Posts Tagged ‘DeaR’

PLAY 5.2021

Periodica selezione di brani e singoli ripresi dalla recensioni del blog.
Come al solito, preciso che non si tratta di una classifica vera e propria, anche se i brani sono comunque ‘ordinati’ in modo crescente di gradimento…

Sasha Donatelli, ‘Sentirti addosso’

I Desideri, ‘Senorita’

Solisumarte, ‘È colpa mia’

Claudio Rigo, ‘Momenti’

Demanio, ‘Vaticano’

Solisumarte, ‘Era scritto’

‘900, ‘Viaggiare’

Edodacapo, ‘In città’

TES, ‘Berlino’

Lagoona, ‘Vertigine’

Michele Anelli, ‘Sono chi sono’

Ennio Salomone, ‘Io non ti ho detto niente’

AliC’è, ‘Nella testa’

Fanizzi, ‘Elementare’

DeaR ‘Was My Life a Kohoutek?’

Fernando Fidanza (su testo di Marina Marchesiello), ‘#9’

Resonanz Kreis, ‘Closed Eyes’

P.S.: il tag dei TES per qualche motivo non viene inserito.

DEAR, “NEW ROARING TWENTIES / HUMAN DECISION REQUIRED” (NEW MODEL LABEL)

Due dischi (da qui i due titoli), 34 tracce, quasi 160 minuti di durata.

Bastano forse questi dati a inquadrare il nuovo lavoro di Davide Riccio, alias DeaR, musicista, polistrumentista, scrittore con 40 canni di carriera alle spalle.

Una di quelle storie sconosciute, restate nell’ombra, lontano dai riflettori, eppure andate avanti per decenni.

Non un lavoro ‘facile’, perché contraddice tutti o quasi gli ‘imperativi’ odierni: nell’epoca dei brani centellinati sulle piattaforme digitali, dei dischi ‘lunghi’ fatti uscire spesso col contagocce e mille ripensamenti, della vellocità e del ‘tutto-e-subito’, il progetto DeaR è un mastodonte, un leviatano che chiede, per certi versi ‘pretende’ addirittura, l’attenzione dell’ascoltatore.

Una maratona in due parti, un esercizio di pura ‘resistenza’, una sfida con pochi compromessi, per un progetto che ci riporta – e non solo per la ‘struttura’, agli anni ’70, regno dei concept album e degli ascolti interminabili.

Decenni di acqua sono passati sotto i ponti e anche i più avvezzi, i più abituati, i più ‘aperti’ finiscono per essere in un certo senso ‘disorientati’, semplicemente perché ormai manca l’abitudine a questo tipo di progetti e insomma, non è che per esempio si ascolti tutti i giorni “Ummagumma” dei Pink Floyd.

Il piatto, oltre a essere abbondante, se non ottimo, è ben più che discreto: le suggestioni sono tante: David Bowie su tutti (fino a un pezzo esplicitamente dedicato, tra i migliori del lotto), assieme a Lou Reed, David Sylvian (anche quello di certe ‘escursioni orientali’), gli stessi Pink Floyd, mescolati con un’ampia dose di elettronica che può rimandare alle vivaci stagioni degli anni ’70 e ’80.

Su tutto si staglia la vocalità di Riccio, il cui ‘vissuto’ è evidente in ogni pezzo, restituendo intensità.

Un disco senza compromessi, un ascolto che potrà essere estremamente o all’opposto diventare addirittura estenuante, ma in ogni caso una sfida, pronta ad essere accolta da chi ha curiosità e soprattutto disponibilità a dedicare alla musica un’attenzione che vada ben oltre ciò che oggi spesso e volentieri è semplice ‘sottofondo’.