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PORTE APERTE

Quello di cui ancora non sembra ci sia resi conto, è che quello delle ‘migrazioni’ è un fenomeno che non può essere arrestato: non si può impedire il sorgere del sole, non si possono impedire le migrazioni.
Respingimenti, muri, affondamenti dei barconi, tutto inutile; come quando c’è una perdita: l’acqua trova sempre la sua ‘strada’…

 

L’UOMO E’ MIGRANTE

Domandiamoci perché l’uomo, all’inizio della sua storia, abbia sentito l’esigenza di oltrepassare i confini dell’Africa, sciamando poi per tutto il mondo; domandiamoci perché gli uomini hanno sempre ‘migrato’ per necessità o semplice voglia di esplorare l’ignoto, percorrendo in lungo ed in largo il pianeta, e addirittura andando a volare nello spazio circostante; domandiamoci perché, di fronte a situazioni insostenibili ‘in casa’ – dittature, carestie, mancanza di lavoro – gli uomini non hanno mai affrontato con decisione il tema del cambiamento delle condizioni della propria casa, scegliendo sempre e comunque di migrare.
Allora? Allora bisogna prendere il fatto che lo ‘spostarsi’ fa parte del dna dell’uomo; poco importa che, effettivamente, noi viviamo in una società occidentale che – almeno apparentemente – fa della stanzialità il suo principio (ma è poi vero? Quanta gente cambia luogo di vita per ragioni di lavoro, amore, insoddisfazione per lo ‘status quo’ circostante?).
Quindi è inutile immaginarsi un mondo in cui ‘ognuno se ne resta a casa sua’, specie se questa ‘casa sua’ è vessata da dittature, guerre, carestie.
DITTATURE, CARESTIE, ETC… I PROBLEMI ALLA RADICE DI CUI NESSUNO PARLA

L’Occidente ha certo le proprie responsabilità… Il problema non è nemmeno la Libia, alla fine: si dice che l’Italia è un ‘luogo di transito’ verso il resto d’Europa; ma anche la Libia è un luogo di transito: sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei migranti viene dalla Siria, dall’Eritrea, da nazioni dell’Africa profonda… Mi chiedo perché tutti ciarlino della soluzione della situazione libica e nessuno – per esempio – dica una parola riguardo l’abbattimento della dittatura in Eritrea: qualcuno per caso ha fatto il conto di quante imprese europee hanno rapporti con quel regime, e gli altri dai quali fuggono tanti migranti? Il classico ‘circolo vizioso’: situazioni create dagli europei, con le quali gli europei non vogliono fare i conti… Alla base del principio dei ‘campi profughi’ in Libia, sembra esserci l’idea che la suddetta Libia debba diventare un enorme punto di raccolta e blocco dei migranti; ma questo certo non risolve il problema: perché nessuno parla di risolvere realmente i problemi dell’Africa?
Si dice spesso ‘aiutiamoli a casa loro’: ma aiutarli a casa loro significa abbattere le dittature o investire miliardi di euro nella costruzione di infrastrutture idriche che aiutino a combattere la siccità e la carestia…
La politica ragiona sul breve termine: non si può certo spiattellare in faccia alle opinioni pubbliche tedesche, italiane, francesi che per risolvere la questione degli immigrati bisognerebbe versare miliardi di euro di tasse per migliorare la situazione in Africa?
LA NON SOLIDARIETA’ EUROPEA – I POLACCHI DALLA MEMORIA CORTA

L’atteggiamento tedesco e francese di fronte alle richieste italiane – tutto sommato plausibili – di ‘fare un po’per uno’ erano prevedibili: i francesi hanno già i loro problemi con la loro politica di integrazione fallimentare che li ha portati a crescere i terroristi in casa propria; i tedeschi sono degli utilitaristi che accolgono solo quelli che gli hanno comodo, non hanno alcun della solidarietà e dell’umanità: non ne hanno mostrate ai tempi dell’Olocausto, non mostrano oggi, i tedeschi sono sempre quelli.
Stupisce e delude un po’ l’atteggiamento dei polacchi: proprio loro, che per vent’anni sono venuti qui in Italia a lavare i vetri cercando un domani migliore, oggi sono trai primi avversatori di qualsiasi politica di accoglienza. Complimenti, veramente. La memoria è corta, ovunque.
LA POLITICA ITALIANA E GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE

La politica italiana fa schifo: i politici italiani (con poche eccezioni) fanno schifo; la questione dell’immigrazione è risaputa da almeno un decennio: nessun Governo di quelli succedutisi nel tempo ha fatto un beneamato cavolo per gestire il fenomeno. Attenzione, non per incompetenza, ma per calcolo: costruire centri di permanenza ed identificazione, riadattare edifici in disuso, sarebbe costato poco; si è preferito non farlo? Perché in Italia la politica da anni fa affari sull’emergenza… quando c’è una situazione di ‘emergenza’ saltano le regole, si possono sveltire procedure, dare appalti agli amici senza tanti problemi, intascarsi le tangenti. Le vicende di Mafia Capitale, col business dell’accoglienza e quella più recente del CARA di Mineo, stanno lì a dimostrare che la politica italiana nell’emergenza ci sguazza e ci guadagna, facendo i soldi sulla pelle di chi cerca di arrivare qui. Un Paese civile, ben sapendo che prima o poi la ‘bolla’ dell’immigrazione sarebbe scoppiata, si sarebbe preparato per tempo; non l’Italia, dove i politici in genere si muovono solo se per loro o i loro referenti c’è un tornaconto; e il tornaconto, appunto, arriva in particolare quando scoppiano le emergenze: la situazione di fronte alla quale ci troviamo è stata voluta e calcolata.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Sarebbe ora che qualcuno dicesse una parola di verità: che le migrazioni non si possono arrestare e che se continuiamo con questa politica del ‘troviamo il modo per non farli arrivare’, prima o poi qualcuno da quelle parti se la legherà al dito e magari farà piovere dei missili sull’Europa per punirci; ci si deve rendere conto che la Storia cammina, e che l’Europa è destinata a diventare sempre di più un mix di etnie, culture e religioni: ci sarebbe bisogno di classi dirigenti ‘illuminate’ per gestire il fenomeno, ma ci ritroviamo con Renzi, Hollande, Salvini, Le Pen, Merkel e via dicendo… prima ci si rende conto che l’unico modo di affrontare la questione è spalancare le porte e accogliere chiunque voglia venire qui, nel frattempo affrontand osul serio le radici del problema, meglio è; altre soluzioni sono dei ‘pannicelli caldi’ ideati dai nostri politicanti per salvare carriere e portafoglio e passare a chi verrà dopo il problema, facendolo incancrenire.

Aprire le porte subito, altrimenti temo che la Storia ci farà pagare il conto, che sarà molto più salato di quello di vedere qualche milione di africani in più girare per l’Europa…

DI SINISTRA, DESTRA, MOVIMENTO CINQUE STELLE E POLEMICHE ASSORTITE

AVVERTENZA: IL POST CHE SEGUE E’ CHILOMETRICO, E RIBADISCE CONCETTI GIA’ ESPOSTI ALTRE VOLTE SU QUESTO BLOG. PUO’ ESSERE GIUDICATO COME UNA GIGANTESCA PIPPA MENTALE O SESSIONE DI BRAINSTORMING; NON SIETE OBBLIGATI A LEGGERE, TANTO MENO A COMMENTARE, SE NON SIETE D’ACCORDO, TANTO POI IL RISULTATO SONO DISCUSSIONI CHILOMETRICHE SENZA ALCUN RISULTATO TANGIBILE.

