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ESKINZO, “ESKINZO” (LIBELLULA MUSIC)

Da Torino a Londra e ritorno, passando per un’assolata spiaggia della Canarie, sulla quale il progetto è stato concepito e dalla quale prende il nome: è l’omonimo esordio di Eskinzo, ‘creatura’ partorita da Luca Cognetti e Matteo Tambussi, coadiuvati per l’occasione da un manipolo di ‘sodali’ accorsi a dargli manforte, assieme a Davide Tomat, Gabriele Ottino e Andrea Bergesio in fare di produzione e missaggio.

Nel suo snodarsi lungo i poc più di cinquanta minuti di durata, “Eskinzo” assume quasi l’aspetto di un breve viaggio attraverso le commistioni tra rock ed elettronica a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale: qua e là, si ritrova un pò di tutto, dai  Radiohead di Ok Computer agli Air delle ‘Vergini Suicide’, passando

attraverso  accenni trip hop, allusioni drum ‘n’ bass e brevi escursioni nel math rock e qualche sferzata industriale, non senza buttare lo sguardo, ogni tanto, al più remoto passato della psichedelia anni ’70.

Il risultato è un disco intenso, nel suo essere avvolgente e ricco di suggestioni, caratterizzato da una continua atmosfera da sonorizzazione cinematografica; da un lato, le chitarre, ora all’insegna di una più abrasiva essenzialità, ora più finemente, tessute; dall’altra, l’ampia gamma offerta da piano, tastiere ed effetti elettronici assortiti. La voce (di Tambussi) è l’ideale terzo vertice, ad interpretare testi che disegnano una poetica in cui, partendo dall’osservazione di una realtà insoddisfacente e a tratti ostile, si dà libero sfogo ad un immaginario fatto di fughe interplanetarie, di dediche alla Luna o alla Dea della Musica, in cui si dà voce a Lucifero o si scorgono tratti divini nell’apparente ‘piccolezza’ di un’ape.

Gli Eskinzo riescono a ‘magnetizzare’ l’ascoltatore, offrendogli un disco che, grazie alle sue tante sfumature, riesce a rivelare nuovi particolare anche dopo più ascolti; un progetto promettente, del quale si attende con curiosità il possibile seguito

LUCA FATTORI, “AMICCA IN LOW-FI” (AUTOPRODOTTO)

Secondo lavoro da studio per Luca Fattori, una biografia musicale iniziata con le cover di Frank Zappa ma repentinamente orientatasi alla sperimentazione vocale, con un primo lavoro uscito un paio d’anni fa, cui si va ora ad aggiungere questo nuovo disco.

‘Anicca’ è un termine che appartiene alla lingua indiana ‘pali’ e che significa ‘impermanenza’; ‘low-fi’ gli appassionati di musica più o meno sanno tutti cosa voglia dire: esegesi a parte, Luca Fattori fa tutto da solo, assemblando un disco per voce e loop in cui  gli ‘esercizi vocali’ dell’autore sono sostenuti dall’ampio utilizzo, appunto, di loop e campioni.

Dodici tracce, tra citazioni letterarie (Pasolini) e cinematografiche, gorgheggi che rimandano abbastanza prevedibilimente a Bobby McFerrin, tra ritmi vagamente caraibici e suggesioni tribali, rumori di conversazioni e ‘rigurgiti’ campionati.

Il risultato è – come spesso accade in questi casi – un filo ‘surreale’ (o almeno, così può apparire ai meno avvezzi al genere), non ci si risparmia dal giocare la carta dell’ironia, (un titolo su tutti: Rock is not dead because is never born), in un lavoro che non si limita alla sua essenza sperimentale, ma che – tra il serio e il faceto – trova il modo di affrontare i vari temi ‘pesanti’ dell’oggi: il concetto di ‘libertà’, il laovro, i rapporti interpersonali.

Un disco che dunque, nonostante l’indubbio grado di ‘difficoltà’ nel suo percorrere un sentiero sonoro sicuramente impegnativo e poco frequentato, non si risparmia dall’aprirsi all’ascoltatore, finendo per essere un’esperienza certo ‘diversa’, ma non priva di fascino.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY