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THE CHILD OF A CREEK, “QUIET SWAMPS” (RURALFAUNE)

The Child Of A Creek è ormai in circolazione da quasi un decennio, all’insegna di un percorso che lo ha visto progressivamente rendere la propria proposta sonora via via più dilatata e rarefatta: partendo dal mix di folk e indie degli inizi, in seguito addentrandosi in territori gotici, fino a percorrere sentieri ai confini dell’ambient.
Il cantante e musicista livornese sembra ora intenzionato a varcare quegli stessi confini, pur continuando a mantenere un solido ancoraggio con la forma canzone, e facendo tesoro della collaborazione con Pantaleimon dei Current 93, tra gli alfieri di quel sottogenere che venne definito come ‘folk apocalittico’; a volerlo classificare, “Quiet Swamps” potrebbe rientrare in quella categoria: il tentativo di conciliare la forma canzone con atmosfere sempre più rarefatte e dilatate, appunto, ai confini degli ampi spazi dell’ambient ed oltre.
Premesse che rendono abbastanza ovvio (se non banale) definire “Quiet Swamps” un disco di atmosfere ed emozioni: per certi versi algido ma allo stesso tempo suggestivo ed evocativo, come possono essere proprio le ‘placide paludi’ citate nel titolo.

Disco, come d’abitudine per l’autore, all’insegna del ‘faidate’: nei dodici pezzi presenti (due dei quali interamente strumentali) The Child Of A Creek ‘canta’ (si potrebbe quasi dire recita, vista l’esecuzione, spesso quasi parlata), e si occupa dei suoni, quelli ‘suonati’ (chitarre, piano, occasionalmente il flauto, sintetizzatori e percussioni) e quelli ‘lavorati’: loop, field recordings e quant’altro): così le tenui melodie disegnate da piano e chitarre si stagliano su un panorama, giocato per lo più sugli sfondi delineati dai tappeti e dagli effetti sonori.

Un ulteriore sviluppo del percorso di ricerca da parte dell’autore, che sta vivendo un periodo di grande prolificità: questo è infatti uno dei due lavori pubblicati negli ultimi tempi.

THE CHILD OF A CREEK – “THE EARTH CRIES BLOOD” (SEAHORSE RECORDINGS / AUDIOGLOBE)

Ormai The Child Of A Creek gira già da un pò: dal 2005 in poi, il progetto, dietro al quale si nasconde una ‘one man band’ di stanza a Livorno, è arrivato al quinto lavoro, con un sesto già in rampa di lancio.

Una carriera all’insegna di continui cambi di direzione: il suo precedente lavoro, “Whispering Tales Under An Emerald Sun”, prendeva certe pregresse sonorità indie folk, declinandole in atmosfere a cavallo tra il gotico e l’apocalittico; nel caso di “Earth Cries Blood”, la strada cambia nuovamente, stavolta all’insegna di una maggiore varietà di soluzioni: a fianco di suggestioni gotiche, atmosfere shoegaze ed escursioni accennate in territori ambient, si trovano con maggiore frequenza ballate che sembrano uscite dal repertorio del periodo d’oro dell’hard rock / heavy metal di inizio anni ’80, una certa ‘corposità’ chitarristica messa al servizio di atmosfere cerpuscolari.

Il filo conduttore appare proprio essere quelle dei climi, vagamente nuvolosi, di tinte ombreggiate, serali, anche se forse mai del tutto notturne: una ‘costante umorale’ compassata, spesso malinconica (accresciuta da un cantato intenso, ma mai sopra le righe, cui in un episodio contribuisce Pantaleimon di Current 93)), declinata però con una certa varietà di stili che conferiscono al disco un certo dinamismo, mantenendo viva l’attenzione dell’ascoltatore.

Child Of A Creek aggiunge dunque un nuovo efficace ed interessante tassello al mosaico della propria biografia musicale.