Quando ho cominciato a interessarmi vagamente di politica, come molti della mia generazione, ad inizio anni ’90, con Tangentopoli e via dicendo, mi definivo esplicitamente di destra: mi piacevano Fini e il suo ‘spazziamoli via tutti’ (credo lo votai anche come sindaco di Roma, in contrapposizione a Rutelli che già allora aveva mostrato la sua indole di voltagabbana),  avevo anche una certa fascinazione per la Lega e il concetto di Federalismo… non nascondo, ma non credo sia una colpa, o qualcosa per cui mettermi in croce, che ammiravo Berlusconi, per tutto quello che aveva fatto fino a quel momento… poi col passare degli anni, ai tempi dell’Università, ho un pò cambiato opinione… alla fine, tutta una questione di ‘cosa viene prima’, se i ‘diritti’ o i ‘doveri’.  Per chi è di destra, vengono prima i ‘doveri’: il dovere di servire e onorare la Patria, il dovere di costruirsi una famiglia, il dovere di trovarsi un lavoro, anche umile, per contribuire allo sviluppo della Nazione; per la sinistra, vengono prima di diritti, ovvero, prima lo Stato deve mettere in condizione i cittadini di avere un lavoro che risponda alle proprie aspirazioni, di raggiungere il proprio benessere a prescindere da dove si parte. Poi vabbè, in mezzo c’è un oceano di differenze, ma in fondo secondo me la differenza di fondo tra destra e sinistra è questa: per la destra viene prima il singolo con le sue capacità e doveri nei confronti della società, per la sinistra i doveri sono innanzitutto della società nei confronti del singolo.

Sono di sinistra? Credo. Almeno, penso che le organizzazioni ‘sociali’, la società, lo Stato, chiamatelo come volete, esistano in quanto garantiscano al cittadino di accedere a diritti che altrimenti se fosse solo, non gli sarebbero garantiti. Intendiamoci, credo in un certo senso lo stesso singolo sia ‘artefice del proprio destino’ (concetto eminentemente di destra), ma se uno Stato deve esistere, la sua funzione è proprio quella di fare in modo di garantire un insieme anche limitato di mezzi, anche ai più deboli o  meno ‘forti’. Sono di sinistra quando penso che ognuno pagando le tasse debba contribuire al benessere sociale, divento di destra quando le tasse pagate vengono sprecate o usare per mantenere gli apparati burocratici dei partiti come succede in Italia: a quel punto, meglio che ognuno si tenga il proprio e aiuti il prossimo con la beneficenza. Sono di sinistra quando dico che bisogna aprire le porte  a chi scappa dall’Eritrea o dalla Siria, o da posti dove rischiano la vita, divento di destra quando certi immigrati pensano di potersi comportare in Italia come facevano a casa loro, e addirittura insultano gli italiani..

In fondo, non ho mai creduto che si possa essere completamente di destra o di sinistra: prendete il più ardimentoso difensore dei principi comunisti, mettetegli a rischio casa e risparmi in virtù del ‘bene superiore della società’ e vede come diventa subito uno strenuo difensore della proprietà privata; prendere uno che in casa tiene il busto di Mussolini, e magari scoprite che poi  nel tempo libero fa del volontariato a favore degli immigrati… Insomma, se a una persona chiedono ‘sei di destra o di sinistra’, la risposta più onesta dovrebbe essere ‘dipende’. In Italia, e questo è uno dei problemi di fondo, c’è invece questa luogo comune secondo cui se si è ‘di parte’, lo si è fino al midollo, e a mancare è soprattutto il rispetto per l’altro: per chi è di sinistra, chi non la pensa come loro è automaticamente un fascista; per chi è di destra, chi non è come loro, è automaticamente uno stalinista. Sotto questo punto di vista, l’Italia, fa schifo.

Dai primi anni ’90 in poi, questa situazione si è incancrenita: per gli elettori di Berlusconi, chi votava altrove era un pericoloso liberticida; per gli elettori di sinistra, chi votava Berlusconi era un ignorante, uno indottrinato dalla tv… le persone di buon senso e gli intellettuali? Tutti sinistra. Gli str***i fascisti, adoratori del ‘dio denaro’? Tutti a destra… Che schifo, ribadisco.  Lo stesso trattamento sta venendo riservato al MoVimento Cinque Stelle; il principale argomento di discussione è ‘Grillo è un fascista’. Se Grillo chiede il reddito di cittadinanza o si schiera contro la TAV, è populista; se le stesse cose le dicono SEL o il PD, allora è buon senso. Poi mi viene detto: eeeeh, ma Grillo certe cose le dice solo per prendere i voti… Perché, gli altri no???? Insomma, la questione qual è? Grillo è in malafede e invece Epifani, Letta, Renzi, Civati, Cuperlo, Monti, Casini, Alfano e Brunetta sono tutti santi che hanno a cuore le sorti degli italiani? E comunque, quale altro scopo ha una forza politica che si presenti alle elezioni se non quello di prendere i voti per andare al Governo (o piuttosto, salire al potere)?

