caso di parlare dei problemi delle persone comuni… Ma di quelli, non ha voglia di parlare nessuno, eccetto Grillo… ah, è vero, ma Grillo  è ‘fascista’ e quindi non ha diritto di parola… Benvenuti in Italia, fine estate 2012…