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BUON LAVORO

Buon lavoro, di cuore, a Ignazio Marino, nuovo sindaco di Roma… a Lei, come ha già sottolineato nel suo primo discorso, l’onore  e  soprattutto l’onere di far tornare i romani contenti e orgogliosi di abitare a Roma, a prescindere che vivano nel centro storico o nell’estrema periferia… ad aspettarla c’è un lavoro immane, frutto dell’inazione degli ultimi cinque anni e degli errori delle amministrazioni precedenti.  Auguri, ne avrà bisogno… il primo banco di prova saranno i nomi della giunta, spero in sorprese positive ed in una squadra di alto livello, che prescinda dagli equilibri di partito e dai giochi di potere.  Veramente, auguri e la speranza che Lei riesca a riuscire dove in troppi hanno fallito.

I ROMANI SI SONO ROTTI IL C***O DI ESSERE PRESI PER IL C**O

Immagino che nel pomeriggio, in attesa dei risultati definitivi, vagonate di opinionisti (sempre gli stessi) si eserciteranno in ponderose analisi sulla bassa affluenza alle elezioni… che tra l’altro ha stupito pure me: insomma, la ‘scelta secca’ secondo me avrebbe dovuto favorire un maggior afflusso… invece, niente… ci ritroviamo col rischio di un Sindaco di Roma eletto da metà della metà degli aventi diritto: in pratica il 25 per cento della popolazione che sceglie per tutti. La morte della democrazia. Ora, invece di stare  a seguire per ore i perché e i percome, leggetevi il titolo, il motivo sta tutto lì. Sono vent’anni che a Roma cambia poco o nulla: e prima Rutelli, che col Giubileo doveva succedere chissà che; e poi Veltroni, il ‘supersindaco’ con la Festa der Cinema e le periferie degradata e poi Alè, Magno!! coi suoi cinque anni di vuoto cosmico… e beh, a un certo punto i romani si sono pure rotti il ca**o… Io ho votato un pò per dovere, un pò per principio (le motivazioni le trovate un paio di post addietro), ma la convinzione che Marino possa realmente cambiare le cose è scarsina…  e col senno di poi non mi meraviglio. Al netto delle dissertazioni che sentiremo nel pomeriggio, la realtà  è semplice: i romani si sono rotti i co***oni.

IL MIO VOTO A IGNAZIO MARINO

“Marino è contro la vita e la famiglia”. E’ lo slogan che in questi giorni campeggia su manifesti attaccati sui muri di mezza Roma, di fronte al quale ci si può indignare oppure assumere il classico atteggiamento cinico del ‘vabbè, è politica, tutto ci può stare’. Si può sorvolare insomma… però… però, quanta volgarità: a questo punto si sarebbe potuti tranquillamente arrivare ad un ‘Marino è uno str***o’ e nessuno si sarebbe potuto lamentare. Siamo arrivati all’insulto gratuito, alla povertà di idee che porta  a slogan non più solo semplicistici, ma bassi, piuttosto volgari… senza contare la questione di fondo, ovvero: ma si può fare una campagna elettorale dicendo solo male dell’avversario, affermando che ‘non bisogna lasciare Roma in mano alla sinistra’? Ma che ca**o di ragionamento è? Va bene, è così da vent’anni, l’importante è denigrare l’avversario – e intendiamoci, anche la sinistra ci ha messo tanto del suo – ma arrivare a dire che ‘tizio è contro la vita e la famiglia’: ma che c***o mi significa? Ma che argomento è? Ovvio, qualcuno potrebbe rispondere, un argomento da ‘destra’… eppure, eppure non è che Marino abbia fatto dei manifesti dicendo “Alemanno è fascista”, per dire…  Già prima che a Roma apparissero ‘sti manifesti, comunque, ero intenzionato a votare Marino, ma con l’idea del ‘diamo il voto al meno peggio’: del resto,  sono le regole del gioco: al primo turno si vota ‘quello che ci piace’ (nel mio caso, De Vito), al secondo turno, bisogna scegliere… non andare a votare non mi passa manco per l’anticamera del cervello, stante che fino a che avremo la possibilità di esprimerci è meglio approfittare… e allora, votiamo Marino, pur con tutte le perplessità del caso, a partire da una conoscenza alquanto dubbia dei problemi di Roma (dove ha vissuto ben poco), dal non avere alcuna esperienza amministrativa, dall’essere sostenuto da una maggioranza che già ora si preannuncia sarà litigiosa  e intenzionata a lottare per il potere… speriamo almeno che si circondi delle persone giuste  e non si faccia imporre scelte ‘col bilancino’ solo per accontentare tutti. L’alternativa del resto è il nulla: intendiamoci, Alemanno non ha fatto poi così male… il problema è che Alemanno non ha fatto manco così bene; insomma: Alemanno a Roma non ha fatto proprio: ha posto come motivazione il bilancio dissestato e ha lasciato che tutto rimanesse com’era: il problema dei rifiuti sta ancora lì (la differenziata al centro di Roma non può bastare, Roma non è solo il centro); il trasporto pubblico fa schifo al c***o, le strade  e i marciapiedi sono dissestati, quando fanno due gocce Roma continua ad allagarsi… tutto è rimasto com’era, e taccio degli scandali, delle assunzioni dubbie, di quelle ‘facili’ presso le società   dei trasporti e della nettezza urbana (guarda caso proprio i due servizi che a Roma funzionano peggio)… la tanto sbandierata questione sicurezza resta, anzi: la cosa più grave è che sembra che a Roma ci siano fin troppe persone in possesso di un’arma da fuoco,  e pronte a utilizzarla… Se poi tutto degenera, scade nell’abbrutimento e come argomento si usa “Marino è contro la vita e contro la famiglia”, beh in fondo al netto di dubbi e perplessità, mandare via Alemanno diventa anche una questione di principio.

NON HO GUARDATO LA PARTITA…

… e me ne sono andato al Vittoriano, a vedere una mostra sui Cubisti… di voglia di stare a guardare il derby ce n’era poca, un po’ perché avevo la netta sensazione che sarebbe andata male (la Roma raramente coglie certe occasioni, essendo ‘geneticamente’ una squadra che nelle occasioni importanti tende a calarsi le braghe, le rare finali di coppe europee e le tante di Coppa Italia perse stanno lì a dimostrarlo), un pò perché macerarmi nell’attesa fino alle 18.00 mi pareva puro masochismo, un po’ perché una squadra incapace di vincere in casa col Pescara e capace di perdere col Chievo a mio parere non è degna di alcuna fiducia… un pò perché sinceramente lo spettacolo offerto dai romani nell’ultima settimana è stato misero e avvilente… Io capisco che il calcio ispiri passioni ed emozioni molto più forti rispetto alla politica, ma insomma questa settimana a Roma si è parlato solo di quello… l’elezione del Sindaco? Boh, chi se ne frega… Poi però succede – come ieri – che per permettere a 80.000 co***oni di raggiungere con tutta comodità l’Olimpico, si arriva praticamente alla soppressione dei tre quarti del trasporto pubblico romano, con attese alle fermate che hanno superato l’ora… ma c’è il derby e chi se ne frega se qualche romano la domenica pomeriggio per necessità, o puro piacere, deve usare i mezzi pubblici. Questa è Roma, questi sono i romani; mi viene quasi da dire che se li meritano, che ce li meritiamo, altri cinque anni di Alemanno… e vedrete che purtroppo andrà a finire così; checché ne dicano i sondaggi, io in giro non vedo tutto ‘sto malumore contro Alemanno.

