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NOI 3

di Grant Morrison, testi e Frank Quitely, disegni.

Edizioni RW

Cartonato, pagg. 144, € 23

Noi3, ovvero Nuovi Organismi Ibridi: c’erano una volta un cane, un gatto e un coniglietto… che divennero vittime di un esperimento scientifico – militare: inseriti in esoscheletri da combattimento, sono i prototipi di un nuovo tipo di esercito, che usa comuni animali domestici in luogo degli esseri umani; la ‘fedeltà’ e ‘ubbidienza’ degli animali, unita al loro implacabile istinto predatorio…
Una volta conclusa la sperimentazione, i tre sono destinati alla soppressione, ma la giovane scienziata che fin dall’inizio se n’è presa cura ne favorirà la fuga.
Inizierà così la loro corsa verso la libertà, alla ricerca di un posto da poter chiamare ‘casa’; braccati dall’esercito, i tre si difenderanno, oltre che con le unghie e con i denti, con le armi inserite nelle loro armature da combattimento.
Nel 2004 quel ‘geniaccio’ di Grant Morrison, coadiuvato alle matite da un Frank Quitely in assoluto stato di grazia, pubblica per la Vertigo, la linea per ‘lettori maturi’ della DC Comics (la stessa casa editrice di Superman e Batman), questa favola per adulti che regala momenti lirici, parentesi di empatia e un pizzico di commozione.
Non si può fare altro che partecipare fin dalle prime pagine alle vicissitudini di questi poveri cuccioli strappati alle loro case (efficacissima e un filo ‘paracula’ l’idea di aprire ogni capitolo con la riproduzione di quei manifestini che spesso s’incrociano sui muri o sui pali della luce delle città, in cui si denuncia la scomparsa di gatti o cani) e vittima di una sperimentazione scientifica che li trasforma loro malgrado in armi di distruzione di massa.
Si fa il tifo per loro nel corso della loro fuga, in cui dovranno peraltro fare i conti, oltre che con l’esercito ‘tradizionale’ anche con alcuni loro ‘colleghi’, altri animali ‘trasformati’ in modo da diventare pericolosi strumenti di morte… si condivide l’atto di ribellione della giovane scienziata che davanti all’ineluttabilità del destino delle proprie povere cavie, compie un atto di ribellione, accettandone tutte le conseguenze.
Il tutto graficamente narrato in un modo eccezionale, con sequenze mozzafiato e soluzioni (come ad esempio il moltiplicarsi delle vignette che in una sola pagina riprendono la stessa scena da angolazioni diverse, ricreando una sorta di ‘tridimensionalità’ con uno stratagemma tipicamente cinematografico) originalissime.
Un lavoro impreziosito ancora di più dal grande formato che la RW ha scelto per questa nuova edizione, ulteriormente omaggiata dalla copertina rigida: certo il prezzo è alto, per un’opera indirizzata forse solo agli appassionati per la quale  una tale edizione appare anche esagerata, ma la lettura intensa ed emozionante merita sicuramente.

FLEX MENTALLO

di Grant Morrison (testi) e Frank Quitely (disegni)

“Si, ma di che parla, Flex Mentallo?”. Già, di che parla Flex Mentallo? Domanda facile, risposta complicata: uno di quei casi insomma dove la storia è talmente ‘contorta’ – in questo caso non tanto nella narrazione, quanto nel ‘significato’ – da poter essere derubricata come autentito lampo di genio o ‘trip cerebrale’ fine a se stesso.
Cominciamo col dire che, dopo tutto, da uno come Grant Morrison non ci si può aspettare di certo un ‘fumetto di supereroi come gli altri’: l’autore di Glasgow è tra coloro che a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90 ha contribuito a svecchiare il genere, con le sue memorabili gestioni di serie come Animal Man o Doom Patrol, con le storie con protagonista Batman (Arkham Asylum su tutte), con le creazioni originali, a partire da quegli Invisibles oggetto di un macroscopico plagio nella trilogia cinematografica di “Matrix” (evidente ma mai ammesso dai Wachowsky.
“Flex Mentallo” risale oltretutto al 1996, un periodo in cui Morrison era ancora in possesso di gran parte della propria vena creativa, in seguito apparentemente un pò sfumata nei lavori più recenti.

