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CLINTON, SANDERS E GLI ALTRI

E’ cominciata la ‘grande corsa’ delle Primarie americane: piccole e grandi sorprese, come in fondo molto spesso succede quando dopo tante chiacchiere si passa al voto, e viene da notare come quasi ovunque poi il ‘popolo’ faccia di testa sua e smentisca spesso e volentieri le analisi dei cosiddetti ‘esperti’… quello del ‘politologo’ per inciso è uno di quegli ‘strani mestieri’ che in fondo si riducono all’espressione di opinioni personali, spesso nemmeno tanto circostanziate, da parte di presunti o sedicenti esperti che poi nell’80 per cento dei casi risultato attendibili quanto un qualsiasi sito di consigli sulle scommesse calcistiche. Chiuso l’inciso.

Le elezioni americane saranno sempre più tema dominante nei prossimi mesi, prima con le primarie, poi col confronto trai candidati designati e poi col voto… non entro in disamine; mi limito a osservare come al momento (e siamo solo all’inizio, in fondo) sembrerebbe profilarsi la stessa situazione di otto anni fa, con i democratici a dividersi la posta e i repubblicani ad agire di rimessa; la discesa in campo di un personaggio quanto meno ‘colorito’ come Trump ha dimostrato che tutto sommato gli Stati Uniti non sono messi tanto meglio di noi, quanto a credibilità dell’aspirante classe dirigente; mi stupisco, sinceramente, che trai repubblicani al momento non sia riuscito a sfondare uno come Rubio, che per età e storia personale potrebbe proporsi come una sorta di Obama di destra.

Hillary Clinton appare, ancora più di otto anni fa, la leader designata dei democratici: stavolta a metterle i bastoni tra le ruote non è un giovane afroamericano che incarna la speranza del possibile, ma  Bernie Sanders, un attempato signore che ha il fegato di definirsi socialista in una nazione in cui la parola è più o meno comunemente considerata un insulto e in un mondo dove ormai ben pochi hanno ancora il coraggio di definirsi tali.
Sanders sembra un uomo fuori dal mondo e dal tempo, ma forse ci vuole proprio una persona ‘esterna’, uno che non prende i soldi dalle grandi banche d’affari ma dai sindacati degli insegnanti e degli autotrasportatori per poter incarnare quel minimo di speranza residua in un mondo che non sia governato dalla finanza.
Clinton di certo non può incarnare quell’idea (basta solo leggere l’elenco dei suoi finanziatori per rendersene conto): la sua è la promessa di un mondo in cui banche e finanza sono sostanzialmente lasciate libere di continuare ad agire come hanno fatto finora, versando in cambio un ‘obolo’ a favore dei poveri; sembra una situazione ‘italiana’, con la pura estetica del volere piacere a tutti di ClintonRenzi e la fedeltà ai principi (col rischio di risultare antipatici a qualcuno) di SandersRodotà.

Ammetto peraltro che le mie sono analisi tendenziose e dettate dalla suprema antipatia che mi ispira Hillary Clinton: al contrario di tanti osservatori, il personaggio non mi piace per nulla; arrivismo a parte (ma è il meno: in quel mondo se non sei un arrivista non vai da nessuna parte), non capisco il principio secondo cui bisognerebbe in qualche modo tifare Hillary perché donna: che le donne al Governo facciano meglio degli uomini, portando pace e prosperità per tutti è un luogo comune: Thatcher in Gran Bretagna ha fatto danni, Merkel in Germania ha mostrato di essere disposta a mandare in fallimento mezza Europa solo per salvare la sua nazione, Roussef in Brasile sta annegando negli scandali e l’elenco potrebbe proseguire… mi sembra che il ‘buon Governo femminile’ sia più che altro un’eccezione (Bachelet in Cile? L’attuale leader della Corea del
Sud?).
A non convincermi di Clinton però sono soprattutto le motivazioni: in fondo Obama era mosso dall’ambizione di essere il primo Presidente afroamericano; Clinton, più che dall’essere la prima Presidente(ssa) donna, mi pare mossa soprattutto da uno spirito di rivalsa nei confronti del marito: la voglia di dimostrarsi migliore di Bill, dopo tutto quello che Bill le ha fatto.

Si possono fare tutti i fini ragionamenti politici che si vogliono, ma alla fine tutto si riduce alla persona e alle proprie esperienze: a inzio anni 2000 gli Stati Uniti hanno avuto un Presidente – Bush – mosso quasi esclusivamente dal conflitto irrisolto col padre e dalla smania di dimostrarsi migliore di lui: abbiamo visto i risultati…
Non vorrei facessimo il bis, ritrovandoci alla guida degli Stati Uniti una donna mossa da uno spirito di rivalsa nei confronti di un marito che l’ha cornificata.
Si dice fin troppo spesso che ‘il privato e pubblico’; troppo si dimentica che anche ‘il pubblico è privato’. Purtroppo.

IN SINTESI…

…Tsipras ha piegato la testa;

le misure introdotte deprimeranno ulteriormente l’economia, impedendo alla Grecia di riprendersi;

la Grecia otterrà l’ennesimo pacchetto di aiuti sotto forma di prestiti, aumentando la propria dipendenza dai creditori;

se questo è il risultato, sarebbe stato quasi più coerente uscire dall’Euro;

vince l’Europa dell’eterno debito, della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite; delle banche che speculano, facendo ricadere le eventuali conseguenze negative sulla società;

vince l’Europa di quelli che guadagnano anche quando le cose vanno male, e di quelli che quando le cose vanno male pagano tutto e quando vanno bene, non vedono un centesimo.

Auguri a tutti.

IL CORAGGIO DI DIRE NO

I greci hanno avuto il coraggio di dire ‘no’, finalmente. Un ‘no’ che per esempio noi italiani non abbiamo avuto la forza di dire, anzi; certo, ora improvvisamente tutti scoprono la dignità ellenica, dando peso alle ragioni del rifiuto di continuare a seguire ricette demenziali; in Italia del resto, l’abitudine di salire sul carro del vincitore non l’abbiamo mai persa. Fino all’altro ieri eravamo quelli che avevano diligentemente ‘fatto i compiti a casa’, seguendo le direttive di Berlino e Bruxelles; oggi molti si scoprono improvvisamente avversari dell’Austerity.