In giro c’è una disonestà intellettuale disarmante: il centrosinistra, nelle sue varie articolazioni, è andato avanti per vent’anni sostenendo che l’unico problema dell’Italia era Berlusconi, salvo poi salvargli le chiappe ogni qual volta è andato (brevemente) al Governo, perché avere il ‘nemico’ contro cui ragliare era molto più comodo che non tirare fuori qualche idea degna di questo nome… adesso stanno ripetendo lo stesso errore con Grillo: la disoccupazione? E chi se ne frega. Le tasse? E chi se ne frega. Le carceri? E chi se ne frega (a parte quando parla Napolitano, se lo stesso problema lo solleva Pannella da dieci anni, stica**i), l’immigrazione? E chi se ne frega (a parte quando ci sono da piangere centinaia di morti); mi si chiederà perché io parli spesso male del PD: perché mi fa inca**are; del PDL che devi dire? E’ coerente, è il partito di Berlusconi e con Berlusconi: le idee sono quelle, lo scopo è chiaro, quindi puoi prendere posizione, pro o contro, il discorso è semplice.  Io Alfano, Brunetta, Santanché, Bondi, Lorenzin, De Girolamo non li sopporto; l’unico per cui ho un minimo di stima è Lupi, ma più che altro perché corre le maratone e questo me lo rende simpatico, a prescindere.

Il PD è una caso diverso, e mi fa inca**are perché il PD che potrebbe essere e che vorrei è molto diverso da quello che è… A me fa inca**are che il PD abbia scelto Epifani come segretario e che abbia Cuperlo come unica alternativa  a Renzi, e che continui a relegare nelle retrovie persone come Debora Serracchiani che se dirigessero il PD o si candidassero alla premiership Grillo lo spazzerebbero via in cinque minuti. A me il PD fa inca**are, perché ha messo a guidare il Governo uno dei suoi che non ha detto mezza parola sull’aumento delle pensioni da 300 euro o sul taglio delle accise sulla benzina, ma in compenso trova il modo di condonare 1,9 miliardi di euro di multa a chi ha frodato il fisco gestendo le slot machine, o quando sostiene che ‘su certe spese’ (leggi caccia F35), purtroppo ‘non c’è niente da fare’.

Dico che è inutile prendersela con gli italiani ignoranti se il MoVimento Cinque Stelle continua ad essere sopra al 20 per cento; non è l’ignoranza degli italiani, è l’inettitudine altrui: quella di Berlusconi che da vent’anni ciancia di ‘rivoluzione liberale’ e che se poi non la porta avanti, la colpa è sempre degli alleati traditori o della Magistratura; e quella del centrosinistra che ogni volta che è andato al Governo ci è andato male organizzato. La differenza tra il MoVimento e gli altri è tutta qui: gli altri hanno provato fallendo. Il MoVimento Cinque Stelle sta in Parlamento da pochi mesi, esiste da pochi anni, ma improvvisamente per alcuni sembra sia diventato l’unico problema dell’Italia.  Boh, se vi fa piacere pensarlo, accomodatevi, ma resta il fatto che dire ‘Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’ non è un argomento, è un modo furbetto per evitare il confronto e una strada comoda per continuare a pensare di avere una superiorità morale e intellettuale che in realtà non avete. Mentre nel MoVimento Cinque Stelle c’è anche tanta gente critica (a cominciare dal sottoscritto) dalle altre parti non c’è nessuno che sia disposto a riconoscere a Grillo un seppur minimo merito, o beneficio del dubbio: “Grillo è fascista e chi lo vota è un ignorante’. In fondo è la stessa cosa successa con Berlusconi, che non era la causa, ma il sintomo, lo stesso è il MoVimento Cinque Stelle, risultato degli ultimi vent’anni di malapolitica, ma la colpa invece è degli italiani che – ma che strano – non danno fiducia agli altri.  Continuate così, fatevi del male.