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ERIN & THE PROJECT, “BIRTHDAY” (AUTOPRODOTTO)

In occasione del loro precedente lavoro, Lindsey Erin e Paul Ezekiel avevano mostrato un’efficace versatilità, mescolando vari generi (blues, soul, jazz, pop) e dando vita ad un lavoro tutto sommato convincente; “Birthday” è il nuovo capitolo della storia, che abbandona in parte quell’attitudine all’insegna della varietà di soluzione per cercare una maggiore focalizzazione stilistica.

Aiutati in fase di missaggio e masterizzazione da Oz Fritz (Grammy Award per “Mule Variations” di Tom Waits), affiancati Jon Axtell a basso e chitarra, i due danno vita ad un lavoro in gran parte incentrato su atmosfere rilassate, spesso malinconiche. Nei sette brani presenti ricorrono atmosfere rilassate che possono ricordare alla lontana certi episodi del cantautorato di matrice celtica di Shinead O’Connor, piuttosto che di quello di Tori Amos; in un paio di casi, il ritmo si alza, e sono gli episodi forse più riusciti (con suggestioni che riportano, come nel precedente lavoro, ad artiste come Feist o KT Tunstall): alla luce di questo, risulta un pò uno spreco l’ampio spazio dedicato a una cover -peraltro non troppo convincente – di Psycho Killer dei Talking Heads: meglio sarebbe stato inserire magari un altro paio di inediti, a rendere la pietanza più corposa.

“Birthday” appare insomma un disco riuscito a metà: apprezzabile per la ricerca di un’impronta stilistica più marcata, un pò meno per gli esiti di tale ricerca; nonostante questo, il lavoro mette comunque in luce le capacità vocali e interpretative della Erin, già messe in luce nel precedente lavoro, così come quelle di Ezekiel: un lavoro di ‘passaggio’, in attesa di vederli nuovamente all’opera.

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LA PLAYLIST DI APRILE

Sinfonia n°5 – I Movimento     Gianfrancesco Malipiero
There’s a fire in the house   Steve Vai
Screams           Blue Oyster Cult
Mary Ann’s Dreams Factory   The Strange Flowers
Why didn’t you?   Werner
Al sole di giugno  Atterraggio Alieno
Tygers of Wrath   Erin & The Project
I don’t love my dog anymore  Buildings
Grave sweet grave  Metibla
Urla urla           Il Maniscalco Maldestro
To fathers cabin   Amorphis
Equilateral: Triple Concerto
for Piano Trio and Orchestra – III: Serpentine   Jeffrey Ryan

ERIN & THE PROJECT (AUTOPRODOTTO)

In attesa del loro secondo lavoro ufficiale, previsto a breve, Erin & The Project propongono un assaggio delle loro capacità in questo omonimo esordio, a cavallo tra un promo e un EP.

Provenienti dalla California, la vocalist Lindsay Erin e il batterista e percussionista Paul Ezekiel, accompagnati da un manipolo di collaboratori a completare l’ensemble strumentale, sono autori di un disco che mescola, con efficacia, pop ‘sofisticato’, suggestioni soul, profumi blues, accenti da jazz club e qualche accennata digressione fusion.

La colorazione emotiva dei dieci brani presenti è, prevedibilmente, affidata in gran parte alla vocalità della Erin, con tratti stilistici che possono ricordare certe voci già affermate, come KT Tunstall o, più alla lontana, Feist.

Il contorno sonoro, come detto, è vario ed abbondante, mai invadente ma, va sottolineato, capace di andare spesso oltre il semplice ruolo di accompagnamento per ritagliarsi in più di un’occasione uno spazio autonomo all’interno delle singole tracce.

Un lavoro che quindi alla fine convince, anche nel suo mantenersi sempre un livello discreto, sostanzialmente privo di passaggi a vuoto.

Un ottimo antipasto per un lavoro più compiuto e l’occasione per conoscere quella che ci si può augurare sia una buona promessa.