L’Austerity a cui i greci hanno detto ‘no’, è la stessa a cui gli italiani hanno sbrigativamente detto ‘si’, facendosi imporre dall’estero dei Governi i cui Capi (Monti, Letta e in fondo anche Renzi), sembravano mossi dal ‘sacro fuoco’ di trasformare gli italiani in tedeschi; con tutto il rispetto, io non voglio morire tedesco; e nemmeno i greci, che però avuto il coraggio di dirlo chiaramente, prima votando Syriza e poi votando il referendum; certo, purtroppo, a noi italiani è stato impedito di votare…

L’Austerity che da quattro, cinque anni, è stata imposta a Italia e Grecia non ha prodotto risultati apprezzabili: le tasse sono esplose, il debito pubblico è continuato a crescere; certo il famigerato ‘spread’ è diminuito, ma ciò sembra più che altro dovuto al trend internazionale che non alle cosiddette ‘riforme’ portate avanti in Italia. Quella delle ‘riforme’ è una panzana che ci viene raccontata da anni: le famose ‘riforme’ approvate in Italia hanno portato al problema allucinante degli esodati, e all’approvazione di una legge sul mercato del lavoro con qualche luce e parecchie ombre: non di certo quella riforma ‘epocale’ che si vorrebbe far credere; non parliamo poi delle riforme elettorali e Costituzionali, un autentico ginepraio che peraltro sembra ancona lungi dall’essere risolto; sul fronte della burocrazia e del processo civile, gli elementi che dovrebbero incoraggiare gli investimenti esteri in Italia, ben poco è stato fatto… senza contare la questione della criminalità, che ancora oggi rende pressoché impossibile agli imprenditori esteri investire serenamente le proprie risorse in larghe parti del meridione. Riforme? Per favore…

Ancora peggio è andata in Grecia, dove quattro anni di austerity hanno distrutto posti di lavoro, redditi, consumi interni… e proprio erano cominciati i primi, timidi segnali di crescita, ecco di nuovo la ‘troika’ a chiedere misure demenziali come l’aumento dell’IVA, per distruggere quel poco di crescita che era cominciata. Ribadisco quanto scritto precedentemente: i creditori non hanno alcun interesse che i debitori paghino; il loro interesse è che i debitori restino incatenati a loro in eterno, dovendo chiedere sempre più soldi e in cambio dovendo seguire direttive di politica economica volte al liberismo più selvaggio e privo di controlli. La Grecia potrebbe anche uscire dall’euro – meno probabile che esca dall’UE – ma questa soluzione è la meno auspicata perché significherebbe perdere i soldi e soprattutto aprirebbe l’orizzonte a territori inesplorati: e se la Grecia, non più schiava di certe direttive, cominciasse a correre come una locomotiva, dando la mazzata definitiva alla credibilità delle politiche europee? Certo, non è detto che questo accada: l’economia non è una scienza esatta e chi vuol fare credere il contrario è un incapace o è in perfetta malafede: tutte le maggiori crisi economiche degli ultimi anni sono nate da persone che pensavano – o volevano far credere – di essere in possesso della Verità Assoluta in campo economico e da chi gli è andato appresso… diffidare, sempre diffidare: in economia, come in tante altre materie, ogni medaglia ha un suo rovescio; in matematica 1+1 fa due, in economia questo non è per nulla detto.

La soluzione alternativa, e quello che veramente farebbe si che il voto greco non fosse stato inutile, è che in questo frangente venga colta l’occasione per rivedere una buona parte dell’impianto delle politiche europee, aprire la porta ad una discussione che finora è stata sempre chiusa a causa del comportamento tedesco.

Io me la prendo sempre con la Germania: a ben vedere però ogni volta che in Europa le cose vanno per il verso sbagliato ci sono di mezzo i tedeschi. Il fatto è che in fondo all’ottusità e alla sicumera tedesca, alla loro convinzione di essere sempre e comunque nel giusto, ci dovremmo essere abituati; il problema forse sta nel fatto di essergli andati appresso. La Germania negli ultimi ha fatto i suoi interessi, all’insegna del principio secondo cui quel che va bene a loro va bene per il resto d’Europa; la Germania è stata anche molto abile a creare un cosiddetto ‘blocco del rigore’, raccogliendo attorno a sé Stati dell’Europa nord e orientale. Il problema è che non c’è stato un blocco altrettanto granitico dall’altra parte: alla fine gli unici a sfidare il Golia tedesco e i suoi seguaci sono stati i piccoli Davide ellenici, e si potrebbe anche scomodare il paragone con le Termopili.

Il problema è che di fronte all’abilità e all’arroganza tedesca, si sarebbe dovuto contrapporre un altro blocco, diciamo ‘Mediterraneo’, con Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, forse anche la Francia; non è un caso, se dopo le ultime elezioni europee, alla guida della Commissione c’è un lussemburghese e a quella dell’Eurogruppo un belga: tutti allineati con la Germania… e il ‘Mediterraneo’? Nulla, anzi, peggio: perché i ‘Paesi con i problemi’ invece di fare massa critica tra di loro, hanno preferito andare appresso alla Germania, invece di fare opposizione, aspirando ad entrare nel ‘club di quelli col ditino alzato’; in Italia è successo esattamente questo, con Monti, Letta e Renzi; analoga situazione in Francia, con Sarkozy prima e Hollande poi (i francesi con la loro tipica supponenza non avranno mai il coraggio di ammettere di avere dei problemi); stessa storia in Spagna.

L’aspetto peggiore di tutta questa situazione è proprio che la Grecia ha finito per portare Tsipras al Governo e votare ‘no’ al referendum perché è stata lasciata sola, peraltro proprio da quelle Nazioni del Mediterraneo che dovrebbero esserle stati più vicine per indole, carattere e cultura, a cominciare dall’Italia: cavolo, Grecia e Italia insieme rappresentano l’80 per cento delle radici della cultura europea… ma invece noi ci siamo ritrovati prima Monti e Letta con la loro smania di trasformare gli italiani in tedeschi e poi Renzi con la sua smania di sedersi al ‘tavolo dei potenti’ per farsi bello nelle conferenze stampa con la sig.ra Merkel. Ora vedremo quello che succederà: il mio timore è che ‘passata la festa, gabbato lo Santo’, sistemata in qualche modo la questione greca, si continui a procedere ottusamente come prima, senza che nulla cambi e continuando a proseguire sulla china che ci ha portato qui, fino alla prossima crisi quando saremo punto e a capo; altrimenti, spero che veramente qualcosa cambi, che prima o poi, magari grazie al cambio progressivo dei vari Governi in giro per l’Europa, si ridiscuta l’impianto di un’Unione che, nata e cresciuta tutto sommato bene, dal momento dell’introduzione dell’euro ha cominciato a storcersi, diventando sempre più aggrovigliata fino a raggiungere le degenerazioni odierne.

