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GALAPAGHOST, “DANDELION” (LADY LOVELY /AUDIOGLOBE)

In tempi di globalizzazione ormai radicata anche in campo musicale, che un cantautore americano esca per un’etichetta italiana non dovrebbe sembrare poi tanto insolito, anche se forse a dire il vero ci si aspetterebbe piuttosto il contrario.

Nonostante questo, l’idea di un cantautore nato a Woodstock e trasferitosi poi in Texas che finisce per pubblicare i propri dischi per una piccola casa discografica torinese ha un suo fascino: è il caso di Casey Chandler alias Galapghost, in cui un paio d’anni fa si è imbattuto Ru Catania (Africa Unite), decidendo di produrre il suo esordio, accompagnandolo poi nel tour successivo; ai due nell’occasione si aggiunge Federico Puttilli (Nadàr Solo).

La collaborazione a tre si rivela proficua e si decide di darle un seguito in questo Dandelion: undici brani, due dei quali scritti a quattro mani da Chandler assieme allo stesso Puttilli, all’insegna di un cantautorato decisamente folk, come si conviene in questi casi, sospeso tra il rispetto per la tradizione e uno sguardo decisamente rivolto al presente, con le tipiche sfumature ‘alternative’ che hanno caratterizzato il genere negli ultimi anni.

Un lavoro sospeso tra pezzi più ‘canonici’ e momenti in cui ci si affaccia volentieri in altri a cominciare dall’incipit Rosie, in cui ritroviamo echi dub; climi a cavallo tra un tiepido sole e momenti più volti al crepuscolo, spazio a qualche ardore elettrico e parentesi quasi pop, in un disco che vive i suoi momenti migliori allorché la voce di Chandler è accompagnata da quella femminile di Giovanna Rostagno, in riusciti episodi che ricordano, con tutti i dovuti distinguo, certi collettivi ‘indie’ di origine soprattutto canadese.

Chandler si occupa di gran parte degli strumenti, accompagnato, oltre che da Catania e Puttilli, da Mattia Barbieri alla batteria.  La chitarra, nelle sue varie ‘vesti’ (elettrica, acustica, steel, fino all’ukulele) la fa da padrone, accompagnata, oltre che dalla sezione ritmica, da piano, synth assortiti, glockenspiel, armonica, a offrire in alcuni capitoli un effetto di ariosa e coinvolgente orchestralità, per un disco con testi per lo più volti al sentimentale. Breve (durata di poco superiore alla mezz’ora), ma intenso.