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LA TOP 20 DEL 2012

1. Honeybird And The Birdies, “You shoud reproduce”
2. Redrick Sultan, “Trolling for answers”
3. Il Maniscalco Maldestro, “Ogni cosa al suo posto”
4. AU, “Both Lights”
5. Niccolò Carnesi, “Gli eroi non escono il sabato”
6. Jesus H. Foxx, “Endless Knocking”
7. The Leg, “An eagle to Saturn”
8. Ember Schrag, “The sewing room”
9. Gianluca De Rubertis, “Autoritratti con oggetti”
10. Confusional Quartet, omonimo
11. Nicolas J. Roncea, “Old toys”
12. Notic Nastic, “Full screen”
13. Human Tanga, “Pornografia apocalittica”
14. Kardia, “No”
15. Devocka, “La morte del sole”
16. Buildings, “Melt cry sleep”
17. Atterraggio Alieno, “Il disgelo”
18. Werner “Oil tries to be water”
19. FEV, “Nebbia bassa”
20. Bianco, “Storia del futuro”

FEV, “NEBBIA BASSA” (BLACK FADING)

Fare del rock (senza altri prefissi o specificazioni) in Italia oggi non è per niente facile, visto che ormai quando si parla di ‘rock italiano’, si finisce puntualmente per andare a scontrarsi con  i soliti due nomi di ‘quelli che riempono gli stadi’ e si punzecchiano sui social network… Un sostanziale duopolio che rende la vita assai complicata per chi voglia suonare del rock in Italia, distanziandosi magari dai quegli ingombranti ‘modelli’… Eppure, in Italia di rock band che si distinguano da quelle proposte c’è un gran bisogno: non è un caso se l’esordio dei bolognesi FEV (acronimo di Falce E Vinello) – che con i ‘soliti noti’ condividono solo l’area di provenienza – si fregi della partecipazione di un nugolo di ospiti, che hanno fatto la storia del rock (anche con derivazioni punk e combat folk) italiano: fa in effetti abbastanza impressione vedere partecipare al lavoro di una band esordiente Banda Bassotti, Modena City Ramblers, Gang, Steno dei Nabat, Cisco, Daniele Biacchessi (che partecipa in un reading dedicato alla Strage della Stazione di Bologna, ma anche impugnando l’armonica). Un elenco di ospiti che già da solo rappresenta una garanzia della solidità – e soprattutto dell’onestà – di ciò che di va ad ascoltare.

“Nebbia bassa” è infatti un disco di rock, variamente declinato: tra spezie ‘hard’ qualche vago profumo punk o combat folk, ma in generale, puro e semplice rock, di quello che accosta l’intensa grana emotiva del cantato alla pronta esplosione delle chitarre, con la sezione ritmica a fare da muro portante. Soprattutto, però, l’esordio dei FEV è un disco impegnato (senza che questo voglia dire pedante, o retorico), che parla dei bombardamenti su Bologna e della Resistenza, di Giuseppe Di Vittorio (trai ‘padri’ del sindacalismo italiano) e dei movimenti del ’77,  della Strage della Stazione, del revisionismo storico (all’insegna dei ‘morti tutti uguali’) e di Federico Aldrovandi.

Arricchito da interventi scritti (di Patrizia Moretti, madre di Aldrovandi, di Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione trai familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, e dell’ex segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani) che se ce ne fosse bisogno, danno ulteriore conferma dell’onestà e della valenza ‘civile’ del progetto.

I FEV sono insomma il rock italiano che si (ri)scopre capace di alzare lo sguardo, di smettere di guardarsi le scarpe o l’ombelico (e magari di ammirarsi, con compiacimento) allo specchio, per guardarsi invece attorno, conservare la memoria del passato per capire meglio il presente: un disco del quale c’era veramente bisogno.

LOSINGTODAY

LA PLAYLIST DI MAGGIO

Il corpo stupido     Giorgio Gaber
Your cheatin’ heart  James Brown
2010                 Apocalyptica
The Khlysti Evangelist   Therion
Sul mare di Okinawa  Insooner
Walking down the street  Super Distortion
Of you of me         Kill Star
L’amante della luna  Antonino di Cara
Pawn & Queen         Philip Cohen
Retrocattiva         Davide Ferrario
L’alba               Luca Gemma
Medusa               Nicolò Carnesi
Sto ancora aspettando Il Disordine Delle Cose
1977                 FEV
Night Train          James Brown
La peste             Giorgio Gaber