PORTE APERTE

Quello di cui ancora non sembra ci sia resi conto, è che quello delle ‘migrazioni’ è un fenomeno che non può essere arrestato: non si può impedire il sorgere del sole, non si possono impedire le migrazioni.
Respingimenti, muri, affondamenti dei barconi, tutto inutile; come quando c’è una perdita: l’acqua trova sempre la sua ‘strada’…

 

L’UOMO E’ MIGRANTE

Domandiamoci perché l’uomo, all’inizio della sua storia, abbia sentito l’esigenza di oltrepassare i confini dell’Africa, sciamando poi per tutto il mondo; domandiamoci perché gli uomini hanno sempre ‘migrato’ per necessità o semplice voglia di esplorare l’ignoto, percorrendo in lungo ed in largo il pianeta, e addirittura andando a volare nello spazio circostante; domandiamoci perché, di fronte a situazioni insostenibili ‘in casa’ – dittature, carestie, mancanza di lavoro – gli uomini non hanno mai affrontato con decisione il tema del cambiamento delle condizioni della propria casa, scegliendo sempre e comunque di migrare.
Allora? Allora bisogna prendere il fatto che lo ‘spostarsi’ fa parte del dna dell’uomo; poco importa che, effettivamente, noi viviamo in una società occidentale che – almeno apparentemente – fa della stanzialità il suo principio (ma è poi vero? Quanta gente cambia luogo di vita per ragioni di lavoro, amore, insoddisfazione per lo ‘status quo’ circostante?).
Quindi è inutile immaginarsi un mondo in cui ‘ognuno se ne resta a casa sua’, specie se questa ‘casa sua’ è vessata da dittature, guerre, carestie.
DITTATURE, CARESTIE, ETC… I PROBLEMI ALLA RADICE DI CUI NESSUNO PARLA

L’Occidente ha certo le proprie responsabilità… Il problema non è nemmeno la Libia, alla fine: si dice che l’Italia è un ‘luogo di transito’ verso il resto d’Europa; ma anche la Libia è un luogo di transito: sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei migranti viene dalla Siria, dall’Eritrea, da nazioni dell’Africa profonda… Mi chiedo perché tutti ciarlino della soluzione della situazione libica e nessuno – per esempio – dica una parola riguardo l’abbattimento della dittatura in Eritrea: qualcuno per caso ha fatto il conto di quante imprese europee hanno rapporti con quel regime, e gli altri dai quali fuggono tanti migranti? Il classico ‘circolo vizioso’: situazioni create dagli europei, con le quali gli europei non vogliono fare i conti… Alla base del principio dei ‘campi profughi’ in Libia, sembra esserci l’idea che la suddetta Libia debba diventare un enorme punto di raccolta e blocco dei migranti; ma questo certo non risolve il problema: perché nessuno parla di risolvere realmente i problemi dell’Africa?
Si dice spesso ‘aiutiamoli a casa loro’: ma aiutarli a casa loro significa abbattere le dittature o investire miliardi di euro nella costruzione di infrastrutture idriche che aiutino a combattere la siccità e la carestia…
La politica ragiona sul breve termine: non si può certo spiattellare in faccia alle opinioni pubbliche tedesche, italiane, francesi che per risolvere la questione degli immigrati bisognerebbe versare miliardi di euro di tasse per migliorare la situazione in Africa?
LA NON SOLIDARIETA’ EUROPEA – I POLACCHI DALLA MEMORIA CORTA

L’atteggiamento tedesco e francese di fronte alle richieste italiane – tutto sommato plausibili – di ‘fare un po’per uno’ erano prevedibili: i francesi hanno già i loro problemi con la loro politica di integrazione fallimentare che li ha portati a crescere i terroristi in casa propria; i tedeschi sono degli utilitaristi che accolgono solo quelli che gli hanno comodo, non hanno alcun della solidarietà e dell’umanità: non ne hanno mostrate ai tempi dell’Olocausto, non mostrano oggi, i tedeschi sono sempre quelli.
Stupisce e delude un po’ l’atteggiamento dei polacchi: proprio loro, che per vent’anni sono venuti qui in Italia a lavare i vetri cercando un domani migliore, oggi sono trai primi avversatori di qualsiasi politica di accoglienza. Complimenti, veramente. La memoria è corta, ovunque.
LA POLITICA ITALIANA E GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE

La politica italiana fa schifo: i politici italiani (con poche eccezioni) fanno schifo; la questione dell’immigrazione è risaputa da almeno un decennio: nessun Governo di quelli succedutisi nel tempo ha fatto un beneamato cavolo per gestire il fenomeno. Attenzione, non per incompetenza, ma per calcolo: costruire centri di permanenza ed identificazione, riadattare edifici in disuso, sarebbe costato poco; si è preferito non farlo? Perché in Italia la politica da anni fa affari sull’emergenza… quando c’è una situazione di ‘emergenza’ saltano le regole, si possono sveltire procedure, dare appalti agli amici senza tanti problemi, intascarsi le tangenti. Le vicende di Mafia Capitale, col business dell’accoglienza e quella più recente del CARA di Mineo, stanno lì a dimostrare che la politica italiana nell’emergenza ci sguazza e ci guadagna, facendo i soldi sulla pelle di chi cerca di arrivare qui. Un Paese civile, ben sapendo che prima o poi la ‘bolla’ dell’immigrazione sarebbe scoppiata, si sarebbe preparato per tempo; non l’Italia, dove i politici in genere si muovono solo se per loro o i loro referenti c’è un tornaconto; e il tornaconto, appunto, arriva in particolare quando scoppiano le emergenze: la situazione di fronte alla quale ci troviamo è stata voluta e calcolata.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Sarebbe ora che qualcuno dicesse una parola di verità: che le migrazioni non si possono arrestare e che se continuiamo con questa politica del ‘troviamo il modo per non farli arrivare’, prima o poi qualcuno da quelle parti se la legherà al dito e magari farà piovere dei missili sull’Europa per punirci; ci si deve rendere conto che la Storia cammina, e che l’Europa è destinata a diventare sempre di più un mix di etnie, culture e religioni: ci sarebbe bisogno di classi dirigenti ‘illuminate’ per gestire il fenomeno, ma ci ritroviamo con Renzi, Hollande, Salvini, Le Pen, Merkel e via dicendo… prima ci si rende conto che l’unico modo di affrontare la questione è spalancare le porte e accogliere chiunque voglia venire qui, nel frattempo affrontand osul serio le radici del problema, meglio è; altre soluzioni sono dei ‘pannicelli caldi’ ideati dai nostri politicanti per salvare carriere e portafoglio e passare a chi verrà dopo il problema, facendolo incancrenire.

Aprire le porte subito, altrimenti temo che la Storia ci farà pagare il conto, che sarà molto più salato di quello di vedere qualche milione di africani in più girare per l’Europa…

L’EUROPA E L’IMMIGRAZIONE

La mia sensazione è che di soluzioni realmente praticabili ce ne siano ben poche: continueremo, temo, ad assistere alla partenza sempre più frequente di barconi stracarichi di disperati, che sempre più spesso naufragheranno: le migliaia di morti diverranno, temo la norma.

Il problema di fondo è che come al solito c’è una differenza di attitudine e di ‘visione’ tra l’Europa del sud e quella del centro – nord: con una buona approssimazione, possiamo dire che la reale percezione del problema l’Italia la condivide con la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Francia, certo con diversità di dimensione e di problemi: l’Italia per esempio è la nazione che più di ogni altra è vicina alle coste africane e che per prima deve fare i conti coi naufragi dei barconi; la Grecia, per fare un esempio, deve affrontare il problema degli sbarchi dal Mediterraneo, ma anche l’immigrazione terrestre dal confine con la Turchia.

I Paesi dell’Europa centro-nord-orientale, invece, dell’immigrazione hanno ben poca percezione: certo, in Danimarca per esempio il fenomeno negli ultimi anni si è fatto abbastanza evidente, vista la piccola dimensione territoriale, ma in generale possiamo dire che quando si parla della ‘tragedia dell’immigrazione’, almeno come la intendiamo noi ‘euromeridionali’, gente come i tedeschi o gli olandesi non sanno proprio di cosa si parli: per loro è tutto più facile, basta controllare le frontiere terrestri; ancora migliore la situazione britannica, cui nel suo ‘splendido isolamento’ basta controllare l’Eurotunnel e gli aeroporti, in fondo.

Il punto è che purtroppo, l’impressione non è solo che quei Paesi non abbiano una percezione chiara del problema, ma che detta in parole povere, non gliene freghi un accidente. Credo sia il caso, ancora una volta, di sottolineare come quando qualcosa in Europa vada storto, c’è sempre di mezzo la Germania: non è cattiveria, né nazionalismo, né razzismo: è un dato di fatto che la Germania è stata in mezzo a due Guerre Mondiali, che lo sterminio degli ebrei è avvenuto in Germania, che in anni più recenti quando con poche risorse si poteva salvare la Grecia, questo non è avvenuto perché la Germania si è opposta, e sappiamo tutti com’è andata finire… e sull’immigrazione è la stessa storia: perché finora non si è riusciti a dare una soluzione realmente ‘europea’ alla questione dell’immigrazione, soprattutto quella dalle coste africane? Perché i tedeschi hanno fatto gli ‘gnorri’, hanno detto ‘si, si, poi vediamo’, hanno tergiversato e procrastinato… perché, in fondo, non gliene frega niente, pensano che in fondo la geografia è quella che è, e che il problema dei disperati africani che arrivano sui barconi è dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: perché pensano, non so se a torto o a ragione, che se loro fossero al posto riuscirebbero a gestire il problema, perché lo sono tedeschi ‘sistematici’ e noi gli italiani, gli spagnoli, i greci a cui piace starsene al sole senza fare un ca**o… magari è anche così, ma a noi piace starcene al sole e godercelo, loro il sole non ce l’hanno e hanno sterminato gli ebrei.

Quindi, siccome in Europa non si muove foglia, che Germania (rappresentata dalla signora a cui però piace tanto venire in vacanza ad Ischia a da quell’altro in sedia a rotelle)  non voglia, siccome alla Germania dell’immigrazione dal Mediterraneo non gliene frega un ca**o, il problema dovremo risolverlo noi… il ‘come’, è tutto da vedere; io credo che purtroppo l’unica strada sarà quella percorsa fin qui: cercare di accogliere alla meglio, rassegnandoci all’idea che arriveremo ad avere centinaia, se non migliaia di morti annegati al giorno; a un certo punto potranno succedere due cose:
1) la voce, forse, si diffonderà, e tanti di quei poveracci smetteranno di pensare che l’Europa sia il bengodi.
2) la situazione si farà talmente tesa e problematica dal punto di vista sociale, che i Paesi ‘di confine’, faranno saltare tutto, apriranno completamente le frontiere in uscita e ammasseranno gli immigrati ai confini con Austria, Germania e quanti altri facendo si che il problema diventi effettivamente di tutti.

L’alternativa a questo stato di cose è risolvere il problema alla radice: non con fantasiose soluzioni di ipotetici ‘blocchi navali’, evocate da Salvini, che dice sempre il ‘cosa’, ma non il ‘come’: bisognerebbe capire il ‘blocco navale’ in cosa consista: nel far tornare indietro i barconi? E come? O nell’affondarli, magari? E con quali soldi pattugliare migliaia di chilometri di coste africane? Forse con il lauto stipendio di Salvini che, pagato da parlamentare europeo (10 – 15.000 euro al mese) sta sempre a parlare della qualsiasi in Italia?

L’unica soluzione realistica sarebbe sbarcare in Libia e occuparne, militarmente e civilmente le coste, impedendo che migliaia di persone tentino la fortuna per mare rischiando la vita; fare si che in Libia prima e nei Paesi di provenienza dei disperati, si diffonda un benessere minimo che li dissuada dal partire; abbattere certi regimi sanguinari, come in Eritrea, stabilendo condizioni minime di cività… ma mi rendo conto che si tratta di utopie e pie illusioni… e allora, teniamoci l’immigrazione, agiamo per quanto possiamo, rassegnamoci ai morti… del resto l’uomo è per sua natura un ‘migrante’, questi fenomeni ci sono sempre stati e sempre ci saranno; il nostro è soprattutto l’errore di prospettiva di chi vive in una società sostanzialmente ‘stanziale’, ma il mondo e la storia umana alla fine di ‘stanziale’ hanno ben poco.

MA L’ITALIA DOV’È?

