Posts Tagged ‘Dell’amore della morte della vita’

TOP 10 2015

I migliori dischi recensiti recensiti sul blog nel corso dell’anno appena concluso.

1) Tubax      Governo Laser

2) Linea 77   Oh!

3) LeSigarette!!    2+2=8

4) Lizziweil  In volo sopra la polvere

5) Simone Mi Odia  Saturno

6) Invers     Dell’amore, della morte, della vita

7) Felpa      Paura

8) Pristine Moods om

9) Io e La Tigre 10 & 9

10) Africa Unite Il punto di partenza

INVERS, “DELL’AMORE, DELLA MORTE, DELLA VITA” (VINA RECORDS)

Secondo lavoro sulla lunga distanza per i biellesi Invers; “Dell’amore, della morte, della vita”: ci vanno giù leggeri, si potrebbe dire, con un titolo che più ‘universale’ non si può… un disco oscuro, a tratti dolente, in altri frangenti infuocato, come del resto lo sono i suoni, che proseguono il percorso avviato col precedente “Dal peggiore dei tuoi figli”, memori della grande lezione del post punk, all’insegna di un’elettricità tagliente, di chitarre lancinanti accompagnate da ritmi a tratti trascinanti.

Suoni che accompagnano testi che dipingono scene di quotidiana amarezza: è un lavoro in cui, anche nei momenti più arrabbiati, sembra scorrere un fiume di rimpianti, per le occasioni perdute, di vita ( ‘Nessun altro’), di amori ( ‘Sopra le luci della città’, ‘Nessun altro’) di sentimenti anche famigliari , espressi con un cantato anch’esso in equilibrio tra ira e malinconia.

Un lavoro che non lesina di gettare uno sguardo ‘al di fuori’, verso una generazione disorientata (‘Oggi s’è perso’), od una società in cui domina, imperante, il ‘sentito dire’ globale diffuso dagli onnipresenti mezzi di comunicazione; ma è un lavoro in cui lo sguardo viene gettato per lo più verso l’interno, alla ricerca di una propria definizione, facendo il punto su ciò che si è (‘Io sono’) su tutto ciò verso il quale ci si sente estranei (‘Montagne’)

La title track posta in chiusura del disco, pur essendo un pensiero rivolto a chi non c’è più, si conclude con un verso che recita: “e col tuo sorriso ti prenderai cura di me”: quasi come se alla fine, il clima plumbeo ed oppressivo, come quello di certe giornate estive, grigie ed afose, che domina il lavoro, fosse improvvisamente rischiarato da una vampata di luce.

Un lavoro che convince, per suoni e scrittura.