Posts Tagged ‘Diaframma’

LEF, “NEW WAGUE 15” (O’DISC / AUDIOGLOBE)

La terza tappa del viaggio dei Lef riprende più o meno da dove si era conclusa la precedente: il precedente disco omaggiava il cinema espressionista tedesco, il nuovo si apre con un estratto da “M” di Fritz Lang, prima di compiere un consistente balzo in avanti, confermando quanto ci si aspetta da un lavoro che, fin dal titolo, appare omaggiare il cinema di Truffaut e Godart, nel contempo rivelando le proprie ascendenze sonore: “New Vague”, come un’ideale fusione tra ‘New wave’ e ‘Nouvelle vague’…

Trai nove brani (più una ghost track) presenti, titoli come ‘4 volte 100’ e ‘All’ultimo respiro’, oltre alla title track, sono un diretto richiamo a quella felice stagione del cinema francese, ma la band italo – inglese guarda anche ad un passato più recente, tra un ‘velluto blu’ che, citato in ‘Sessantanove’, appare un rimando a Lynch e una più esplicita suggestione in ’21 Grammi’.

Un disco profondamente ‘cinematografico’, e non solo per i titoli: scrittura ed atmosfere evocano immagini da film, storie o frammenti di pensiero narrate da personaggi colti spesso in ambienti urbani crepuscolari.

I suoni proposti dai sei componenti del gruppo discendono direttamente dagli ’80, tra new w vave e post punk, con il classico cantato – diviso tra italiano ed inglese – ‘profondo’ (vengono in mente, prevedibilmente, il primo Pelù, Federico Fiumani dei Diaframma ed Emidio Clementi dei Massimo Volume, in certi episodi quasi parlati più che cantati) affiancato a chitarre dall’elettricità abrasiva.

Un disco che poco aggiunge ad un sentiero già ampiamente spianato nel corso dei decenni, ma che ne offre comunque una rilettura discretamente efficace.

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CUMBO, “CUMBO” (FARMSTUDIOFACTORY / AUDIOGLOBE)

Non è mai troppo tardi per dare voce alle proprie aspirazioni: umbro di Città di Castello, classe 1966, Stefano Cumbo ha scelto di rendere più ‘solida’ quella fino a quel momento era stata una semplice passione, peraltro in un momento per nulla facile, in piena crisi economica. Dopo aver rielaborato brani di Dylan e Cohen e i primi pezzi scritti di suo pugno, ecco il traguardo del primo disco solista, assemblato assieme a Nicola Matteaggi e Matteo Carbone e col contributo di Paolo Benvegnù in sede di registrazione.

Nove pezzi all’insegna di un cantautorato se vogliamo abbastanza ‘consueto’, che risente dell’influenza della nobile tradizione italiana del genere; introspezione, osservazione della realtà, dominata dai ‘Furbi’ (citando una poesia di Bukowsky) cui si contrappongono i pochi ‘Arditi’; dediche letterarie – ad ‘Emil’ (Cioran) – e a personaggi di cronaca, Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso dalla criminalità organizzata; una stilettata contro la tecnologia sempre più invasiva e – spesso – inutile.

Insieme sonoro anch’esso abbastanza tipico: piano, archi e fiati ad accostarsi ai canonici chitarra – basso – batteria, per brani di volta in volta orientati ad un pop di classe, a qualche scabrosità rock, impressioni jazzistiche; un cantato che può ricordare quello di Federico Fiumani dei Diaframma, espresso in modi spesso eleganti, non privi di accenti sarcastici, di parentesi malinconiche o momenti più sferzanti.

Il disco d’esordio di Cumbo nel complesso può convincere, anche se qua e là dà l’idea di una ‘perfezione’ un filo troppo ricercata; una ‘compostezza’ di modi e di toni rispetto alla quale ci si lascia andare solo episodicamente, forse rischiando di perdere di immediatezza.

Potete ascoltare qui.

S.M.S., “DA QUI A DOMANI” (BLACK FADING / FRONT OF HOUSE”

Torna Miro Sassolini, ex voce dei Diaframma: lo fa con un progetto ‘interdisciplinare’, a cavallo tra la musica del suo nuovo trio e la poesia, portata da Monica Mattioli nei testi dei dodici brani presenti in Da qui a domani. L’esito è un disco improntato (prevedibilmente) alla sperimentazione, anche e soprattutto nell’articolazione tra voce e strumenti: il cantato dall’attitudine molto ‘recitativa’ sfiora lo spoken word e l’esplicita lettura poetica (con risultati a tratti vicini a certi episodi di De André o Battiato), la musica, con tratti spesso e volentieri sintetici, dai sapori anni ’80, ma con un forte retrogusto ‘avanguardistico’, serve più che mai da accompagnamento, a costruire sfondi e climi, più che a conquistare autonomamente la scena.

Compagni di viaggio di Sassolini, alla voce, Federico Bologna, ad occuparsi dell’ampia dose di tastiere e sintetizzatori che caratterizzano il lavoro e Cristiano Santini (ex Disciplinatha) a imbracciare chitarra e basso e a occuparsi della programmazione.

Un lavoro che, pur nella sua evidente attitudine sperimentale (certo non ‘da sottofondo’, ma da ascolto ponderato, riflessivo, preferibilmente), riesce comunque ad aprirsi all’ascoltatore, incoraggiandone il coinvolgimento.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY