Posts Tagged ‘CRNG’

LA PLAYLIST DI APRILE

Calais Blues             Aldo Betto with Blake C.S. Franchetto & Youssef Ait Bouazza

Scarpe rotte                                  CRNG

Fa un freddo che si muore       Cranchi

Icaro                                                Umaan

Nonostante tutto                           Giuseppe Fiori

Pink Astronaut Story                   Genoma

Godot                                               Clorosuvega

Il violinista dagli occhi blu         Salamone

Silenzio                                            Eugenio In Via Di Gioia

Avvolte                                            Poveroalbert

CRNG, “QUALCOSA A CUI CREDERE” (NEW MODEL LABEL)

Secondo lavoro sulla lunga distanza per il quartetto fiorentino dei CRNG , che starebbe per ‘carnage’, ma intendiamoci: qui niente ‘splatter’ o sangue a fiumi…

Disco dalla lunga gestazione, iniziata addirittura prima dell’esordio, su cui ha inciso tutto ciò che è venuto dopo, soddisfazioni, delusioni, sogni realizzati, speranze rimaste in sospeso; in mezzo, una sorta di ritiro tra le montagne abruzzesi, per focalizzare meglio il tutto.

La formula è tutto sommato confermata: un rock arrembante che mescola spezie di varia provenienza, cercando magari di mollare maggiormente gli ormeggi, abbandonare i ‘rassicuranti’ lidi dei propri riferimenti – soprattutto ‘eighty’ – e cercare un’impronta stilistica maggiormente autonoma. Non che certi accenti new wave, post punk e a tratti post hardcore siano del tutto assenti, anzi; ma in questo caso si avverte la volontà di farsene meno ‘trainare’, di ‘maneggiarli’ meglio.

Undici brani: più frequenti certe ‘tirate’, compatte e decise, all’insegna dei classici ‘tre minuti o poco più’, ideali per qualche passaggio radiofonico, ma spazio anche per episodi un po’ articolati, che si prendono più tempo e danno l’idea che il gruppo quanto meno provi ad esplorare terreni un po’ meno ‘agevoli’.

Tentativi di ‘avanzamento’ che si riflettono anche sulla scrittura – nuovamente, in italiano – con testi che appaiono maggiormente improntati alla riflessione, pur conservando a tratti una certa immediatezza ‘viscerale’, pilotata da una certa ‘ansia di comunicazione’.

Molta introspezione, tra incognite e indecisioni sul futuro, la ricerca del proprio ‘posto nel mondo’ – indicativo il titolo del disco – è più che mai indicativo, che inevitabilmente coinvolge anche le relazioni personali e sentimentali.

I CRNG appaiono insomma a metà del guado: decisi a dare alla propria proposta una maggiore ‘identità’ e a dotarsi degli strumenti tecnici e creativi necessari allo scopo; un percorso ben avviato, ma con della strada ancora da fare.

LA PLAYLIST DI DICEMBRE

Il demiurgo sulla soglia del tempo Friedrich Cané & Giacomo Marighelli

Il limite Giancarlo Frigieri

Inverno CRNG

Ritorni Le Mosche

You killed my sun Materianera

Un attimo Na Isna

Il giovane Niccolò e il ritorno dell’uguale Ono

Siringhe (o di una vita) Elpris

Revolver Io e La Tigre

A me mi Lucio Leoni

CRNG, “542 GIORNI” (NEW MODEL LABEL)

CRNG’ sta per ‘carnage’: termine che evoca un qualcosa che evoca sangue, dolore e violenza, ma allo stesso tempo una profonda carnalità, non necessariamente volta a pulsioni distruttive; i ‘542 giorni’ del titolo sono quelli passati dal momento in cui questo quartetto fiorentino si è unito, a quando ha raggiunto il primo traguardo importante, appunto questo disco di esordio.

Un esordio ‘tipico’, si potrebbe dire, dominato dalla foga, dall’impeto di mettere subito in pratica, di dare forma concreta alle proprie aspirazioni; i CRNG non ci pensano troppo su, dando vita ad un lavoro tiratissimo, senza pause, all’insegna di un rock duro nel quale si possono trovare tante ascendenze ma forse nessuna appartenenza definita, pur se si intuisce (e forse non potrebbe essere altrimenti) il lascito della grande tradizione fiorentina di inizio anni ’80 e in generale lungo il disco ricorrono certe allusioni new wave.

I CRNG tuttavia si limitano a galleggiare, a bagnarsi nel mare sonoro di qualche decennio fa, senza immergervisi troppo, come nel caso di tanti altri gruppi degli ultimi anni: ispirati al passato senza apparire datati insomma.

Undici pezzi (inclusi breve introduzione e un altro strumentale), cantati in italiano, su cui dominano le chitarre, con synth ed elettronica fare da contorno ricorrente ed una sezione ritmica solida ma composta; i testi sono all’insegna di una tipica rabbia ed irruenza giovanile, l’osservazione di ciò che non va, la rivendicazione della propria identità, una scrittura saldamente ancorata al proprio vissuto, recriminazioni e rimpianti, disillusione e rancore, male di vivere e un filo di nichilismo; testi diretti per una scrittura tutta votata all’impatto emotivo.

Il pregio principale sta forse nell’aver corretto il proprio impeto, limitando ad una mezz’oretta la durata del disco, dotando così il disco di un’efficace compattezza; il resto, come avviene per la maggior parte degli esordi, è rivedibile e migliorabile, ma la grinta, l’attitudine ci sono, come pure sembrano esserci discrete potenzialità da sviluppare in seguito.