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E IL NUOTO ANNASPA…

Le Olimpiadi stanno procedendo grosso modo come mi aspettavo: dopo il ‘botto’ iniziale, c’era da aspettarsi un rallentamento. Le Olimpiadi non vanno mai ‘perfettamente’: le sorprese sono dietro l’angolo, qualche controprestazione c’è da metterla in conto, così ovviamente come qualche sorpresa, in cui spero anche io. I consuntivi si faranno alla fine, ma qualche riflessione sul nuoto, fin da adesso, credo si possa farla, anche considerando che dopo le dichiarazioni di Magnini, un pò tutti hanno detto la loro, dando il via ad una sorta di ‘resa dei conti’. Non voglio dilungarmi sulla Pellegrini: personalmente ritengo che lei in quanto atleta, abbia sbagliato delle scelte, come quella di cambiare allenatori a raffica. Come persona, poco m’importa: non mi è simpaticissima, ma ho tifato per lei perché m’interessa che vinca, non il suo carattere. Certo, il baraccone gossipparo che le si è sollevato attorno non credo abbia giovato, e ho il dubbio che qualcuno attorno a lei non l’abbia consigliata benissimo su come gestire la cosa. Però sono affari suoi. Io credo che la Pellegrini debba essere citata per un altro motivo, di cui lei ha poca o nessuna responsabilità: la Pellegrini, da almeno tre anni a questa parte, è un alibi. Devo essere onesto, provo un pò di soddisfazione, a dire “io l’avevo detto”, anche se ovviamente il pronostico non era positivo. Tre anni fa, ai Mondiali di Nuoto di Roma ’09,  le avvisaglie di un ‘tramonto’ del nuoto italiano c’erano tutte: dietro alla Pellegrini e alla Filippi, si intravedeva poco o nulla. Io lo dissi all’epoca, che era meglio che qualcuno ne prendesse atto e corresse ai ripari. Invece, è successo l’esatto contrario: il nuoto italiano si è adagiato sugli allori della Pellegrini, “tanto le medaglie le vince lei”. Sorpresa sorpresa, arriva il momento in cui la Pellegrini, per vari motivi, non vince, e allora tutti si accorgono improvvisamente che il nuoto italiano è poca cosa.
Di certo, non si potevano pretendere i miracoli da Magnini, uno che già nel 2009 era finito nelle retrovie del nuoto che conta; ai Mondiali di Roma, piuttosto, gareggiò tutta una serie di giovani promesse: ricordo, tra gli altri, la Scarcella e la Di Pietro tra le donne, Giorgetti tra gli uomini; non uno di loro è cresciuto fino a raggiungere dimensioni non dico Mondiali, ma nemmeno europee. Qualcosa che non va, c’è. Certo nel frattempo sono usciti fuori Scozzoli, che comunque in queste Olimpiadi ha mostrato di non essere ancora prontissimo e Paltrinieri (deve ancora gareggiare, vedremo), ma l’impressione è che siano i classici ‘fenomeni’ esplosi improvvisamente. Piuttosto, ci sarebbe da chiedersi come mai si sia lasciato perdere per strada  un talento come quello della Filippi: va bene che è stata vessata dagli infortuni e ha anche vissuto un periodo di crisi, ma proprio in questi casi doveva esserci qualcuno a sostenerla. L’impressione è che nel nuoto italiano si ricorra fin troppo spesso all’improvvisazione: si aspetta che esploda il ‘fenomeno’ e ci si affida a lui; non c’è alcuna capacità di prendere atleti di livello medio e farli crescere. Guardiamo alla Francia: sono pieni di fenomeni. Da cosa dipende? Non certo dalla genetica, o da quello che mangiano. I francesi sono bravi a prendere i loro talenti e  a farli crescere. Credo sia ora che in Italia ci si renda conto che bisogna cambiare marcia: il nuoto, come tutto lo sport, sta cambiando: nuovi Paesi si affacciano alla ribalta, la competizione è più serrata. Non credo si possa continuare a sperare che esploda qualcuno, trincerandosi magari dietro al discorso che ‘è una questione di cicli, mancano i talenti’: i talenti escono fuori pure in Italia, li abbiamo noi come i francesi; il problema vero è quello di riuscire a valorizzarli adeguatamente.

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