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VARIE ED EVENTUALI SU M5S E PD

1) Che le cose nel MoVimento non stiano andando come preventivato, è indubbio. Il risultato elettorale comunale è stato dipinto dalla stampa (tutta, con poche eccezioni) e dai ‘fini analisti’ (gente del calibro di Folli, Battista, Sorgi, Gruber, insomma ci siamo capiti), come un mezzo fallimento… tuttavia M5S resta il terzo partito in Italia e per conto mio il 15 per cento è un dato molto più vicino a quello ‘fisiologico’ di una formazione politica di questo tipo, rispetto alla valanga del 25 per cento delle politiche. Nonostante questo, le cose non stanno andando benissimo: certo la stampa ci mette del suo, la disinformazione impera, tutto il ‘sistema’ è volto alla distruzione di un MoVimento visto sostanzialmente come ‘estraneo’, non tanto alla ‘democrazia’, quando al ‘sistema’ dei partiti, che a sua volta si rispecchia in quello dell’informazione… la mia impressione è che però il MoVimento tutto questo doveva metterlo in conto, predisponendo le difese necessarie, cosa che non è stata fatta: si è caduti con tutte le scarpe nel ‘trappolone’. Che poi Grillo non potesse pretendere di controllare decine di parlamentari era nell’ordine delle cose; che tra questi ci siano dei ‘para**li’ è altrettanto fisiologico; fare processi sommari, che sanno tanto di comunismo vecchio stampo, di ‘tribunali del popolo’ è però una cretinata… A questo punto, meglio davvero lasciare la parola ai militanti su Internet.

2) Il PD è sempre lo stesso PD: gli basta vincere le elezioni e subito tutti si disinteressano di tutto e ricominciano i giochini di potere personale, miseri, squallidi, patetici e demenziali; mentre Berlusconi si ‘intitola’ i risultati del Governo (a guida PD) e anzi, rilancia certe idee come l osforamento del tetto del debito, il PD è tutto preso dalle proprie beghe di cortile: Epifani da ‘traghettatore’ si sta già trasformando in possibile candidato alla segreteria (il potere ingrossa l’ego), il resto è tutta una lotta tra renziani e bersaniani, con lo ‘smacchiatore’ che cerca di tornare in sella vaneggiando di improbabili alleanze coi ‘cinquestelle dissidenti’ (dei quali beninteso vuole solo i voti, che del loro programma gli frega poco o nulla), mentre gente come D’Alema e Veltroni è tornata a sgomitare per farsi spazio e ‘rampanti’ in età avanzata come Barca non s’è ancora capito cosa vogliano, mentre il Fonzie della Piazza della Signoria sembra vivere un momento di confusione… Il problema del PD non è comunque l’aumento dell’IVA (quello già ci pensa il prode Zanonato a confermarlo a priori): il vero problema è se il segretario del partito possa o meno coincidere col candidato Premier… Complimenti.

P.S. Nel frattempo Ingroia ci ha fatto sapere che finalmente ha deciso cosa fare da grande: abbandona definitivamente la magistratura per darsi anima e corpo al suo nuovo progetto politico: Azione Civile (che fantasia); ora, sapendo che finalmente l’ennesimo magistrato ha scelto definitivamente di andare alla ricerca di uno scranno parlamentare, dormiremo tutti più tranquilli.

ELEZIONI ROMANE

Cacchio, come passa il tempo… sembra ieri, come citava una canzone di Bennato… e rieccoci qui, cinque anni dopo, a rieleggere il sindaco della Capitale.  Come andarono le cose l’ultima volta, lo ricordiamo un pò tutti: ricordiamo Veltroni ‘il Supersindaco’ specializzato nel tagliare nastri; ricordiamo i problemi sottovalutati o passati in secondo piano, come la più classica ‘polvere sotto il tappeto’; ricordiamo i lustrini della ‘Festa der cinema’, mentre in periferia cresceva il malcontento e l’astio verso ‘l’altro’; ricordiamo la favoletta di ‘Roma città dell’accoglienza’ quando poi bastava salire su un autobus o andare in un mercato per capire che le cose non stavano esattamente così; ricordiamo la scelta demenziale di ricorrere a un cavallo di ritorno come Rutelli… e infine ricordiamo il trionfo di Alè – Magno, con contorno di saluti romani sotto al Marco Aurelio… Tante grazie.