La miniserie di quattro numeri, recentemente ripubblicata in volume dalle edizioni RW, nella divisione Lion, si apre con un lungo preambolo esclusivamente ‘scritto’, in cui viene narrata la fittizia vicenda editoriale del personaggio di Flex Mentallo, che per popolarità e vendite avrebbe superato lo stesso Superman.
Comincia il fumetto vero e proprio, e apprendiamo che nella sua ‘realtà’ Flex Mentallo è l’unico supereroe ‘uscito dalla carta’ per assumere ‘vita propria’ grazie ai poteri psichici del proprio autore, Wally Sage. Una serie di curiosi avvenimenti porta però Flex a pensare di non essere in effetti l’unico eroe passato dalla ‘carta alla realtà’.
Il protagonista si metterà così alla ricerca della soluzione del mistero, in una sequenza di situazioni sempre più bizzarre e apparentemente prive di logica.
Seguiamo, in parallelo, un’altra versione di Wally Sage, stavolta una rockstar sull’orlo del fallimento, che nel corso di una telefonata ad una ‘linea amica’ racconta della sua passione – ossessione per i fumetti, che aveva disegnato fino all’adolescenza, finendo per autoescludersi dal mondo, racconto accompagnato da deliranti visioni sulla realtà. Le due vicende finiranno per collidere nel finale, che ‘svelerà l’arcano’, rivelando una verità sconcertante attorno ai supereroi e alla loro stessa ‘ragion d’essere’. Non ci avete capito nulla? Non preoccupatevi: c’è chi  questa storia l’ha dovuta leggere cinque o sei volte per dargli un senso, figuriamoci ‘capirla’ attraverso il filtro di una recensione. Come detto, si potrà reagire urlando al colpo di genio, o berciando contro l’incomprensibilità; tuttavia resta il fatto che “Flex Mentallo” è una di quelle storie che costringono il lettore a mettere in moto le rotelle della propria capoccia, portandolo su una strada che per buona parte del percorso sembra non avere una direzione logica, spingendolo ad incuriosirsi per capire non tanto ‘come vada a finire’, quanto ‘dove voglia andare a parare l’autore’, raccontando la vicenda di un nerboruto energumeno – ribattezzato ‘L’uomo del mistero muscolare’ – che gira vestito solo di un paio di stivali da lottatore e di un grazioso costume leopardato (alla bisogna coperti da un impermeabile), talmente forte da poter cambiare la realtà solo flettendo i muscoli e in parallelo raccontandoci i deliri di chi ha deciso, durante l’infanzia e l’adolescenza, di ‘estraniarsi’ da un mondo non troppo ‘confortevole’, entrando nei mondi fantastici dei fumetti, prima quelli di altri, e poi disegnandone di propri.

Al di là del ‘senso’ della specifica narrazione, Grant Morrison (affiancato ai disegni da un Frank Quitely in stato di grazia), attraverso la sua storia ripercorre l’evoluzione del concetto di supereroe, dall’età d’oro degli anni ’30 alla ‘rinascita’ dei ’60 fino alle complicazioni ‘psicopatologiche’ degli anni ’80 e ’90 (condendo il tutto con qualche gustoso ‘inside joke’, in particola ispirato a Superman) ponendo alla base di tutto la tematica a lui cara del rapporto tra autore e creazione artistica.
Un metafumetto, che parla – e ragiona – su sè stesso, interrogandosi – e fornendo una risposta fantasiosa quanto affascinante – sull’origine dei personaggi che popolano le proprie pagine.