Posts Tagged ‘Dagomago’

LA PLAYLIST DI LUGLIO (E GIUGNO)

Riviera               Portfolio

Utopia Pt. I – II – III (Baggio)   Veivecura

Romagna mia           Saluti da Saturno

Se i posaceneri potessero parlare  Gasparazzo

La fuga del cervello   Dagomago

Silenzio Parole        Gray

Gigante                I Giorni dell’Assenzio

Minestrone             Cecco e Cipo

Children Of Greece     Oceans On The Moon

Rido                   John Strada

Look after me          Kein

Addio alle armi        Mario Venuti

DAGOMAGO, “EVVIVA LA DERIVA” (VINA RECORDS)

Sono tre, arrivano dal Piemonte (Biella e Torino) e si presentano con questo esordio, con tutta l’energia, la rabbia e l’incoscienza di un gruppo alle prime armi. Un disco dal titolo ironico e un filo cinico, che inneggia alla ‘deriva’ cui, tra crisi economica ed esistenziale sembra sia essersi allegramente abbandonata la società, in cui vengono messe alla berlina modi e abitudini, tra domeniche annoiate passate nei centri commerciali e le notti insonni passate ad ammazzare il tempo nelle grandi città; dal mondo del lavoro che propone apprendistati che diventano eterni, ai rapporti sentimentali ed interpersonali; dai commercialisti, assurti ad indovini ed aruspici, all’onnipresenza invasiva di calcio e televisione… Un mondo guardato con un occhio disincantato, amaro e a tratti quasi annoiato, nel quale si cercano oasi di serenità nel calore dei sentimenti.

I fratellli Buranello a voce, chitarra batteria e varie percussioni, assieme ad Andrea Pizzato, ad occuparsi del lato tastieristico / sintetico della questione, per un disco che ondeggia continuamente tra un’abrasa visceralità elettrica ed un’elettronica sorniona, a tratti ammiccante, per undici brani sospesi tra rock e pop entrambi virati verso l’indie-rock, che a tratti ricordano band come i Velvet. Un pizzico di new wave, qualche stridore, appena accennato, per un lavoro che certo, punta a piacere, ma senza cadere nelle secche della ‘facilità’.

Alti e bassi, come in ogni esordio: episodi più riusciti, altri molto meno, parentesi coinvolgenti affiancate a segmenti un filo noiosi e ripetitivi, ma nel complesso comunque un lavoro equilibrato, che anche grazie alla sua brevità (poco più di mezz’ora) riesce a non stancare. La band piemontese appare avere le carte in regola per proseguire efficacemente la strada: correggendo il tiro, anche e soprattutto grazie all’esperienza, ne potremo probabilmente sentire riparlare.