Sono passati quattro anni e a Roma le cose non sono migliorate; a dirla tutta non sono nemmeno naufragate, Roma dà l’impressione di essere un enorme transatlantico che va avanti per conto suo a prescindere da chi la governa; il problema arriva se il mastodontico natante si arena, perché allora disincagliarlo è un bel dito in c**o… Dopo cinque anni Roma non è ‘incagliata’, ma senz’altro non ha cambiato rotta: i problemi sono sempre gli stessi, a cominciare dal traffico e dalla nettezza urbana: questioni che in questi quattro anni sono state bel lungi dall’essere affrontate di petto, ma che sono state lasciate lì a incancrenire… sulla raccolta differenziata qualcosa si è fatto, ma in cinque  anni i risultati sono sotto la media, per non parlare della questione della discarica di Malagrotta;  se poi pensiamo che guarda caso, proprio le due società che gestiscono trasporto pubblico e spazzatura – ATAC e AMA – sono state al centro di scandali riguardanti assunzioni clientelari, il cerchio si chiude.

Altri quattro anni di Alemanno sarebbero quindi una jattura con pochi precedenti; il problema è però chi mettere al suo posto; il candidato più papabile è ovviamente Marino, sostenuto dal centrosinistra. Ora. Marino è una persona onesta e degna; lascia qualche dubbio il fatto che si intenda più che altro di medicina, per quanto mi riguarda sarebbe stato un ottimo Ministro o Assessore alla Sanità, ma sarà veramente adatto a fare il sindaco? Venisse eletto, mi auguro almeno si circondi delle persone giuste… il problema è che nel caso diventasse sindaco, Ignazio Marino avrebbe le mani legate, ammanettate da un partito che anche a Roma è ridotto ad una serie di bande in lotta tra loro per il territorio. Fosse eletto, Marino avrebbe a che fare con un PD costituito da almeno tre partiti: la base, che l’ha eletto alle primarie, la ‘banda Gentiloni’ (per intenderci il PD che segue la tradizione rutellian-veltroniana) e la ‘banda Sassoli’ (ovvero il PD del versante Bersanian – D’Alemiano); aggiungiamoci Sel e, probabilmente Alfio Marchini che, da uomo sedicente di sinistra, correrà in suo soccorso in un eventuale ballottaggio… Il risultato sarà la solita accozzaglia cui la sinistra ci ha abituato da tempo, con la solita spartizione delle poltrone e risultati nefasti per l’amministrazione cittadina. Iganzio Marino ha la mia stima e il mio rispetto, ma mi dispiace, Roma ha già dato. Basta così, è tempo di provare altro. Alemanno ha avuto la sua occasione e i risultati (non) si sono visti.

Io darò il mio voto al Cinque Stelle Marcello De Vito: il suo programma non è poi così dissimile dagli altri (tutti sono abbastanza dominati da dichiarazioni di principio, ed idee un pò generiche, entrando non troppo nel merito delle questioni), però che devo dire? Mi dà fiducia. Mi dà fiducia per lo stesso motivo per cui mi danno ancora fiducia i Cinque Stelle: sono nuovi, hanno entusiasmo e voglia di fare, non sono legati a logiche vecchie viste fino ad ora; poi per carità, può anche essere che una Roma governata dal MoVimento imploda dopo un anno e messo e si debba riandare ad elezioni, tutto è possibile; la mia impressione è che però per governare bene Roma ci voglia solo un pò di conoscenza e di ‘vissuto’ dei problemi e di buon senso; soprattutto, c’è bisogno di evadere dalle logiche spartitorie, dagli ammanicamenti, dagli ‘aggiustamenti’ con ‘gli amici degli amici degli amici’; c’è bisogno di piantarla di vedere Roma come un trogolo cui si avvicina di volta in volta il branco di chi vince le elezioni… e sinceramente, se penso ad Alemanno od al PD, non sono tanto sereno, a riguardo; Marcello De Vito mi dà più sicurezza (oltre a chiamarsi come me: Marcello, un nome – una garanzia 🙂 ).

Se poi De Vito non ce la farà e si proporrà il ballottaggio che tutti credono, finirò per dare fiducia a Marino, sperando che riesca a svincolarsi dal legame ingombrante con un partito ed un alleanza in cui gli stracci (ed altro) sono sempre lì lì per prendere il volo; ma sarebbe comunque un voto al meno peggio, nella quasi certezza che tutto rimarrà come prima e che ci si debba solo augurare che l’enorme cetaceo capitolino non si areni da qualche parte.

SERRACCHIANI PRESIDENTE!!!

YES, SHE CAN…?

Si chiama Debora Serracchiani: il suo nome è  balzato agli onori delle cronache perché alle  ultime elezioni è stata l’unica candidata a  battere nel suo collegio Silvio Berlusconi nel  numero di preferenze. Chi segue la politica un  pò più da vicino la conosce da quando, qualche  mese fa, prese la parola al congresso del PD  sparando a zero su tutta la dirigenza. Ovvio che adesso il suo sia diventato improvvisamente  il volto e il nome nuovo, quello che in tanti  vorrebbero alla guida del PD ormai in stato vegetativo. Donna (classe ’70), giovane, pure  carina (perché non dirlo? Tanto è inutile  nascondersi che nella politica di oggi anche  questo ha una sua importanza), combattiva, dalle  idee chiare e nette come solo un giovane con poca  dimestichezza con il ‘potere’ può avere, la  Serracchiani appare la ‘persona giusta’. Yes she can? Può farcela, dunque, anzi possono  farcela lei e tutti quegli under 40 bravi e  svegli che nel PD sono tenuti nell’ombra da una  dirigenza gerontocrate? Può, possono farcela, dico io, a patto che abbia tanto appoggio, che  chi vuole il cambiamento nel PD si faccia sentire,  che dalla base e anche da chi non è iscritto ma  che, come me, sarebbe un potenziale elettore se  solo qualcosa cambiasse, cominciasse a spirare  una buriana che mandi in pensione i D’Alema, i  Soro, i Latorre, le Bindi, le Binetti, i Rutelli,  i Bersani e anche i Letta (giovani fuori, ma  sessantenni dentro). L’interrogativo è più che
mai d’obbligo: già hanno provato a ‘levarsela  dalla scatole’ mandandola a Bruxelles ora invece  il problema ce l’hanno doppio, perché ‘sto  successo non se l’aspettavano. Adesso vorrebbero  darle la carica di ‘vice’, che non conta proprio  niente… No, non esagero, qui bisogna puntare  alto, anche solo per ottenere poco di concreto,  e allora, io dico: VOGLIAMO DEBORA SERRACCHIANI  SEGRETARIO DEL PD!!!! 

Mi permetto, una volta tanto, un’autocitazione:  ciò di cui sopra è quanto scrivevo il 10 giugno 2009 su “Crampi” (senza il ‘2’), il blog predecessore di questo sulla piattaforma Splinder.

Ecco: dopo qualche anno da europarlamentare a Bruxelles, Debora Serracchiani si è candidata alla Presidenza del Friuli Venezia Giulia … e, nonostante tutto, anche se di poco, è riuscita a vincere. Nonostante lo spettacolo miserevole offerto dal PD in questi giorni,

DEBORA SERRACCHIANI HA VINTO.

E’ la prova che quando si propongono parole e idee, ma soprattutto che quando si ascolta la ‘gente’, poi i risultati arrivano: BRAVA, BRAVA, BRAVA!!! Ora, lungi da me dipingere Debora Serracchiani come ‘salvatrice della patria’ (quattro anni fa ero forse più entusiasta, e il PD di ‘salvatori’ ne ha bruciati fin troppi), ma la sua vittoria in questo frangente non può non assumere un significato simbolico: è il segno che il PD sa e può ancora vincere… a patto, naturalmente, di affidarsi a idee, parole e volti come quelli di Debora Serracchiani.