L’altro giorno guardavo le immagini di Merkel e Hollande a colloquio con Putin e mi chiedevo: E l’Italia?
Rapidamente, mi sono fatto un’altra domanda: ma ai tempi Renzi non aveva fatto un gran casino per avere la Mogherini ‘a capo della diplomazia europea’? Pensate a queste parole: ‘a capo della diplomazia europea’; poi la grana Ucraina va rapidamente peggiorando, e chi va ad incontrare Putin? Merkel e Hollande, ovvero: Germania e Francia. Non l’Europa. Germania e Francia.
Ora, ripetere l’ennesima pappardella sul fatto che l’Europa quando viene il momento delle ‘decisioni serie’, procede in ordine sparso e bla bla bla, sarebbe noioso e lo sappiamo tutti: è così da sempre e così sarà, chissà per quanto ancora.

Però, pensateci: ai tempi (si era, se non erro, dopo le elezioni europee, alla vigilia del semestre di Presidenza italiana UE), a sentire Renzi sembrava che dare alla Mogherini quell’incarico fosse questione di vita o di morte: in realtà poi molti osservatori già allora fecero notare come forse, anziché pretendere con tanta veemenza un ‘posto’ che – considerando lo stato della diplomazia UE – era poco più che ‘di rappresentanza’, fosse magari il caso di pretendere qualche commissario economico… ma no, Renzi pretendeva quel posto…
Bisogna dare il beneficio del dubbio a chiunque: magari la Mogherini in queste ore è attaccata al telefono escogitando una soluzione diplomatica eccezionale, ma è nei fatti che a incontrare Putin sono la Cancelliera tedesca e il Presidente francese. Non la Rappresentante (termine più che mai indicato: non ‘Ministro degli Esteri UE’, ma ‘Rappresentante’)  della politica estera UE Mogherini, che con tutto il rispetto sta assolvendo alla medesima funzione di tutti i suoi predecessori, ossia rilasciare dichiarazioni ad orolegeria all’insegna delle solite banalità.

Peraltro osserverei come l’Italia in tutta la questione ucraina stia rimediando la solita figuraccia: gran parte degli europei sono più o meno concordi sull’appoggiare l’Ucraina contro quella che a tutti gli effetti è una violazione della sua sovranità, anche fino a valutare la fornitura di armi, l’Italia è contraria… Attenzione, non in virtù di un impeto di ‘pacifismo’: i Ministri degli Esteri e della Difesa non si sono improvvisamente ammantati della bandiera arcobaleno della pace: come tutti possono immaginare, a monte ci sono interessi prettamente economici… la contiguità degli interessi economici italiani e russi non è certo venuta meno con la fine dei soggiorni di Putin nella villa di Berlusconi in Sardegna.

Sta succedendo, su scala molto più ampia, quanto già accaduto con la questione dei Marò, quando l’Italia, avendoli qui, lì rispedì prontamente in India perché c’erano in ballo ben altri interessi… a proposito dei marò: io non sono certo di quelli che dicono ‘liberate i nostri leoni’ e altre simili amenità; non sono di certo eroi, tuttavia sarebbe pure il caso che dopo tre anni si avviasse un processo e si formalizzassero delle accuse… anche in questo caso l’Italia ha accumulato figuracce a ripetizione; e il bello è che in Europa se ne fregano: approvano qualche risoluzione, ma il discorso di fondo è: vedetevela voi, sono affari vostri.

L’Italia è ridotta all’inconsistenza diplomatica internazionale; sinceramente, rimpiango il Ministro Terzi, che forse in quell’accozzaglia di tecnocrati che guidati da Monti ci ha ridotto ai minimi termini era uno dei meno peggio: almeno aveva esperienza diplomatica… attualmente l’Italia affida la propria diplomazia a Mogherini e Gentiloni: la prima, sarà pure una donna brava e intelligente, ma appare completamente priva del carisma necessario: insomma, già il ruolo di capo della diplomazia UE è una incarico più che altro di ‘rappresentanza’, di nome e di fatto; ma poi pensate alla Mogherini e subito dopo alla Merkel e giungete alle vostre conclusioni Gentiloni per carità: uno che nel corso della sua esperienza politica è passato con disinvoltura da un incarico ad un altro: ma mi spiegate che cos’hanno in comune le poltrone di vice Sindaco di Roma, di Ministro delle Comunicazioni e di Ministro degli Esteri? I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Merkel e Hollande parlano con Putin e Obama. Mogherini e Gentiloni rilasciano dichiarazioni. Renzi twitta.

RIFLESSIONI

Gli spunti di riflessione su quello che è successo a Parigi sono tanti; la vignetta del “Charlie Hebdo” che ho postato potrebbe – in qualche caso – essere ritenuta offensiva, ma il punto è proprio questo: difendere la libertà di espressione, che sia essa informazione, satira, o quello che volete voi, quando ci si esprime in modo educato ed in punta di forchetta è troppo facile; non voglio tirare in ballo il solito motto di Voltaire, ma è un fatto che, vivaddio, in Occidente è sempre – o quasi – possibile esprimersi come si vuole: pensate alle prime pagine dell’italiano Vernacoliere, che prende di mira non solo la politica, ma anche il Papa o il Vaticano… pensate alle bordate sparate da certi quotidiani di destra o sinistra, e via dicendo… se poi qualcuno si sente offeso, può sempre ricorrere alla magistratura; pensate a certa satira che, anche a casa nostra, a volte prende di mira i dogmi della religione cattolica; può non piacere, essere ritenuta offensiva e volgare, ma di certo, non si è mai imbracciato un fucile andando a fare una strage nella sede di un giornale…

Non si può ‘limitarsi’: non si può dire in alcun modo ‘eh, però se la cercano’: siamo qui, la nostra cultura è questa; non è possibile stabilire dei paletti, solo perché qualcuno si sente offeso, perché se oggi cominciassimo con la satira, domani diventerebbe l’abbigliamento e dopodomani magari le donne che guidano… chiunque si può sentire offeso per qualsiasi cosa, ma ciò non è sufficiente a imbracciare un fucile; tantomeno è pensabile che si debbano mettere dei paletti alla qualsiasi cosa perché qualcuno si sente offeso… se qualcuno si sente offeso da certi aspetti della società in cui vive, ha varie strade:  protestare civilmente, creare un partito e vincere le elezioni per  cambiare le cose, oppure prendere armi e bagagli ed andarsene altrove, dove la satira religiosa non è ammessa, per esempio; ma romperci le palle per come siamo, quello che diciamo, quello che facciamo, come la pensiamo, proprio no. Tanto meno dovremmo sentirci in colpa noi, perché siamo quello che siamo.

Da parte dei rappresentanti delle comunità islamiche, c’è sempre il tenue distinguo: certo si condanna su tutta la linea – e ci mancherebbe pure – ma poi si fa notare, per quanto educatamente e sottovoce, che però per l’Islam certe cose sono offensive… saranno pure offensive, ma non si può ammettere come reazione le sparatorie e gli ammazzamenti… non basta più la condanna: da parte delle comunità islamiche è necessario isolare preventivamente le mele marce e denunciarle. Non so quanto si sia progrediti su questo punto; ho come l’impressione – ma posso sbagliare – che di strada ce ne sia ancora da fare parecchia… Mi chiedo, a proposito di quanto successo in Francia, quanti sapessero o almeno sospettassero: è impossibile che due – tre persone possano caricarsi di armi e preparare una cosa del genere senza che nessuno tra chi li circondava se ne sia accorto… oppure a circondarli erano solo persone che hanno partecipato all’organizzazione, e allora ci sarebbe veramente da preoccuparsi…

Ci sono atteggiamenti cui mi trovo di fronte ogni giorno che trovo francamente intollerabili, ma non ho mai imbracciato un fucile, per dire; poi i pazzi, le menti deboli e facilmente influenzabili ci saranno sempre; il problema nasce quando qualcuno se ne approfitta, facendo dell’islamizzazione dell’Europa e dell’imposizione di certe interpretazioni estreme del Corano un programma politico.
A lungo dopo l’11 settembre ho pensato che tutto dipendesse in ultima analisi dalla povertà e dalle differenze macroscopiche che ci sono nel mondo; ho continuato a ripetermi che se il mondo fosse più giusto, l’odio per chi ‘ha di più’ sarebbe meno diffuso e l’estremismo farebbe meno presa; col tempo però mi è venuto qualche dubbio e dopo ieri i dubbi aumentano: ragionando all’estremo, il World Trade Center poteva essere ritenuto il simbolo delle ingiustizie economiche del mondo; la sede del “Charlie Hebdo” è invece il simbolo della libertà di espressione; non è più uno scontro tra un Occidente opulento e una buona fetta del mondo povera; è diventata la guerra tra chi pensa che ognuno possa dire ciò che vuole e quelli che chi invece che tutti debbano parlare, pensare e comportarsi come dicono loro; il che è tutto un altro paio di maniche.

L’impressione, insomma, è che se anche ricchezza e benessere si diffondessero in quei luoghi del mondo dove l’islamismo radicale fa proseliti, la loro guerra non si fermerebbe comunque: troverebbero comunque un pretesto per attaccarci: oggi è la satira, domani diventerà la concezione della donna, dopodomani perfino le abitudini alimentari… Ho l’impressione che da quelle parti riuscirebbero a trovare qualche fanatico pronto a compiere una strage in un’enoteca in virtù del fatto che l’Islam proibisce gli alcolici.

Purtroppo credo bisogni entrare davvero nella logica di essere sotto attacco: dobbiamo guardarci intorno e capire che c’è in giro gente che non tollera il nostro modo di vivere e che ha come obbiettivo quello di imporci il loro con la violenza e con le armi, e agire di conseguenza.

Ieri quell’infame miserabile urlava per strada che “Charlie Hebdo è stato ucciso”: sappiano loro e tutti quelli come loro, che Charlie Hebdo è vivo più che mai e continuerà a vivere a lungo nel sacrosanto diritto che tutti qui abbiamo di dire e pensare ciò che vogliamo. Non pensino di poterci tappare la bocca.

CONTRO L’EUROPA PER UNA NUOVA EUROPA

Per una volta, ha ragione Renzi: quello che si giocherà nelle urne domenica è un derby; non però, come dice il Presidente del Consiglio, tra la ‘speranza’ e la ‘rabbia’, ma tra lo status quo e il cambiamento.

E’ sotto gli occhi di tutti che l’Europa così com’è non funziona: quasi tutte le decisioni prese dall’adozione dell’euro in poi sono state sbagliate. L’Europa è già nata male oltre 50 anni fa, fondata più sulle ragioni economiche che su quelle culturali e sociali, ma negli ultimi 15 – 20 anni abbiamo assistito al totale sfacelo.

Un’Europa priva di identità, con istituzioni deboli, in cui quando arriva il momento delle decisioni tutto si riduce a scontri e prove di forza tra Stati; un’Europa che invece di essere costituita da Nazioni ‘prime tra pari’, vive puntualmente all’insegna della ‘legge del più forte’, in base alla quale alcuni Stati si comportano né più né meno che come bulli dalle tendenze anche un filo dittatoriali, pretendendo che tutti si accodino alle proprie convinzioni (il modo in cui la Germania ha letteralmente umiliato la Grecia è stato squallido e miserevole).

Un’Europa che si è data una ‘moneta unica’ in modo surrettizio e frettoloso, senza nulla chiedere ai cittadini, della quale ha beneficiato soprattutto la Germania, senza che ci fossero istituzioni bancarie e finanziarie, normative fiscali (e aggiungiamoci quelle in tema di lavoro) comuni e strutture politiche funzionanti; un’Europa che conta praticamente nulla sullo scacchiere internazionale, procedendo puntualmente in ordine sparso, in cui le singole nazioni tendono a fregarsi a vicenda (come nel caso libico) e comunque priva dei più elementari principi di solidarietà al proprio interno: quando ci sono benefici, li si deve mettere in comune, se però c’è qualche problema, ogni Stato deve fare da se.

Un’Europa in cui la ‘solidarietà’ viene tirata fuori quasi solo per mettere dei paletti alle produzioni locali, con aberrazioni come le quote latte et similia, aprendo le porte a  prodotti di dubbia provenienza.

Un’Europa in cui, con la scusa della ‘tutela dei risparmiatori’ si sono dati soldi a palate alle banche, risorse delle quali l’economia reale ha visto ben poco, ma che permettono ai banchieri di continuare a giocare al casinò.

Questo è il risultato del grande ‘sogno europeo’ oggi, 2014. La soluzione non è la fine dell’Europa: lo ‘stare insieme’ è ormai motivato da ragioni di mera sopravvivenza di fronte ai ‘colossi’ americano, russo, cinese e più in avanti brasiliano, indiano e chissà quanti altri ancora; è però necessario un cambiamento radicale di prospettiva; perché questo avvenga però, indispensabile non lasciare il volante nelle mani dei responsabili, quelli che ci hanno portato dove siamo ora.