Comunque, tornando alla partita; ho capito che si stava mettendo male ad una fermata dell’auto: ho sentito uno squillo di tromba isolato (squilli isolati: va bene alla Lazio, urla roboanti: va bene alla Roma), ho visto un ragazzo con la maglietta giallorossa uscire da un bar, accendersi nervosamente una sigaretta, scuro in volto; tra le persone inca**ate per l’attesa, che maledicevano a turno Rutelli, Veltroni, Alemanno e ‘er Papa polacco’ (si, pure lui…), intercetto un frammento di dialogo, un ragazzo afferma: “stanno 0 – 0″; una signora interviene: ‘no, ha segnato la Lazio”; sull’autobus, preso dopo una mezz’ora buona di attesa (ma ribadisco, c’era chi stava aspettando da oltre un’ora), una signora afferma: “la Roma ha pure perso”; scendo dall’autobus e mi avvio verso casa, incrocio una coppia di ragazzi, uno con la maglietta della Roma, neri (non di pelle, di umore); esplode un petardo e da una direzione indefinita arriva un commento: “sò sti ba***di de laziali”…

E così, è andata male, per l’ennesima volta… il degno finale dell’ennesima stagione escrementizia; a disarmarmi, più di ogni altra cosa, è l’assoluto rispetto per un copione già scritto, la completa assenza di originalità, di un minimo brivido derivante dall’improvvisazione… Un stagione aperta dall’incomprensibile scelta di Zeman, un campionato trascinatosi avanti all’insegna delle consuete isterie boemiche, ogni obbiettivo sfumato in primavera, l’esonero ampiamente previsto, il ricorso ad una soluzione di emergenza, l’apparente ripresa, il ‘tocco di classe’ di campioni ‘presunti’ che sul più bello hanno pensato bene di credersi sto***zo e di buttare via una qualificazione per l’Europa League che era lì, a un soffio… e poi l’ovvio, perfino banale epilogo, con una Coppa Italia che era scritto dovesse essere vinta dalla Lazio, che in queste occasioni l’ha sempre spuntata e che comunque l’ammissione in Europa quest’anno l’ha meritata più della Roma.

L’impressione è che seguire la Roma sia ormai diventata solo una colossale perdita di tempo, uno spreco di energie mentali ed emotive al seguito di una squadra destinata sempre  e comunque a perdere,  a non cogliere mai le occasioni che le si presentato, a restare incastrata nei secoli dei secoli in una mediocrità esasperante, pari solo alla protervia di certi tifosi, che ogni anno si dicono sicuri ‘che questa è la volta buona’… La prospettiva di pensare alla Roma, di continuare  a seguirne le sorti, è nauseante; alla fine nella vita c’è tanto di meglio e di più gratificante da fare che non seguire le sorti di una squadra le cui vittorie sono assolutamente casuali.

ELEZIONI ROMANE

Cacchio, come passa il tempo… sembra ieri, come citava una canzone di Bennato… e rieccoci qui, cinque anni dopo, a rieleggere il sindaco della Capitale.  Come andarono le cose l’ultima volta, lo ricordiamo un pò tutti: ricordiamo Veltroni ‘il Supersindaco’ specializzato nel tagliare nastri; ricordiamo i problemi sottovalutati o passati in secondo piano, come la più classica ‘polvere sotto il tappeto’; ricordiamo i lustrini della ‘Festa der cinema’, mentre in periferia cresceva il malcontento e l’astio verso ‘l’altro’; ricordiamo la favoletta di ‘Roma città dell’accoglienza’ quando poi bastava salire su un autobus o andare in un mercato per capire che le cose non stavano esattamente così; ricordiamo la scelta demenziale di ricorrere a un cavallo di ritorno come Rutelli… e infine ricordiamo il trionfo di Alè – Magno, con contorno di saluti romani sotto al Marco Aurelio… Tante grazie.