CHI SARA’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

A una settimana dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica, tento di fare il punto della situazione; di nomi ne circolano tanti… pure troppi: vediamo di fare un pò d’ordine.

MONTI, ovvero: ‘dalle stelle alle stalle’ (o quasi, naturalmente con tutto il rispetto). A novembre la strada appariva chiara e ben delineata: Monti al Quirinale, uno dei suoi Ministri ‘tecnici’ (Passera o Riccardi i più gettonati) a capo di un Governo sostenuto da PD, PDL e centristi; poi, tutto all’aria: Berlusconi molla Monti, con questo privandosi dell’unica personalità del ‘mondo moderato’ che avesse una concreta possibilità di raggiungere la Presidenza; Monti dal canto suo per ripicca ‘scende in campo’, togliendo ai moderati voti preziosi e contribuendo all’attuale fase di stallo. Nonostante questo, Monti probabilmente resta ancora il Presidente più gradito ai ‘mercati’, alla Banca Mondiale, all’FMI, all’UE, alle agenzie di rating e alla Germania, che lo vedono ancora come il salvatore dell’Italia e dell’euro; difficile, molto difficile però che Berlusconi e Bersani cambino ancora una volta bandiera, appoggiando la sua elezione, e dando l’idea di un sistema politico italiano che piega ancora una volta la testa ai ‘desiderata’ di oltreconfine.

AMATO, D’ALEMA, VIOLANTE, ovvero: ‘quelli di sinistra graditi alla destra’ (e chiediamoci il perché…); ognuno a suo modo sarebbe un nome ‘plausibile’, ma per ognuno sembra difficile soprassedere a certi ‘difetti di base’: Amato è a tutti gli effetti un residuato della Prima Repubblica, D’Alema è sommamente antipatico a gran parte degli italiani, a cominciare proprio da quelli di sinistra, che non gli perdonano l’atteggiamento giudicato troppo ‘morbido’ nei confronti di Berlusconi, problema che condivide con Violante, che nonostante il passato in magistratura e nella commissione antimafia e la Presidenza della Camera, non sembra abbia il ‘phisique du role’ per arrivare al Quirinale.

MARINI, ovvero: ‘quello che in mancanza d’altro è perfetto per il ruolo’ (pure troppo); a ben vedere le caratteristiche per la Presidenza le ha tutte: una prima carriera nel mondo del lavoro (diventanto un leader sindacale di primo piano), poi il passaggio in politica, arrivando fino alla Presidenza del Senato. ‘Una vita da mediatore’, si potrebbe dire, parafrasando Ligabue: teoricamente è la migliore scelta possibile, se si vuole un Presidente ‘facilitatore’ che crei le condizioni per un Governo PD-PDL. Giocano a suo sfavore l’età (non so se gli italiani dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano gradirebbero un altro Presidente ottuagenario) e il fatto di essere finito sostanzialmente fuori dalla scena politica dopo le ultime elezioni, che gli darebbe l’aria di quello che, uscito dalla porta, viene fatto rientrare dalla finestra.

PRODI, ovvero: ‘il sogno del PD e di Bersani’: due esperienze di Governo e soprattutto un corposo cursus honorum all’estero, culminato con la Presidenza della Commissione Europea; ineccepibile sotto il profilo istituzionale, ha il suo punto debole nel suscitare giudizi opposti in Patria: Napolitano pur essendo un ex comunista, godeva del riconoscimento anche dalla parte opposta; Prodi è un nome che ancora oggi divide, soprattutto per la gestione del tasso di cambio euro – lira che in molti considerano una sconfitta e un cedimento nei confronti della Germania.

LETTA – BERLUSCONI I ‘sogni del PDL… e di Berlusconi’: detto che le possibilità che il Cavaliere diventi Presidente della Repubblica sono le stesse che ha la Roma di vincere lo scudetto, Letta resta ad oggi l’unico nome di una certa ‘serietà’ che può presentare il PDL; tuttavia Letta non è un politico di carriera, né un ‘tecnico’ di rango: è semplicemente un ex giornalista e direttore di giornale che poi per gran parte della sua vita è stato il principale consigliere politico di Berlusconi: basta questo per portarlo alla Presidenza della Repubblica?

RODOTA’ – ZAGREBELSKY sono i due nomi principali sui quali potrebbe esserci una convergenza PD – M5S come già avvenuto in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere; condividono il fatto di essere giuristi di primo livello, e quello di essere stati sempre in prima linea nella denuncia dei ‘rischi di autoritarismo’ del Governo berlusconiano (a proposito, sottolineerei come proprio loro, visti come paladini della democrazia, siano i preferiti da parte di attivisti ed elettori del MoVimento Cinque Stelle, da altri accusato esplicitamente di essere una formazione di stampo fascista). Rodotà ha forse qualche possibilità in più, perché più conosciuto al grande pubblico e per aver tenuto negli anni un atteggiamento forse un filo meno militante.

BONINO, ovvero: ‘il jolly’, il nome sul quale potrebbero trovarsi d’accordo veramente tutti (e questo già la mette potenzialmente fuori gioco), se il principio fosse quello del ‘usiamo l’elezione del Presidente della Repubblica per lanciare un segnale di cambiamento all’elettorato’ . Donna e radicale, più volte Ministro, Emma Bonino unisce la popolarità trasversale in Italia (superiore a quella di Prodi) ad un ampio riconoscimento a livello internazionale, dove ha ricoperto incarichi sia all’UE che all’ONU. Emma Bonino al Quirinale sarebbe un sogno che appare troppo, troppo bello per poter diventare realtà e i sogni si sa svaniscono all’alba. Potrebbe avere possibilità concrete se non si limitasse a prendere voti sparsi, ma se divenisse la candidata ufficiale del M5S, o del PDL che potrebbe fare il suo nome per il solo gusto di mettere i bastoni tra le ruote a Prodi.

ALTRI: Di nomi ne sono stati fatti tanti: per il PDL, quelli di Pera o Martino, ma appaiono nomi buttati lì ‘tanto per’; qualche chance in più potrebbe avere Anna Finocchiaro per il PD (che potrebbe anche giocarsi le carte Veltroni o Bindi, dei quali, stranamente, negli ultimi tempi non si parla granché); bisognerà poi vedere cosa farà il MoVimento Cinque Stelle, presso il quale i nomi più gettonati sarebbero quelli di Rodotà, Zagrebelsky e Bonino, cui si aggiungo ipotesi più fantasione come quelle di Strada o Gabanelli; si sono fatti i nomi di De Rita, Presidente del Censis, o delle ex Ministre montiane
Severino e Cancellieri, di Onida, uno dei ‘dieci saggi’ di Napolitano; il mondo della cultura vedrebbe bene il professor Salvatore Settis, in un Paese che solo su cultura, scienza e ambiente può fondare la propria ripresa; sono stati ipotizzati i nomi degli attuali Presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini.
Mi unisco anche io al gioco, buttando lì i nomi, da completa fantascienza, del Nobel Carlo Rubbia e dell’archeologo Andrea Carandini, per il discorso che l’Italia non può non ripartire da scienza o cultura.

Emma Bonino è indubbiamente il nome migliore, che unisce prestigio internazionale a una certa ‘popolarità’ tra gli italiani… i partiti per una volta potrebbero fare uno strappo alla regola e considerare anche gli umori che circolano fuori dal Palazzo, con un atto di ‘riconciliazione’ e diciamocelo anche di immagine; altrimenti ho l’impressione che la Presidenza se la giocheranno Prodi o Marini: il primo, se il PD forzerà la mano per non dare l’idea al proprio elettorato di ‘inciuciare’ col PDL; il secondo se, viceversa, lo stesso PD sceglierà, per quieto vivere non ‘fare tutto da solo’ e scegliere un Presidente che agisca da ‘facilitatore’ nei rapporti col PDL, anche se a ben vedere lo stesso ruolo di ‘pontiere-pompiere’ potrebbe essere coperto efficacemente anche da Emma Bonino.

LA MISERIA

Quello che è successo ieri in parlamento ha dell’incredibile… Oddio, forse in una certa misura era anche prevedibile, ma insomma, uno spera sempre che si sia toccato il fondo e invece puntualmente qualcuno si arma di pala e ricomincia a scavare… La situazione mi ha ricordato per certi versi quella della mancata autorizzazione a procedere contro Craxi: l’unica differenza è che allora a essere coinvolto era stato tutto il Parlamento, stavolta solo una parte, con poche eccezioni. Berlusconi riscende in campo (ma sarà proprio vero? O è l’ennesima mossa compiuta ‘per vedere l’effetto che fa’?) e praticamente ogni dissenso, nel suo partito, viene meno: il diktat è ‘togliere la fiducia al Monti brutto e cattivo’, tutti, eccetto poche notabili eccezioni, sono pronti a piegare il capo in segno di ossequiosa obbedienza; tutti, eccetto uno sparuto gruppo di persone che evidentemente hanno ancora un filo di dignità e di senso della misura, pronti per l’ennesima volta a offrire gentilmente le proprie terga al membro flaccido e avvizzito del ‘capo’… Una miseria morale come, anche in Italia dove siamo abituati, raramente se ne sono viste. Spero sinceramente non finisca qui: spero che chi, come Meloni e Alemanno, fino a ieri parlava di impresentabilità di Berlusconi, tenga fede alle proprie dichiarazioni e prenda le distanze. La figura peggiore l’ha fatta Alfano, incapace ancora una volta di alzare la voce, pronto per l’ennesima volta a chinare il capo, ad andare in tv sorridente e uscirsene con metafore come quella di ‘Berlusconi che è il detentore del titolo, la coppa l’ultima volta l’ha alzata lui’; e subito, si rimette in moto la macchina: sul TG5, un ‘servizio – santino’ dedicato al Capo, seguito da un velenoso catalogo delle nefandezze di Monti. Una Nazione allo sbando: ostaggio prima di un Parlamento di nominati dediti solo a compiacere chi gli ha donato una poltrona e completamente disinteressati delle sorti dei cittadini; poi il crollo e, in spregio a ogni più elementare regola di democrazia, lo stesso Parlamento di nominati che dà il via libera a un Governo voluto dalle istituzioni finanziarie internazionali, calato dall’alto, privo di qualsiasi legittimazione democratica; perfino nelle più disastrate Grecia e Spagna si è votato; non Italia, dove evidentemente la democrazia è un optional. Oggi, dopo  un anno di ‘rigore’ fine a sé stesso, l’economia portata al collasso da ricette per le quali non c’era certo bisogno di ‘tecnici’, si ritorna da capo: continueremo ad avere un parlamento di ‘nominati’, continueremo ad avere Berlusconi come uno dei due contendenti, pronto a dipingersi come il salvatore della patria, tanto la memoria degli italiani è corta… Ci aspettano nuovamente tre mesi in cui si parlerà solo e soltanto di Berlusconi, da una parte gli adoratori del ‘Capo’, dall’altra chi lo dipingerà come un demonio e dei problemi veri e del futuro, chi se ne frega; del resto, Berlusconi ha superato di gran lunga i 70 anni e Bersani i 50: il futuro di certo non gli appartiene, quindi chissà che gliene frega, meglio parlare solo e soltanto del presente. Gli elettori delle primarie del centrosinistra hanno voluto Bersani: con lui gli è stato recapitato nuovamente anche Berlusconi… a loro, e pure a noi; ringraziamo sentitamente… Anche perché con la ridiscesa in campo di Berlusconi, i Veltroni, le Bindi, i D’Alema sentiranno tutto il diritto di fare altrettanto… Auguri a tutti, nei prossimi tre mesi saremo letteralmente sommersi da una mare di m***a.