I colpevoli sono naturalmente i due blocchi che da sempre ‘gestiscono’ le questioni europee: il PPE e il PSE, con l’aggiunta dei ‘centristi’di ALDE transfughi dei due gruppi. Loro i colpevoli, loro devono subire le conseguenze; il PPE su tutti, con la sua gestione dell’UE degli ultimi anni, a ruota seguito dal PSE che non può fare certo finta di essere appena sceso da Marte. Non possono dire: ci siamo sbagliati, faremo meglio la prossima volta; qui siamo di fronte a decine di migliaia di cittadini greci mandati sul lastrico, e milioni di disoccupati in giro per l’Europa; se la ragione dello ‘stare insieme’ era proprio quella di rendersi ‘indipendenti da ciò che succedeva oltreoceano, beh, l’obbiettivo è miseramente fallito: la crisi finanziaria USA si è immediatamente trasmessa all’Europa, trasformandosi rapidamente in crisi reale; e adesso hanno il coraggio di venirci a dire che bisogna rivotare per loro?

Votare, o rivotate, quei partiti che a livello nazionale si riconoscono in quei tre gruppi, significa voler continuare ad avere l’Europa che abbiamo avuto fino ad oggi: un Europa fatta di bulli e di vittime predestinate, di solidarietà nulla, di coltellate alle spalle, di conventicole sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica (le stesse che hanno imposto Monti alla Presidenza del Consiglio e che applaudirono l’elezione di Letta); se l’Europa così com’è vi va bene, benissimo: continuate a votare PPE, PSE, ALDE (ovvero in Italia: Forza Italia, NCD, PD e centristi assortiti), credete pure che la musica possa cambiare solo con facce diverse, ma con lo stesso background politico e culturale.

Se invece pensate che l’Europa debba cambiare, votate altro; mi spingo a dire che non è manco importante chi votiate: ognuno ha le sue idee; io voterò M5S (ne condivido in buona parte il programma, che contiene misure comprensibili e di buon senso: l’unico programma fondato peraltro su punti precisi, mentre quelli degli altri si fondano su dichiarazioni di intenti piuttosto generiche); da romano non potrei mai votare Lega; Fratelli d’Italia non mi convince perché è fatto di gente che per anni è stata pappa e ciccia con Berlusconi; la Lista Tsipras è troppo basata sulle ‘figurine’ – come scrivevo qualche giorno fa – per attirarmi; ma non c’è dubbio che oggi si debba mandare un segnale. Certo, alle brutte PPE, PSE e ALDE faranno una grossa coalizione, magari con Verhofstadt alla guida della Commissione, è molto probabile, ma è essenziale lanciare un segnale: tale almeno da fargliela fare sotto, a coloro che ci hanno portato dove siamo.

Ci vuole un forte segnale di cambiamento: altrimenti, a votare sempre gli stessi, si darà loro l’impressione di essere nel giusto e le cose continueranno ad andare come sono andate finora: un’Europa con istituzioni finte in cui alla fine continua a valere la legge del più forte e dove gli Stati – bulli si permettono di umiliare i più deboli e dove il benessere di pochi si fonda sulla povertà di tanti.  Cambiare è possibile: certo sarà un percorso lungo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare; non votare chi ci ha portato dove siamo ora, sarebbe un buon inizio.

 

EUROPA: IL PROBLEMA E’ CULTURALE

Riflettevo sul  fatto che alla fine, ancora più che economico o politico, il problema europeo è culturale: l’Unione Europea è stata costruita con una mancanza di cultura abissale. Pensate alla democrazia e alla filosofia greche, al diritto romano, alla cultura delle comunità monastiche medievali, all’Umanesimo fiorentino, all’Illuminismo francese e al Romanticismo tedesco; pensare alla cultura come sapere scientifico, da Euclide alla Rivoluzione Industriale, passando per Leonardo, Galileo, etc… estendiamo il concetto perfino alla ‘cultura sportiva’: le Olimpiadi, antiche e moderne, sono ‘roba nostra’… e non parliamo poi dello sconfinato patrimonio artistico… Ora, chiediamoci: che ruolo ha avuto tutto questo nella costruzione delle istituzioni europee? Nessuno, per usare un eufemismo; un ca**o di niente, per ricorrere ad un’espressione più greve, ma calzante.

Nella creazione dell’Europa ‘unita’, la cultura è stata sistematicamente lasciata fuori dalla porta: non parlo solo degli ultimi vent’anni, da Maastricht alla creazione dell’euro; sia la CEE (Comunità Economica Europea), sia la sua precorritrice CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nascono con una preponderante – se non esclusiva – vocazione ‘economica’; ad unire l’Europa, sono stati dunque, fin dall’inizio, solo i soldi: con tutto il patrimonio culturale che abbiamo, non si è trovato nulla di meglio se non costruire le ‘istituzioni europee’ sul denaro, sul frega – frega delle banche, su un sistema economico, specie dopo il crollo del comunismo, sempre più basato sul benessere di pochi contrapposto al disagio dei tanti:  e dunque, ora ci meravigliamo pure se in Europa sfondano i movimenti contro l’Europa… ma di grazia, ma si può pensare che una creazione come l’UE possa reggersi solo sull’economia?

Pensiamo agli Stati Uniti: si sono costruiti un ‘patrimonio culturale condiviso’, basato su ‘miti’ come quello dei Padri Pellegrini o della ‘Frontiera’: pensiamo a come quest’ultimo abbia continuato a tornare nella politica americana, a come Kennedy lo usò per coinvolgere la nazione nella corsa allo spazio, a come  abbia intriso anche la cultura popolare americana, dal cinema western allo ‘spazio, ultima frontiera’, di Star Trek.

Cosa è stato fatto di analogo, in Europa? Nulla, e quel poco che c’era è stato spazzato via: prima dell’Euro, la CEE usava una sorta di ‘valuta virtuale’, l’Ecu, ovvero lo ‘scudo’, che nel nome conteneva in un certo senso il retaggio dei secoli passati… quando si è arrivati alla moneta unica ‘reale’, si è buttato l’Ecu alle ortiche preferendo l’Euro, un nome asettico che non vuole dire nulla; non si è nemmeno avuto il coraggio di usare monete con effigi comuni a tutti, preferendo cambiare di volta in volta a seconda della Nazione (con conseguenze a volte ridicole: vorrei capire quanti in Italia, mettendosi una mano in tasca  e prendendo una moneta da 20 centesimi, sanno il titolo dell’opera e dell’autore… per la precisione:  ‘Forme uniche nella continuità dello spazio’, Umberto Boccioni).