Sono passati quattro anni e a Roma le cose non sono migliorate; a dirla tutta non sono nemmeno naufragate, Roma dà l’impressione di essere un enorme transatlantico che va avanti per conto suo a prescindere da chi la governa; il problema arriva se il mastodontico natante si arena, perché allora disincagliarlo è un bel dito in c**o… Dopo cinque anni Roma non è ‘incagliata’, ma senz’altro non ha cambiato rotta: i problemi sono sempre gli stessi, a cominciare dal traffico e dalla nettezza urbana: questioni che in questi quattro anni sono state bel lungi dall’essere affrontate di petto, ma che sono state lasciate lì a incancrenire… sulla raccolta differenziata qualcosa si è fatto, ma in cinque  anni i risultati sono sotto la media, per non parlare della questione della discarica di Malagrotta;  se poi pensiamo che guarda caso, proprio le due società che gestiscono trasporto pubblico e spazzatura – ATAC e AMA – sono state al centro di scandali riguardanti assunzioni clientelari, il cerchio si chiude.

Altri quattro anni di Alemanno sarebbero quindi una jattura con pochi precedenti; il problema è però chi mettere al suo posto; il candidato più papabile è ovviamente Marino, sostenuto dal centrosinistra. Ora. Marino è una persona onesta e degna; lascia qualche dubbio il fatto che si intenda più che altro di medicina, per quanto mi riguarda sarebbe stato un ottimo Ministro o Assessore alla Sanità, ma sarà veramente adatto a fare il sindaco? Venisse eletto, mi auguro almeno si circondi delle persone giuste… il problema è che nel caso diventasse sindaco, Ignazio Marino avrebbe le mani legate, ammanettate da un partito che anche a Roma è ridotto ad una serie di bande in lotta tra loro per il territorio. Fosse eletto, Marino avrebbe a che fare con un PD costituito da almeno tre partiti: la base, che l’ha eletto alle primarie, la ‘banda Gentiloni’ (per intenderci il PD che segue la tradizione rutellian-veltroniana) e la ‘banda Sassoli’ (ovvero il PD del versante Bersanian – D’Alemiano); aggiungiamoci Sel e, probabilmente Alfio Marchini che, da uomo sedicente di sinistra, correrà in suo soccorso in un eventuale ballottaggio… Il risultato sarà la solita accozzaglia cui la sinistra ci ha abituato da tempo, con la solita spartizione delle poltrone e risultati nefasti per l’amministrazione cittadina. Iganzio Marino ha la mia stima e il mio rispetto, ma mi dispiace, Roma ha già dato. Basta così, è tempo di provare altro. Alemanno ha avuto la sua occasione e i risultati (non) si sono visti.

Io darò il mio voto al Cinque Stelle Marcello De Vito: il suo programma non è poi così dissimile dagli altri (tutti sono abbastanza dominati da dichiarazioni di principio, ed idee un pò generiche, entrando non troppo nel merito delle questioni), però che devo dire? Mi dà fiducia. Mi dà fiducia per lo stesso motivo per cui mi danno ancora fiducia i Cinque Stelle: sono nuovi, hanno entusiasmo e voglia di fare, non sono legati a logiche vecchie viste fino ad ora; poi per carità, può anche essere che una Roma governata dal MoVimento imploda dopo un anno e messo e si debba riandare ad elezioni, tutto è possibile; la mia impressione è che però per governare bene Roma ci voglia solo un pò di conoscenza e di ‘vissuto’ dei problemi e di buon senso; soprattutto, c’è bisogno di evadere dalle logiche spartitorie, dagli ammanicamenti, dagli ‘aggiustamenti’ con ‘gli amici degli amici degli amici’; c’è bisogno di piantarla di vedere Roma come un trogolo cui si avvicina di volta in volta il branco di chi vince le elezioni… e sinceramente, se penso ad Alemanno od al PD, non sono tanto sereno, a riguardo; Marcello De Vito mi dà più sicurezza (oltre a chiamarsi come me: Marcello, un nome – una garanzia 🙂 ).

Se poi De Vito non ce la farà e si proporrà il ballottaggio che tutti credono, finirò per dare fiducia a Marino, sperando che riesca a svincolarsi dal legame ingombrante con un partito ed un alleanza in cui gli stracci (ed altro) sono sempre lì lì per prendere il volo; ma sarebbe comunque un voto al meno peggio, nella quasi certezza che tutto rimarrà come prima e che ci si debba solo augurare che l’enorme cetaceo capitolino non si areni da qualche parte.