EVIDENTEMENTE…

Agli elettori del centrosinistra piace l’usato;
gli elettori del centrosinistra preferiscono l’ennesima replica al brivido della ‘Prima Visione’;
gli elettori del centrosinistra sono affezionati al grigiore ingessato degli apparati di partito;
gli elettori del centrosinistra sbavano all’idea di rivedere D’Alema, Veltroni, Bindi, Finocchiaro, Latorre, Gentiloni e via dicendo in Parlamento;
gli elettori del centrosinistra pensano che tutto il male degli ultimi vent’anni in Italia venga da Berlusconi e che la loro, parte pur essendo stata al Governo più o meno metà del tempo non abbia sbagliato nulla;
gli elettori del centrosinistra non vedono l’ora di allearsi con Casini;
agli elettori del centrosinistra dei diritti delle coppie di fatto frega poco, visto che Casini mai e poi mai permetterà che passi una qualsiasi legge in merito;
gli elettori del centrosinistra non vedono l’ora di avere Monti Presidente della Repubblica e Riccardi, o Passera o uno dei suoi ‘adepti’ come Presidente del Consiglio, perché sarà così, temo, che andrà a finire…

Il finale, insomma, è noto: peccato, perché Renzi ci avrebbe se non altro offerto l’opportunità di sperare in qualcosa di nuovo, fantasia, vitalità, avremmo avuto la curiosità di ‘vedere come sarebbe andata a finire’ invece ci ritroveremo le solite idee, le solite facce, il solito grigiore… A questo punto, sempre che non sia il PDL a offrire una ventata di novità (ma, vista la situazione attuale, è un’ipotesi alquanto peregrina), l’unica sostanziale novità offertaci sarà quella del MoVimento Cinque Stelle.

ASPETTANDO IL BALLOTTAGGIO

…che poi ancora una volta la sinistra ha mostrato la sua impareggiabile tendenza a martellarsi i cosiddetti: potevamo avere una settimana di dibattito serio, maturo, il colpo di grazia dato a ‘quegli altri’, più che mai impantanati nella loro incapacità di dare il benservito a Berlusconi, schiavi dei cambi di umore di una persona anziana che probabilmente sta dando i segni dell’inevitabile decadimento mentale tipico dell’età… e invece con cosa sono riusciti a riempire le prime pagine dei giornali: con l’interminabile polemica riguardo le ‘regole’: che modo inglorioso e pure un filo squallido, di concludere una competizione altrimenti tutto sommato efficace, in quella che è stata un’iniziativa in cui gli aspetti positivi sono stati predominanti.
Nemmeno il dibattito serale di mercoledì (gestito mi pare abbastanza efficacemente da una Monica Maggioni che finalmente sul primo canale del servizio pubblico offre una valida alternativa al consunto Vespa) è servito a fugare che l’impressione che, come troppo spesso è avvenuto nel corso degli ultimi anni, tutto quando si parla di PD, o centrosinistra più ampiamente inteso, finisca in farsa, se non in burletta.
Certo Renzi qualche ragione ce l’ha: soprattutto sa bene che una maggiore affluenza al ballottaggio andrebbe in gran parte a suo favore; tuttavia se regole ci sono, vanno rispettate, per quanto scritte male, in un tentativo poco riuscito di trovare una via di mezzo tra una votazione aperta a ‘chiunque passi’ (come nelle precedenti, meno significative occasioni) e una riservata ai soli militanti.
E’ stato fatto un pasticcio, ma questo passa il convento: è tardi per cambiare ricetta.
Tra l’altro mi pare di notare che questa continua lamentela sulle regole a un certo punto abbia stufato e almeno nell’ultimo paio di giorni abbia cominciato a essere controproducente per Renzi, almeno sulla Rete, dove è cresciuto il malumore e sono aumentate le irrisioni: un mio ‘amico’ di Facebook gli ha dato del ‘piangina’.
Detto questo, ammetto che le mie simpatie vanno per lo più allo stesso Renzi, e non è solo una questione generazionale: mi pare che Renzi usi parole e atteggiamenti nuovi, sbaglierò (qualcuno dice che è tutto fumo e niente arrosto), ma mi sembra che Renzi, volenti o nolenti, rappresenti quella ‘frattura’ che secondo me è necessaria a questo punto nella politica italiana.
L’ideale sarebbe stato avere, assieme a lui e Grillo, anche un protagonista ‘nuovo’ nell’altro schieramento, ma questo pare non sia possibile, fino a quando Berlusconi continuerà a considerare il PDL ‘roba sua’.
Probabilmente Renzi non rappresenta la migliore delle opzioni possibili (per conto mio penso che con un pò di coraggio in più, al suo posto ora ci sarebbe potuta essere Debora Serracchiani), ma questo è quello che passa il convento, accontentiamoci.
Bersani è onesto, rassicurante, sopratutto competente (forse anche più dello stesso Renzi): tuttavia nel suo caso manca quel ‘quid’ in più, come se lui comunque rappresentasse un ottimo film, già visto più volte. Renzi se vogliamo è il regista ‘emergente’ dal quale non sai cosa aspettarti. Con tutti i distinguo, è un pò come se da una parte avessimo Scorsese e dall’altra Nolan: nel caso del primo sai che vai sul sicuro, nel caso del secondo non sai bene cosa aspettarti.
Non so se all’Italia del 2013 servirà un regista navigato; mi pare sarebbe più indicata una persona più giovane; lascerei perdere l’accusa lanciata contro Renzi di essere di ‘destra’, solo perché avuto il buon senso di affermare che per vincere bisogna spingere parte di quelli che l’altra volta hanno votato Berlusconi a votare per il PD: il che se ci pensiamo è un affermazione addirittura banale, ma purtroppo tra chi vota a sinsitra in Italia sono ancora largamente diffusi coloro che sono pronti a bollarti come fascista non appena hai il coraggio di modificare appena una virgona nei loro ragionamenti.
Non sarà certamente il salvatore della patria, Renzi, ma tuttavia mi dà istintivamente l’idea di una persona più adatta alla velocità dei tempi: questione generazionale? Anche: Renzi fa parte della mia stessa generazione, fatta di persone abituate a stare davanti al monitor di un computer, mentre in sottofondo c’è uno stereo acceso e magari ogni buttano un occhio anche al televisore; viviamo tempi veloci e in continuo mutamento, per i quali serve flessibilità mentale e capacità di adattamento: ciò di cui secondo me Bersani è privo.
Non dico che le sue ricette siano sbagliate, ma dà l’idea di uno che dica che dopo tutto, il mondo è sempre quello e quindi le ricette di fondo sono le medesime; se vogliamo è lo stesso discorso applicabile a Monti: Monti è vecchio, come vecchio è il suo modo di pensare e vecchi sono i suoi metodi: è per questo che adesso è vero, siamo sulla strada del risanamento, ma abbiamo anche la disoccupazione ai massimi, i redditi ridotti e i consumi al palo: in questa situazione servivano anche inventiva e creatività, ciò di cui Monti è del tutto privo, e del quale ho l’impressione non sia troppo dotato nemmeno Bersani.
In più c’è la questione della rottamazione: ora, sarà un bene, sarà un male, ma io al solo pensiero di rivedere ancora D’Alema in parlamento devo precipitarmi al bagno. Basta D’Alema, come basta con tutti o quali quelli della sua generazione, i protagonisti di una stagione del PD e predecessori vari che hanno commesso errori a raffica, permettendo a Berlusconi di durare ben oltre il dovuto: e vogliamo ritrovarceli di nuovo tutti lì, a continuare a fare danni?
Detto questo, probabilmente lo stesso Bersani vincerà, grazie alle truppe di Vendola. L’augurio a questo punto è duplice: il primo, è che nel PD dopo le primarie non si assista all’ennesimo ‘regolamento di conti’; il secondo, è che il PD trovi un giusto equilibrio, e che tutto quanto di buono Renzi ha portato in termini di confronto non venga sprecato… altrimenti, temo, anche se si vinceranno le elezioni, durerà poco come già avvenuto in passato.