Posts Tagged ‘Doors’

FRATELLI TABASCO, “THE DOCKS DORA SESSION” (NEW MODEL LABEL)

Rock – blues, piccante come la spezia da cui prende il nome il quintetto torinese.

Nove pezzi, registrati interamente dal vivo,opportunità offertagli dalla vittoria del concorso Rock The Docks, che restituiscono intatto il calore, l’ardore, la passione di certe sonorità d’oltreoceano.

I cinque, che come fecero i Ramones si sono dati il comune ‘cognome d’arte’ che caratterizza la band, inseriscono nel loro Pantheon ideale i Black Keys, Ben Harper e R.L. Burnside; citano Hendrix e riportano qualche ascendenza doorsiana.

Chitarre protagoniste – e non poteva essere altrimenti – sostenute dal dinamismo, dalla solidità e dall’afflato a tratti vagamente lisergico dell’organo elettrico; affiancate dall’intensità espressiva dell’armonica; circondate da una sezione ritmica dalla quale spesso e volentieri emergono con forza le venature funky del basso.

Insieme strumentale che procede assieme a un cantato dalla vena grassa, vagamente roca, che completa l’attitudine a tratti debordante del disco.

Un disco vivo, viscerale, potente, che restituisce tutto il calore dell’esibizione dal vivo; uno di quei dischi capaci di riscoprire le radici senza apparire inutilmente legati al passato, ma anzi riportandone alla ribalta gli elementi più vitali.

Uno di quei dischi che ‘ogni tanto ci vogliono’.

MARIAN TRAPASSI, “BELLAVITA” (ADESIVA DISCOGRAFICA / SELF)

Dalla Sicilia al mondo e ritorno: Marian Trapassi si è fatta conoscere ed apprezzare ad inizio anni 2000, con l’esordio “Sogno verde” e i due dischi successivi; poi, un lungo periodo di pausa, esperienze extramusicali e parentesi fuori dall’Italia, tra le quali un anno passato a Siviglia… e arriviamo così all’oggi, con “Bellavita”, quarto lavoro da studio che forse rappresenta l’apertura di un nuovo capitolo nella biografia musicale della cantautrice siciliana.

Riferimenti biografici fin dalla title-track posta in apertura, riflessione ironica e sottilmente amara sulla professione del cantante e sui mestieri dello spettacolo in genere; ampio spazio ai sentimenti, spesso con un retrogusto nostalgico; brani all’insegna di un rassicurante raccoglimento domestico (A casa); il sogno del volo di Modugno (Giovanni) e personaggi di Bukowsky (Barfly), Armstrong che incontra i Doors (Finimondo) e citazioni della Vanoni (L’attesa), fino ad una parentesi in spagnolo (Por el amor del amar).

Marian canta, all’insegna di una leggerezza solare spesso e volentieri ombreggiata di melanconia e un filo di disincanto, accompagnata da un nutrito manipolo di musicisti per brani che ondeggiano tra canzone d’autore e suggestioni popolari, blues e swing, folk e qualche accento rock.

Un lavoro che fa appunto, della sua leggerezza (apparente) la sua dote migliore, che scorre via fresco come la brezza di fine estate, che intiepidisce un sole reso meno brillante dai primi accenni di autunno.

Per chi vuole, il disco lo si può ascoltare qui.