OGGI IL PD E’ MORTO

Con la scelta di non dare il voto a Rodotà (solo perché è candidato da MoVimento 5  Stelle, e questo la dice lunga su quale sia il ‘senso della democrazia’ del ‘sedicente’ Partito Democratico), ma di andare da Napolitano (un uomo di 88 anni che avrebbe tutto il diritto di vivere in santa pace, senza avere a che fare tutti i giorni con una classe politica infima), il PD è ufficialmente morto. La prospettiva è chiara: Napolitano pretenderà un Governo che – a guida tecnica o PD – sia comunque sostenuto da tutte le cosiddette ‘forze politiche responsabili’, con l’unico scopo di accontentare Sua Maestà Merkel, la BCE, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, le agenzie di rating, i mercati: tutti, tranne ovviamente gli italiani che si ritroveranno ancora una volta con un Governo sostenuto da formazioni politiche indegne e incapaci di prendere qualsiasi decisione, un Governo che se ne fregerà ampiamente degli italiani. Seconda conseguenza, ovviamente, marginalizzare i ‘pericolosi sovversivi’ del MoVimento Cinque Stelle… complimenti. Avevo sperato che Napolitano avesse un sussulto di dignità, rifiutasse di sottomettersi a quello che in tutta evidenza è stato un autentico ricatto morale impostogli dalle forze politiche… così non è stato e a pagarne le conseguenze saranno ancora una volta gli italiani, non certo coloro che sono seduti al caldo in Parlamento, il cui futuro è loro assicurato dai lauti stipendi pagati coi soldi dei cittadini. Poteva andare diversamente: il PD poteva per una volta scendere dal piedistallo, togliersi di dosso il mantello dell’arroganza del ‘noi siamo meglio degli altri’, accettare serenamente i propri limiti e votare Rodotà; così non è stato… Il PD ancora una volta tra la dinamica speranza del nuovo e la rassicurante immobilità del vecchio, sceglie quest’utima.  Tanto poi a rimetterci saranno gli altri, gli ‘italiani’ e di loro, giustamente,  chi se ne frega.

OGGI LA SEZIONE SOTTO CASA DEL PD E’ CHIUSA…

…ecco, credo che questo dica molto, sulla situazione del PD e sul casino che si è creato ieri: il problema è sempre il solito: la ‘nomenclatura’, quelli che stanno seduti in Parlamento, i ‘capoccioni’, hanno del tutto perso il senso della realtà… lasciamo perdere per un attimo il fatto che sia stata la stessa base del PD a scegliersi Bersani come candidato Premier (ma non come Segretario, sottolineo). La mentalità è sempre quella, vecchia, vecchia e vecchia: votateci, che poi facciamo noi e silenzio. Il problema è che oggi c’è una ‘strana cosa’ (che il PD non ha ben capito) che si chiama Internet: una volta c’erano le innocue ‘chiacchiere da bar’; oggi c’è la Rete che permette di creare movimenti d’opinione e consenso. La base del PD in questi giorni prima ha detto Marini non lo vogliamo; risultato: Bersani candida Marini, con l’unico risultato di dare il via a una mezza rivolta; poi la stessa ‘base’ ha detto: fateci il piacere, votare Rodotà con M5S; risultato: Bersani candida Prodi, e peggio mi sento: si scopre che 1/4 dei ‘grandi elettori’ del PD è composto da quelli che definire degli infami traditori, sottolineo: INFAMI TRADITORI è un complimento. Congratulazioni: per la figura, per il partito di m***a che siete, per la m***a nella quale rischiate di gettare l’Italia (oltre ad avercela già ampiamente messa nell’ultimo anno di Governo ‘pappa e ciccia’ col PDL). Uno si dice: a questo punto l’avranno capita: hanno fatto fare una figuraccia a Prodi, hanno distrutto il partito, hanno creato una situazione in cui sono rimasti solo cocci (e vedrete l’autentica tempesta a base di secchiate di sterco che si scatenerà tra poco nel PD, del resto da un partito di m***a non c’è da aspettarsi altro): adesso gli resta solo cercare di creare un minimo di rapporto con la ‘base’, voteranno Rodotà… INVECE NO!!! Che fanno i vigliacchi, cacasotto, infami? Vanno a chiedere la ‘questua’ a quel povero Cristo di Napolitano a chiedergli in ginocchio di rimanere al Quirinale; una persona di 88 anni che avrebbe il sacrosanto diritto di viversi in pace e serenità la vecchiaia viene sottoposta a quello che altro non è se non un AUTENTICO RICATTO MORALE. MA SIETE VERAMENTE DELLE M***E!!! Io godo di non avervi votato, mi fate schifo, alle prossime elezioni vi meritate di scendere al di sotto del 10 per cento…