Gli Stati Uniti hanno costruito almeno in parte ex novo il proprio patrimonio culturale, prendendo ovviamente le mosse da quelli dei vari popoli che si sono fusi nel cosiddetto ‘melting pot’… In Europa, nulla del genere: si sarebbe potuto e si sarebbe DOVUTO, costruire fin dal secondo dopoguerra un’identità finalmente condivisa, facendo capire che in fondo Euclide, Leonardo da Vinci, Voltaire e  Goethe fanno parte di un patrimonio unico e condiviso… non lo si è fatto, e il risultato, per dirne una, è aver permesso che  una nazione arrogante  e tracotante come la Germania trattasse come una pezza da piedi la Grecia, culla della democrazia e della filosofia. Insomma, per costruire così male una ‘comunità europea’ bisogna proprio essere stati dei deficienti, altro che sbandierare  De Gasperi, Schuman Adenauer, via via fino a  Koll, Mitterand, Prodi e via discorrendo… saranno pure i ‘padri fondatori’ e i loro illustri successori, ma hanno dimostrato di non aver capito nulla, o peggio, sapevano benissimo quali danni stavano provocando, ma se ne sono fregati volutamente… e oggi ci ritroviamo a dipingere come un mezzo eroe Draghi, un banchiere che probabilmente fa parte di coloro che ignorano quale opera sia raffigurata sui 20 centesimi italiani…

La cosa peggiore, è che si continua a parlare di politica europea  e di economia europea, e si continua a lasciare fuori da ogni riflessione la cultura europea: di questo passo, tanti auguri: magari i banchieri e gli industriali continueranno a fare soldi e i politici ad accumulare potere, ma una vera ‘Unione Europea’ non l’avremo mai.

IL DIRETTORIO DEL PRESIDENTE

Quando Napolitano ha annunciato la scelta dei 10 saggi, la cosa mi ha lasciato abbastanza sorpreso: ho pensato, pensa tu, ha scelto un metodo per accontentare tutti o, piuttosto, per non scontentare nessuno… Ammetto che poi fin dall’inizio non avevo compreso in fondo il ‘senso’ dell’operazione, che a dire la verità al momento resta un pò oscuro per tutti.  Arriva la lista dei nomi, e spunta la delusione: un’accozzaglia di nomi già sentiti, di vecchi ‘maneggioni’ della politica che girano da anni (Quagliariello, Violante), affiancati da ‘astri nascenti’ (Mauro, Bubbico, Giorgetti) e da una serie di nomi più o meno conosciuti o altisonanti, rimediati dai ‘cervelloni’ della giurisprudenza, o dalle solite istituzioni economico – finanziarie (grida vendetta l’ennesimo ‘genio’ uscito dalla Banca d’Italia… banchieri, anche basta), con l’aggiunta dell’inserimento di un componente dell’attuale Governo, per dare un’ulteriore parvenza di ‘regolarità’ alla questione.  Di fronte alle rimostranze, in parte giustificate, di chi segnala l’assenza di donne, molto più grave mi pare il fatto che per l’ennesima volta in una fase delicata dell’Italia ci si rivolga a giuristi, esperti di economia o semplicemente politici in carriera: non uno, dico uno, che si occupi di cultura o ambiente: si ciarla tanto di questi ‘asset’ sui quali l’Italia potrebbe benissimo campare e alla grande, di rendita, ma al momento buono, mai una volta che ci rivolga ad un esperto del ramo. Le perplessità poi aumentano quando si pensa alla ‘ragion d’essere’ di questa sorta di ‘direttorio’. In Italia c’è un Governo, per quanto dimissionario; in Italia c’è un Parlamento, democraticamente eletto, che può redigere e approvare leggi. Punto. Non si vede a cosa serva un gruppo di cervelloni scelti dal Presidente della Repubblica, per fare non si sa bene cosa. Il senso, da quello che ho capito, sarebbe quello di ideare progetti: il brainstorming tra i cervelloni, tra cui ci sono rappresentanti di PD, PDL, Lega  e Scelta Civica (naturalmente nessuno del MoVimento Cinque Stelle, ed è meglio così, vista la compagnia), servirebbe, forse, a bypassare le lungaggini parlamentari per portare in aula provvedimenti da approvare con rapidità. Tuttavia mi chiedo: ma il Parlamento fa così schifo? Ci metterà tanto, ma è pur sempre democraticamente eletto. Qui abbiamo una cosa strana: un Presidente della Repubblica, eletto da un Parlamento non più incarica, che non si sa  a quale titolo invece di dare un incarico definito per formare il Governo, si sceglie dieci persone di sua fiducia, non si sa bene con quale ruolo; sembra quasi che si sia di fronte a un ‘corpo intermedio’ tra Parlamento e Governo dimissionario, scelto però con pura e totale discrezionalità dal Presidente della Repubblica: secondo me c’è da porsi un serio interrogativo sulla costituzionalità di una soluzione del genere, soprattutto c’è da chiedersi  – senza lanciare accuse – se il fatto che la Costituzione non lo vieti esplicitamente, la renda automaticamente praticabile. L’impressione è che Napolitano abbia voluto tergiversare, cercando di trovare una soluzione che, in mancanza di un Governo nel possesso di pieni poteri, agevoli l’approvazione di provvedimenti urgenti; una soluzione che permette di offrire una parvenza di stabilità davanti all’estero (ma basteranno i 10 piccoli indiani per rassicurare i mercati), e di far passare in maniera meno caotica il periodo che va da qui all’elezione del nuovo Presidente, che così potrà serenamente decidere se assegnare un nuovo incarico, o sciogliere le camere ed andare ad elezioni; sembra inoltre intravedersi il  tentativo, riunendo i rappresentanti delle ali più ‘dialoganti’ di PD  e PDL di riavvicinare i due, magari agevolando al prossimo inquilino del Quirinale il compito di trovare una soluzione di compromesso per la creazione della grande coalizione, tanto auspicata dai mercati, dall’Europa, dalla Germania, dalle agenzie di rating, del PDL e di settori non marginali del PD, con l’ovvio obbiettivo più a lunga gittata di depotenziare il MoVimento Cinque Stelle e rimettere il pallino nelle mani di quelli che negli ultimi vent’anni ci hanno portato dove siamo. L’unico problema è che vista la loro conclamata inettitudine, se PDL e PD vanno al Governo insieme, al prossimo giro il MoVimento becca il 40 per cento e passa…