Posts Tagged ‘Federico Aldrovandi’

GASPARAZZO, “MO’ MO'” (NEW MODEL LABEL)

I Gasparazzo sono una di quelle ‘belle storie’ del mondo musicale italiano ‘alternativo’: oltre dieci anni di attività, concerti in patria e all’estero, una discografia che giunge ora al sesto capitolo… tutto lontano dai riflettori, dal ‘bel mondo’ delle tv e delle radio, sul quale si sono solo occasionalmente affacciati.

“Mo’ Mo'”, ovvero: qui, ora e subito: fin dal titolo la band emiliana mostra la voglia di non perdere tempo, di andare al sodo, ribadendo il principio nella title – track, un ‘inno alla velocità’ piuttosto inusuale, in tempi in quali si invoca la lentezza, ma una velocità se vogliamo creativa, l’invito ad usare ogni momento a disposizione per esprimere sé stessi. Nove brani: su tutti, svettano ‘Cristo è là’, omaggio alla memoria di Federico Aldrovandi e Rovesciala, inno calcistico antirazzista, più che mai azzeccato ora che ci si avvicina ai Mondiali; il disco si snoda poi tra l’osservazione della realtà, come in ‘Se i posaceneri potessero parlare’, brano in collaborazione con Gianluca Conte – Mezzafemmina e il tratteggio di caratteri: il proverbiale Michelazzo (che mangia, beve e non fa un…) a Centopelle (omaggio ad un personaggio di Collodi), parentesi riflessive (Agro, Mimi ), pezzi che riportano direttamente al proprio vissuto musicale (Impulsi Nudi, Fondaco, La Tromba di Eustachio).

Il quintetto emiliano mescola sapientemente un sonorità genericamente rock a un’adeguata dose di spezie etniche, flirtando qua e là col reggae e sfociando volentieri in territori combat rock per un disco abbastanza ben equilibrato, grazie alla riuscita successione dei brani. Una gruppo da scoprire.

 

FEV, “NEBBIA BASSA” (BLACK FADING)

Fare del rock (senza altri prefissi o specificazioni) in Italia oggi non è per niente facile, visto che ormai quando si parla di ‘rock italiano’, si finisce puntualmente per andare a scontrarsi con  i soliti due nomi di ‘quelli che riempono gli stadi’ e si punzecchiano sui social network… Un sostanziale duopolio che rende la vita assai complicata per chi voglia suonare del rock in Italia, distanziandosi magari dai quegli ingombranti ‘modelli’… Eppure, in Italia di rock band che si distinguano da quelle proposte c’è un gran bisogno: non è un caso se l’esordio dei bolognesi FEV (acronimo di Falce E Vinello) – che con i ‘soliti noti’ condividono solo l’area di provenienza – si fregi della partecipazione di un nugolo di ospiti, che hanno fatto la storia del rock (anche con derivazioni punk e combat folk) italiano: fa in effetti abbastanza impressione vedere partecipare al lavoro di una band esordiente Banda Bassotti, Modena City Ramblers, Gang, Steno dei Nabat, Cisco, Daniele Biacchessi (che partecipa in un reading dedicato alla Strage della Stazione di Bologna, ma anche impugnando l’armonica). Un elenco di ospiti che già da solo rappresenta una garanzia della solidità – e soprattutto dell’onestà – di ciò che di va ad ascoltare.

“Nebbia bassa” è infatti un disco di rock, variamente declinato: tra spezie ‘hard’ qualche vago profumo punk o combat folk, ma in generale, puro e semplice rock, di quello che accosta l’intensa grana emotiva del cantato alla pronta esplosione delle chitarre, con la sezione ritmica a fare da muro portante. Soprattutto, però, l’esordio dei FEV è un disco impegnato (senza che questo voglia dire pedante, o retorico), che parla dei bombardamenti su Bologna e della Resistenza, di Giuseppe Di Vittorio (trai ‘padri’ del sindacalismo italiano) e dei movimenti del ’77,  della Strage della Stazione, del revisionismo storico (all’insegna dei ‘morti tutti uguali’) e di Federico Aldrovandi.

Arricchito da interventi scritti (di Patrizia Moretti, madre di Aldrovandi, di Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione trai familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, e dell’ex segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani) che se ce ne fosse bisogno, danno ulteriore conferma dell’onestà e della valenza ‘civile’ del progetto.

I FEV sono insomma il rock italiano che si (ri)scopre capace di alzare lo sguardo, di smettere di guardarsi le scarpe o l’ombelico (e magari di ammirarsi, con compiacimento) allo specchio, per guardarsi invece attorno, conservare la memoria del passato per capire meglio il presente: un disco del quale c’era veramente bisogno.

LOSINGTODAY