La sezione del PD sotto casa oggi è desolatamente chiusa: non c’è alcuna volontà di ascoltare, generare un dibattito, incontrare le persone; si continua pervicacemente a insistere sui giochini, le strategie, le ‘stanze chiuse’ e le infami lotte di potere portate avanti al riparo del voto segreto, mentre fuori l’Italia va allo sbando: eccolo, il grande, responsabile, serio Partito Democratico… Io mi auguro sinceramente che militanti ed elettori trovino il coraggio di ribellarsi, perché il trattamento di questi giorni sinceramente, proprio non se lo meritano.

E’ UFFICIALE

IL PD E’ UN PARTITO DI IMBECILLI.

Bersani  pur di restarne a capo è disposto a mandare Marini al Quirinale e poi ovviamente ad andare al Governo col PDL… per non fare nulla e mettere gli italiani ancora più nella m***a di quanto già non siano, però lui resta a capo del PD, vuoi mettere? Magari l’Italia va in default, ma… RAGASSI?!?!? IO SONO IL CAPO DEL PIDI’. E ALLORA, BERSANI, NON TI MERITI ALTRO CHE UN GRANDE, ENORME ROBOANTE

VAFF****LO!!!!!

Mi auguro sinceramente che domani si assista alla fine di quell’equivoco che fin dall’inizio è stato il Partito Democratico: SEL si è già smarcata,  e probabilmente voterà Rodotà, Renzi e i suoi a quanto pare non sono per nulla intenzionati a votare Marini… mi auguro che nel PD i ‘sani di mente’ riescano a prendere il sopravvento, anche se sarà difficile. Io non so se quella di Bersani sia tutta tattica per ‘bruciare’ il nome di Marini e poi magari votarsi autonomamente Prodi, me lo auguro vivamente, ma al momento il dato di fatto è questo: Bersani e Berlusconi hanno deciso di mandare Marini al Quirinale.

AUGURI.

P.S. Se Marini diventa Presidente della Repubblica, che nessuno si azzardi più a rompere le scatole col MoVimento Cinque Stelle.

VI PREGO: TUTTI, MA NON AMATO O MARINI

E’una richiesta / preghiera che invio a coloro che possono influire sulla questione: ovvero PDL, PD e MoVimento Cinque Stelle: non vi azzardate, ripeto, non vi azzardate, ad eleggere alla Presidenza della Repubblica Giuliano Amato o Franco Marini: vorrebbe dire fare un salto indietro di vent’anni e passa, eleggere alla più alta carica italiana personaggi che obbiettivamente non hanno più nulla da dire, due residuati della Prima Repubblica, due ottuagenari (o quasi) che non porterebbero niente di nuovo, anzi riaffermando una concezione del dibattito politico da mesozoico… Tutti, ma non loro: accetterei pure D’Alema, per quanto mi stia cordialmente antipatico, andrebbe bene anche Prodi, ma sinceramente, Amato e Marini, proprio no: credo ci fareste anche una pessima figura con l’elettorato che, più o meno, suppongo si aspetti altro che l’ennesima cariatide portata al Quirinale in mancanza d’altro. Il MoVimento Cinque Stelle, ho pochi dubbi, dopo la rinuncia di Gabanelli e suppongo di Strada, proporrà Rodotà; a questo il PD ha tre possibilità: convergere su Rodotà (anche se mi rendo conto non ci farebbe una gran figura), cercare l’accordo col PDL, e allora la terrificante prospettiva che uno dei due sopra vada al Quirinale si fa più concreta, o procedere con un nome suo, non saprei quale,  forse il più probabile diverrebbe Prodi. Il PDL, che sembra completamente privo di idee, secondo me dovrebbe fare il ‘colpo di teatro’ e proporre Emma Bonino, ma credo che manchi il coraggio, e che soprattutto non ci voglia alienare le simpatie delle gerarchie cattoliche.  La situazione è comunque confusionaria: il PDL ha rimediato una figuraccia nel suo non riuscire a proporre un nome; il PD prosegue nella strategia vincente di sembrare uno, nessuno e centomila, ancora una volta tira un’aria di regolamento di conti, si è interessati alle lotte di potere interne e degli italiani sti****i; il MoVimento Cinque Stelle, per quanto coi soliti contrattempi, dubbi, aree grige è riuscito quanto meno a proporre una lista definita di candidati: domani gli unici ad andare in aula a carte scoperte, in modo trasparente, lontani dai ‘giochetti’ saranno loro… Non ho idea di come andrà a finire: personalmente spero in Rodotà; Prodi andrebbe pure bene, per quanto certamente non mi esalti e lo ritenga ampiamente sopravvalutato: del resto in entrambe le occasioni in cui è andato al Governo, è poi caduto miseramente e questo qualcosa vorrà pur dire, al di là delle responsabilità degli altri partiti. Vedremo. Il mio timore è che pur di avere un Presidente della Repubblica in tempi brevi, PD e PDL possano convergere su uno dei due di cui sopra: e allora ci sarà veramente da deprimersi.

IL PD E LE PRIMARIE PER IL SINDACO DI ROMA…

…la domanda è la solita: ci si può fidare di un partito che si organizza e si presenta in questo modo? La considerazione che ne segue, anch’essa consueta, è che il PD se continua così di strada non ne farà molta… per chi non sapesse di cosa sto parlando: domenica a Roma ci sono le primarie per scegliere chi sarà il candidato della coalizione di centro-sinistra alla prossima elezione del sindaco di Roma; che poi andrebbe sottolineato che si tratta di ‘primarie di coalizione’, ma dato che il PD è preponderante, si finisce per parlare di ‘primarie del PD’, altro elemento di confusione. I candidati sono sei: quattro del PD, una di SEL, uno del Partito Socialista. Qualcuno potrebbe affermare che l’ampio numero di candidati è segno di democrazia, del resto i candidati sono parecchi anche alle primarie dei Democratici negli USA… solo che,  banalmente, il PD non è il Partito Democratico americano, ma questo discorso ci porterebbe lontano. Il problema non è nemmeno il numero di candidati: se pensiamo alle primarie di PD & Co. per la scelta del candidato Premier alle ultime elezioni, un minimo di logica c’era, perché quei candidati rappresentavano varie ‘anime’ del Partito… Nel caso romano, l’impressione è di trovarsi di fronte a un regolamento di conti tra ‘bande’ interne al partito: in cosa differiscano i programmi delle ‘tre punte’, Ignazio Marino, David Sassoli e Paolo Gentiloni, ancora non s’è ben capito… Dibattiti se ne sono visti pochi, le polemiche non hanno riguardato i programmi ma, per dirne una, il fatto che Sassoli abbia tappezzato la città di manifesti. Il livello generale sembra bassino: Ignazio Marino è una brava persona, competente nel suo campo, la medicina, ma mi piacerebbe capire quali competenze abbia in fatto di trasporti e nettezza urbana, le urgenze più immediate della Capitale. David Sassoli prosegue la ‘nobile’ tradizione dei giornalisti di sinistra prestati alla politica (leggi alle voci: Badaloni, Marrazzo, Gruber, Santor, etc…): il problema è che negli ultimi anni Sassoli ha frequentato più Bruxelles di Roma; certo questo gli sarà servito per vedere come funzionano le cose all’estero, ma non si capisce quali ‘numeri’ possa vantare per poter gestire Roma. Paolo Gentiloni si presenta in ‘quota Renzi’, quindi dovrebbe rappresentare il ‘nuovo’: il problema è che Gentiloni sta in politica da parecchio, ha avuto incarichi nella giunta Rutelli all’epoca del Giubileo (e visti i risultati mediocri già questo basterebbe a lasciarlo a casa), dopodiché si è dato alla politica nazionale, diventando Ministro delle Comunicazioni con Prodi e sollevando un marasma di polemiche quando propose una legge che i più videro come una sorta di tentativo di ‘imbavagliare’ i blog. Gentiloni cerca adesso il rilancio, tentando la scalata al Campidoglio. La quarta candidata del PD è l’unica che può serenamente e onestamente affermare di avere un’esperienza sul territorio che le abbia dato le competenze necessarie a governare una città: è stata Presidente di Municipio, e quindi si è dovuta confrontare tutti i giorni con problemi come traffico, trasporti pubblici, decoro urbano, verde pubblico etc…  E’ stata assessore provinciale allo Sport, Turismo e Giovani;  è stata dirigente dell’Ente Nazionale Protezione Animali;  ha, insomma, percorso tutta la sua carriera negli enti e nelle realtà locali. Prima di entrare in politica, è stata insegnante precaria per 15 anni. Se sento la Prestipino parlare di trasporti pubblici, ho di fronte una che sa di cosa parla; con tutto il rispetto, Marino, Sassoli e Gentiloni non possono affermare lo stesso. Intendiamoci, per fare il sindaco bisogna anche essere dei ‘politici di carriera’, come Gentiloni, o dei ‘tecnici prestati alla politica’ -Ignazio Marino è competente in un settore come la sanità dove Roma non se la passa benissimo – o semplicemente bisogna aver ‘voglia di fare’, come Sassoli… ma se coi problemi di una città come  Roma non ci vivi tutti giorni, è difficile che tu  te possa occupare… Il ‘saper fare politica’, le competenze tecniche o il semplice ‘sapersi presentare’ non bastano, specie al giorno d’oggi. Ovviamente il fatto che Patrizia Prestipino sia una donna, non guasta – assieme a lei va peraltro sottolineato che anche Sel ha candidato una donna, Gemma Azuni – ma ancora più importante mi pare il fatto che sia una persona che ‘sa dove mettere le mani’: gli altri si dovranno per forza di cose affidare ai loro ‘consulenti’, limitandosi (come hanno fatto sia Rutelli, che Veltroni, che Alemanno) ad andare in giro a tagliare nastri e rilasciare dichiarazioni. Io non so se voterò alle primarie; so però che Sassoli, Gentiloni e Marino non corrono per governare Roma, usano queste primarie per il più classico dei ‘regolamenti di conti’ tra le varie correnti del PD (esempio: se vince Gentiloni, Renzi aumenterà ulteriormente il suo peso all’interno del partito); io non voglio che Roma abbia altri anni alla Veltroni, che ha messo i problemi della città sotto al tappeto, pensando che per governare bastasse fare la ‘Festa del Cinema’ e che come risultato hanno avuto solo quello di mettere la città nelle mani di Alemanno (e i risultati si sono visti). Io voglio una persona che corra per diventare Sindaco perché vuole risolvere i problemi di Roma, non fare carriera nel partito. Per questo, mi auguro sinceramente che Patrizia Prestipino vinca le primarie; è molto difficile, ma sperare non costa niente.