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LUPRANO, “SOGNAVO SEMPRE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA PRESS)

Esordio solista per il cantante e chitarrista Ivan Luprano, non esattamente un novellino, sia dal punto di vista anagrafico (classe ’77), sia sotto il profilo artistico (un paio le esperienze pregresse all’attivo).

“Sognavo sempre”: il titolo lascia intuire una via di fuga, le difficoltà della vita reale che finiscono per indurre ad una scappatoia onirica… eppure, nonostante il titolo, gli undici brani presenti sono fermamente ancorati alla realtà, in un mix di storie di vita vissuta e considerazioni introspettive.

Si parla di fughe da gabbie esistenziali, anche portate alle estreme conseguenze, finendo per cadere nell’abisso della dipendenza; si parla di persone che cercano di riempire la propria esistenza con troppe attività, non riuscendone a portare avanti nessuna; di relazioni sentimentali complicate, che finiscono per realizzarsi solo attraverso il conflitto e di conversazioni attorno all’amore; di persone che tirano le somme della propria vita, di consapevolezza e solitudine…

Un disco che nelle parole dello stesso autore parla della difficoltà delle persone sensibili di vivere nel mondo attuale; da quella sensibilità deriva non solo la vulnerabilità nei rapporti personali, ma anche la consapevolezza di quanti dei ‘massimi sistemi’ proposti dalla società siano in fondo caratterizzati da un vuoto. Il sogno, forse, finisce per costituire l’unico ‘centro di gravità permanente’ per chi in questo mondo si sente fuori posto…

Luprano declina le proprie idee attraverso un cantautorato folk attraversato da frequenti venature abrasive, memori di certo indie anni ’90 (si sente a tratti, molto in lontananza, l’eco dei Dinosaur Jr.), conditi con una certa dose di rumorismo shoegaze e spezie dreampop.

“Sogavo sempre” appare il classico nuovo inizio di un autore che avvia la propria carriera solista, pur se – grazie alla partecipazione di un manipolo di collaboratori (si ricordano Matilde Davoli degli Studiodavoli e la giovane e promettente Lucia Manca) – si ha spesso l’impressione di trovarsi al lavoro di una band… Qualche incertezza e qualche passaggio a vuoto sono prevedibili, in quello che appare come un disco di transizione verso la definitiva maturità stilistica ed artistica.

THE SUN & SILVER ANTHOLOGY VOL.5 – PERFORMED BY THE SECOND PLATFORM (BATTLE MUSIC)

The Sun & The Silver Anthology è un progetto attraverso il quale sono stati raccolti una settantina di brani, eseguiti da un manipolo di musicisti provenienti da varie band orbitanti nell’area di Melbourne e Geelong e raggruppati in varie formazioni, organizzate per l’occasione; il tutto a coprire il periodo 1999 – 2005 e coordinato da Darrenn Smallman e Simon Baird, unici ‘componenti regolari’, presenti in tutti e cinque i volumi.
Dieci i pezzi che compongono il quinto capitolo: presenti ovviamente gli stessi Smallman e Baird, accompagnati da altri quattro elementi.
Una piacevole selezione di sonorità classicamente ‘indie’, che veleggiano tra leggerezze pop e territori più accidentati, memori a tratti della lezione di Dinosaur Jr & Co., cui si aggiungono episodi più orientati a un punk un filo edulcorato, da college radio e capitoli volti a una maggiore  riflessione , lasciando spazio a qualche momento di più intenso raccoglimento emozionale o all’opposto, per accenti quasi southern.
Una manciata di pezzi che provengono da un passato ormai nemmeno troppo recente, ma che tutto sommato riescono a mantenere intatta la loro freschezza, anche grazie a una colorazione sonora che amplia la propria gamma di tinte, grazie all’inserimento ben dosato di tastiere e campioni.
Probabilmente un disco per appassionati e patiti del genere, ma che merita comunque un ascolto.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

TENEMENT, “NAPALM DREAM” (HANG UP RECORDS)

Dopo una manciata di singoli ed EP, arriva il momento del primo lavoro sulla lunga distanza per questo duo proveniente da Appleton, nel Wisconsin. Siamo nell’ormai classico filone delle sonorità ronzanti, stridenti e rumorose di inizio anni ’90.

Tredici brani, poco più di mezz’ora la durata: questo già la dice lunga sulla natura dei pezzi presenti, compatti ed essenziali, caratterizzati da una certa sensibilità pop che lentamente emerge dal mare magnum di chitarre fischianti, ritmi caracollanti, vocalità incurante di qualsiasi riferimento al ‘bel canto’, pronta qua e là ad autentici scoppi d’ira rispetto al filo conduttore di una sguaiatezza a tratti giocosa nel suo plateale voler ‘far casino’.

Tra Dinosaur Jr e Pavement, con un attitudine da ‘college radio’, i Tenement riescono a farsi piacere, in quelle che ormai sembrano quasi sonorità ‘vintage’ (bene o male quella ventina d’anni è ormai passata), donando all’ascoltatore una mezz’oretta di disincantato frastuono…

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY