Posts Tagged ‘Fernando Fidanza’

CLASSIFICA 2021: I DISCHI

Chiamateli come volete: dischi, LP, album, full length…

Insomma, ecco qui la classifica dei migliori 15 tra quelli recensiti sul blog.

1. Savelli – Zanotti, “Italian Kidd”

2. Alek Hidell, “Ravot”

3. Fernando Fidanza, “Old Folk for New Poets”

4.Salento All Stars, “L’Era del Cigno Bianco”

5. Andrea Lorenzoni, “Felsina Ribelle”

6. NichelOdeon / InSonar & Relatives, “INCIDENTI – Lo Schianto”

7. Il Proposito, “Il Proposito”

8. Sis, “The Killer in the Looking Glass”

10. UnFauno, “Insecurity”

9. Fusaro, “Di quel che c’è non manca niente”

11. Dagma Sogna, “Interno 11”

12. Laino & Broken Seeds, “Sick to the bone”

13. Matchless, “Matchless”

14. Dellarabbia, “L’Era della Rabbia”

15. Circolo Lehmann, “Il Re delle Lepri”

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PLAY 5.2021

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.
Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Sasha Donatelli, ‘Sentirti addosso’

I Desideri, ‘Senorita’

Solisumarte, ‘È colpa mia’

Claudio Rigo, ‘Momenti’

Demanio, ‘Vaticano’

Solisumarte, ‘Era scritto’

‘900, ‘Viaggiare’

Edodacapo, ‘In città’

TES, ‘Berlino’

Lagoona, ‘Vertigine’

Michele Anelli, ‘Sono chi sono’

Ennio Salomone, ‘Io non ti ho detto niente’

AliC’è, ‘Nella testa’

Fanizzi, ‘Elementare’

DeaR ‘Was My Life a Kohoutek?’

Fernando Fidanza (su testo di Marina Marchesiello), ‘#9’

Resonanz Kreis, ‘Closed Eyes’

P.S.: il tag dei TES per qualche motivo non viene inserito.

FERNANDO FIDANZA, “OLD FOLK FOR NEW POETS” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBE)

Nasce un po’ per caso e un po’ per noia, magari nel corso di certi apatici pomeriggi che quasi tutti abbiamo vissuto nel corso del lockdown, questo progetto di Fernando Fidanza, che ha musicato 13 testi inviatigli da altrettanti poeti.

Romano, classe ’76, Fidanza ha vissuto 14 anni in Cina, scrivendo colonne sonore, pubblicando un lavoro con la sua band creata lì e girando in lungo e in largo per il Paese… che dato che parliamo della Cina significa più o meno aver attraversato un continente.

Lo ritroviamo a Roma, in piena ‘clausura’ a sperimentare appunto la sonorizzazione di una poesia del fratello Luca. Parte da qui l’idea di estendere l’esperimento a un progetto più corposo, ottenendo il riscontro positivo di una manciata di poeti, per un progetto il cui titolo mescola appunto la ‘nuova’ poesia, al ‘vecchio’ folk, inteso più come attitudine e scelta di vita basata sul viaggio e sull’incontro col prossimo.

I tredici brani presenti sono per lo più orientati a una dimensione acustica o semiacustica, in cui l’elettricità è presente, ma con discrezione e isolatamente prende il sopravvento, in episodiche parentesi più volte al rock.

Forse non poteva essere altrimenti, dato che i testi poetici necessitavano comunque di un adeguato risato; dominano le chitarre, che si stagliano su ritmiche essenziali e qualche vago effetto di sottofondo.

Se l’indole ‘metallara’ di Fidanza, che cita Iron Maiden, Metallica e Slayer tra le proprie influenze, non appare immediatamente percettibile (forse giusto in qualche vaga melodia che starebbe bene anche su qualche ‘ballata’ del genere), più evidente è invece l’influenza dei Pearl Jam più acustici e quella di Guccini, in particolare in un cantato che sovente si fa quasi discorsivo.

Testi poetici (per pura statistica segnalo che tra gli autori presenti si contano sei poetesse) per lo più volti a un certo intimismo.

La riflessione finale è che se certo, da un lato, l’obbiettivo era quello di affiancare un ‘vecchio’ da non intendersi come il proverbiale ‘classico indiscutibile’ e il ‘nuovo’, da non intendersi come ‘nuovismo’ e se l’intento era quello di superare certe diffidenze personali che caratterizzano il mondo dell’arte, impedendo di ‘fare fronte’ verso uno scopo, dall’altro mi pare che l’esperimento rappresenti il tentativo di trovare un terreno comune tra musica e poesia.

Non che non sia già stato fatto in passato, intendiamoci, ma spesso c’è questa idea secondo cui la poesia sia sempre un gradino sopra la canzone: spesso per lodare un cantautore si dice: “Quello non è un cantante, è un poeta” come se il fatto di scrivere testi destinati ad essere accompagnati, o ad accompagnare, la musica, sia in qualche modo squalificante.

In questo caso i testi nascono probabilmente in maniera autonoma e il lavoro sonoro è successivo, ma l’esperimento è comunque riuscito.